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giovedì 16 luglio 2026

The Jinn-Bot of Shantiport

The Jinn-Bot of Shantiport è un romanzo di Samit Basu, scrittore, regista e sceneggiatore indiano.

Il romanzo è arrivato finalista ai premi Locus, Dragon e Goodreads Choice nel 2024.

La storia è ambientata in un lontano futuro su un pianeta colonizzato dagli esseri umani, nella città di Shantiport.

Shantiport è una grande città che sta venendo lentamente inghiottita dal suo fiume, il meglio è ormai nel suo passato, con aristocrazia, mafiosi e gente comune che si dividono le ultime ricchezze e le ultime glorie.

È un luogo dove chiunque è posto sotto continua sorveglianza tramite cimici e microdroni, e la privacy è uno status quo.

I protagonisti sono Lina, umana, e Bador, scimmia robot, sorella e fratello provenienti da una famiglia vittima, una decina di anni prima, di un cambio di regime. Il loro padre si era unito alla ribellione ed era stato fatto sparire quando il Clan Tigre aveva preso il potere. La famiglia vive da reietta sociale, la madre Zohra agli arresti domiciliari e i fratelli sotto scrutinio da parte delle Tigri, una via di mezzo tra un partito politico e un'organizzazione mafiosa.

Bador è un bot, costruito dai genitori di Lina, e viene trattato come membro della famiglia a tutti gli effetti. I robot infatti vivono a Shantiport e, sebbene non abbiano gli stessi diritti degli esseri umani, sono spesso trattati alla pari. Bador però è ossessionato dai diritti dei bot, sperando in "A world where bots and intelligences aren’t just treated as people by humans who are nice, but guaranteed equals in a society by law."

La storia è una retelling fantascientifico della fiaba della Lampada di Aladino, attingendo da mito, fiabe e alta tecnologia. Lina e Bador trovano uno jinn-bot alieno capace di realizzare ogni desiderio. Lo jinn-bot funziona come un software e nella migliore tradizione cerca sempre di ingannare il suo utente. Garantisce solo tre desideri perché è la versione "free trial period" per utenti non registrati. Lina e Zohra discutono su come utilizzare questa tecnologia. Dice Lina: "You want to use him [the jinn-bot] for small bursts of advantage, not disturbing the overall equilibrium, or drawing too much attention…we should use the jinn to solve the problems we are unable to solve ourselves, systemic problems, multigenerational problems, worldwide problems that somehow humans have bene unable to solve for millennia”

Il romanzo solleva una serie di domande, dibattuta tra I suoi personaggi: cos'è meglio per migliorare il mondo, una rivoluzione radicale o piccoli cambiamenti costanti? Cosa fare se l'unica cosa che si può migliorare è la propria situazione personale e non l'intera comunità? Come accettare e giustificare le conseguenze negative dei propri cambiamenti? Come trovare un equilibrio tra un governo democraticamente eletto e uno composto solo da esperti?

giovedì 18 dicembre 2025

Red Spider, White Web

Red Spider, White Web è un romanzo cyberpunk del 1991 considerato tra i fondamentali del genere ma che per qualche strano motivo non è mai stato tradotto in italiano.

Ma forse una ragione c’è: non è un romanzo facile, e ormai il cyberpunk ha preso un’altra strada, tanto che al giorno d’oggi pochi riconoscerebbero RSWW come appartenente a tale genere.

L’autrice è Misha Nogha Chocholak, statunitense di origini Cree, personaggio ecclettico in quanto musicista, scrittrice, poetessa, editor e musicista.

Famose sono rimaste le sue recensioni sulla rivista New Pathways, dove distruggeva materialmente i libri che non le piacevano: nel caso più famoso ha fatto sbranare un libro da un lupo, con tanto di foto pubblicata sulla rivista.

Misha viene associata a scrittrici quali Pat Cadigan, Laura J. Mixon, Lisa Mason e Sue Thomas, definite “feminist oriented cyborg writers”; è anche una rappresentante degli “ Indigenous futurisms” e inserita tra le 50 personalità chiave del cyberpunk (nell’omonimo libro a cura di Anna McFarlane, Graham J. Murphy e Lars Schmeink).

Red Spider White Web è stato pubblicato nel 1990 da Morrigan Publications in Inghilterra e nel 1999 da Wordcraft of Oregon negli Stati Uniti: sono le due uniche edizioni esistenti del libro. Nel 1991 il romanzo ha vinto il ReaderCon Novel Award ed è arrivato finalista all’Arthur C. Clarke Award.

Il romanzo immagina una città americana del futuro occupata dal Giappone. Questa città senza nome è divisa in tre parti:
  • Mickey-san, protetta da cupole, gestita da una megacorp che richiama la Disney.
  • Dogtown, dove la classe lavoratrice vive e lavora nelle fabbriche.
  • Ded Tek: un vasto complesso industriale abbandonato, tossico, ma abitato da gang, culti e comunità di artisti.
La protagonista è Kumo, artista meticcia e mutata, ibridata geneticamente con un ghiottone; creatura difficile da catalogare in quanto contiene diversi elementi contradditori, tra voglia di comunità e di solitudine, arte e sopravvivenza, a cavallo tra diversi mondi (non è bianca, non è giapponese, non è del tutto umana).

Kumo crea illusioni olografiche che vende al Mercato, una zona di contatto tra il Ded Tek e il resto della città. La vita di Kumo è durissima. Il primo capitolo del romanzo mostra cosa succede dal suo risveglio a quando riesce a fare colazione, evitando bande di cannibali, stupratori, serial killer e zone tossiche.

Nonostante tutto Kumo vuole restare nel Ded Tek, perché è l’unico luogo dove può creare ancora Arte in maniera libera. I suoi amici/rivali/colleghi/concorrenti artisti vengono pian piano “acquistati” da Mickey-san e danno via iniziativa e creatività per avere in cambio protezione dall’inquinamento e criminalità della città.

È una profonda riflessione su cosa significa fare arte in un mondo cyberpunk, un mondo di crisi economica e sociale e avidità corporate.

Red Spider, White Web è un romanzo complicato e di difficile lettura. Se, per esempio, avete trovato ostico il Neuromante, probabilmente non sopravvivrete a RSWW. È un romanzo dove lo sporco copre quasi ogni superficie e uno alla fine se lo sente appiccicato addosso. I protagonisti sono tutti ai margini della società, ma non siamo al livello di cowboy hacker che hanno comunque un certo potere nella Rete. Qua abbiamo artisti senza quattrini in un mondo andato alla deriva.

È un libro che ripaga una lettura attenta, in quanto denso di simboli e significati (già a partire dal titolo), e, come lo hanno definito, è quello che il cyberpunk sarebbe potuto essere, se avesse preso un’altra strada, più punk che cyber.

mercoledì 15 ottobre 2025

Il Phallos di Delany


Phallos è un romanzo scritto da Samuel Delany e pubblicato da Bamberger Books nel 2004 e ripubblicato da Wesleyan University Press nel 2013.

Il testo è strutturato a strati.

Il primo è la ricerca, da parte di Adrian Rome, di una copia di un romanzo pornografico (intitolato "Phallos") che ricorda di aver letto da giovane. L’unica cosa che trova è la pagina web dove si discute del romanzo.

Questo è il secondo strato: un gruppo di accademici che discute online del testo, commentando e criticando il riassunto postato da uno di loro.

L’ultimo strato è il riassunto del romanzo.

"Phallos" è ambientato nel Mediterraneo durante il regno dell'imperatore romano Adriano e segue le avventure di Neoptolomus: la morte dei suoi genitori, l’essere adottato da un ricco mercante, la carriera militare e quella imprenditoriale.

Il riassunto salta le scene di sesso del protagonista con altri uomini, cosa che si distingue da altre opere simili di Delany dove invece erano descritte nei minimi dettagli (come Hogg e The Mad Man). Nella sua vita Neoptolomus incrocia più e più volte il misterioso phallos, oggetto custodito nel Tempio del Dio Senza Nome vicino all’egizia Ermopolis. Al phallos vengono attribuiti vari poteri e passa di mano in mano con furti e inganni. Il protagonista si avvicina progressivamente al vero significato di questo misterioso oggetto. All’inizio si apprende che il phallos contiene al suo interno antiche pergamene capaci di regalare una saggezza non comune; poi si scopre che gli insegnamenti sono incisi sulla superficie stessa del phallos; infine si capisce che il phallos non esiste, quelle che circolano sono solo copie, e che proprio nella sua capacità di mettere in moto storie ed eventi sta il potere del non-esistente phallos.

