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mercoledì 22 marzo 2023

Dark Lord of the Sith: Darth Vader come superuomo nietzschiano


Darth Vader – Dark Lord of the Sith è un fumetto pubblicato nel 2017 con protagonista Darth Vader, ambientato subito dopo la fine di Revenge of the Sith. Anakin Skywalker è appena diventato Darth Vader e lo seguiamo nelle sue prime malvage avventure: cacciare alcuni jedi superstiti, costruirsi una spada laser, addestrare gli Inquisitori, sottomettere pianeti all’Impero, progettare la sua Fortezza e così via.

Abbiamo qui un Darth Vader scatenato, un superuomo nietzschiano per il quale l’unica cosa che può e deve contare nella Galassia è la sua Volontà di Potenza. Vader ucciderebbe tutti ed è a malapena tenuto al guinzaglio dall’Imperatore: “non voglio regnare su una galassia di cadaveri”.

Non mancano i momenti divertenti. Perché l’Imperatore non ha informato nessuno che Darth Vader è il suo braccio destro e quindi i cloni (gli ultimi prima di essere… dismessi) lo scambiano per uno jedi e lo attaccano appena sfodera la spada laser o usa la Forza. Gli alti ufficiali dell’esercito organizzano complotti contro di lui.

E a Vader va bene così, perché così si mette alla prova e può ammazzare un po’ di gente.

domenica 17 marzo 2019

Star Wars: Tales of the Jedi - Knights of the Old Republic e The Freedon Nadd Uprising

Knights of the Old Republic è stata in ordine cronologica la prima serie di albi del progetto Tales of the Jedi, la cui ideazione e creazione si deve quasi esclusivamente a Tom Veitch o, come ha detto Vietch stesso "I feel pretty good about it. It was an opportunity that arose, and I proposed it, found the artists, and pretty much put the whole thing together myself. It was a great time to be doing Star Wars."

Tales of the Jedi ha posto le basi di molto di quello che conosciamo sugli Jedi e sui Sith – storia, usanze, luoghi – che sono stati poi ripresi in serie successive. Knights of the Old Republic è uscito in cinque albi tra l'ottobre 1993 e il febbraio 1994, mentre The Freedon Nadd Uprising consiste in due albi usciti nell'estate del 1994.


Onderon è un pianeta colpito da una piaga periodica: a intervalli regolari la sua orbita incrocia quella della Luna Dxun, e le mostruose creature lunari attraversano il brava spazio tra i due corpi celesti e invadono il pianeta. La popolazione si è evoluta aggregandosi in una singola città separata dal resto del mondo selvaggio da una muraglia impenetrabile. La foresta abitata dai mostri Dxuniani è diventata luogo di esilio per i criminali della città, brutti ceffi che nel corso dei secoli impararono a domare i mostri volanti, ponendo sotto assedio l'unica isola di civiltà sul pianeta.

Il Maestro Jedi Arca viene incaricato da parte della Repubblica di ristabilire la pace su Onderon. Arca decide di mandare tre suoi allievi, da lui giudicati capaci di gestire la situazione da soli. Il twi'lek Tott Doneeta e i due fratelli Kai e Ulic Qel-Droma. Appena arrivato il nostro trio incontra la Regina Amanda e si trovano subito nel bel mezzo dell'azione: i barbari attaccano il palazzo reale e rapiscono la bella figlia della Regina, la Principessa Galia – ti pareva se non c'era una principessa in mezzo, vero? I nostri prendono l'astronave, inseguono i rapitori ma vengono abbattuti.

Non che questo possa fermare dei Jedi. Il trio attacca il palazzo di uno dei signori barbari proprio in tempo per fermare le nozze tra lui, Modon Kira, e Galia. La nostra bella principessa aveva infatti iniziato a frequentare di nascosto il condottiero barbaro, che poi barbaro neanche tanto: palazzo full-optional, banchetto nuziale... insomma il matrimonio era quasi combinato, ci mancano solo i Jedi imbucati alla festa. Le cose però prendono una piega molto seria quando viene fuori che la Regina Amanda è una seguace del lato oscuro.

A questo punto non può mancare una bella battaglia campale tra forze del bene e forze del male. La Città viene conquistata, Kai perde un braccio (presto sostituito da uno robotico) e proprio quando la situazione è disperata appare Maestro Arca con la sua astronave. I nemici sono sconfitti e i nostri Jedi scoprono il centro del potere oscuro di Onderon: la tomba di Freedon Nadd (nome che trovo ridicolo e difficile da pronunciare), uno jedi passato quattro secoli prima al lato oscuro. Arca "neutralizza" il potere oscuro e sventa (per il momento) la minaccia dei Sith.

E questo solo in due albi. Gli albi successivi raccontano un'altra storia, quella di Nomi Sunrider.

Nomi è la compagna del Cavaliere Jedi Andur Sunrider. La Famiglia Sunrider lascia il loro pianeta per raggiungere Ambria, dove abita il Maetro Thon, accompagnati dalla loro figlia Vima e dal droide A-3DO. Nel Terminale Iperspaziale di Stenness sono attaccati da banditi che lavorano per un Hutt, interessati ai gioielli che l'uomo portava in dono al Maestro. Andur viene ucciso e Nomi impugnala la spada laser del marito deceduto e riesce a sconfiggere i predoni. Sola con la figlia e un droide petulante e inutile, Nomi finisce il viaggio intrapreso dal marito e raggiunge il Maestro Thon.


Maestro Thon si presenta sotto le sembianze di una bestiaccia feroce, ma sotto la dura pellaccia è un Maestro Jedi al 100% che vorrebbe prendere Nomi come sua allieva. La donna è riluttante: sente il richiamo del Lato Oscuro e di quello Luminoso, e ha paura di mettersi in mezzo. Sente il potere della spada laser, ma ha paura di usare quel potere – dopotutto suo marito è morto facendo cose da Jedi e tagliuzzare i predoni non è una cosa che abbia fatto senza ripercussioni e sensi di colpa.

A farla uscire dall'indecisione sono i predoni Hutt che attaccano il loro accampamento: al loro signore non è mai andata giù di essersi perso quei gioielli. Nomi vince ogni indecisione e, attivata la spada laser del marito, fa ragù dei nemici.

