Visualizzazione post con etichetta neveryon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta neveryon. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2026

Le Interviste Silenziose di Delany

"Artists are people who rebel against the failure to create"

Silent Interviews: On Language, Race, Sex, Science Fiction, and Some Comics è una raccolta di interviste di Samuel Delany, pubblicata nel 1995 dalla Wesleyan University Press, contenente interviste all'autore risalenti agli anni 80 e 90.

Il titolo deriva dal fatto che sono interviste tenute per iscritto. O sono state effettuate direttamente per iscritto o, dopo essere state registrate, sono state trascritte, riviste e ampliate.

Gli argomenti trattati vanno dalla critica letteraria ai fumetti alle problematiche relative a sesso e razza.

What is one to ask, then, of such readers—"What is it, perhaps, to read?"?
The romantic reads for relief from the old and release into the new.
The classicist reads for instruction and delight.
The poststructuralist reads for the delight falling out of rereading and the instruction accruing to misreading.
Feminists and feminist sympathizers read alert to precisely the sort of gender skewing on which the nostalgia of our epigraph is grounded, ready to point out the split, gently here, powerfully there, in the classical world, in the unified subject, and the assumption of a transparent language on which any such self-satisfied vision of "man" (and the boy that fathers him, in our filiarchal society) must be grounded, always prepared for by (and constituted of) the shock that "you" are not "she" and (thus) "he" is not "you."
The postmodern reads for the wild and wacky that insinuates itself in the crevices and crannies of every text—that is, for elements similar to those the deconstructionist reads for, so as to display, with long face and secret smile, the text's self-subversions and thus the impossibility of our ever mastering it.

Le intervista di critica letteraria posso essere estremamente pesanti da seguire, in quanto Delany ci tiene a essere preciso e tiene il discorso a livello accademico usando parole e concetti complessi e stando ben attento a evidenziare anche le più sottili differenze e definizioni.

Il fatto di essere testi difficili è anche discusso all'interno dei testi stessi. Delany sostiene che preferisce i discorsi difficili, in quando richiedono più attenzione a essere creati e a essere recepiti, garantendo così di essere più robusti a livello di argomentazioni e che il lettore vi si dedichi completamente. Discorsi difficili, sostiene anche Delany, sono più difficili da manipolare in quanto per essere corretti hanno bisogno di una maggiore coerenza interna, cosa che di nuovo è una garanzia della robustezza delle affermazioni fatte.

Per Delany una definizione di fantascienza dovrebbe contenere caratteristiche necessarie e sufficienti per classificare un'opera come tale; egli sostiene che una tale definizione è impossibile da avere, ma questo non ci impedisce di descrivere questo genere.

La fantascienza è la letteratura dell'oggetto piuttosto che del soggetto, delle cose e delle idee piuttosto che delle persone. Il che significa per Delany che l'attenzione della fantascienza è per il world-building, i codici strutturali e l'esplorazione di idee inconsuete, piuttosto che l'interiorità psicologica della narrativa "mainstream" tradizionale.

The material conditions that I see as actually forming the way we read that is SF—that contour, constitute, and create science fiction; that constitute the discourse of science fiction—such critics try to understand in terms of material conditions that change the way we read this recognizable thing in the world that, for them, is SF. For them, an essence has been left wnchanged. For me, once those material conditions have affected the way we read, science fiction has changed.
For them, SF has a way of reading.
For me, SF is a way of reading.

Scrivendo della sua saga fantasy Return to Nevèrÿon, Delany distingue tra Vecchio e Nuovo Mercato. Il "Vecchio Mercato" è quello dove chiunque può vendere e trovare quello che preferisce, a seconda dei propri gusti personali, comprese le esperienze sessuali. Delany ha questa idea che nell'antichità le persone si trasferivano nelle città per la maggior offerta sessuale che vi trovavano rispetto alla campagna. Nella metafora editoriale, il vecchio mercato è la produzione di romanzi e riviste pulp e paperback: economici, accessibili, disponibili anche a gruppi marginalizzati.

Il Nuovo Mercato è la sua versione corporate, anestetizzata e sterilizzata; insomma la versione gentrificata della letteratura. Nella saga di Nevèrÿon, il Nuovo Mercato è progettato dai capitalisti per sostituire il Vecchio, eliminando la parte più scomoda dell'offerta (soprattutto quella sessuale).

Continuando il discorso su Nevèrÿon, e in particolare sulla novella The Tale of Plagues and Carnivals, Delany connette l'epidemia di HIV/AIDS, la memoria storica e la fantascienza in uno spazio interstiziale di resistenza e sopravvivenza culturale. La fantascienza è uno strumento essenziale per processare crisi e cambiamenti. Non serve per prevedere il futuro ma per immaginare realtà diverse da quella dominante. Durante la crisi dell'AIDS Delany si è accorto quanto la reazione della società fosse determinata da miti preconcetti. La fantascienza gli ha permesso di costruire miti alternativi per gruppi marginalizzati.

Ma i discorsi di Delany partono anche da più lontano, dal senso stesso della letteratura e del linguaggio, dei quali espone ii due problemi principali: la verificabilità e la completezza di quanto viene espresso.