Tra Freud e Lacan, il phallos diventa simbolo del desiderio (che può partire solo dalla sua assenza) e di quello che può mettere in motto con la sua mancanza.

Ci sono numerosi “ritorni” nella narrazione: Neoptolomus vive e rivive gli stessi eventi a distanza di anni prima in un ruolo, poi in un altro. Sembrano esserci degli omicidi rituali (tra cui l’amato da Adriano, Antinoo): la vita riesce a essere allo stesso tempo ciclica e sorprendente.

Il volume è accompagnato tra tre saggi scritta da Kenneth James, Steven Shaviro, e Darieck Scott, che formano un ulteriore strato tra il lettore e il phallos. Forse il più significativo è il contributo di Shaviro che scrive che il tema di Phallos è che “there is no evading the finality of death, but in the meantime, we can learn to cultivate *ars vitae,* the art of life, the better to explore and enjoy the world in its riotous superfluity."

La visione di Delany della bella vita include il piacere sessuale, che si realizza con numerosi incontri con numerosi partner e con svariate attività. E non solo per puro edonismo, ma anche come fondamento etico e politico. Anche le pratiche sessuali più 'estreme' sono forme di civiltà e comunità.

lunedì 9 giugno 2025

Praticare l'invenzione al limite dell'intelligibilità


“I practice invention to the brink of intelligibility”

The Mad Man un romanzo di Samuel Delany pubblicato nel 1994.

Il romanzo esplora l’intersezione tra identità sessuale, razza, marginalità e ricerca intellettuale attraverso la figura di John Marr, studente di filosofia, nero e omosessuale, che vive nella New York dei primi anni Ottanta. Marr è impegnato nella stesura di un tesi di dottorato su Timothy Hasler, filosofo e accademico coreano-americano brutalmente assassinato nel 1973 davanti a un bar gay in circostanze mai chiarite.

Nel corso della sua indagine sulla vita e la morte del filosofo, Marr si confronta non solo con i misteri che circondano la morte di Hasler, ma anche con una progressiva identificazione con la sua figura. Questo processo lo porta a vivere esperienze sessuali sempre più estreme con vari senzatetto, nonostante la crescente consapevolezza del rischio di contrarre l’HIV, che in quegli anni cominciava a diffondersi con drammatica rapidità. The Mad Man è un libro sull’epidemia di AIDS e un modo per Delany per gestire il senso di colpa per essere sopravvissuto.

“I do not have AIDS. I am surprised that I don’t. I have had sex with men weekly, sometimes daily—without condoms—since my teens, though … it’s been—since 1980—all oral, not anal.”

Marr ha una passione per gli uomini, e li preferisce senzatetto, ubriachi, sporchi e deformi. Non è la caduta del protagonista nel peccato, ma una descrizione di come Delany/Marr viveva la sua sessualità all’epoca e della devastazione provocata dall’AIDS. Alcuni prendevano contromisure, altri si astenevano dal sesso, altri ancora (tra cui Marr) si vedevano già condannati e quindi continuavano con i rapporti sessuali.

Sebbene ci siano numerose descrizioni di atti sessuali, non è un libro (unicamente) pornografico – in 500 pagine ci sono anche discussioni di etica sessuale, sviluppo del protagonista, filosofia, un delitto da risolvere e una storia d’amore. Alcune scene del romanzo si basano su lettere realmente scritte dall’autore e raccolte in 1984: Selected Letters, conferendo alla narrazione un ulteriore livello di autenticità e riflessione autobiografica, pur mantenendo una struttura narrativa di finzione.

È il romanzo di Delany più lungo (500 e passa pagine) dopo Dhalgren, e contiene numerosi elementi: la vita academica di un ricercatore in filosofia, la vita dei senzatetto newyorkesi, la comunità gay pre e post HIV, la descrizione estremamente dettagliata di numerosi atti sessuali di vario tipo, e, infine, anche alcuni elementi di realismo magico.

La New York del romanzo è quella dei parchi dove dormono i senzatetto, dei cinema porno gay attorno a Time Square, e dei locali come il Mineshaft, noto per le sue famose “Golden Shower Nights”. (piccola curiosità il Mineshaft aveva uno stretto dress code per i suoi avventori, dress code che è stato ripreso dai Village People per il video della loro celebre YMCA.)


“…it is always odd to discover the ways in which desire fuels the systems of the world.”

La figura di Timothy Hasler è ispirata sia a Ludwig Wittgenstein che a Richard Montague, matematico e filosofo studioso di logica matematica e filosofia del linguaggio, ucciso a casa sua nel 1971 dopo aver rimorchiato degli uomini in un bar. Hasler è ispirato anche al filosofo Frank Plumpton Ramsey, anch’egli morto giovane, e traduttore in inglese di Wittgenstein.

Oltre che filosofo, Hasler è uno scrittore di fantascienza, e Marr riesce a far uscire una raccolta delle sue opere facendosi aiutare da un altro scrittore di fantascienza, Aranlyde – riprendendo il personaggio di Muels Aranlyde apparso in Empire Star, anagramma di Samuel Delany.

Il nome del protagonista è preso da una poesia di Herman Melville – John Marr and Other Sailors. Nel testo di Melville John Marr ha lasciato le vastità del mare per quelle delle praterie, ritirandosi a vivere con altri pionieri nel Far West. Purtroppo la comunità dove vive è composta da uomini chiusi, ottusi e bigotti a cui manca la voglia di divertirsi e meravigliarsi di porto in porto tipici di John Marr e degli altri marinai. Quando John Marr tenta di raccontare le sue avventure marinaie si sente rispondere “Amico, non ne sappiamo niente di queste cose, qui”. Il Marr di Melville è una figura di alienazione e irrequietezza, proprio come (ma non del tutto simile) al protagonista di The Mad Man.

Melville non è l’unico riferimento letterario. La scena con la quale il protagonista viene incaricato di indagare sulla morte di Hasler richiama quella nella quale, in Il Grande Sonno di Raymond Chandler, l’investigatore Philip Marlowe riceve l’analogo incarico.

“It is sobering to think that the Great American Novel to come will have so little to do with the famous ‘American Dream’ but will have to be far nearer a contemporary Les Misérables”

L’interesse per i senzatetto nel romanzo non è solo sessuale ma diventa punto di analisi sociale – e spiegazione dell’omicidio di Hasler. I senzatetto, categoria che comprende “bums, hoboes, and winos,” e “the marginal, the dispossessed, the underclass”, vivono al di fuori del mercato capitalista. Non possiedono nulla, solo i loro corpi e il godimento che ne possono trarre. Godimento fine a se stesso e quindi al di fuori di una logica capitalista. C’è quindi il sesso a pagamento del mercato (e i luoghi dove praticarlo, come i cinema porno o il Mineshaft) e il sesso libero dei senzatetto. Queste due economie – del piacere e della produzione o, per essere più precisi, del desiderio – si scontrano più volte. Si scopre quindi che, quando Hasler e un suo compagno sono stati in un bar dove avviene la prostituzione, l’offerta di sesso libero dei due ha ottenuto come risposta la violenza e la morte del filosofo, che si sacrifica per salvare il compagno.

Il romanzo è una esplorazione di universi sociali paralleli – l’autore ci tiene a far capire come funzionano le cose nelle comunità visitate, in modo da far capire per esempio l’impatto dell’AIDS sulle persone e i luoghi da lui frequentati. La città stessa diventa quindi un punto di contatto per persone appartenenti a diversi gruppi sociali (idea che Delany ha preso dal libro The Death and Life of American Cities di Jane Jacobs del 1961) perché come dice John Marr “The more different someone is from me, the more I can learn from them”. Come scritto da Delany nel saggio Times Square “given the mode of capitalism under which we live, life is at its most rewarding, productive, and pleasant when large numbers of people understand, appreciate, and seek out interclass contact and communication conducted in a mode of good will”.