Con Nomi che inizia il suo apprendistato presso Maestro Thon finiscono i tre albi a lei dedicati e la miniserie Knights of the Old Republic.

Le avventure di Nomi e dei fratelli Qel-Droma continuano in "The Freedon Nadd Uprising", miniserie in due albi uscita nel 1994, e qua le cose iniziano a farsi interessanti.


Su Onderon un gruppo di ribelli si è riunito al seguito del Lato Oscuro e sotto le insegne dell'antico Freedon Nadd cerca di sconfiggere gli Jedi e i nuovi regnanti. C'è anche un proto-Darth Vader, Warb Null (sì, il lato oscuro dovrebbe scegliersi meglio i nomi), che però viene sistemato dopo poche pagine e quindi è come se non ci fosse mai stato.

Intanto Nomi ha continuato il suo apprendistato sul pianeta Ossus, sede di una delle maggiori scuole Jedi della Galassia. La nostra eroina si è costruita la spada laser da sola, ed è pronta per la sua prima missione da Cavaliere Jedi. Ovviamente su Onderon.

Entrano qua in scena Aleema e Satal Keto, due giovani nobili del pianeta Empress Teta (che forse vi ricorderete per la miniserie L'Alba dei Jedi), che annoiati dalla vita di corte del loro pianeta decidono di passare il tempo a studiare il Lato Oscuro della Forza – il peggio che fanno è rubare un antico libro dal Museo di Storia Antica di Corruscant. Appena i due sentono che ci sono seguaci del Lato Oscuro su Onderon prendono il loro yacht spaziale e si precipitano sul pianeta. Tira più un pelo di Sith che un'astronave.

Scontro finale di quattro pagine: Re Ommis (il marito della ex-Regina Amanda, altro adepto del Lato Oscuro) viene fatto fuori, ma lo spirito di Freedon Nadd fa in tempo a "legarsi" a Aleema e Satal Keto che fuggono dal pianeta. Gli Jedi, vittoriosi, spostano sulla Luna Dxun le tombe di Freedon Nadd, Re Ommis e della Regina Amanda, liberando così il pianeta dall'influenza negativa del Lato Oscuro, senza sapere che qualcosa è riuscito a fuggire.

Cosa dire di questa miniserie?

Intanto mi è piaciuto come è iniziata, trattando eventi relativamente poco importanti sulla scacchiera galattica: la famiglia Sunrider che va in vacanza da Maestro Thun, una piccola guerra su un pianeta abbastanza arretrato. Niente eventi di grande portata, ma in sette albi vengono gettate le basi per quelle che saranno una serie di interessanti (spero) avventure.

I fratelli Qel-Droma... cominciamo subito col notare che (1) sono fratelli e (2) uno dei due perde un braccio – l'imitazione del Guerre Stellari originale si fa sentire.


Nomi Sunrider è più interessante. Ha passato la sua vita come moglie di uno Jedi (ma non era proibito loro sposarsi? Boh...) e in fondo ha sempre detestato l'Ordine, che costringeva suo marito Andur a partire per lunghi periodi verso destinazioni pericolose. Scopre di avere la Forza, e si rifiuta a lungo di usarla. È proprio l'opposto di un Luke Skywalker, per il quale diventare Jedi era il fine ultimo al quale era stato predestinato. Per Nomi è diverso. Lei vorrebbe essere altro, ma non ha molte possibilità. Non è predestinata, ma obbligata (forzata!) dagli eventi a diventare una Jedi.

sabato 22 settembre 2018

Selected Stories: Fantasy di Kevin J. Anderson


Kevin J. Anderson è un autore noto per la quantità inverosimile di romanzi da lui scritti ambientati in alcuni degli universi narrativi più noti e apprezzati: Dune, Guerre Stellari, Starcraft, X-Files, DC... 
O, come dice lui stesso: 

I’m known for writing giant, complicated stories with intertwined storylines and a large cast of characters, multi-volume epics that have cost the lives of many trees. 

Almeno non gli manca il senso dell'autoironia. 

La prolificità dell'autore, il suo usare spesso universi creati da altri, e, devo ammettere, quello che è riuscito a combinare con l'universo di Dune non sono elementi che, presi tutti assieme, mi hanno mai fatto vedere troppo di buon occhio il nostro KJA. 

Apro una piccola parentesi sulla prolificità. Risulta che KJA abbia scritto un 150 romanzi: siamo ben lontani dai numeri di un L. Ron Hubbard (1084), di un Isaac Asimov (506) o di un Alexander Dumas (277), ma visto che ha scritto tanto per i nerd, non faccio altro che trovarmelo sempre tra i piedi. 

E questo senza contare le storie a fumetti. 

Il volume che mi è capitato tra le mani, Selected Stories: Fantasy, è una raccolta di suoi racconti di genere fantastico, scritti negli ultimi trenta anni, spesso in collaborazione con altri autori. Sono quasi tutte storie originale, ovvero non ambientate in altri universi narrativi, anche se diverse storie sono ispirate a classici della letteratura e ai loro autori. Un paio di racconti poi sono spin-off di altri romanzi dell'autore – ma almeno sono romanzi per i quali KJA si è sforzato di creare un suo mondo narrativo.


Come appena detto, ci sono molti racconti ispirati ad altri romanzi. 

20000 Years Under The Sea è ispirato a Verne, ma con aggiunto, quanto basta, Lovecraft. Dopotutto, il Nautilus non è sommergibile? E Cthulhu non dorme nelle profondità dell'oceano? Non ci vuole molto a mettere assieme le due cose e KJA lo fa. 

Verne ritorna in Eighty Letters, Plus One, il racconto, sotto forma epistolare, de Il Giro Del Mondo In 80 Giorni narrato però dal punto di vista di vista di Herbert Fix, l'ispettore che insegue Phileas Fogg e Passepartout avendoli scambiati per dei ladri. Nulla di soprannaturale ma un semplice curiosità letteraria. 
Scientific Romance è un altro racconto senza elementi soprannaturali, ispirato alla vita di H.G. Wells. Wells, studente universitario, passa una nottata sul tetto del suo istituto assieme ad Aldous Houxely a osservare le stelle cadenti. Parlando di meteoriti, alieni e microbi gli viene in mente l'idea per un racconto. 
Canals in the Sand, invece, è una specie di prequel alla Guerra dei Mondi di Wells. L'astronomo Percival Lowell è convinto di aver visto dei canali sulla superficie di Marte e cerca di mettersi in contatto con gli alieni... 
Final Performance è ambientato a Londra nel 1613 e parla dei fantasmi che infestano il Globe Theatre, il teatro dove venivano rappresentate le opere di Shakespeare. Il Bardo non appare nel racconto – la storia si concentra su un attore ossessionato dalle voci degli attori passati, rimaste intrappolate nel legno dell'edificio. 
The Ghost of Christmas Always è l'ennesima rivisitazione del famoso Christmas Carol di Dickens, mettendo proprio Dickens come protagonista. 