As the verifiability and exhaustiveness problems move into the political arena of accuracy, mistakes, distortions, lies, relevance, and suppression, the problem of representation becomes the linguistic bottom line at which Plato barred poets from his Republic and decided to make the heads of state philosophers—opening himself for ages to charges of selfinterested bias. But like Heraclitus, Plato was already (as Karl Popper reminded us) a prince. And that same problem is what, so recently, has caused a number of critics to suggest that all fiction is really meta-fiction: Since language (and, by extension, fiction) can't be trusted to be rigorous about the world, maybe it all must be reinterpreted to be only about other language (and other fiction).

Per Delany la base della letteratura è la frase. Se lo scrittore fosse un pittore, le sue pennellate sarebbero le frasi, non le parole: "In the sentence, that's where you'll find me."

Curiose certe "differenze" che Delany trova tra la letteratura mainstream e quella fantascientifica. Mentre (citando Willa Cather) lo scrittore di narrativa forma la sua "anima creativa" tra gli otto e i quindici anni, quando si accorge dei limiti della propria famiglia, lo scrittore di fantascienza si "forma" più tardi, tra i venti e i venticinque, quando si accorge dei limiti del Mondo. Non per niente è l'età coperta dal suo autobiografico The Motion of Light in Water.

Nell'intervista con il Comics Journal Delany spiega la genesi travagliata della graphic novel Empire, disegnata da Howard Chaykin. Delany ha grande rispetto per il fumetto, il cui linguaggio è unico sia rispetto al cinema che alla narrativa. Purtroppo per Empire l'editore aveva proprio l'intezione opposta, ovvero non creare un fumetto con tutti gli stilemi del caso, ma una graphic novel che ne nobilitasse il mezzo - cosa per Delany non necessaria e anzi quasi dannosa. Per lo stesso motivo non è mai stato interessato a continuare la collaborazione con la DC Comics su Wonder Woman, per la quale aveva scritto la sceneggiatura per due albi. Il personaggio stava cambiando, e da esperta di karate vestita con un gi (e con trame più realistiche) stava ridiventando l'eroina in costume attillato con trame eccessive, cosa che non interessava a Delany.

In the interplay of all these counterintuitive ideas, a specifically aesthetic theory might seem a risky business at first. With Nietzsche, we learned that God was dead. With Barthes, we learned that the author was dead. With Foucault we learned that man was dead. With Derrida we learned that the world is constituted of language and that language is undecidable. With de Man language reached new levels of undecidability, where it became undecidable whether or not something was undecidable. Then, with Rorty and Davidson, we learned that language doesn't exist—and Atlantis would seem to have toppled wholly into the sea!


Indice delle interviste:

Part I

1. The Semiology of Silence: The Science Fiction Studies Interview

2. Toto, We're Back! The Cottonwood Review Interview

3. Refractions of Empire: The Comics Journal Interview

4. Sword & Sorcery, S/M, and the Economics of Inadequation: The Camera Obscura Interview

5. Some Real Mothers...: The SF Eye Interview

6. Science Fiction and Criticism: The Diacritics Interview

7. Sex, Race, and Science Fiction: The Callaloo Interview




Part II

1. The Kenneth James Interview

2. The Susan Grossman Interview

3. The K. Leslie Steiner Interview

lunedì 19 gennaio 2026

Lo Stretto di Messina di Delany

The Straits of Messina è una raccolta di saggi scritti da Samuel Delany con oggetto i suoi stessi romamzi.

Si intitola Stretto di Messina perché per Delany quando un autore scrive o parla dei suoi scritti rischia sempre di finire o vittime della Scilla dell’arrogante presunzione o della Cariddi dell’infantile autoironia.

Però, continua Delany, lo scrittore ama quando parlano di lui, e quindi viene qui rispolverato uno degli alter ego di Chip, la critica e studiosa K. Leslie Steiner: "Wouldn’t it be nice to have someone say all the fine and brilliant things about my work I so desperately would like to hear…?"

La raccolta è uscita nel 1989 e raccoglie testi scritti dal 1973 al 1986.



The Scorpion Garden (1973)

È un’introduzione scritta per il romanzo Hogg, mai utilizzata in quanto il romanzo all’epoca non era ancora stato pubblicato. Del romanzo ho scritto sul mio blog. Qui Delany, partendo dalla pornografia, scrive sulla condizione della donna nel patriarcato e sulla loro rappresentazione in letteratura. Ammettendo anche la sua difficoltà a rappresentare correttamente le donne:

“I am distressed when, writing a novel in which I am consciously struggling to deploy men and women characters among the incidents of my tale in some way that violates this moral template, I discover the development of what I first thought some innocent piece of stage business or décor suddenly demands the situation resolve completely faithful to this sexual determinism”


"The Scorpion Garden" Revisited: A Note on the Anti-Pornography of Samuel R. Delany, by K. Leslie Steiner (1973)

Un saggio su Hogg, e sul tipo di pornografia che esso rappresenta, anche se viene proposto qui la definizione di anti-pornografia, che sta alla pornografia come l’anti-romanzo sta al romanzo. In Hogg gli uomini sono quasi tutti mostri:

“Delany feels the presentation of any female monstrousness without a firm, fictional appeal to the sociological, economic, and psychological indignities women are forced to endure (as a political class) on every front from men, is, at this point in history, merely a politically egregious cliché. I suspect he feels, further, that since the monstrousness with which men treat women, in all walks, so outweighs those times when women are brutalized into behaving monstrously in return, that to harp on a particular monstrousness from a woman before the monstrous-ness of men is fully explored and revealed for what it is, is to render the fiction, at this particular moment, somewhat irrelevant.

