giovedì 12 marzo 2026

The Gone World

Io pensavo di aver letto di tutto e di più sui viaggi nel tempo, e invece è saltato fuori questo romanzo (del 2017) The Gone World, di Tom Sweterlitsch, che mi ha sorpreso e inquietato.

Si trova al centro di un diagramma di Venn su Viaggi nel Tempo, Police Procedural e Orrori lovecraftiani.

Andiamo con ordine.

In The Gone World si viaggia nel tempo e nello spazio a bordo di astronavi spaziali. Si può visitare solo il futuro, e il futuro che si visita è solo uno dei tanti possibili. Ogni volta si finisce in un futuro diverso, che scompare dallo spazio tempo quando il viaggiatore ritorna nel presente (detto Terra Firma). Astronavi della Marina degli Stati Uniti viaggiano in futuri più o meno remoti e fino alle stelle più lontane.

La protagonista Shannon Moss lavora per l'NCIS a deve risolvere casi di omicidio riguardanti marinai delle navi temporali. Viene chiamata a investigare su un omicidio multiplo. Moglie e figli di un viaggiatore del tempo sono stati massacrati e l'uomo, il principale indiziato, è scomparso. Moss viaggia una decina di anni nel futuro per reperire quante più informazioni possibili. È una pratica comune dell'NCIS in quanto si suppone che nel futuro molti casi siano stati risolti e molte piste "fredde" possono tornare a fornire informazioni utili. È un viaggio lungo mesi lungo le linee spaziotemporali e non privo di pericoli, in quanto le persone del futuro, se si rendono conto di vivere una linea del tempo temporanea sarebbero capaci di fare di tutto per impedire alla protagonista di ritornare nella terra firma.

Come se non bastassero i guai, nel lontano futuro un virus quantico attacca la realtà avvicinandosi sempre più al presente. Cosa lega Moss, i delitti e il virus del futuro?

È una storia sul Destino, il libero arbitrio e la soggettività dell'esistenza.

Ovviamente non è mai stato tradotto in italiano.

lunedì 9 marzo 2026

Orlanda Furiosa finalista al Premio Odissea

La mia Orlanda Furiosa, la versione fantascientifica, post-connettivista, technoqueer dell'opera di Ariosto, è arrivata finalista al Premio Odissea!

Seconda finale raggiunta, dopo quella al Premio Kipple nel 2024.

Dentro questo romanzo ci ho messo: Ariosto (ma dai!), Samuel Delany, Tanith Lee, Gene Wolfe, N.K. Jemisin, M. John Harrison e C. J. Cherryh, i fumetti della Valiant, i miei viaggi in giro per il mondo, le Metamorfosi di Ovidio, antiche catabasi, Dante, DooM, Donna Haraway, i quadri di Eleanor Fini e quelli di Max Ernst, e infinite altre suggestioni inconsce.

Ringrazio la Giuria e anche chi mi ha dato in passato degli ottimi spunti per migliorare il testo: Giorgio Smojver Simonetta Olivo Damiano Lotto Roberto Furlani Roberto Maestri e Fabio Aloisio (scusate se ho dimenticato qualcuno).

sabato 31 gennaio 2026

lunedì 19 gennaio 2026

Lo Stretto di Messina di Delany

The Straits of Messina è una raccolta di saggi scritti da Samuel Delany con oggetto i suoi stessi romamzi.

Si intitola Stretto di Messina perché per Delany quando un autore scrive o parla dei suoi scritti rischia sempre di finire o vittime della Scilla dell’arrogante presunzione o della Cariddi dell’infantile autoironia.

Però, continua Delany, lo scrittore ama quando parlano di lui, e quindi viene qui rispolverato uno degli alter ego di Chip, la critica e studiosa K. Leslie Steiner: "Wouldn’t it be nice to have someone say all the fine and brilliant things about my work I so desperately would like to hear…?"

La raccolta è uscita nel 1989 e raccoglie testi scritti dal 1973 al 1986.