KJA non si fa problemi a farsi ispirare da qualsiasi cosa. Sea Wind è ispirato alla canzone "Point of Know Return" dei Kansas, mentre Cygnus: The Sea Captain's Tale è ambientato nel mondo del suo romanzo steampunk fantasy Clockwork Angels, ispirato al concept album omonimo dei Rush. Il racconto stesso è stato scritto assieme a Neil Peart, batterista e paroliere della band. 

Naturalmente, come qualsiasi scrittore, KJA non può fare a meno di prendere ispirazione dalla sua stessa vita. Come dice lui stesso:

I grew up in a small farming town in Wisconsin, a rural culture straight out of a Ray Bradbury short story which had both charms and horrors for an imaginative young boy who wanted to be a writer. I like to say my childhood was a combination of Norman Rockwell and Norman Bates. Drawing on all those experiences, I wrote a series of short stories loosely connected to the fictional small town of Tucker’s Grove, Wisconsin. 

I racconti di Tucker's Grove sono pieni di mistero e meraviglia, si passa dalle locomotive assassine al ritorno di antichi eroi, molto spesso avendo come punto di vista proprio quello di un bambino che appena intuisce quello che sta succedendo. 

Gli altri racconti sono una bella serie di idee: mutaforma, avventure marine (KJA ne è appassionato), abiti incantati, cavalieri contro draghi e barboni troll che abitano sotto i ponti. Il problema con KJA è che mentre le sue idee sono carine, l'esecuzione spesso lascia a desiderare. Si ha sempre l'impressione che avrebbe potuto osare di più con quello che aveva in mano. Questo l'ho trovato vero per i romanzi che ho letto, ma devo dire che erano tutti tie-in. Non sto dicendo che allungare la trama annacquando le idee gli servisse a scrivere e vedere più libri, però... però ho trovato le idee dei racconti di questa antologia sviluppati meglio. 

Per concludere vi lascio a un paio di considerazioni di KJA sulla scrittura, direttamente dall'introduzione del libro: 

Tell me a story. It’s a game all writers play, an improv act. Some writers are structured; they plan thoroughly, choose carefully, write only what most inspires them, while others can be loose and nimble, reacting quickly and running with an idea, meeting the challenge at hand. When J.M. Barrie put the Llewellen Davies boys to bed and they pleaded for a story, he made up tales to order about Peter Pan and his adventures. A.A. Milne entertained his son Christopher Robin by telling stories of Winnie-the-Pooh, Rabbit, Owl, and the Hundred Acre Wood. When I was younger, I used to babysit often. Playing with rambunctious kids and trying to get them down to bed, faced with the Tell me a story. It’s a game all writers play, an improv act. Playing with rambunctious kids and trying to get them down to bed, faced with the incessant “Oh, please, can’t we stay up just a little longer?” I learned that the only way to trick them was to offer a story. “What do you want to hear?” I would ask. They wanted me to make up Star Trek stories because we had watched Star Trek before going to bed, or one time in particular I had to spinoff from a Space: 1999 episode, continuing the adventure. Other times they wanted stories about dragons or magic bicycles.
Any good babysitter— any good writer— had to fill the bill. This was good training, learning how to write a story inspired by a prompt.

mercoledì 4 luglio 2018

Tales of the Jedi: The Fall of the Sith Empire


Avevo lasciato Gav e Jori Daragon, i due fratelli protagonisti della miniserie The Golden Age of Sith, in una brutta situazione.

Jori è in fuga con la Starbreaker 12, sulla quale il Signore dei Sith Naga Sadow aveva nascosto un segnalatore. La rotta per la Repubblica è nota e la Guerra era imminente. Non solo: Gav è diventato allievo di Sadow e ammaliato dal Lato Oscuro della Forza sta aiutando il Sith con i preparativi dell'invasione. 

Sono andato avanti con la mia idea di ripercorrere la storia dell'universo di Guerre Stellari. The Fall of the Sith Empire è ambientato 4990 anni prima della Battaglia di Yavin, nel corso della quale venne distrutta la prima Morte Nera (forse l'avete presente, è il primo film di Guerre Stellari). 


Si inizia subito con Naga Sadow che un po' per volta seduce Gav al Lato Oscuro. Tanto per cominciare quando Naga viene raggiunto dal suo rivale Ludo Kressh per una conferenza "di pace", chiede al giovane di premere un tasto per le comunicazioni. Il comando invece fa bombardare la nave dell'avversario, rendendo Gav suo complice. 

Quando Gav esprime dei dubbi sull'invasione della Repubblica, Naga gli ricorda prontamente la miseria e i problemi passati da lui e sua sorella. La Repubblica è corrotta, meglio invaderla. 

Jori, ritornata su Koros Major, non se la passa meglio. La nostra esploratrice spaziale vorrebbe avvisare la Repubblica e la Regina Teta di Koros Major del pericolo in arrivo, ma visto che se ne era fuggita anni prima lasciandosi dietro un sacco di debiti... nessuno le crede. Jori finisce così in una colonia penale. Ma ci passa poco tempo: ruba un trasporto, ritorna su Koros Major, viene attaccata dalla polizia planetaria, si paracaduta dallo spazio... e finisce sui tetti del palazzo imperiale. Da lì a trovare l'Imperatrice Teta e informarla dei fatti – e sopratutto convincerla - il passo è breve. 

Ma è troppo tardi: la flotta di Naga Sadow attacca la Repubblica. I mondi di Corruscant, la capitale, Koros Major e Kirrek sono sotto attacco. È l'inizio di quella che nella mitologia di Guerre Stellari verrà conosciuta col nome di "The Great Hyperspace War". 