Of Sex, Objects, Signs, Systems, Sales, SF, and Other Things (1975) e Some Remarks Toward a Reading of Dhalgren, by K. Leslie Steiner (1975)

Diverse considerazioni su Dhalgren con alcuni spunti interpretativi. Di Dhalgren non ho ancora scritto niente in questi miei studi su Delany, me lo lascio per ultimo come ciliegina sulla torta.


Trouble on Triton, by K. Leslie Steiner (1976)

Una recensione di Trouble on Triton.


Ruins/Foundations; or: The Fall of the Towers Twenty Years After (1981-1985)

Scritto biografico sulla vita di Delany durante la scrittura della trilogia delle Torri: il matrimonio con la poetessa Marilyn Hacker, l’incontro con il celebre poeta Auden, la sua malattina mentale e il ricovero in Ospedale psichiatrico, le sue relazioni con altri uomini. Una versione più breve di questo testo è apparsa in The Motion of Light in Water.


The Early Delany (1981)

La risposta a un panel intitolato appunto “The Early Delany”, tenuto nel 1981 a Madison, Wisconsin. Ricordando la violenza che simili divisioni (Early, Late etc…) sono rispetto alla produzione di un autore (sopratutto se fatte da critici letterari), Delany conclude che:

“The “early Delany” begins with a fiction by a nineteen-year-old who, while he loved science fiction, was certainly not (at least when he began it) planning to write it for more than one book. It ends with another by a twenty-five-year-old who, having written eight more of the things, had more or less decided he didn’t want to write any more fiction of any sort— and didn’t, for about a year.”

Tales of Nevèrÿon, by K. Leslie Steiner (1982)

Una corrosiva recensione di Tales of Nevèrÿon.


Return... by K. Leslie Steiner (1986)

La prefazione di The Bridge of Lost Desire.

lunedì 13 maggio 2024

Return to Nevèrÿon: il gran finale

Return to Nevèrÿon è il quarto e ultimo volume dell’omonima serie di romanzi fantasy scritta da Samuel Delany. Il volume è stato pubblicato per la prima volta col titolo “The Bridge of Lost Desire” dalla casa editrice Arbor nel 1987. Il titolo cercava di nascondere i riferimenti più evidenti (almeno in copertina) al resto della serie, dato che la casa editrice dei tre libri precedenti, la Bantam Books, aveva deciso di non pubblicare più Delany dopo che nel volume Flight from Nevèrÿon aveva scritto in maniera esplicita del tema dell’AIDS ("The Tale of Plagues and Carnivals, or, Some Informal Remarks toward the Modular Calculus, Part Five").


In questo volume troviamo le tre storie finali e un’appendice.

In "The Game of Time and Pain" incontriamo di nuovo Gorgik, protagonista e/o comparsa di numerosi racconti precedenti. Qua lo incontriamo ormai quasi cinquantenne, scafato ministro della Principessa Ynelgo. Viaggiando per andare al funerale del suo nemico politico Lord Krodar, incontra un giovane barbaro e gli racconta alcuni fatti della sua vita, di come sia diventato schiavo, delle sue esperienze in schiavitù e di come una volta liberato sia diventato un ribelle in lotta contro quella istituzione disumana prima e politico dopo. Molti fatti si sovrappongono con racconti precedenti, altri sono nuovi, in particolare il suo incontro, lui schiavo in miniera, con un gruppo di turisti nobili che li affittarono per alcuni lavori nel loro accampamento.

Vede una cosa che lascia una segno indelebile: un nobile che si eccita sessualmente mettendosi un collare da schiavo. Questo genera il Gorgik una serie di pensieri su sesso, politica e potere: la sua conclusione (condividendo anche lui simili kink) è che non potrà mai essere libero dalla schiavitù finché esistono altri schiavi – da qui la sua campagna per l’abolizione dell’istituzione.

La sua lotta l’ha portato a diventare un uomo politico, a muoversi tra i nobili della Corte che prima combatteva, fino a diventare una emanazione dell’autorità, la stessa autorità che prima manteneva la schiavitù e che adesso ne regola l’abolizione. Ma come abbiamo visto in Neveryóna: Or, The Tale of Signs and Cities (nello specifico nell’incontro tra Prynn e Lady Keynes) altre forme di schiavitù sono messe in atto, come il salario. Gli ex schiavi lavorano per salari da povertà negli slum delle città dove si sono “liberamente” potuti spostare.

Lord Krodar è il nemico politico di Gorgik, ma è anche la persona attorno la quale egli ha modellato la sua personalità politica. Ora che il suo nemico è morto Gorgik è in crisi esistenziale.
“When the old definitions are gone, he [Gorgik] thought, how we grasp about for new ones! What am I, then? And what is this ‘I’ that asks? Yet to articulate them was to be aware of the split between them, between the mystical that asked them and the historical they asked of, between the unknowable hearing them and the determinable prompting them, so that finally he came to this most primitive proposition: only when such a split opened among the variegated responses to a variegated world was there any self.”
… in un brano che riesce a comprimere Cartesio, Hegel, Heidegger, Pascal, Kant e Sant’Agostino.