The Scorpion Garden (1973)

È un’introduzione scritta per il romanzo Hogg, mai utilizzata in quanto il romanzo all’epoca non era ancora stato pubblicato. Del romanzo ho scritto sul mio blog. Qui Delany, partendo dalla pornografia, scrive sulla condizione della donna nel patriarcato e sulla loro rappresentazione in letteratura. Ammettendo anche la sua difficoltà a rappresentare correttamente le donne:

“I am distressed when, writing a novel in which I am consciously struggling to deploy men and women characters among the incidents of my tale in some way that violates this moral template, I discover the development of what I first thought some innocent piece of stage business or décor suddenly demands the situation resolve completely faithful to this sexual determinism”


"The Scorpion Garden" Revisited: A Note on the Anti-Pornography of Samuel R. Delany, by K. Leslie Steiner (1973)

Un saggio su Hogg, e sul tipo di pornografia che esso rappresenta, anche se viene proposto qui la definizione di anti-pornografia, che sta alla pornografia come l’anti-romanzo sta al romanzo. In Hogg gli uomini sono quasi tutti mostri:

“Delany feels the presentation of any female monstrousness without a firm, fictional appeal to the sociological, economic, and psychological indignities women are forced to endure (as a political class) on every front from men, is, at this point in history, merely a politically egregious cliché. I suspect he feels, further, that since the monstrousness with which men treat women, in all walks, so outweighs those times when women are brutalized into behaving monstrously in return, that to harp on a particular monstrousness from a woman before the monstrous-ness of men is fully explored and revealed for what it is, is to render the fiction, at this particular moment, somewhat irrelevant.

Of Sex, Objects, Signs, Systems, Sales, SF, and Other Things (1975) e Some Remarks Toward a Reading of Dhalgren, by K. Leslie Steiner (1975)

Diverse considerazioni su Dhalgren con alcuni spunti interpretativi. Di Dhalgren non ho ancora scritto niente in questi miei studi su Delany, me lo lascio per ultimo come ciliegina sulla torta.


Trouble on Triton, by K. Leslie Steiner (1976)

Una recensione di Trouble on Triton.


Ruins/Foundations; or: The Fall of the Towers Twenty Years After (1981-1985)

Scritto biografico sulla vita di Delany durante la scrittura della trilogia delle Torri: il matrimonio con la poetessa Marilyn Hacker, l’incontro con il celebre poeta Auden, la sua malattina mentale e il ricovero in Ospedale psichiatrico, le sue relazioni con altri uomini. Una versione più breve di questo testo è apparsa in The Motion of Light in Water.


The Early Delany (1981)

La risposta a un panel intitolato appunto “The Early Delany”, tenuto nel 1981 a Madison, Wisconsin. Ricordando la violenza che simili divisioni (Early, Late etc…) sono rispetto alla produzione di un autore (sopratutto se fatte da critici letterari), Delany conclude che:

“The “early Delany” begins with a fiction by a nineteen-year-old who, while he loved science fiction, was certainly not (at least when he began it) planning to write it for more than one book. It ends with another by a twenty-five-year-old who, having written eight more of the things, had more or less decided he didn’t want to write any more fiction of any sort— and didn’t, for about a year.”

Tales of Nevèrÿon, by K. Leslie Steiner (1982)

Una corrosiva recensione di Tales of Nevèrÿon.


Return... by K. Leslie Steiner (1986)

La prefazione di The Bridge of Lost Desire.

martedì 6 gennaio 2026

Il futuro in agguato


Il futuro in agguato

di AA.VV. a cura di Fabio Calabrese

Libro stampato, edizione illustrata, 136 pagine, dimensione 15,2 x 22,9 cm, rilegatura termica, Illustrazioni di Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri.

Edizioni Scudo:

https://innovari.wixsite.com/edizioniscudo

Amazon:

https://www.amazon.it/-/en/dp/B0GC7K5M66

Dopo la scomparsa dell’amatissimo Giovanni Mongini, Fabio Calabrese è uscito dai territori del fantasy e dell’horror per spingersi in quelli della fantascienza e questa è la seconda antologia che cura in merito, radunando i volenterosi che sono nel suo mirino.

Questa volta inizia dal presupposto che questa letteratura si sviluppi secondo due assi concettuali, il tempo e lo spazio, cioè, il futuro che ci attende – o ci minaccia – e l’esplorazione spaziale. Qui troverete entrambi ma sarà dato più risalto proprio all’idea che il futuro è già gravido di conseguenze potenziali che sono lì già bell’e pronte per prenderci di sorpresa se non ci siamo adeguatamente preparati.

Oltre al curatore, ad avvertirci del pericolo sono: Donato Altomare, Samuele Baricchi, Lorenzo Davia, Roberto Furlani, Franca Marsala, Carlo Menzinger Di Preussenthal, Paolo Ninzatti, Pierfrancesco Prosperi, Davide Stokovaz.

Da menzionare il fatto che l’antologia si apre con una chicca di un certo Hector Schmitz, meglio noto come Italo Svevo.