C'è una scena nell'episodio 3 dove il Senatore Palpatine cerca di sedurre Anakin Skywalker e trascinarlo al Lato Oscuro della Forza. Alle sue spalle spicca un bassorilievo che mi aveva incuriosito fin dalla prima volta che avevo visto il film. Se si cerca su internet, viene fuori che rappresenta appunto una battaglia della Great Hyperspace War. Ora lo sapete. 



A guidare l'attacco su Koros Major è proprio Gav, diventato ammiraglio della flotta di invasione di quel pianeta. Il nostro ingenuo amico inizia ad avere dei rimorsi, scende sulla superficie e incontra sua sorella. L'incontro non è dei migliori, con la scorta Massassi di Gav che viene eliminata da una Jori armata di proto-spada laser. Gav si rende conto di aver commesso una stupidaggine, ritorna sull'ammiraglia e raggiunge Naga Sadow, che si era ritirato in meditazione presso una nova instabile (a me rilassa il mare, ma non tutti sono come me). La flotta dell'Imperatrice Teta segue Gav, ingaggia battaglia con Naga, che per fuggire fa esplodere la stella. Gav muore, punizione forse eccessiva per un giovane ingenuo che comunque aveva cercato di riscattarsi.

Naga Sadow ritorna con la coda tra le gambe nell'Impero Sith, dove viene accolto dal rivale Ludo Kressh (che colpo di scena, aveva finto la sua morte). Riesce a vincere a stento, uccidendo per una buona volta Ludo. Non ha tempo di prendere fiato che ecco arrivare la flotta dell'Imperatrice. Qua Naga le prende di brutto e scappa lontano lontano. 

La Grande Guerra dell'Iperspazio è finita, nonostante gli enormi sacrifici su tutti i fronti. Nella Repubblica si festeggia. Jori mette su un'officina per astronavi, mentre Naga Sadow si ritira in esilio su Yavin 4, dove progetta la sua rivincita. 

Sceneggiatura e disegni sono della stessa squadra della miniserie precedente: sceneggiatura di Kevin J. Anderson, disegni di Dario Carrasco (disegni), Ray Murtaugh (colori), Mark Heike, Bill Black e David J. Beckett (chine). 

Avevo già scritto di come i disegnatori fossero riusciti a rendere l’idea di un’antichità remota rispetto a quella dei film, cosa che si veda molto bene nel design delle astronavi, che sembrano vascelli di legno, con tanto di sartiame e personale a terra che le deve ancorare. 


Non mi ricordo però se avevo parlato dei costumi. Sembrano usciti da un fumetto di Conan, o dalla fantasia di un Moebius. I personaggi non indossano tecnologia, non ci sono quelle tute spaziali o divise tipiche di un’opera di fantascienza. In questo reparto siamo in pieno fantasy, cosa che aiuta a rendere l’idea di un passato favoloso e ormai tramontato. 

L'Imperatrice Teta

C’è anche il piccolo particolare, che mi era sfuggito leggendo The Golden Age of Sith, delle spade laser che hanno bisogno di essere collegate tramite un cavo con un alimentatore portato a tracolla dai Jedi. Poi lamentatevi che il telefonino vi si scarica. 


Per essere la Grande Guerra Iperspaziale, la guerra occupa relativamente pochi albi e viene trattata abbastanza frettolosamente, con battaglie tra astronavi e masse di eserciti dove le vicende del singolo (Jar su Koros Prime o i Jedi su Corruscant) si perdono come una particella di sodio nell’acqua minerale. Almeno però le scene di battaglia, con velieri spaziali e mostri giganti usati come tank, sono bellissime da vedere. 




Penso sempre che la cosa più interessante di una storia sia il cattivo. Com’è quindi questo Naga Sadow, il vero protagonista di queste due miniserie? Ha tutto quello che serve per rendercelo simpatico (come personaggio). Usa il lato oscuro della forza per fare cose cattive. Riesce a essere seducente, almeno nei confronti di Jor. È convinto della propria superiorità, visto che in lui scorre poco sangue Sith (sembrerebbe che i Jedi Oscuri si siano allontanati dalla Repubblica e si siano mescolati con gli alieni Sith). Fa quasi simpatia, ma solo perché a conti fatti riesce a perdere ogni singola battaglia in cui è coinvolto, e questo non lo scoraggia mai. Lui ci tenta, con ogni mezzo: tradimenti, sotterfugi, inganni, violenza bruta (come quando fa esplodere un sole), anche se alla fine, sconfitto, deve accettare la sua condizione e ritirarsi in esilio, per ricostruire le sue forze e ritornare, un giorno. 


Tra i buoni spicca invece l’Imperatrice Teta. È una sovrana-guerriera, che ha unificato il suo sistema solare sconfiggendo i ribelli e mandandoli ai lavori forzati a vita. La sua è quasi un dittatura militare: senz’altro sotto il suo impero il suo popolo è l’unico abbastanza battagliero da prepararsi all’invasione Sith e portare la guerra in casa del nemico. Per finire, l’intero sistema solare viene rinominato Empress Teta. Viva la modestia.

giovedì 4 gennaio 2018

Tales of the Jedi: The Golden Age of the Sith

Con l'uscita dell'Episodio 8 di Star Wars mi sono fatto contagiare dalla spirito di Guerre Stellari (che se non stiamo attenti finirà per rimpiazzare quello del Natale) e ho deciso di continuare la mia esplorazione dell'Universo Legends di Guerre Stellari. Dopo l'Alba dei Jedi, il successivo sulla lista era la serie a fumetti Tales of the Jedi. La prima miniserie è intitolata The Golden Age of the Sith, ed è ambientata 5000 anni prima dell'episodio 4 di Guerre Stellari. La serie è uscita a puntate tra il 1996 e il 1997, ed è stata poi raccolta in paperback. Si tratta di uno spin-off della serie Tales of the Jedi vera e propria, i cui numeri usciti negli anni precedenti sono ambientati 4000 anni prima di Episodio 4. Da notare che si tratta di storie ideate prima dell'uscita dei prequel.

Gav e Jori Daragon sono fratello e sorella, esploratori spaziali alla ricerca di nuove rotte commerciali con le quali arricchirsi.