"The Tale of Rumor and Desire" è un mosaico di eventi della vita di Clodon, anche lui già incontrato in precedenza (XXX), di come sia diventato un criminale, un bandito, e di come si sia prostituito per un breve periodo al Ponte del Desiderio Perduto di Kholari, capitale di Neveryon. La serie di incontri porterà Clodon a fingere di essere Gorgik per rapinare i viandanti sulle strade dell’Impero – e finisce accoltellato da altri banditi. Questo racconto tratta del desiderio (desire) e della libido (lust), con Clodon che a un certo punto della sua vita incontra una donna che incarna tutti i suoi desideri sessuali, un’attrice che lo recluta per visitare una famosa cascata dove, forse, vivono ancora i draghi. Come Gorgik spiega a Udrog in “The Game of Time and Pain”:
“Tale tellers talk of lust as a fire that makes the body shiver as though cased in ice. But it’s not the fire or the ice that characterizes desire, but the contradiction between them. Perhaps, then, we should go on calling it a pause, a split, a gap – a silence that, on either side, though it seems impassable, is one that, while we are in it and it threatens to shake us apart, it seems we will never escape.”
"The Tale of Gorgik" ripropone la prima storia del ciclo, presente nel volume “Tales of Nevèrÿon”. Rileggendola dopo aver letto tutte le altre storie vediamo come sia ad essa collegata, con i collegamenti che ovviamente a una prima lettura non potevano essere noti, e che solo dopo 11 storie ambientate in quel mondo ci risultano finalmente chiari e (finalmente) vediamo come tutte le storie in qualche modo l’hanno intersecata, ne sono state matrici o conclusioni. Il ragazzo che Gorgik vede togliersi il collare (e che lo ispira a suo modo sia politicamente che sessualmente) è proprio Clodon da giovane, il quale per un breve periodo provò a prostituirsi come “schiavo” sul Ponte del Desiderio Perduto.


Rileggiamo anche il primo incontro di Gorgik con la schiavitù: in un magazzino trova degli schiavi commerciati da suo padre, quando ripassa nello stesso posto non li trova più. In quel momento gli viene l’idea che l’essere umano è un corpo che si può trasformare in merce.

Return to Nevèrÿon viene considerate da Delany il suo magnum opus. È la sua grande epica, ma al contrario di quella Omerica, l’eroe non è focus e punto di vista della narrazione. Gorgik è un eroe del quale si parla molto, su di lui circolano molte storie, ci sono troppi imitatori per poter stabilire definitivamente chi o cosa sia – non siamo più sicuri di cosa il simbolo Gorgik vada a indicare o cosa voglia dire. Lo possiamo solo vedere (spesso di fuggita) negli incroci con tutte le altre storie. Nella saga ricorre spesso il tema del tessere e dell’intreccio, e della relativa formazione di storie e racconti.


Si esiste quando ci si può raccontare. Ma le storie non devono solo essere raccontate, devono anche essere ricordate. E per essere ricordate devono essere scritte (nella saga vediamo troppo spesso come le storie orali cambino di bocca in bocca), ma non tutti possono farlo, solo i pochi con questo potere possono. Potere e linguaggio: non per niente la saga prende spunto da due “buchi neri narrativi” nella storia degli Stati Uniti: quella della schiavitù e quella relativa all’AIDS.
“Language is first and foremost a stabilizer of behaviour, thought, and feeling, of human responses and reactions – both for groups and for individuals. Language is a stabilizer among our responses to the world and to our problems in it”

sabato 18 novembre 2023

Flight from Nevèrÿon

Flight from Nevèrÿon è il terzo libro del ciclo Return to Nevèrÿon dello scrittore Samuel Delany.

Avevamo lasciato il libro precedente, Neveryóna, con un ribellione di schiavi capeggiata da Gorgik il Liberatore, e l'introduzione di nuove forme di schiavitù usando lo strumento della moneta (non per niente le monete vengono coniate usando il metallo dei collari degli schiavi).

Delany, nella sua introduzione alla raccolta di racconti Alyx di Joanna Russ, suggerisce che la relazione tra fantascienza e sword&sorcery rispecchia i punti chiavi dello sviluppo di un'economia capitalista.


"Sword&sorcery rappresenta quello che, quasi sicuramente, può essere immaginato della transizione tra un’economia di scambio a una basata sulla moneta. Allo stesso modo la fantascienza rappresenta quello che, quasi sicuramente, può essere immaginato come il passaggio da un'economia basata sulla moneta a una basata sul credito."

In questo contesto il ruolo di Gorgik non è del tutto chiaro: la sua campagna darà supporto al nascente sistema capitalista o lo destabilizzerà attraverso l'alleanza tra i vecchi schiavi liberati e i nuovi schiavi salariati?

Flight from Nevèrÿon ricomincia dal libro precedente, e sotto certi aspetti continua a deludere le aspettative del lettore, pur rimanendo una saga affascinante. Non è lo sword&sorcery che ci si aspetterebbe. Anche il più "eroico" personaggio, Gorgik, non passa attraverso nessuno dei tropi che ci si aspetterebbe da un eroe: non ci sono mostri (o avversari in generale), non ci sono tesori o damigelle da salvare.