Gli archetipi della New York di The Mad Man sono quelli di Sodoma e Babele, la cui distruzione Delany attribuisce non a un intervento divino ma a un collasso dei rispettivi mercati, ma anche la Città Santa, costruita secondo precise idee eteronormative: “The boys for whom society is made (as well as the City Fathers a few of those boys will manage to become) would prefer that none of these men existed. . . . ”. Comunque, qualunque sia il modo in cui nascono, le città “crescono perché le persone ci vanno per cercare sesso”.

Come finisce la storia per John Marr? C’è un lieto fine! Marr è filosoficamente alla ricerca di un “Sistema del Mondo”, una filosofia che includa ogni possibile fenomeno umano. Tale filosofia è impossibile, realizza Marr, venendo a contatto, e praticando lui stesso, varie forme di sesso estremo in una forma del tutto selvaggia, ovvero non-addomesticata o non possibile da includere in una filosofia dei fenomeni umani.

Dopo un’orgia selvaggia ispirata alla ecpirosi di Eraclito, Marr arriva vicino a essere ucciso in maniera non molto diversa da Hasler. Si salva, e finisce per fare coppia stabile e felice con Leaky – proprio come Delany ha incontrato il suo attuale compagno tra i senzatetto di New York.

Il critico Damien Broderick nel suo Reading on Starlight (1995) ha suggerito che The Mad Man è il sequel “spirituale” di Stars in My Pockets Like Grains of Sand. La relazione tra John Marr e Leaky segue gli stessi schemi di quella tra Marq Dyeth e Rat Korga, e molte delle domande poste in Star in My Pockets trovano risposta in The Mad Man.

I find myself asking: But who 𝘪𝘴 the protagonist? Is it the narrator, black graduate student John Marr? Is it the Korean-American philosopher Timothy Hasler who is the object of all John Marr's research and study?
Or is it Mad Man Mike, one of the men who names the novel, and whom Hassler has given his life to save . . .? As the writer I would hope that the text worked like a piece of cut crystal in the midst of them all, turning to reflect each one and a number of others not named here, to show their different relationships, one and another, on different levels.
(Delany su The Mad Man)

lunedì 27 gennaio 2025

La Traditrice Baru Cormorant

Altro che guerriere, maghe o principesse, la protagonista di The Traitor Baru Cormorant di Seth Dickinson è una figura spesso trascurata nella letteratura fantasy, ovvero una contabile.

Baru Cormorant (questo il nome della protagonista) viene nominata Contabile Imperiale e mandata a controllare le finanze di Aurdwynn, una provincia colonizzata dalla Repubblica Imperiale (sic.) di Falcrest. Il suo vero compito è prevenire una secessione di Aurdwynn dall’Impero, e per farlo dovrà usare tutte le sue conoscenze fiscali e le più astute manovre finanziarie, evitando di farsi ammazzare dai nobili locali.

E questa è solo la prima metà del libro, perché Baru è un personaggio complicato e con i suoi scopi.

Baru è infatti nata sull’isola di Taranoki, che è stata colonizzata dall’Impero distruggendone la cultura locale. La capitale Falcrest è spaventata dal ciclo della storia, che vede imperi nascere e morire. Per evitare la propria dissoluzione l’Impero applica in modo sistematico la scienza Incrastica e i suoi principi di eugenetica e igiene sociale (ovviamente eteronormativa) e determinismo razziale.

Uno dei due padri di Baru è stato fatto sparire dall’Impero e lei vuole vendetta: vuole distruggere l’Impero, ma per poterlo fare deve avere Potere, e l’unico modo per averlo è fare carriera all’interno dell’Impero stesso. Mandata ad Aurdwynn, deve allo stesso tempo sopprimere una possibile rivolta (per far vedere ai suoi superiori che è affidabile) e iniziarne un’altra (per indebolire l’Impero).

The Traitor Baru Cormorant è il primo libro di una quadrilogia (l’ultimo volume mi pare debba ancora uscire) ed è una ragionata e profonda riflessione sul Potere e sulle Narrazioni che inquadrano e imprigionano i personaggi – e cosa sono disposti a diventare per liberarsene.

mercoledì 25 settembre 2024

Un po' di gloria disperata


"Vorrei tre volte trovarmi in battaglia piuttosto che partorire"
Medea di Euripide

Some Desperate Glory di Emily Tesh è stato il vincitore del Premio Hugo 2024 come miglior romanzo.

Si tratta di una space opera che prende il proprio titolo dalla poesia di Wilfred Owen sulla prima guerra mondiale “Dulce et decorum est”:

Se tu potessi sentire, per ogni colpo, il sangue
uscire sgorgando dai polmoni rovinati dalla schiuma
Ripugnante come un cancro, amaro come il bolo
delle vili, incurabili piaghe su lingue d'innocenti,—
Amico mio, tu non racconteresti con un simile entusiasmo
ai bambini ardenti per un po' di gloria disperata,
l'antica Menzogna: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

La storia inizia con la distruzione della Terra da parte di una confederazioni di alieni, i majoda. I pochi superstiti fondano Gaea, l’ultima colonia umana, con l’intento di ri-accrescere le forze umane e vendicare il genocidio.

Quella di Gaea è una società gestita dai militari e orientata alla guerra. I giovani sono cresciuti come soldati, preparati per andare a morire combattendo gli alieni.

La protagonista Valkyr (detta Kyr) è la guerriera più brava e più esaltata. Spera di essere mandata a combattere ma invece le viene assegnato il lavoro di Nursery, che consiste nell’essere continuamente messe incinta per partorire schiere di futuri soldati e accrescere le forze di Gaea.

A Kyr questo non va bene: per quanto capisca la necessità di garantire un elevato numero di nascite e quindi di tenere tutte le donne sane continuamente incinte, non approva però che tocchi a lei, che si sente attratta dalla gloria e dal martirio. Fugge quindi da Gaea con l’aiuto di una genio disadattato e di un alieno prigioniero, andando a cercare suo fratello che era stato mandato ad eseguire attentati contro i traditori umani che vivevano nella confederazione aliena.

Qua inizia il lungo percorso di disintossicazione di Kyr – Gaea infatti non è l’ultimo bastione dell’umanità ma una via di mezzo tra la Corea del Nord galattica e i giapponesi che dopo la seconda guerra mondiale continuavano a combattere nella giungla. E Kyr è una bulla fascistona odiata anche dai suoi compagni fascistoni. È crudele, omofobica, razzista e c’è ben poco di apprezzabile in lei. Eppure ci si affeziona, o meglio ci si affeziona al cuore del personaggio che cerca di emergere.

Ho saputo di molti lettori che hanno abbandonato la lettura del libro perché non sopportavano il personaggio – ci sarebbe da fare una lunga riflessione sul fatto che una fetta consistente di lettori rifiuta che il protagonista incarni (anche solo all’inizio) valori negativi. Incredibilmente Kyr stessa giunge a manifestare più tolleranza quando (SPOILER) decide di salvare tutti gli abitanti di Gaea, anche quelli più fascistoni, sperando di redimerli.

La società di Gaea è modellata su quella dell’antica Sparta, ma non quella idealizzata che va di moda in certi ambienti, ma quella reale, che faceva il lavaggio del cervello ai suoi giovani ed era estremamente razzista e classista. Il sistema di addestramento di realtà virtuale usato su Gaea si chiama agoghè esattamente come il duro addestramento degli spartani. Il termine veniva usato anche per indicare l’allevamento del bestiame, tanto per far capire il tipo di trattamento e come erano visti i giovani che vi si sottoponevano.

Some Desperate Glory non si limita a essere il percorso di “deprogramming” di Kyr dal culto di Gaea, ma usando tecnologia aliena Kyr visita un universo parallelo nel quale la Terra non è stata distrutta ma domina la Galassia, preparandosi al genocidio di quasi tutte le specie aliene. Per quanto in questa versione della storia Kyr sia uno stimato ufficiale delle forze imperiali e possa avere relazioni con chi le piace, riconosce che si tratta bene o male dello stesso regime fascista che governava Gaea – questo perché creato dalle stesse persone che hanno portato alla distruzione della Terra e alla costituzione di Gaea.

Tra i difetti segnalo invece il ricorso eccessivo al Deus Ex Machina per salvare la protagonista almeno due volte e la visione macchiettistica dei gerarchi che dominano Gaea. Anche se il male è banale gli esseri umani non lo sono e mentre si intuiscono diversi aspetto della personalità di Jole (il leader supremo e fondatore di Gaea), quest’ultimo non riesce ad andare oltre l’essere cattivo per essere cattivo.