Durante l'ultimo viaggio la loro astronave, la Starbreaker 12, ha subito dei danni ed è finita in riparazione presso Aarrba the Hutt sul pianeta Cinnagar. Aarrba non vuole restituire l'astronave ai due finché questi non li pagheranno le riparazioni.

Come se non bastasse il mercante Ssk Kahor ha messo una taglia sulle loro teste: una sua nave è infatti finita distrutta lungo una rotta scoperta dai Daragon, e il mercante imputa ai due fratelli la colpa della perdita.

I Daragon vengono attaccati da dei sicari e si salvano solo grazie all'intervento di due cavalieri Jedi, Odan-Urr e Memit Nadill. Gav e Jori capiscono di avere ormai i giorni contati e tentano il tutto per tutto: rubano lo Starbreaker 12 e fanno un salto iperspaziale a caso.

Cosa può andar male?

L'astronave ritorna nello spazio normale sopra il pianeta Korriban, mondo-mausoleo dei Signori dei Sith. E proprio sul pianeta si tiene un funerale importante: quello di Marka Ragnos, Dark Lord dei Sith.


Ludo Kressh vuole mantenere l'Impero Sith stabile e prospero, mantenendo la presa sul popolo Sith come ha fatto per millenni. Il suo rivale Naga Sadow invece vuole "make Sith great again" e conquistare nuovi mondi.


I due si stanno per scontrare quando appare lo spirito di Marka Ragnos che li avvisa che il destino dell'Impero è nelle loro mani. I Daragon scelgono quel momento per atterrare. I Sith fanno 2 + 2 = 4 e catturano Gav e Jori, temendo che il loro arrivo possa avere un'importanza cruciale per il futuro dell'Impero.

I Lord dei Sith si riuniscono in concilio, per discutere su cosa fare dei due. Ludo Kressh teme l'arrivo dell'astronave sia il preludio a un'invasione, mentre Naga Sadow elabora un piano più preciso e diabolico: la minaccia di un'invasione può far riunire le litigiose fazioni Sith sotto la sua leadership, unendo l'impero nel comune obiettivo di invadere i nemici e allargarsi. Per mettere in atto il suo piano Naga Sadow prende delle armi dallo Starbreaker 12 e le usa per liberare i Daragon.


Le prove sono portate al concilio Sith: la Repubblica ha iniziato le ostilità contro i Sith. Naga Sadow viene scelto come Dark Lord dei Sith mentre a Ludo Kressh non resta altro che ritirarsi.

I Daragon vengono separati. Gav viene portato sulla Luna Khar Shian e viene addestrato da Naga Sadow stesso alle arti oscure dei Sith. Jori invece viene portata sul pianeta Khar Delba.

Intanto il Jedi Odan-Urr ha delle visioni rigurdanti il ritorno dei Sith. Assieme all'Imperatrice Teta di Cinnagar porta la questione al Senato della Repubblica su Coruscant ma non viene creduto...


Ludo Kressh attacca Khar Delba: lui e il suo esercito non escono vivi dallo scontro con le forze di Naga Sadow, che rimane l'indiscusso signore dei Sith. Jori scappa con la Starbreaker 12, ma sull'astronave Naga Sadow ha nascosto un segnalatore: ora che la rotta per la Repubblica è nota, la Guerra è imminente.

La Repubblica sembra essere sempre quella, con capitale il pianeta Corruscant. I Sith hanno un loro Impero a parte e all'inizio della serie non ci sono contatti tra le due entità. Da quel che ho capito i Sith sono una specie che è stata conquistata e soggiogata dagli jedi umani rinnegati. Umani e Sith si sono mescolati e hanno dato vita a questo Impero cattivo cattivo.

Quello che mi è piaciuto di più di questa miniserie è il design delle astronavi. Dawn of the Jedi aveva completamente fallito nel visualizzare una tecnologia vecchia di 20000 anni (rispetto all'episodio IV), ma in questa miniserie i disegnatori hanno fatto un lavoro migliore. Le astronavi che vediamo sono piene di vele solari e rimandano come design ad antichi galeoni terrestri o vecchi zeppelin.



Dario Carrasco Jr è il disegnatore di questa miniserie. Oltre a delle belle astronavi ha vestito i protagonisti con degli abiti ispirati agli antichi greci, romani ed egizi. Il look generale dei disegni ha un aspetto rustico, antico: mai come in questa miniserie si respira un'aria fantasy, sword&sandal, insomma come preferite chiamarla.

La storia è di Kevin J. Anderson, autore talmente prolifico che ha scritto praticamente di tutto: ha lavorato su romanzi di Dune, X-Files, StarCraft e ovviamente Guerre Stellari, procedendo sempre con una media di 4 o 5 titoli l'anno (spesso in collaborazione con altri autori). Non serve dire quanto il suo contributo all'UE di Star Wars sia discusso tra i fan – ma con tutto quello che ha scritto penso sia inevitabile che ci siano degli alti e dei bassi. Lo vedrò solo continuando la mia esplorazione.

Di The Golden Age of the Sith non mi posso lamentare, anche se devo vedere come la storia procede nella miniserie successiva, The Fall of the Sith Empire. L'unica nota stonata secondo me è stata l'uso dell'unico Jedi presente, ovvero Odan-Urr. O per meglio dire del suo non uso: per essere una serie intitolata "Tales of the Jedi", i Jedi fanno ben poco. Ma pensandoci bene forse è meglio così: lasciamo da parte i super-buoni e concentriamoci sui super-cattivi e due poveri esploratori finiti in mezzo a cose più grandi di loro.

martedì 18 luglio 2017

L'Alba dei Jedi

Adesso che la Disney è impegnata a sfornare nuovi film di Guerre Stellari, ha pure deciso di eliminare quasi tutto l’Expanded Universe (EU), composto da romanzi, fumetti e videogiochi usciti negli ultimi 40 anni circa, per fare posto al nuovo canon.

Non ho mai seguito l’EU: una ventina di anni fa ho letto uno dei romanzi di Kevin J. Anderson, ma nulla di più. Qualche volta ho passato un po’ di tempo a leggere la Wookipedia: nell’EU si trovano molte cose curiose e qualche interessante fonte d’ispirazione.

Visto che adesso tutto l’EU passerà sotto la dicitura “Legends” per venire sostituito dal nuovo canon, ho deciso di esplorare a tempo perso questo “dimenticato” mondo di Guerre Stellari.