Sono presente in questa antologia con due racconti, "Il Disco Volante Istriano" e "La Verità del Geranio".

Dall'introduzione di Fabio Calabrese:

"Se avete letto l’antologia di fantasy Arcane visioni e misteriosi poteri, avete avuto modo di apprezzare il piglio ironico di Lorenzo Davia. Qui lo ritroviamo nel Disco volante

istriano che prende di mira il non rimpianto dittatore jugoslavo Josiph Broz Tito, che di certo non ha lasciato un buon ricordo nei triestini e negli italiani del confine orientale.

In La verità del geranio, invece, non c’è nulla di ironico, è un amaro, amarissimo apologo."

giovedì 18 dicembre 2025

Red Spider, White Web

Red Spider, White Web è un romanzo cyberpunk del 1991 considerato tra i fondamentali del genere ma che per qualche strano motivo non è mai stato tradotto in italiano.

Ma forse una ragione c’è: non è un romanzo facile, e ormai il cyberpunk ha preso un’altra strada, tanto che al giorno d’oggi pochi riconoscerebbero RSWW come appartenente a tale genere.

L’autrice è Misha Nogha Chocholak, statunitense di origini Cree, personaggio ecclettico in quanto musicista, scrittrice, poetessa, editor e musicista.

Famose sono rimaste le sue recensioni sulla rivista New Pathways, dove distruggeva materialmente i libri che non le piacevano: nel caso più famoso ha fatto sbranare un libro da un lupo, con tanto di foto pubblicata sulla rivista.

Misha viene associata a scrittrici quali Pat Cadigan, Laura J. Mixon, Lisa Mason e Sue Thomas, definite “feminist oriented cyborg writers”; è anche una rappresentante degli “ Indigenous futurisms” e inserita tra le 50 personalità chiave del cyberpunk (nell’omonimo libro a cura di Anna McFarlane, Graham J. Murphy e Lars Schmeink).

Red Spider White Web è stato pubblicato nel 1990 da Morrigan Publications in Inghilterra e nel 1999 da Wordcraft of Oregon negli Stati Uniti: sono le due uniche edizioni esistenti del libro. Nel 1991 il romanzo ha vinto il ReaderCon Novel Award ed è arrivato finalista all’Arthur C. Clarke Award.

Il romanzo immagina una città americana del futuro occupata dal Giappone. Questa città senza nome è divisa in tre parti:
  • Mickey-san, protetta da cupole, gestita da una megacorp che richiama la Disney.
  • Dogtown, dove la classe lavoratrice vive e lavora nelle fabbriche.
  • Ded Tek: un vasto complesso industriale abbandonato, tossico, ma abitato da gang, culti e comunità di artisti.
La protagonista è Kumo, artista meticcia e mutata, ibridata geneticamente con un ghiottone; creatura difficile da catalogare in quanto contiene diversi elementi contradditori, tra voglia di comunità e di solitudine, arte e sopravvivenza, a cavallo tra diversi mondi (non è bianca, non è giapponese, non è del tutto umana).

Kumo crea illusioni olografiche che vende al Mercato, una zona di contatto tra il Ded Tek e il resto della città. La vita di Kumo è durissima. Il primo capitolo del romanzo mostra cosa succede dal suo risveglio a quando riesce a fare colazione, evitando bande di cannibali, stupratori, serial killer e zone tossiche.

Nonostante tutto Kumo vuole restare nel Ded Tek, perché è l’unico luogo dove può creare ancora Arte in maniera libera. I suoi amici/rivali/colleghi/concorrenti artisti vengono pian piano “acquistati” da Mickey-san e danno via iniziativa e creatività per avere in cambio protezione dall’inquinamento e criminalità della città.

È una profonda riflessione su cosa significa fare arte in un mondo cyberpunk, un mondo di crisi economica e sociale e avidità corporate.

Red Spider, White Web è un romanzo complicato e di difficile lettura. Se, per esempio, avete trovato ostico il Neuromante, probabilmente non sopravvivrete a RSWW. È un romanzo dove lo sporco copre quasi ogni superficie e uno alla fine se lo sente appiccicato addosso. I protagonisti sono tutti ai margini della società, ma non siamo al livello di cowboy hacker che hanno comunque un certo potere nella Rete. Qua abbiamo artisti senza quattrini in un mondo andato alla deriva.

È un libro che ripaga una lettura attenta, in quanto denso di simboli e significati (già a partire dal titolo), e, come lo hanno definito, è quello che il cyberpunk sarebbe potuto essere, se avesse preso un’altra strada, più punk che cyber.