Da leggere se vi sono piaciuti il Ciclo dei Vor e quello di Locked Tomb, e se NON vi è piaciuto Ender’s Game.

martedì 12 dicembre 2023

Milano di Merda

Milano di Merda di Alessandro Kresta Pedretta: vita da drogati a Milano, fine anni ’90. Qualche anno prima (andavo alle medie) abbiamo fatto una serie di incontri con varie autorità sul tema della tossicodipendenza. Avrebbero dovuto farci leggere questo libro, piuttosto - avrebbe salvato forse la vita a un paio di compagni di classe.

Quello che mi ha colpito è la quantità di tempo che questi drogati passano all’aperto. Probabilmente voi siete più smaliziati di me e non trovate la cosa strana, ma io non ci avevo mai pensato.

È una vita di strada vissuta tra gli edifici, o negli interstizi urbani dimenticati (la scala di un accesso al metro chiuso, una panchina in una parco, un tratto di terreno abbandonato). Risulta una geografia di Milano al contrario, un negativo con i vuoti riempiti di attesa (e l’autore mette subito in chiaro che il lavoro del drogato è quello di attendere) e i pieni inaccessibili, o solo sagome viste da lontano.

C’è questo aneddoto su due spiagge di un’isola delle Hawaii, una sulla quale si spiaggiano i cadaveri annegati delle persone ricche e un’altra sulla quale arrivano i corpi dei poveri. Ricchi e poveri hanno masse diverse e le maree setacciano e separano per peso i corpi.

Questo aneddoto mi è venuto in mente leggendo come Milano, setaccia e filtra le persone, e che ci sono sempre dei “punti di calma” dove il tossicodipendente ritorna, periodicamente.

La città come filtro: e l’autore ci mostra l’immagine di un asfalto (interfaccia tra il mondo di sopra e il sottosuolo, ma simbolo che rimanda ad altre interfacce sociali e culturali) che assorbe sudore, lacrime, sangue, escrementi, piscio dai suoi abitanti, dove nessun dolore va perduto e nessuna degradazione viene dimenticata.

domenica 16 luglio 2023

Empire of Silence di Christopher Ruocchio.


Mi sono avvicinato alla lettura di questo tomo da 624 pagine per via dei numerosi suggerimenti che ho trovati sparsi sui social. Chi me lo consigliava diceva che prende forte ispirazione da Dune e Gene Wolfe, e quindi non me lo potevo lasciar fuggire.

L’autore è Christopher Ruocchio, che ha pubblicato questo suo primo romanzo nel 2018, il primo della serie nota come “Sun Eater”, che è già arrivata al quinto volume e che dovrebbe finire col settimo. Non mi risulta che sia stato tradotto in italiano.

La sinossi:

It was not his war.

The galaxy remembers him as a hero: the man who burned every last alien Cielcin from the sky. They remember him as a monster: the devil who destroyed a sun, casually annihilating four billion human lives—even the Emperor himself—against Imperial orders.

But Hadrian was not a hero. He was not a monster. He was not even a soldier.

On the wrong planet, at the right time, for the best reasons, Hadrian Marlowe starts down a path that can only end in fire. He flees his father and a future as a torturer only to be left stranded on a strange, backwater world.

Forced to fight as a gladiator and navigate the intrigues of a foreign planetary court, Hadrian must fight a war he did not start, for an Empire he does not love, against an enemy he will never understand.

Il libro viene presentato come le memorie di Hadrian Marlowe, scritte da lui stesso dopo essere entrato nella storia come condottiero genocida e sanguinario. Hadrian nasce da una potente famiglia di nobili di un sistema solare appartenente all’Impero Sollan. La narrazione in prima persona sotto forma di ricordi rimanda direttamente a Gene Wolfe e a Marguerite Yourcenar; Hadrian inizia dalla sua nascita nelle vasche di decantazione della famiglia Marlowe e alla sua educazione, assieme al fratello più giovane, con lo scholiasta di corte. Il padre governa con pugno di ferro il suo feudo, opprimendo i minatori di uranio; Hadrian non è della stessa pasta del padre e presto il conflitto di personalità spinge il protagonista ad andarsene dal Castello di famiglia a esplorare l’universo.

Fugge dal padre comprando un passaggio su un’astronave. Deve passare 10 anni in ibernamento per arrivare su Teukros dove potrà iniziare i suoi studi da scoliasta (scienziato e filosofo). Purtroppo qualcosa va storto e Hadrian di risveglia su un pianeta mai sentito nominare, Emesh, senza denaro. Inizia una nuova vita, prima come ladro e poi come gladiatore, con il sogno di mettere da parte abbastanza denaro da andarsene da lì. Le sue origini nobili vengono scoperte dal signore che governa il pianeta, e Hadrian entra in una serie di giochi politici e dinastici, durante i quali conosce Valka, una xenologa, che lo introduce ai misteri del Silenzio, una misteriosa specie aliena che ha colonizzato la galassia prima dell’umanità – idea considerata eretica dalla Religione Imperiale. Emesh viene attaccato dagli alieni Cielcin, e a questo punto Hadrian dovrà usare tutte le sue doti di guerriero, diplomatico e archeologo per salvare capra e cavoli: fermare la battaglia e riuscire a lasciare il pianeta.

Empire of Silence è incredibilmente derivativo. L’autore ha preso pesantemente dall’immaginario di Dune, Guerre Stellari, Book of the New Sun e Warhammer 40k. Ha preso senza vergogna, senza nascondersi: il suo scopo non è demolire certi cliché della narrativa di fantascienza (l’Impero Galattico, l’Eroe Predestinato, etc…) ma vedere come usarli per raccontare una buona storia. E allora ci sono scudi personali che obbligano a combattere all’arma bianca, gilde spaziali, Inquisitori che danno la caccia a macchine eretiche, e così via.

E sapete cosa? Funziona. La lettura è piacevole, la storia avvince, si partecipa volentieri al gioco di rimandi (ho apprezzato di più quelli sottili a Gene Wolfe); la qualità è superiore, per esempio, a tanti romanzi tie-in di Star Wars o ai prequel di Dune scritti da K.J.Anderson. C’è un amore ed empatia per le specie e le culture incontrate da Hadrian che non ho mai riscontrato in altre opere più famose. Pur essendo incredibilmente classico rispetta tutti i canoni moderni di rispetto per gli orientamenti sessuali e di genere, e riesce a imbastire una critica al sistema feudale come neanche Herbert in Dune (lo so, lo so, ora i fan di Dune mi salteranno al collo: beh leggetevi prima Empire of Silence). Se Warhammer 40k è “Allearsi coi nazisti per sconfiggere Cthulhu”, Sun Eater è “e se Anakin avesse fatto bene a diventare Darth Vader”? E qua sta il dramma di Hadrian, un personaggio che per sua indole vorrebbe tanto esplorare l’universo (si sarebbe trovato a suo agio in Star Trek) ma che si trova invece in un Impero oppressivo a combattere un nemico alieno inarrestabile.

domenica 30 aprile 2023

Nightside the Long Sun

Nightside the Long Sun è un romanzo del 1993 di Gene Wolfe, il primo della serie The Book of the Long Sun, ambientata nello stesso universo narrativo dei romanzi del Nuovo Sole.

Mentre con il Ciclo del Nuovo Sole Gene Wolfe ci parlava della morte e rigenerazione del nostro mondo, gli eventi di Nightside sembrano essere, almeno in questo primo titolo, molto più contenuti e di portata limitata.

Il Whorl è un’astronave generazionale, un cilindro di O’Neil al cui interno luce e calore sono generati dal Lungo Sole artificiale. Dopo secoli di viaggio la popolazione si è dimenticata lo scopo originale del Whorl e ha iniziato a venerare i suoi costruttori come antiche divinità, ricevendo la parola divina da finestre (letteralmente comandi da una finestra Window).

Patera Silk è un prete che gestisce una parrocchia (manteion) nella parte più povera della città di Viron. Riceve un’illuminazione da un’entità divina sconosciuta, the Outsider, che lo sprona a salvare la sua parrocchia. Un boss mafioso locale ha infatti acquisito gli immobili e vuole sfrattare il prete per una speculazione edilizia. Silk inizia a sporcarsi le mani mettendo in dubbio la sua religione e la sua moralità.