Sono partito dall’inizio, o meglio da un fumetto ambientato qualcosa come 25000 anni prima della trilogia originale. Potevo scegliere di leggere i primi romanzi o fumetti realizzati negli anni ’70, ma visto che mi piace pensare di esplorare quell’universo, tanto vale partire dall’inizio, o meglio dal punto più lontano nel tempo che posso raggiungere.

Il punti in questione è il fumetto Dawn of the Jedi, pubblicato dalla Dark Horse in tre serie, Force Storm, The Prisoner of Bogan e Force Wars, a partire dal 2012.


La serie inizia subito con un bel mistero: 36000 anni prima della Battaglia di Yavin (per i non iniziati, la distruzione della Morte Nera nel primo film di Guerre Stellari), delle piramidi volanti di origine sconosciuta “chiamano” e raccolgono persone sensibili alla forza (force-sensitive) da vari mondi della galassia e le trasportano su pianeta Tython, dove viene fondato l’ordine Je’Daii, allo scopo di studiare i poteri della Forza. I Je’daii prendono ispirazione dalle due lune di Tython, la luminosa Ashla e l’oscuro Bogan, per introdurre il concetto di Equilibro nella Forza tra i lati luminoso e oscuro. E tutto questo solo come introduzione.

La storia vera e propria si svolge nel 25000 e rotti anni BBY. La galassia è dominata dall’Impero Infinito dei Rakata, una specie di brutti ceffi interessati solo a schiavizzare e mangiare le altre creature. Questi Rakata usano il lato oscuro della Forza (chi l’avrebbe mai detto?) per soggiogare i mondi che conquistano. C’è di peggio: catturano tutti i force-sensitive e li usano come batterie per alimentare le loro astronavi. Non per niente sono tra i primi nella Galassia a viaggiare nell’iperspazio.

I Rakata sono interessati al pianeta Tython e alla Forza che scorre in esso. Il Segugio Xesh, un umano allevato dai Rakata nel Lato Oscuro per servirli, viene mandato sul pianeta come spia. Xesh incontra un gruppo di giovani Je’Daii, e cede al Lato Luminoso della Forza. Più che cedere si tratta di un scoprire, perché fino ad allora il Segugio non aveva nemmeno idea che esistesse un altro lato oltre a quello Oscuro: non aveva idea nemmeno dei concetti di pietà, amicizia e ha difficoltà a capire il motivo di esistenza di un medico.


Succede poi un po’ di tutto: i Rakata invadono Tython, ci sono tradimenti, amori, inganni e scoperte: non vi annoio con i dettagli, se vi fa piacere vi potete leggere tutte e tre le serie in un paio di tranquilli pomeriggi.

Che impressioni ho avuto?

Innanzitutto che l’Universo di Guerre Stellari è incredibilmente statico. In 25000 anni i grandi cambiamenti si contano sulle dita della mano di un falegname disattento. Ci sono astronavi e battaglie tra caccia (e non mancano i Capo Oro, Capo Rosso e Capo Blu), mentre la fanteria combatte con i blaster e le spade di metallo. Ci sono droidi e bene o male le stesse specie aliene alle quali i film ci hanno abituato. C’è sempre l’eterna lotta di equilibrio tra il Bene e il Male. La galassia di Guerre Stellari sembra essere bloccata in un eterno medioevo tecnologicamente avanzato: ho l’impressione che l’esistenza stessa della Forza impedisca alla Galassia di progredire. Da pensarci sopra.

Come detto sopra, solo i Rakata viaggiano a velocità superiori a quella della luce. Tutte le altre specie (tranne un paio più avanzate) viaggiano nello spazio in ibernazione. A parte quindi qualche scena ambientata su Byss, il pianeta capitale dei Rakata, e su Tatooine, sorprendentemente verde e lussureggiante in quest’epoca, la serie è ambientata interamente nel sistema solare di Tython. Ma ci sono decine di pianeti abitabili e quindi non manca varietà nelle location: dalle cupole industriali di Nox ai cristalli che ricoprono la superficie di Krev Coeur.




Non ci sono le spade laser dei Jedi – quelle verranno più avanti – ma le Forcesaber, le spade della Forza, che sono però alimentate dal Lato Oscuro, ovvero dalla rabbia e dall’odio di chi la usa. I Je’daii, quindi, per combattere il nemico devono continuamente rischiare di perdere l’Equilibrio con la Forza permettendo al loro Lato Oscuro di prendere un po’ per volta il sopravvento. Se a questo aggiungiamo che sono capitanati da un Je’Daii ribelle che era stato esiliato su Bogan perché pazzo e passato al Lato Oscuro, iniziamo a vedere i pericoli che l’ordine corre nella guerra: non solo di diventare batterie o cibo per i Rakata, ma cedere completamente al Lato Oscuro distruggendo l’Equilibro nella Forza.

La serie è stata scritta da John Ostrander e disegnata da Jan Duursema. Ostrander è bravo perché, nono stante una decina di personaggi principali, riesce a il giusto trovare spazio per tutti senza appesantire la storia, ma anzi spingendola avanti quanto più possibile. Duursema deve essersi scatenato, perché i Je’Daii non hanno il tipico dressing code dei Jedi: ogni personaggio quindi ha il suo particolare outfit che lo rende unico e interessante. Duursena, Dan Parsons (chine) e Wes Dzioba (colori) hanno dato vita a questo angolo remoto di storia dei Jedi con disegni dettagliati e di qualità.



È un peccato che la Disney/Marvel si sia ripresa i diritti per i fumetti di Guerre Stellari, interrompendo così una saga che avrebbe veramente potuto mostrare le radici di quella lotta tra Lato Oscuro e Luminoso della Forza che è il marchio di fabbrica della serie. Infatti in Dawn of the Jedi si vedono appena i primi contrasti sull’uso (e abuso) del Lato Oscuro, lasciando in sospeso chi tra i protagonisti avrebbe potuto cedere per primo.

martedì 11 ottobre 2016

L'evoluzione del design delle astronavi nella fantascienza - Gli anni 2000

Con questa serie di post sull'evoluzione del design delle astronavi siamo ormai arrivati ai giorni nostri, ovvero agli anni, ormai quasi due decenni, dopo il 2000. È molto difficile cogliere già dei trend generali, visto che ci siamo dentro fino al collo.
Vedrò quindi di fare un panoramica sulle principali astronavi proposte al pubblico in questi ultimi anni, spiegando se possibile come si sia giunti alla realizzazione dei loro design.