Le storie presenti in Flight from Nevèrÿon non lo vedono quasi come protagonista, ma ci concentrano su personaggi secondari appena sfiorati dalla figura del grande eroe. Questo decentramento causa anche la mancanza di un vero climax e risoluzione nelle singole storie.

"The Tale of Fog and Granite" vede un giovane contrabbandiere ricercare tutte le informazioni possibili su Gorgik: egli ne è ossessionato e si deve districare in una rete di disinformazione e imbroglioni. Tanti infatti solo coloro che sostengono di essere il Liberatore, per scopo di lucro e sesso. Gorgik è una figura che eccita gli animi, per l'autore è come se fosse il culmine di una successione di personaggi maschili, criminali (o quasi), carichi di potere ed erotismo – il marinaio Urson ne I Gioielli di Aptor, Butcher in Babel-17, il capobanda in “We, in some strange power's employ move on a rigorous line", George Harrion e Tak in Dhalgren.

Alla fine il giovano contrabbandiere viene salvato da Raven (la guerriera amazzone già apparsa in precedenti storie del ciclo) e portato al cospetto di Gorgik. Ma a quel punto il ragazzo non sa più cosa è vero e cosa è falso e dubita che quello sia il suo vero beniamino.

"The Mummer's Tale" è il racconto fatto da un attore di un teatro itinerante a un intellettuale. Protagonista del racconto è un giovane contrabbandiere (forse lo stesso del racconto precedente, forse no), con il quale l'attore ha avuto una relazione per quasi venti anni. La storia del giovane parla di criminalità e pazzia, e alla fine l'attore traccia un parallelo tra la sua e quella dell'intellettuale, che ne rimane sconvolto. L'idea alla base del parallelo è che le vicende di entrambi hanno la loro base nel desiderio sessuale.

And what my whole journey had taught me was precisely what sort of monster it was: it was made, as all such monsters are, of contradiction, supposition, miscalculation, impossibility, and ignorance.

"The Tale of Plagues and carnivals" sovrappone la diffusione dell'AIDS negli anni'80 con una pandemia che colpisce Nevèrÿon. Il testo salta dal passato immaginario al presente reale dello scrittore. Un lettore di Dhalgren pensa di vedere Gorgik in un cinema di New York, e Delany stesso incontra il luogotenente del Liberatore, Noyeed, arrivato volando su un drago fino a New York.


Realtà, finzione, significanti e significati si sovrappongono e si confondono: è la confusione e il dolore che l'autore ha provano in quegli anni.

Diseases should not become social metaphors, Sontag informed us in Illness as Metaphor. (I’ve already seen her analysis of cancer-as-social-model quoted in a discussion of AIDS.) When diseases generate such metaphors, the host of misconceptions and downright superstitions that come from taking them literally (misconceptions that, indeed, often determine the metaphors themselves in a system of reciprocal stabilization) make it impossible, both psychologically and socially—both in terms of how you feel and how others, with their feelings, treat you—to “have the disease” in a “healthy” manner.

In questo racconto si seguono diversi personaggi di Nevèrÿon. Gorgik e il suo arrivo a parlamentare con l'Imperatrice rimane sullo sfondo. Si seguono le vicende di un "Master" che racconta come abbia viaggiato in lungo e in largo raccogliendo informazioni sull'inventore Belham, districandosi anche lui tra informazioni erronee e pregiudizi (sembra che fosse il collaboratore di una inventrice, Venn, ma il Master rifiuta qualsiasi notizia su questa donna).

But there was no line direct from Able-Ani to Kolhari on my map; nor were there two lines to that small, elegant city marking two separate visits, to build two separate monuments (one stone bridge, one rock temple), twenty years apart. Sitting by my camp’s burnt-out fireplace one chill morning, before anyone else was up, I’d tried to draw in these revisions along with the dozens of other geographical corrections I’d learned about, only to realize that, as I worked with my brush at my bit of pumice-rubbed goatskin, that where, before, I’d had supreme order, now I had incompleteness and imprecision superimposed on inaccuracy and error.

Vari personaggi della città (forse alcuni delle storie precedenti, forse no) si trovano a fronteggiare la pandemia, tanto da riunirsi in un culto sotterraneo dedicato una divinità della morta invocata per liberare i loro amici ammalati.

Infine ritorna l'attore del racconto precedente, che discute con il Master di una serie di dialoghi filosofici ispirati alla sua figura, rispecchiando il rapporto tra Socrate e Platone.

Questo è stato il primo testo a narrare la pandemia di AIDS. La decisione di parlare di AIDS in quello che era considerato un genere per bambini portò la catena di librerie Barnes & Noble a bannare Delany e tutti i suoi libri per almeno un paio d'anni. L'ultimo volume del ciclo di Nevèrÿon non sarebbe uscito con la stessa casa editrice dei precedenti volumi (la Bantam Books) ma con la Arbor House.

I beg my readers not to misread fiction as fact. “The Tale of Plagues and Carnivals” is, of course, a work of imagination; and to the extent it is a document, largely what it documents is misinformation, rumor and wholly untested guesses at play through a limited social section of New York City during 1982 and 1983, mostly before the April 23, 1984 announcement of the discovery of a virus (human t-cell lymphotropic virus [HTLV-3] as the overwhelmingly probable cause of AIDS.

giovedì 28 luglio 2022

Neveryóna Or: The Tale of Signs and Cities

Neveryóna è il secondo volume del ciclo Return to Nevèrÿon di Samuel Delany. È un romanzo del 1983, e costituisce un'unica storia, al contrario del primo volume (Tales of Nevèrÿon) che era una raccolta di racconti e del quale ho scritto in passato.