In questo primo volume non succede niente di eclatante o “world-changing” (immagino che le cose cambieranno nei prossimi volumi) ma la costruzione del mondo, con i suoi modi di dire (“shadeup” quando il Lungo Sole viene coperto) e le sue creature (ci sono i “chem” esseri umani artificiali, e molti cyborg, anche se la tecnologia si sta perdendo), le vicende e le scelte morali di Silk catturano, come qualsiasi opera di Wolfe. Il mondo e il modo con cui è (de)scritto sono ricchissimi di dettagli e si ha sempre l’impressione di essersi persi qualcosa. Con Wolfe sembra sempre che ci sia sempre altro in attesa di essere scoperto al di sotto del testo.

Non sembrano esserci molti collegamenti con il Nuovo Sole, a parte che il costruttore del Whorl e divinità principale del pantheon è Typhon, il tiranno affrontato da Severian in Urth del Nuovo Sole. Questo sembra suggerire che il Lungo Sole sia ambientato millenni prima del Nuovo Sole, quando le astronavi viaggiavano a velocità inferiori a quelle della luce, ben prima quindi degli specchi e navi degli Ieroduli incontrati da Severian. Più che per l’ambientazione mi pare che Nightside sia accostabile al New Sun per tematiche e struttura: in entrambi i casi abbiamo un protagonista anonimo che deve farsi strada in un mondo “medievale-futuristico”.

Resto curioso di leggere cosa succederà a Patera Silk nei successivi volumi.

Machinehood: intelligenza artificiale e privacy nel 2095

Machinehood è un romanzo di S. B. Divya, pubblicato nel 2021 e finalista al premio Hugo.

È ambientato nel 2095, con la società umana influenzata da due fattori.

Il primo è la quasi totale assenza di privacy. Sciami di droni circondano le persone mandando continuamente in rete tutto quello che fanno. 24 ore su 24. Nessuno si preoccupa di essere osservato nei momenti più privati – tanto come scritto la maggior parte delle persone è noiosa.

Il secondo è il ruolo svolto dalle Intelligenze Artificiali Deboli (WAI) e dai robot, che contendono all’essere umano tutti i lavori ma che anche lo aiutano nelle poche attività che gli sono rimaste. Per competere con le macchine le persone usano droghe e agenti biochimici per incrementare la loro intelligenza e capacità fisiche. Ma è una battaglia inutile. La maggior parte del pianeta lavora nella gig economy guadagnando spiccioli nei lavori a chiamata (che comunque riguardano l’addestrare o supervisionare le WAI), priva dei più basilari diritti dei lavoratori.

Welga Ramirez lavora come guardia del corpo per proprietari delle grosse aziende che fabbricano droghe per migliorare gli esseri umani. Il lavoro è diverso da quello che ci potremmo immaginare. Chi contesta o organizza movimenti di protesta tende a lanciare droni per fare scherzi alle loro vittime e combattere le guardie del corpo. La protezione delle persone è uno spettacolo nel quale chi fa la performance migliore prende più soldi in donazioni.

We don’t ever shoot to kill, not protes, not exfactors,” Welga said. “That would create a lousy image for our clients. The camera swarms catch everything, and the public—barring a few sick exceptions—doesn’t like to watch real people die. We always carry basic field kits. Just because the protesters send bots doesn’t mean we don’t get injured. The audience likes to see us struggle. Makes it more exciting to watch. The primary thing to remember is that we aren’t going into combat. We’re performing a service, key word perform. We need to fight pretty, we need to destroy our attackers, we need to bleed—a little—and we need to keep the client clean. Oh, and remember to smile for the cameras. You get more tips that way.”

Le cose iniziano ad andare male quando qualcuno ammazza sul serio i clienti di Ramirez. Si tratta della prima intelligenza artificiale forte (e quindi presumibilmente senziente) che, alleata con uno sceicco terrorista nordafricano e una monaca buddista ribelle che vive nello spazio (seriously) vogliono liberare l’umanità e la “macchinità” dalla schiavitù dei poteri forti.

C’è tanta azione, ma anche una grossa cura nell’immaginare una società influenzata da tendenze contrastanti. È un mondo strano quello di Machinehood. Le grandi corporations lavorano a macchine sempre più capaci e allo stesso tempo farmaci per rendere gli esseri umani sempre all’altezza (altezza che loro stesse aumentano come si sarà capito). Il governo fa quello che può per arginare questa corsa. Il grosso delle attività umane è regolato (come detto) dalla gig economy. Se uno ha un problema di salute lo posta sul web, offre un premio e spera che qualcuno se ne occupi. Sì, questa è la sanità privata all’ennesima potenza degli USA.

In conclusione mi è piaciuto come l’autrice si immagina questo futuro, ma personalmente ho trovato che non lo abbia criticato abbastanza, sembra quasi compiacersene.

I’ll go lie down. You stay calm and sensible. We might need a different way of life, but global upheaval isn’t the way to get it. Fanatics like revolution, and they don’t care who gets hurt along the way. You’re not that kind of person. Don’t let them turn you into one.

mercoledì 22 marzo 2023

Defekt: l'orrore cosmico dell'IKEA, del capitalismo


Parafrasando Lovecraft, il sentimento più forte e più antico dell'animo umano è la paura, e la paura più grande è quella di passare una giornata all’IKEA. Ho quindi cercato di esorcizzare questa paura leggendo Defekt di Nino Cipri, un romanzo breve vincitore del British Fantasy Award e finalista al Philip K. Dick Award. È il secondo romanzo del ciclo LitenVerse. Non ho letto il primo, Finna, ma questa è una storia a se stante.

Derek lavora presso la LitenVärld (=IKEA), è un impiegato modello ed è felice dei suoi turni di 18 ore dopo i quali va a riposarsi nel container aziendale nel parcheggio esterno. Vive per lavorare e il lavoro è tutta la sua vita. Ma soffre di solitudine. Avendo commesso il grave peccato di chiedere un giorno di permesso, viene punito con un turno notturno di inventario, dove scopre che la mansione consiste nel cacciare, in compagnia di una serie di suoi cloni queer, mobili IKEA ehm, volevo dire LitenVärld, difettosi. Perché gli spazi espositivi LitenVärld violano le leggi della fisica e permettono accessi ad altri universi, dai quali provengono creature bizzarre.

Le librerie, i tavolini, le lampade in esposizione sono creature viventi e senzienti che si nascondono nelle fine cucine e salotti arredati per i clienti. Derek però prova troppa empatia per quelle creature e deve scegliere: fare il lavoro per il quale è stato costruito o seguire i suoi sentimenti?

Gli spazi IKEA fanno (giustamente) paura perché nella loro finta perfezione rappresentano quell’utopia che si sa, smaliziati che siamo, è solo la copertina di una distopia. Qua il vero orrore cosmico è il capitalismo, presentato con le sue devianze di sfruttamento multidimensionale e il suo linguaggio che impone comportamenti e maschera soprusi. Cipri riesce a tenere diversi registri: la storia inizia come distopia e presa in giro, continua come fanta-horror alla Alien, poi storia d'amore e finisce con una piccola rivoluzione.

Campo Archimede


Perché leggere P.K.Dick quando posso leggere il romanzo che lo ha fatto impazzire?

Camp Concentration è un romanzo di Thomas Disch pubblicato nel 1968, tradotto in italiano come "Campo Archimede" (con una traduzione del titolo che gli toglie tutta la ambiguità).

Scherzi a parte, va comunque detto che dopo aver letto Camp Concentration Dick iniziò a mandare una serie di lettere all'FBI avvertendoli che un'organizzazione segreta stava contattando scrittori di fantascienza per convincerli a inserire messaggi segreti nelle loro opere.

La prova, sosteneva Dick, era proprio il romanzo di Disch.

Mi sono quindi avvicinato alla lettura di questo testo con molta cautela.

La Encyclopedia of Science Fiction definisce Disch come "forse il più rispettato, il meno fidato, il più invidiato e il meno letto di tutti i moderni scrittori di fantascienza di prim'ordine."

La storia di Campo Archimede è apparentemente semplice: il protagonista Louis Sacchetti (poeta, cattolico rinnegato e obiettore di coscienza) viene trasferito in una struttura segreta dell'esercito dove una non nominata organizzazione privata compie degli esperimenti sui prigionieri.