Realismo
Iniziamo con una serie di astronavi considerate "realistiche" e viste in film ambientati in un futuro prossimo. Sono velivoli realizzabili in teoria con le tecnologie disponibili al giorno d'oggi, e quindi non presentano capacità di volo a velocità superiore a quella della luce.
Quello che tutti questi velivoli hanno in comune è la forma allungata, che risulta la conclusione logica degli stessi ragionamenti che avevano portato alla creazione della Discovery di 2001.
Le astronavi Icarus di Sunshine (2007) e la Antares della serie tv Defying Gravity (2009) hanno questa forma, alla quale si aggiunge uno scudo a prua usato per proteggere il vascello dal calore del sole (Sunshine) e da possibili microimpatti (Defying Gravity).

Antares

Icarus

Delle due la nostra simpatia va alla Icarus, perché è palpabile in tutto il film la sua fragilità in confronto alla forza distruttrice del sole. Lo scudo color oro è ispirato a quello che hanno le sonde spaziali per riflettere il calore, mentre gli interni prendono spunto da una lunga serie di modelli cinematografici: Das Boot, Solaris (quello di Tarkovsky), 2001, Alien, Dark Star, Event Horizon...

La Venture Star di Avatar (2009) è destinata al volo interstellare, anche se non dispone di motori a curvatura. Compie un lungo viaggio di anni a velocità prossime a c per raggiungere la lontana luna Pandora. Per creare la Venture Star James Cameron, assieme al suo team di designer 3D, composto da Joe Hiura, Tex Kadonaga e Rob Johnson, ha lavorato sodo per creare un velivolo realistico per coprire lunghe distanze. Ha una struttura allungata, con motori, radiatori per dissipare il calore, moduli per la gravità artificiale e scudi protettivi. Per accelerare verso Pandora la nave utilizza la sua vela fotonica e un laser che la spinge dalla Terra. Per rallentare utilizza dei motori materia/antimateria. È forse dai tempi di 2001 che non si studiava così bene il funzionamento di un'astronave per un film, ma sappiamo che Cameron ama questo genere di dettagli.

Abbiamo poi il film Interstellar (2013), dove appaiono due tipi di astronavi: lo shuttle Ranger e il velivolo Endurance.

Il Ranger è ispirato allo Space Shuttle della NASA, di cui riprende lo schema di colori (nero e bianco) e la superficie composta da piastrelle antitermiche. La forma è però più slanciata. I propulsori, di forma rettangolare invece che tonda come sullo shuttle, sono ispirati a quelli previsti in alcuni progetti di velivoli spaziali, come l'X-33 Venture Star.


L'Endurance è il velivolo usato per i lunghi viaggi, compreso l'attraversamento del wormhole. È un design estremamente logico nella sua semplicità. Perché avere un'astronave con una sezione rotante per generare la gravità quando possiamo far ruotare l'intera astronave? L'Endurance è una ciambella volante, ma fa il suo lavoro e quindi non ci lamentiamo.



L'Età dei Sequel
Alcuni sostengono che viviamo nell'Età dei Sequel, comprendendo in questo anche reboot, prequel e adattamenti vari. Vien da credere che sia vero. Hanno preso e lavorato su Star Trek (prequel, reboot, e presto un altro prequel), Star Wars (prequel e sequel) e Battlestar Galactica (reboot), mettendo mano ai design originali delle astronavi per creare qualcosa di "nuovo ma già visto" o "classico ma mai visto" e combinazioni varie.

Iniziamo con Battlestar Galactica (2004), che voglio prendere come esempio per illustrare la differenza tra modello reale e modello digitale.

Il Galactica originale

Il nuovo Galactica

Il Galactica originale è ricco di dettagli, e i dettagli sono asimmetrici. Questo perché frutto del kitbashing e dell'aggiunta a mano del dettaglio. Strutture di ordine di grandezza superiore sono invece simmetriche.
Il nuovo Galactica, realizzato al computer, è costituito da forme più lisce come i pannelli ripetuti asimmetricamente sulla superficie dell'astronave. Mancano invece dettagli di ordine di grandezza inferiore.

Star Wars
I prequel di Star Wars (Ep. I: 1999, Ep. II: 2002, Ep. III: 2005) falliscono completamente nel presentare un'astronave che sia veramente memorabile, per design, rappresentazione e carattere, come invece fatto con successo dalla trilogia originale.
Perché?
Ci sono vari motivi. Intanto nessuna astronave, con qualche rara eccezione, appare in tutti e tre i film. Le astronavi non hanno personalità. Sì, hanno un design particolare che tra poco andiamo a studiare, ma non hanno una personalità che deriva dal loro comportamento e dal modo con cui si relazionano i personaggi con esse.
Se guardiamo la trilogia originale, i protagonisti dovevano interagire con e reagire al Millennium Falcon, che così diventava personaggio esso stesso. Le astronavi di questa trilogia sono poco più di mezzi per portare i personaggi in giro per la galassia. Cioè: sono astronavi e questo è quello che devono fare, ma da un prodotto di narrativa ci si aspetterebbe qualcosa di più.
Non aiuta l'uso della CGI. I modelli reali avevano un'aria vissuta, mentre i modelli digitali, come già visto precedentemente, sono troppo "puliti". E questo ha penalizzato un po' tutte le astronavi dei prequel, oltre alla ricerca forzata di "antecedenti" delle astronavi viste nei primi film della saga.

Ma lasciamo da parte simili critiche per vedere da dove sono venuti fuori i design di queste astronavi.
Per i velivoli Naboo l'ispirazione sono state le superfici curve e cromate degli anni 50.

Lo Star Destroyer di classe Venator e l'astronave da attacco di classe Acclamator sono semplici rielaborazioni del design originale.



La Invisible Hand, l'astronave di classe Providence usata dal generale Grevious nel terzo episodio, ha una forma ispirata a quella di un dirigibile, con l'aggiunta della così detta "Torre dello Stregone", dove il Cancelliere Palpatine viene tenuto prigioniero.