Il titolo completo è “NEVERYÓNA Or: The Tale of Signs and Cities”, portando avanti la tradizione di intitolare ogni storia del ciclo con un “Tale of…”. I singoli capitoli del romanzo hanno invece titoli del tipo “Of Commerce, Capital, Myths, and Missions” o “Of Survival, Celebration, and Unlimited Semiosis” e iniziano con una citazione da autori quali Susan Sontag o R. Barthers.

Neveryóna segue le avventure di Pryn, ragazza quindicenne del villaggio di Ellemon che troviamo all'inizio del romanzo mentre cavalca un drago selvaggio. Tipico cliché del fantasy, che Delany smonta di qualsiasi carattere epico. I draghi di Nevèrÿon (2) sono deboli, una specie protetta per ordine dell'Imperatrice. Possono volare solo lanciandosi da posizione elevate. Pryn vola con una di queste creature, atterra in un luogo piano dal quale il drago non potrà più rialzarsi e, per una sorta di protesta, decide di abbandonare Ellemon e viaggiare verso sud. Visita la capitale Kolhari e altre regioni dell’Impero e fa la conoscenza con numerose culture e persone. L’ambientazione è la stessa del primo volume, una terra preistorica dove la civiltà sta appena nascendo (e invenzioni quale la scrittura o la birra sono vecchie solo di pochi decenni), e che potrebbe essere il Mediterraneo o l’Africa.

Dopo aver smontato il drago, Delany smonta il volume precedente. In Tales of Nevèrÿon avevamo lasciato Gorgik, Small Sarg, Raven e Norema uniti nella lotta contro la schiavitù. In Neveryóna Pryn incontra Norema, dalla quale veniamo a sapere che il gruppetto si è separato e ognuno è andato per la sua strada. Mentre di Gorgik e Small Sarg apprendiamo più avanti il destino, la potente e indipendente Raven non appare mai, anche se viene sempre cercata e inseguita da Pryn come esempio da seguire di indipendenza femminile.

Incontra Gorgik, nella figura di Liberatore dalla Schiavitù – anche se in effetti non lo vediamo liberare alcun schiavo (anzi ne ha uno tutto suo per il sesso). Gorgik le tiene una lezione su città e commercio e come stia avvenendo il passaggio dalla schiavitù delle catene a quella dei salari. Incontra poi Madame Keyne, imprenditrice di successo che dopo averle fatto una lezione su denaro e potere la manda a spiare Gorgik.

Infine è ospite del Duca Jue-Grutn della Penisola di Garth, che le tiene una lezione su mappe, numeri e arte.

Pryn apprende (e con tutte queste lezioni ci mancherebbe altro) come funziona la scrittura, i simboli e i segni, e quanto potenti possano essere.

In questo volume Delany ci fa vedere da numerosi punti di vista gli aspetti e l'evoluzione della produzione capitalista, un teatro dove ognuno degli attori in gioco cerca di coniugare desideri, sessualità e lavoro. Il mercato come lo vede Delany è inseparabile dalla sessualità. Il Mercato Vecchio di Kolhari è luogo di scambio di merci e di prestazioni sessuali (il Ponte dei Desideri Perduti); Madame Keyne, che già nel nome ricorda l'economista John Maynard Keynes e che rappresenta lo sviluppo del neoliberalismo, cerca di sostituire all'anarchico e sessualmente libero Mercato Vecchio il suo Mercato Nuovo, regolato e pianificato a tavolino.


Neveryóna è stata definita da Joshua Yu Burnett (1) Opera della Dimenticanza. A essere dimenticate sono quasi sempre le figure femminili. Di Raven nessuno sa più niente, e molti dubitano che sia mai esistita. Di Venn, protagonista di un racconto di Tales of Nevèrÿon, e delle sue invenzioni, nessuno si ricorda più, come nessuno si ricorda che è stata la zia di Pryn a inventare il telaio.

Non se la passano bene le donne di Neveryóna. In una delle scene più strazianti di tutto il romanzo Pryn, incinta, trova ospitalità presso il villaggio di Enoch, ma l'unico ruolo che i suoi abitanti sono capaci di concepire per lei è quello di prostituta. E non per "cattiveria", ma perché "she was a foreign girl about to have a baby, and they could think of no other place for her".

Restiamo ancora un momento a Enoch. Presso il villaggio sorge il "Ponte di Belham" e la "Roccia di Venn", e (come detto sopra) nessuno si ricorda chi siano Venn e Belham. Ma c'è di più: gli abitanti del villaggio fanno uno sforzo per dimenticare il Ponte e la Roccia, in quanto una generazione prima vi fu in quel luogo uno sciopero soffocato nel sangue.

When I was a boy they called in the soldiers, and they came marching across the bridge up there, to flush out the quarry workers who’d holed up in the hills – and they killed the leaders and carried their bodies, roped to long poles, back down across it, and we hung out watching from the bushes. Everybody thought they were going to put collars back on the rest of us like there used to be in my father’s father’s time.