L'esperimento consiste nell'aumentare loro l'intelligenza contagiandoli con una variante della sifilide, la pallidina. Purtroppo la pallidina conduce a morte certa. Sacchetti viene contagiato, e ingaggia una battaglia filosofica con lo scienziato Skilliman.

Non vi spoiler il finale nel caso non abbiate già letto il libro.

È ricchissimo di citazioni, ho colto riferimenti a Thomas Mann, Dante, Tommaso d'Aquino, Dostoyevsky, Shakespeare, Rllke, Kafka e Wagner, anche se di sicuro altri mi sono fuggiti.

La pallidina, il suo uso e i suoi effetti ricordano quelli dell'LSD, sostanza per la quale c'era molto interesse negli anni '50 e '60. Mentre molti speravano che l'LSD avrebbe liberato la mente delle persone, Disch la metteva al centro di interessi militari e corporation. Solo negli anni '80 con lo svelamento dei documenti relativi al progetto MK Ultra abbiamo scoperto che dopotutto Disch aveva ragione.

Ci sono moltissimi riferimenti all'alchimia. Uno dei prigionieri "superintelligenti" riesce a convincere l'esercito di aver scoperto l'immortalità alchemica. I generali e gli scienziati ci cascano come peri – e ne subiscono le conseguenze. Questo ci collega all'altro tema della storia, il Faust, nelle sue varie incarnazioni (quelli di Goethe, di Manne e di Valéry). Perché (come ha fatto notare Samuel Delany commentando il romanzo) chi cerca di essere un Archimede (ovvero avere il colpo di genio) rischia di diventare un Faust, ovvero di pagare un grosso prezzo. Qua il prezzo lo pagano i prigionieri con la loro vita, ma anche gli scienziati che supponevano di poter controllare il genio che scatenavano.

E la pallidina si scatena nel mondo, grazie alla dottoressa Busk che lo diffonde... beh essendo una malattia venerea potete immaginare come.

Stars in my pocket like grains of sand

Stars in my pocket like grains of sand
è un romanzo del 1984 di Samuel Delany. È un romanzo densissimo di idee e concetti, quasi la summa dell’opera dell’autore fino a quel momento.

È un romanzo di contrasti tra famigliare e alieno, singolare e molteplice, identità e diversità, informazione e conoscenza, il mondo e il globale. È un romanzo che richiede una comprensione “multiplex” come Delany l’ha concepita nel suo romanzo Empire Star.

Andiamo con ordine, dal generale al particolare, rimanendo coscienti che taglierò fuori molte cose.

Ci sono 6000 e più mondi abitati dagli esseri umani; ogni mondo contiene numerose culture con le rispettive lingue e punti di vista.

A whole world, that’s a big place.

A tenere insieme questi mondi è il web, un’organizzazione che raccoglie e gestisce le informazioni. Lo strumento più potente del web è il GI, General Information, una specie di wikipedia che permette di scaricare qualsiasi informazione direttamente nella propria mente. È il vero collante di una galassia umana in continuo rischio di finire disgregata dalle differenze culturali; è l’interfaccia con la quale gli umani entrano in contatto gli uni con gli altri.

Il web non è perfetto. Riesce a dare rispose approssimate a molte domande difficili (“quanti esseri umani ci sono nella galassia?”) e molto spesso le sue informazioni sono obsolete o ambigue. Molti dicono che con questo romanzo Delany abbia anticipato il World Wide Web.

“People tell me I’m the guy who invented the internet. A book of mine called Stars in My Pocket Like Grains of Sand, every once in a while somebody says that’s the book that invented the internet. I don’t know. I wasn’t trying to. I was just writing about something. Whether it’s at all true or whether it’s just hyperbole that ... Never believe your own hype. That’s the way to really screw yourself over.” (da un’intervista)

Non solo non è perfetto, ma ci sono delle informazioni che non potrebbe mai fornire. A un certo punto Marq chiede a Korga che piatti le piacciano, e scopre che il suo compagno è stato educato dal web sulla cucina locale – ma solo relativamente ai nomi delle pietanze, ingredienti e preparazione, non ha idea del sapore dei cibi. Al che Marq replica: “ma il sapore è l’unica cosa che conta”.

Il linguaggio parlato dai mondi del web è l’arachnia, la cui peculiarità è di usare il genere grammaticale femminile per qualsiasi persona. Nell’arachnia sono tutte donne. Il “lui” si usa esclusivamente per una persona (maschio o femmina) che sia oggetto del proprio desiderio erotico. È una cosa che può disorientare in quanto non è chiaro mai se un personaggio sia uomo o donna, e spesso si devono raccogliere indizi spazi per sapere non solo il genere ma addirittura la specie di appartenenza. Gli esseri umani infatti convivono e si accoppiano senza problemi con numerose specie aliene, e non stiamo parlando delle belle aliene di Star Trek: parliamo di alieni non umanoidi – cosa che come possiamo intuire non ha mai fermato nessuno dal fare sesso.

In Arachnia as it is spoken on Nepiy, ‘she’ is the pronoun for all sentient individuals of whatever species who have achieved the legal status of ‘woman’. The ancient, dimorphic form ‘he’, once used exclusively for the genderal indication of males (cf. the archaic term man, pl. men), for more than a hundred-twenty years now, has been reserved for the general sexual object of ‘she’, during the period of excitation, regardless of the gender of the woman speaking or the gender of the woman referred to.

L’idea di una cultura dove non ci siano differenze di genere è venuta a Delany quando alloggiava in un hotel frequentato dai pazienti transessuali di un vicino ospedale. Mentre i primi giorni si chiedeva di che genere fossero le persone che incontrava in ascensore, dopo un po’ smise di interessarsi alla differenza, giungendo alla conclusione che il distinguere uomo/donna, maschio/femmina è relativo al contesto e all’abitudine. Tanto per fare un esempio, sul pianeta natale di Rat Korga la distinzione importante è tra persone alte e persone basse, ed è socialmente inaccettabile e considerata un perversione il sesso tra persone di altezza molto diversa.

Il viaggio tra i mondi è riservato a poche persone, “diplomatici industriali”, che hanno l’incarico di tenere in piedi le reti commerciali tra i mondi, permettendo lo scambio di materiali e tecnologie. Questi diplomatici industriali sono abituati a viaggiare tra mondi con culture e usanze molto diverse tra loro, ma sono sottoposti a un continuo “shock culturale”, data l’impossibilità di prevedere quale aspetto della cultura che visitano risulterà per loro “strano”.

During my first three years as an ID, I thought my job1 was not to be surprised at the universe’s human variety. Later I realized that it was not to be surprised that nonstop surprises would henceforth be my life

La “galassia umana” di Delany non è mai governata da un singolo imperatore, o da una singola cultura. Le culture sono sempre contestate, frammentate e confuse.

Sebbene le culture siano molteplici, ci sono due tendenze ideologiche dominanti, la Family e il Sygn.

La Family propugna una società basata su antichi standard umani, quali quello della famiglia basata su genitori e figli. E mettiamo subito in chiaro: non si tratta della visione padre-madre-figlio tradizionale terrestre del presente, visto che qualsiasi genere (e sesso) può prendere uno dei tre ruoli, e qualunque parte dei tre può essere assente. L’importante è che questi ruoli ci siano e diano significato alla famiglia e alla società.

Il Sygn invece è più anarchico, non vuole imporre nessun tipo di ordine o struttura alla società umana, la famiglia per loro è un concetto estremamente fluido.

Sono grosso modo l’applicazione su scala interstellare dei due approcci, quello dello Storicismo e quello Post-Strutturalista.

Uno dei punti di contrasto tra Family e Sygn è quello sulla natura della storia. L’ideologia della Family è basata su un’immagine del passato che deve essere ricostruita ovunque vi siano essere umani; la storia di un pianeta (la Terra) deve essere la stessa di tutti gli altri pianeti. Le sue unità di misura del mondo fisico sono le stesse adoperate ora sulla Terra.

Per il Sygn “history is what is outside, in both time and space, the current moment of home. And without history, there is no home. A second tenet: when you go to a new world, all you can take of your home is its history.” Per il Sygn nessuna ideologia può avere un ruolo centrale perché non esiste un luogo centrale dal quale governare.