Finiamo con le navi di battaglia Lucrehulk della Federazione Commerciale. Dalla Star Wars Wiki apprendiamo che:
"George Lucas wanted the battleship to have a retro-saucer look, but felt it needed a distinct sense of front and rear. Doug Chiang achieved this in early concept art by adding the antennae and docking section to one side, and a set of engines to the other. Lucas himself added the "bridge ball" to the center for the finished design "



Star Trek
Quando hanno deciso di realizzare una serie di Star Trek ambientata un secolo circa prima delle avventure di Kirk&Co, gli autori Rick Berman e Brannon Braga si sono trovati una bella gatta da pelare. Da un lato dovevano creare una serie di fantascienza ambientata 90 anni nel futuro rispetto al 2001, dall'altro lato il design doveva poter dare l'impressione di essere un 100 anni antecedente a quello che negli anni '60 sarebbe stato il XXIII secolo. Complicato, vero?
Ma avevano le idee chiare, almeno sulla carta: "More rocketship than starship, Enterprise is lean and masculine – yet its deflector dish and twin warp nacelles suggest the shape of Starfleet vessels to come." Questa la descrizione nella prima bozza della sceneggiatura di Broken Bow (primo episodio della serie).
Per schiarirsi le idee si sono studiati l'Enterprise originale e le varie astronavi apparse nel corso della storia della Flotta Stellare, al fine di stabilire una linea di evoluzione e un punto di partenza, che avrebbe dovuto essere l'Enterprise NX-01 della serie omonima.
John Eaves creò ben 40 modelli diversi di Enterprise, lavorando fino ad avere un esaurimento. Venne affiancato da Doug Drexler, che produsse altri modelli.
Poi uno dei produttori vide per caso una foto della USS Akira, già apparsa in Primo Contatto, e disse chiaro e tondo: "Usate questa, così com'è". Il team di artisti obiettò, e alla fine uscì con il design noto, un compromesso tra i desideri dei produttori e il recupero filologico della Flotta Stellare.
La forma dell'astronave, con la sezione a disco che si separa nelle due gondole, è ispirata al Lockheed P-38 Lightning, mentre le gondole a curvatura sono praticamente quelle usate dalla Phoenix (la prima astronave terrestre a curvatura nell'universo di Star Trek) nel film Primo Contatto.
Per gli interni della NX-01 hanno preso ispirazione dagli interni della Stazione Spaziale e dai sottomarini, ibridando il tutto con il design della Serie Classica.


Se creare l'Enterprise per i prequel è stato difficile, potete immaginare crearne una per un reboot della serie.

L'ingrato compito è toccato a Ryan Church, che in precedenza aveva già lavorato su Star Wars
Episode 2: Attack of the Clones, War of the Worlds, Star Wars Episode 3: Revenge of the Sith e Transformers. JJ Abrams e il production designer Scott Chambliss hanno le idee semplici e chiare su cosa vogliono: “una nuova Enterprise”. Church si è sbizzarrito, proponendo decine di design, dal “fedele alla tradizione” al “mai visto prima”. Alla fine si sono orientati su un design ispirato all'astronave originale e al suo refit. Non è una rielaborazione dell'Enterprise originale, come poteva essere la “D” vista in The Next Generation: qua si sono limitati a prendere gli elementi originali e “caricarli” e “aggiungere curve” dove meglio pareva. Per farlo Church si è ispirato alla macchine hotrod, e alla sua passione per il design aeronautico e automobilistico degli anni 50 e 60.
“Look at these airplanes” dice in un'intervista “they're beautiful and subtle and curvy and it's all engineering. Not a single line on a Raptor or Eagle is arbitrarily or aesthetically chosen; every line is the result of a hundred tradeoffs and compromises between the demands of the mission and the engineering, cost, aerodynamic, weight, fabrication and a million other considerations. It's the way fairly simple large shapes are made more complex by their interaction and the way they blend together. And all the while having these long accelerating curves — not constant radius or simple extruded shapes which are pretty boring.”

Ricordiamo, nello stesso film, anche la Jellyfish usata dallo Spock anziano, un design alieno e organico con componenti rotanti.




Per fortuna il nuovo millennio ci ha portato anche qualche astronave nuova. Iniziamo dalla Serenity vista in Firefly (2002), splendida ma sfortunata serie creata da Joss Whedon. L'astronave è stata ideata da Whedon stesso, ispirandosi alle forme delle libellule e degli uccelli. Il modello finale è stato realizzato dal designer di produzione Carey Meyer e dal supervisore degli effetti speciali Loni Peristere. La prima idea di Whedon è stata quella di avere un'astronave con il cesso, tanto per chiarire subito il taglio realistico dell'astronave e della serie. Non è un'astronave tirata a lucido come l'Enterprise, la associamo idealmente al Millennium Falcon di Star Wars.
La propulsione della Serenity avviene grazie al grosso reattore di coda, mentre le due gondole permettono al vascello di manovrare sulle superfici planetarie.

Non è la sola astronave vista in questi ultimi anni ad avere gondole mobili. Dieci anni dopo Firefly, la USCSS Prometheus vista nel prequel di Alien dallo stesso nome (2012) presenta ben 4 motori montati su due gondole, cosa che permette al vascello di assumere una configurazione specifica per il volo e per l'atterraggio. C'è poco altro da dire sul vascello (e in effetti anche sul film): è in parte basato su idee scartate per la Nostromo del primo Alien; gli interni hanno quel tocco di “vissuto” che caratterizzava anche le astronavi dei primi due film della serie.

Ricordiamo qui anche un paio di astronavi interessanti apparse nei film della Marvel. In Thor 2 appare la Flagship degli Elfi Oscuri, che si distingue per il suo notevole sviluppo in verticale. In Guardians of the Galaxy l'astronave più interessante è la Dark Aster del kreel ribelle Ronan, che presenta invece un notevole sviluppo orizzontale trasversale, con la ripetizione geometrica di dettagli superficiali che la rendono simile a una cattedrale volante.

Astronave degli Elfi Oscuri

Dark Aster

Direi che per il momento possiamo finire qua. Di sicuro scriverò in futuro altri post sulle astronavi – sono uno dei miei argomenti preferiti – ma la carrellata storica finisce qua. Come dite? I nuovi film di Guerre Stellari? Il nuovo telefilm di Star Trek? Beh, è un po’ presto per discuterne…