Anche qui oppressione capitalista e questioni di genere convergono molto facilmente. Come in altre parti del romanzo. A Kolhari Pryn viene accolta nella villa di Madame Keyne, che vive in una specie di comune assieme ad altre due donne: la Selvaggia Ini, la sua sadica sicaria, e Jade, la segretaria della quale è innamorata. Madame Keyne è definita come "chatja nivu", che assume molte significati: colei che non preparata il cibo al marito, colei che non si concede all'uomo, lesbica. Ma in fondo resta un'imprenditrice.

Money that goes comes back to me. And, you must admit, it costs very little. whole system of enterprise... [and] you know where most little moneys comes from, don't you? It's melted down from used collars.

Samuel Delany ha definito Neveryóna come "il libro più incompreso che abbia mai scritto". Troppi recensori e lettori hanno approcciato la lettura come se fosse una raccolta di 13 racconti e non un romanzi di 13 capitoli. La cosa deve averlo fatto arrabbiare, perché poi scrisse un saggio, A Privileged Chronicity, contenuto di The American Shore, sulla teoria narrativa dietro i fix-up 334 di Disch e la Fondazione di Asimov.


Lo sword&sorcery, con i suoi personaggi, temi e ambientazioni, viene sfruttato da Delany come strumenti di indagine sulla nascita, e quindi sui confini e limiti, di quello che convenzionalmente viene definita come “civiltà”.



(1) nel suo Of Liberation, Lost Cities, Disappearing Feminists, Forgetting, and the Ascent of Ronald Reagan: Gender in Samuel R. Delany's Neveryóna.

(2) Nevèrÿon è il nome del regno, che deriva dal rione aristocratico di Neveryóna della capitale di Kolhari… che a sua volta deriverebbe dalla città di Neveryóna ormai coperta dalle acque, forse visibile dalla dimore del Duca, forse protetta da un drago, forse custode di un favoloso tesoro.

sabato 5 febbraio 2022

Tales of Nevèrÿon: se Umberto Eco avesse scritto Conan il Barbaro


Ritorno a Nevèrÿon è la serie fantasy/sword&sorcery (anche se l'etichetta non appare da nessuna parte sui volumi) scritta da Samuel Delany tra il 1979 e il 1987; è composta da 11 tra racconti e romanzi divisa in quattro volumi: Tales of Nevèrÿon, Neveryóna, or: The Tale of Signs and Cities, Flight from Nevèrÿon e Return to Nevèrÿon (pubblicato come Bridge of Lost Desire).

È ambientata in un lontano passato (migliaia e migliaia di anni fa) in una terra non meglio precisata che potrebbe essere la Mesopotamia, l'Asia, l'Africa o il Mediterraneo.

In Nevèrÿon c’è la schiavitù, il denaro è un’invenzione recente tanto che molti si chiedono se porterà più benefici o malanni, e le banconote non sono ancora state inventate. Nelle varie storie del ciclo seguiamo la vita di Gorgik il Liberatore nella sua campagna per terminare l’istituzione della schiavitù. La società di Nevèrÿon è dominata da persone dalla pelle nera o scura mentre le popolazioni con la pelle chiara sono definite come "barbare".

Il primo libro, Tales of Nevèrÿon, è composto da cinque racconti. Sono incluse una prefazione di K. Leslie Steiner e una postfazione di S. L. Kermit, entrambi pseudonimi di Delany, che danno il contesto (fittizio) della nascita dei racconti. K. Leslie Steiner tramite il calcolo modulare (già incontrato in Triton) avrebbe tradotto un antico testo, forse il primo mai messo per iscritto, il Codex Missolonghi, ispirando Delany a scrivere le storie.

Delany's stories are, among other things, a set of elaborate and ingenuous deconstructions of an Ur text called the Culhar, that ancient, fragmented, and incomplete narrative, with its barbarians, dragons, sunken cities, reeds and memory marks, twin-bladed warrior women, child ruler, one-eyed dreamer and mysterious rubber balls.

The Tale of Gorgik (finalista Premio Nebula nel 1979) racconta la vita di Gorgik, partendo da quando ragazzo, figlio di un commerciante di schiavi della città di Kolhari, diventa schiavo lui stesso dopo un colpo di stato. Finisce prima a lavorare in miniera e poi come giocatolo sessuale di Myrgot, spia del regno. Diventa infine come uomo libero e civilizzato.

La vita di Gorgik è ispirata a quella di Frederick Douglas, schiavo di colore diventato politico americano nel 1800. Delany aggiunge un'indagine sulla sessualità di questo schiavo omosessuale e costretto a fare il tomboy per una vecchia spia.


È un racconto sulla natura del potere, come esso si manifesta, o nasconde, e come influenza la vita delle persone.

Gorgik è il "barbaro come semiotico", tanto che un commentatore ha definito il ciclo di Nevèrÿon come "Conan il Barbaro scritto da Umberto Eco".

The social hierarchy and patterns of deference to be learned here were as complex as those had to be mastered–even by a foreman–on moving into a new slave barracks in the mine….Indeed, among slaves Gorgik knew what generated such complexity: Servitude itself. The only question he could not answer here was: What were all these elegant lords and ladies slaves to?….The answer was simple: Power, pure, raw, and obsessive. But in his ignorance, young Gorgik was again closer to the lords and ladies around him than an equally young potters’ boy would have been. For it is precisely at its center that one loses the clear vision of what surrounds, what controls and contours every utterance, decides and develops every action, as the bird has no clear concept of air, though it supports her every turn, or the fish no true vision of water, though it blur all she sees. A goodly, if not frightening, number of these same lords and ladies dwelling at the court has as little idea of what shaped their every willed decision, conventional observance, and sheer, unthinking habit, as did Gorgik.