Ci sono altri due elementi che arricchiscono questa galassia futura. Il primo sono i misteriosi alieni Xlv, con i quali l’umanità non riesce ad avere alcun genere di contatto e comunicazione. Il secondo è la “Cultural Fugue” che colpisce alcuni mondi, causandone la fine. Forse la Fuga Culturale è causata dalla disparità di punti di vista interni al mondo stesso, forse è un attacco da parte degli Xlv.

Marq Dyeth, uno dei due protagonisti, è un industriale diplomatico del pianeta Velm. Su Velm gli esseri umani convivono (e hanno relazioni amorose e sessuali) con gli alieni evelmi, che sono delle lucertole con sei zampe, tre sessi e molte bocche.

Marq appartiene alla famiglia Dyeth, anzi al flusso (stream) Dyeth, una successione di umani e evelmi cresciuti assieme a ondate generazionali successive, dove nessun individuo ha un tipo di relazione “genetica” con alcun altro. Una via di mezzo tra una famiglia adottiva e una comune hippie, per intenderci. I Dyeth discendono da Gylda Dyeth, sicaria della dittatrice Vondramach Okk, che quando si ritirò dal servizio attivo ricevette in dono il palazzo di Dyethshome nella città di Mogror su Velm.

Dyeth è un sostituto dell’autore, che più volte nelle sue biografie ha raccontato il suo spaesamento spostandosi da Harlem dove viveva alla scuola a maggioranza di bianchi vicino Park Avenue.

L’altro personaggio principale è Rat Korga, del pianeta Rhyonon. All’età di diciannove anni Korga si è sottoposto alla RAT, Radical Ansiety Termination, che gli ha tolto la coscienza e la volontà rendendolo uno schiavo.

‘Of course,’ they told him in all honesty, ‘you will be a slave.’

Passa venti anni a fare i lavori più sporchi e degradanti del pianeta.

Un giorno il pianeta Rhyonon viene distrutto (forse una Fuga Culturale, forse un attacco degli Xlv, forse qualcos’altro ancora) e Rat Korga è l’unico superstite tra miliardi di persone. Viene salvato dal web, che ricostruisce le parti danneggiate del suo corpo e gli dona nuovi occhi. Per “ripristinare” la mente di Korga manomessa dalla RAT gli vengono fatti indossare degli anelli, proprietà della dittatrice Vondramach Okk, che contengono connessioni aggiuntive. Korga ora è un essere umano funzionante, ma senza un mondo e una cultura. La sua rinascita ricorda la creazione di Frankenstein, per il modo con cui spaventa i tecnici del web che lo hanno riportato in vita.

You have taken away my world . . . . What have you given me? . . . What have you taken away? . . . I had a world. . . . What world will you give me?

Il web (da intendersi sempre come organizzazione) non sa cosa farne del potenziale di questo essere. Scopre che la sua anima gemella è proprio Marq Dyeth. Sono fatti l’uno per l’altro, ognuno soddisfa i bisogni sentimentali ed erotici dell’altro. Il web decide di farli incontrare, sperando così di controllare il potenziale del superstite, o forse incanalarlo in una direzione particolare.

Tenete presente che qua siamo appena poco oltre l’introduzione.

Rat Korga arriva su Velm e conosce Marq Dyeth. I due passano assieme un paio di giorni, molto densi di avvenimenti, di prosa e di idee. Al termine di questi due giorni tutta la popolazione di Morgre vuole conoscere Rat Korga, è diventato fetish e feticcio di un intero pianeta. Anche gli Xlv sembrano essere interessati al pianeta, visto che lo circondano con le loro astronavi.

Il web decide di portare via Korga e separare i due amanti.

Nonostante siano dei “match” perfetti, le strutture politiche e sociali al potere riescono a separare la coppia.

Il romanzo è un continuo spiazzamento, obbliga il lettore a rivedere le proprie convenzioni e credenze sui rapporti sociali, famigliari e personali. Delany scrive fantascienza PER disorientare il lettore, per catturarlo tra visioni mutuamente esclusive del mondo. È sostanzialmente il motivo per il quale scrive fantascienza – la fantascienza è un linguaggio che permette la traduzione tra mondi alternativi. Per Delany è lo specifico dominio della fantascienza obbligare a considerazioni su possibilità fisiche che il lettore potrebbe non riconoscere come possibili.

Il romanzo si conclude con un lungo monologo di Marq dove, parlando del mattino e dell’alba viste sui vari mondi visitati, traspare la sofferenza per la perdita del suo amore.

To arrive on a world at dawn, despite GI’s preliminary scatter of information, is to read the whole roster of signs you are used to for morning over the expanse of what you see, and at the same time see those meanings start to transpare as one begins to see the possibilities—a world of possibilities clear behind them

Il romanzo non risponde a troppe domande: cosa vogliono gli Xlv? Cos’è una Fuga Culturale e perché succede? Perché Rat Korga è diventato pericoloso per Velm? Delany aveva in programma di scrivere un seguito, The Splendor and Misery of Bodies, of Cities, ma abbandonò l’idea con l’avvento dell’AIDS, che distrusse e uccise molti dei suoi circoli di conoscenze ai quali si era ispirato per creare il mondo di Velm.

Perché alla fine, come dichiarato dall’autore:

"Stars" was conceived as an SF celebration of the gay world I knew, translated into space-opera terms in a story that I hoped all could read and relate to.

venerdì 3 marzo 2023

Nightwatch over Windscar: un LitRPG interminabile

Nightwatch over Windscar di K. Eason è il secondo romanzo di una duologia (The Weep) spin off di un’altra duologia (The Thorne Chronicles) della stessa autrice.

Non ho letto gli altri libri e mi sono ficcato in questo libro senza capire niente del contesto nel quale è ambientato.

È un mix di fantascienza e fantasy dove non ho capito bene dove finisce la prima e comincia la seconda. Ci sono armature potenziate da nanotecnologia, ma i protagonisti lanciano incantesimi (“hex”) e usano l’alchimia. Appartengono a varie specie che non ho capito se sono aliene di altri pianeti o razze nel senso fantasy del termine. I luoghi citati non ho capito se sono terre distanti o altri pianeti o altre galassie.


Non che sia un problema, non sono così intransigente nella separazione tra fantascienza e fantasy (anzi trovo la cosa molto affascinante) ma qualcosa avrei voluto che fosse spiegato meglio.

Ma almeno era scritto bene? Neanche questo.

L’autrice usa una pagina per esprimere quello che un autore qualsiasi avrebbe espresso in un paragrafo e un bravo autore in una riga. Ogni concetto, azione, pensiero è ripetuto almeno due volte (spesso tre o quattro), i dialoghi vanno avanti senza fine e le descrizioni dei combattimenti sono troppo minuziose, riportando non solo quello che pensa il personaggio POV, ma anche quello che lui pensa gli altri pensino (per poi fare la stessa cosa con ogni personaggio) momento per momento, con valutazioni di ogni gesto e ogni possibilità che si presenta durante la battaglia.

La storia è pesantemente ispirata agli RPG. La protagonista e la sua squadra devono esplorare un antico dungeon alieno (?) con trappole magiche e hightech; il romanzo va avanti letteralmente metro per metro (siamo più o meno a due o tre metri di avanzamento per ogni capitolo, in media).

Gli altri volumi hanno avuto un discreto successo, non so se erano scritti con lo stesso stile (che mi dicono essere quello tipico delle light novella giapponesi, anche nei temi, che magari a sto punto non sono io in grado di apprezzare) o se l’autrice ha sbiellato solo con quest’ultimo.

giovedì 16 febbraio 2023

Prador Moon: granchi alieni giganti carnivori

Dopo un impegnativo Delany (Stars in my pocket like grains of sand) mi sono scelto qualcosa di più leggero: Prador Moon di Neal Asher.

L'autore me lo ero segnato perché da suoi racconti erano stati tratti tre episodi di Love, Death & Robots che mi erano piaciuti: "Snow in the Desert", "Bad Travelling" e "Mason's Rats".

Prador Moon appartiene al ciclo della Polity, che l'autore sta portando avanti da circa venti anni.

Racconta il primo contatto degli esseri umani (riuniti sotto una Polity governata dalle IA) con gli alieni Prador. Primo contatto che finisce malissimo, visto che i Prador sono granchi giganti carnivori estremamente goloso di carne umana.

I protagonisti sono Jebel Krong, marine dello spazio al quale i Prador hanno ucciso la fidanzata, e Moria Salem, donna con un impianto cibernetico illegale che le permette di eseguire calcoli difficilissimi e che si rivela essere determinante per sconfiggere la prima ondata di Prador.

Sono 250 pagine di combattimenti con ogni tipo di arma e in ogni tipo di ambiente: stazioni spaziali, foreste, battaglie tra astronavi etc...

Concordo con la frase scritta sulla wikipedia italiana: "È difficile stabilire con precisione a quale sottogenere della fantascienza appartengano le sue opere perché, nonostante i suoi lavori siano molto spesso di portata epica come avviene solitamente nella space opera, il suo stile e i suoi toni aggressivi assomigliano al cyberpunk."

"Toni aggressivi" è un eufemismo vista la macelleria che gli alieni fanno di esseri umani.

I Prador sono uno spasso. Sono semplicemente cattivi e ogni volta che pensavo avessero toccato il fondo con le loro crudeltà Asher si inventava qualche altro orrore per farmeli odiare ancora di più.

I Prador capitani sono capaci di divorare i loro stessi figli qualora questi li deludano, fanno esperimenti allucinanti sugli esseri umani e puntano al genocidio della specie umana – non per qualche motivazione politica o ideologica, ma solo perché hanno fame.

Non mi risulta che alcun romanzo di Neal Asher sia mai stato tradotto in italiano.


lunedì 19 dicembre 2022

On Basilisk Station



On Basilisk Station è il primo romanzo del così detto Honorverse, fortunata serie di romanzi dell’autore americano David Weber che comprende circa 14 titoli della serie principale e numerosissimi spinoff.

Di tutta la saga solo un racconto, Ms. Midshipwoman Harrington, è stato tradotto in italiano.
Dopo aver fatto passare per idiota un ammiraglio, la Comandante Honor Harrington viene assegnata con la sua nave HMS Fearless alla Stazione Basilisco, un luogo dove sono mandati tutti gli ufficiali caduti in disgrazia.
Il suo nuovo equipaggio la odia per l’incarico ricevuto.
Gli alieni abitanti del pianeta hanno una civiltà all’età del bronzo e fumano droghe che li trasformano in pazzi omicidi.
La principale industria locale è il contrabbando e i cartelli mercantili vogliono la sua testa.
La nazione avversaria di Haven sembra tramare qualcosa.
E per affrontare tutto questo Honor Harrington ha un solo incrociatore leggero ultracentenario con un armamento che non funziona.
Quando la situazione precipita e la Repubblica di Haven fa la sua mossa per conquistare il sistema, Honor si rimbocca le maniche e reagisce TOSTA.
(ho tradotto molti liberamente dalla quarta di copertina).

Nell’Honorverse le astronavi si comportano come velieri del 1800 – BUT IN SPACE! L’autore si è ispirato ai romanzi di Horatio Hornblower di C. S. Forester, prendendo spunti anche da personaggi reali quali Thomas Cochrane e l’Ammiraglio Nelson.

È un romanzo di poco più di 400 pagine in cui avviene una singola battaglia nave, ma che da sola merita l’intero prezzo del biglietto. Weber si prende tutto il tempo (e le pagine) che gli serve per farci conoscere i personaggi, dalla protagonista e il suo gatto alieno Nimitz, il suo equipaggio, fino agli ammiragli e ai politi nei ministeri delle due nazioni coinvolte. Tutto converge in una corsa pazzesca a colpi di cannonate spaziali per intercettare un vascello nemico, a costo di enormi sacrifici.

Dopo questo primo romanzo la serie è andata avanti. In teoria la protagonista sarebbe dovuta morire nel quinto volume, ma Weber ha fatto una serie di scelte molto discutibili e ha continuato imperterrito con romanzi sempre più lunghi nei quali succede sempre di meno, e allargando l’Honorverse con saghe e spinoff lasciati ad altri autori.

Ho trovato poi assolutamente ridicolo come i cattivi di questo romanzi, la Repubblica di Haven, avessero come difetto principale l’avere un sistema di welfare (sul serio), che come tutti sanno porta inevitabilmente una nazione a diventare una oligarchia imperialista. Che sarebbe un punto di vista molto americano, solo che i “buoni” dell’Honorverse appartengono al Regno di Maticora, governato da dei nobili che per noblesse obblige giocano a fare gli ammiragli della flotta.

Gli alieni poi sono trattati come mezzi idioti e il Regno si sente in dovere di colonizzarli in quanto “se non lo fanno loro lo farebbe qualcun altro” con un atteggiamento talmente imperialista e colonialista che sarebbe comico se l’autore non sembrasse crederci veramente.

mercoledì 16 novembre 2022

The Employees: A workplace novel of the 22nd century

The Employees: A workplace novel of the 22nd century è un romanzo breve di Olga Ravn che presto verrà pubblicato in italiano da Saggiatore.

Il libro si presenta come una serie di dichiarazioni rilasciate da un non meglio precisato gruppo di dipendenti di un non meglio precisato posto di lavoro. Nel corso della lettura ci si rende conte che ci sono dipendenti umani (nati e mortali) e umanoidi (artificiali e immortali), e che l’ambiente di lavoro è un’astronave, la Six Thousand Ship.

Scopo del datore di lavoro è scoprire l’effetto che un certo numero di “oggetti” hanno sui dipendenti. Gli oggetti sembrano essere stati prelevati da un pianeta visitato; gli umani e gli umanoidi vi si affezionano fino a pregiudicare l’efficienza del loro lavoro.

La storia è tutto sommato convenzionale, quasi banale, ma raccontata in maniera obliqua, quasi a dover cercare tutti gli indizi per capire cosa stia succedendo, ma in fondo è più importante farsi prendere dal flusso di coscienza e dalla poesia del testo che cercare razionalizzazioni.

Il libro è nato da una serie di oggetti che apparivano in una mostra dell’artista Lea Guldditte Hestelund. L’artista chiese a Olga Ravn di commentare con dei testi gli oggetti e l’autrice pensò a reperti alieni raccolti su un altro pianeta.

Personalmente mi ha ricordato il film Aniara del 2018 con le sue ambientazioni dal freddo design “nordico” (il film è ambientato su un’astronave ma è stato girato in un centro commerciale svedese) e i Tropismes di Nathalie Sarraute. In biologia i Tropismi sono movimenti e crescite spontanee degli organismi in risposta a stimoli ambientali esterni, che è un po’ quello che Ravn va a studiare quando mette umani e umanoidi a contatto con gli Oggetti, finendo per parlare di cosa ci rende umani, e prendere in giro aziendalismo, capitalismo e transumanesimo.

martedì 11 ottobre 2022

La Battaglia dei Maghi Linguisti

Battle of the Linguist Mages di Scotto Moore.

Isobel è la top player di un gioco immaginario, un MMORPG a tema musicale chiamato Sparkle Dungeon. Il gioco in VR richiede la recitazione di formule magiche complicate, Isobel è talmente brava che viene assunta dagli sviluppatori per portare avanti il loro piano segreto: addestrare esseri umani nell’uso di formule magiche vere. E usarli per salvare (o conquistare?) il mondo.

Si scopre infatti che i segni di punteggiatura sono alieni in fuga dalla logosfera (già qua potete fare una pausa per contemplare il concetto), che risiedono come memi nel cervello umano e, tramite appositi comandi vocali (detti “power morphemes”) eseguono una serie di ordini che vanno dall'influenzare la mente degli altri a stordirli al teletrasporto, al viaggiare in altre dimensioni e… diventare Dio? Diventare Dio.

Eccessivo, scoppiettante, senza un attimo di respiro… anche se alla lunga troppi effetti speciali diventano stuccosi e un po’ si sente la fatica.

Scotto Moore mette qua dentro tante di quelle idee che il romanzo sembra esplodere: corporation corrotte, sette religiose da lavaggio del cervello, MMORPG e IA che diventano senzienti, viaggi in altre dimensioni… il tutto per raccontare una storia di potere e responsabilità con una protagonista fortemente sarcastica ma adorabile.

È un interessante tentativo (tra i molti) di portare meccaniche dei (video)giochi in una narrazione, penso faccia parte di quella corrente di “litRPG” che magari meno nota in Italia è comunque ben presente nel mercato anglosassone.