Gorgik….was, for all his unfocused thought, learning–still learning. He was learning that power–the great power that shattered lives and twisted the course of nations–was like a fog over a meadow at evening. From any distance, it seemed to have a shape, a substance, a color, an edge, yet as you approached it, it seemed to receded before you. Finally, when common sense said you were at its center, it still seemed just as far away, only by this time it was on all sides, obscuring any vision of the world beyond it.

The Tale of Old Venn racconta la vita di Norema, ragazza della isole Ulvayn a est di Kolhari, e delle lezioni che riceve dalla Vecchia Venn. Mentre la comunità dove vive Norema è costituita da pescatori che vivono sulla costa, Venn ha passato parte della sua vita con le popolazioni dell'interno, i Rulvyn, e riporta l'effetto dell'introduzione del denaro presso quei gruppi sociali. Il denaro ha cambiato lo stile di vita rulvyniano invertendo i rapporti tra uomini e donne: queste ultime, che prima lavoravano collettivamente per la comunità, ora lavorano in competizione con le altre donne e al servizio del loro uomo che si vuole arricchire.

Quello che Norema impara da Venn però non è solo i pericoli del denaro, ma un vero e proprio strumento per studiare il mondo. Ci sono specchi e i loro riflessi, e riflessi dei riflessi: nei rapporti tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra civiltà.

The men hunt geese and wild goats; the women provide the bulk of the food by growing turnips and other roots, fruits and a few leaf vegetables; […] the women do far and above more work than the men toward keeping the tribe alive. But because they do not come much to the sea and they have no fish, meat is an important food to them. Because it is an important food, the hunting men are looked upon as rather prestigious creatures. Groups of women share a single hunter, who goes out with a group of hunters and brings back meat for the women. The women make pots and baskets and clothes and jewelry, which they trade with each other; they build the houses, grow and cook the food; indeed – except for very circumscribed, prestigious decisions – the women control the tribe. Or at least they used to. […] In the Rulvyn before money, the prestige granted the hunter was a compensation for his lack of social power. Now that money has come, prestige has become a sign of social power, […] I found that since money has come, the young women are afraid of the men. The women want good hunters; but because they understand real power, they know they must have good money masters.

The Tale of Small Sarg racconta di Sarg, che da bambino viene preso come schiavo e finisce a fare il giocatolo sessuale di Gorgik, del quale apprendiamo che non riesce a fare sesso con una persona se non c'è un rapporto padrone/schiavitù in mezzo. I due hanno delle interessanti discussioni di carattere culturale su temi quali sessualità, dinamiche di potere e perversioni.

The Tale of Potters and Dragons racconta di tre persone: l'assassina mascherata Raven, l'apprendista vasaio Bayle e Norema, la ragazza delle Isole diventata ora la segretaria di una nobile di Kolhari. I tre fanno un lungo viaggio via mare per raggiungere la dimora di Lord Aldamir. Bayle e Norema vogliono stabilire relazioni commerciali mentre Raven è incaricata di uccidere Aldamir.
Raven proviene dal Crepaccio Ovest, una cultura dove le donne sono dominanti e gli uomini considerati creature deboli. Nel lungo viaggio in nave racconta la genesi del mondo e della prima donna secondo la propria religione, e di come l'uomo sia stato derivato dalla seconda donna creata.
Il racconto provoca ilarità e fastidio sia ai marinai che agli altri due protagonisti.
Giunti nella lontana Penisola di Garth scoprono che Lord Aldamir di fatto non esiste. Di Bayle si perdono le tracce mentre Raven e Norema decidono di viaggiare per il mondo e avere avventure.

In The Tale of Dragons and Dreamers ritroviamo Gorgik e Sarg coinvolti in una guerriglia per liberare gli schiavi. Sarg assalta da solo la fortezza di un nobile per liberare Gorgik (catturato per non chiari motivi) e gli altri schiavi, scontrandosi con la diffidenza e derisione delle persone che vuole liberare. Il rapporto tra schiavo e padrone è complicato e non tutti vogliono essere liberati. Alla fine, liberato Gorgik, i due incontrano Raven e Norema, anch'esse interessate a distruggere la schiavitù.

Con questo primo volume Delany prende tutti gli elementi tipici dello sword&sorcery (ci sono anche i draghi) e li usa per creare una serie di narrazioni sul comportamento sociale e sessuale e i giochi del linguaggio e del potere.

Autori e opere con le quali la saga di Nevèrÿon è in dialogo (per ispirazione o contrasto) e che sono stati punti di riferimento per l’autore sono The Adventures of Alyx di Joanna Russ, Memorie di Adriano di Margaret Youcenar, il Conan di Robert E. Howard, e la scrittrice danese Isak Dinesen con le sue Sette Storie Gotiche.

Tales of Nevèrÿon è stato tradotto in italiano da Roberta Rambelli e pubblicati da Armenia Editore nel 1980 col titolo Storie di Nevèrÿon.