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lunedì 27 gennaio 2025

La Traditrice Baru Cormorant

Altro che guerriere, maghe o principesse, la protagonista di The Traitor Baru Cormorant di Seth Dickinson è una figura spesso trascurata nella letteratura fantasy, ovvero una contabile.

Baru Cormorant (questo il nome della protagonista) viene nominata Contabile Imperiale e mandata a controllare le finanze di Aurdwynn, una provincia colonizzata dalla Repubblica Imperiale (sic.) di Falcrest. Il suo vero compito è prevenire una secessione di Aurdwynn dall’Impero, e per farlo dovrà usare tutte le sue conoscenze fiscali e le più astute manovre finanziarie, evitando di farsi ammazzare dai nobili locali.

E questa è solo la prima metà del libro, perché Baru è un personaggio complicato e con i suoi scopi.

Baru è infatti nata sull’isola di Taranoki, che è stata colonizzata dall’Impero distruggendone la cultura locale. La capitale Falcrest è spaventata dal ciclo della storia, che vede imperi nascere e morire. Per evitare la propria dissoluzione l’Impero applica in modo sistematico la scienza Incrastica e i suoi principi di eugenetica e igiene sociale (ovviamente eteronormativa) e determinismo razziale.

Uno dei due padri di Baru è stato fatto sparire dall’Impero e lei vuole vendetta: vuole distruggere l’Impero, ma per poterlo fare deve avere Potere, e l’unico modo per averlo è fare carriera all’interno dell’Impero stesso. Mandata ad Aurdwynn, deve allo stesso tempo sopprimere una possibile rivolta (per far vedere ai suoi superiori che è affidabile) e iniziarne un’altra (per indebolire l’Impero).

The Traitor Baru Cormorant è il primo libro di una quadrilogia (l’ultimo volume mi pare debba ancora uscire) ed è una ragionata e profonda riflessione sul Potere e sulle Narrazioni che inquadrano e imprigionano i personaggi – e cosa sono disposti a diventare per liberarsene.

giovedì 28 luglio 2022

Neveryóna Or: The Tale of Signs and Cities

Neveryóna è il secondo volume del ciclo Return to Nevèrÿon di Samuel Delany. È un romanzo del 1983, e costituisce un'unica storia, al contrario del primo volume (Tales of Nevèrÿon) che era una raccolta di racconti e del quale ho scritto in passato.


Il titolo completo è “NEVERYÓNA Or: The Tale of Signs and Cities”, portando avanti la tradizione di intitolare ogni storia del ciclo con un “Tale of…”. I singoli capitoli del romanzo hanno invece titoli del tipo “Of Commerce, Capital, Myths, and Missions” o “Of Survival, Celebration, and Unlimited Semiosis” e iniziano con una citazione da autori quali Susan Sontag o R. Barthers.

Neveryóna segue le avventure di Pryn, ragazza quindicenne del villaggio di Ellemon che troviamo all'inizio del romanzo mentre cavalca un drago selvaggio. Tipico cliché del fantasy, che Delany smonta di qualsiasi carattere epico. I draghi di Nevèrÿon (2) sono deboli, una specie protetta per ordine dell'Imperatrice. Possono volare solo lanciandosi da posizione elevate. Pryn vola con una di queste creature, atterra in un luogo piano dal quale il drago non potrà più rialzarsi e, per una sorta di protesta, decide di abbandonare Ellemon e viaggiare verso sud. Visita la capitale Kolhari e altre regioni dell’Impero e fa la conoscenza con numerose culture e persone. L’ambientazione è la stessa del primo volume, una terra preistorica dove la civiltà sta appena nascendo (e invenzioni quale la scrittura o la birra sono vecchie solo di pochi decenni), e che potrebbe essere il Mediterraneo o l’Africa.

Dopo aver smontato il drago, Delany smonta il volume precedente. In Tales of Nevèrÿon avevamo lasciato Gorgik, Small Sarg, Raven e Norema uniti nella lotta contro la schiavitù. In Neveryóna Pryn incontra Norema, dalla quale veniamo a sapere che il gruppetto si è separato e ognuno è andato per la sua strada. Mentre di Gorgik e Small Sarg apprendiamo più avanti il destino, la potente e indipendente Raven non appare mai, anche se viene sempre cercata e inseguita da Pryn come esempio da seguire di indipendenza femminile.

Incontra Gorgik, nella figura di Liberatore dalla Schiavitù – anche se in effetti non lo vediamo liberare alcun schiavo (anzi ne ha uno tutto suo per il sesso). Gorgik le tiene una lezione su città e commercio e come stia avvenendo il passaggio dalla schiavitù delle catene a quella dei salari. Incontra poi Madame Keyne, imprenditrice di successo che dopo averle fatto una lezione su denaro e potere la manda a spiare Gorgik.

Infine è ospite del Duca Jue-Grutn della Penisola di Garth, che le tiene una lezione su mappe, numeri e arte.

Pryn apprende (e con tutte queste lezioni ci mancherebbe altro) come funziona la scrittura, i simboli e i segni, e quanto potenti possano essere.

In questo volume Delany ci fa vedere da numerosi punti di vista gli aspetti e l'evoluzione della produzione capitalista, un teatro dove ognuno degli attori in gioco cerca di coniugare desideri, sessualità e lavoro. Il mercato come lo vede Delany è inseparabile dalla sessualità. Il Mercato Vecchio di Kolhari è luogo di scambio di merci e di prestazioni sessuali (il Ponte dei Desideri Perduti); Madame Keyne, che già nel nome ricorda l'economista John Maynard Keynes e che rappresenta lo sviluppo del neoliberalismo, cerca di sostituire all'anarchico e sessualmente libero Mercato Vecchio il suo Mercato Nuovo, regolato e pianificato a tavolino.


Neveryóna è stata definita da Joshua Yu Burnett (1) Opera della Dimenticanza. A essere dimenticate sono quasi sempre le figure femminili. Di Raven nessuno sa più niente, e molti dubitano che sia mai esistita. Di Venn, protagonista di un racconto di Tales of Nevèrÿon, e delle sue invenzioni, nessuno si ricorda più, come nessuno si ricorda che è stata la zia di Pryn a inventare il telaio.

Non se la passano bene le donne di Neveryóna. In una delle scene più strazianti di tutto il romanzo Pryn, incinta, trova ospitalità presso il villaggio di Enoch, ma l'unico ruolo che i suoi abitanti sono capaci di concepire per lei è quello di prostituta. E non per "cattiveria", ma perché "she was a foreign girl about to have a baby, and they could think of no other place for her".

Restiamo ancora un momento a Enoch. Presso il villaggio sorge il "Ponte di Belham" e la "Roccia di Venn", e (come detto sopra) nessuno si ricorda chi siano Venn e Belham. Ma c'è di più: gli abitanti del villaggio fanno uno sforzo per dimenticare il Ponte e la Roccia, in quanto una generazione prima vi fu in quel luogo uno sciopero soffocato nel sangue.

When I was a boy they called in the soldiers, and they came marching across the bridge up there, to flush out the quarry workers who’d holed up in the hills – and they killed the leaders and carried their bodies, roped to long poles, back down across it, and we hung out watching from the bushes. Everybody thought they were going to put collars back on the rest of us like there used to be in my father’s father’s time.

Anche qui oppressione capitalista e questioni di genere convergono molto facilmente. Come in altre parti del romanzo. A Kolhari Pryn viene accolta nella villa di Madame Keyne, che vive in una specie di comune assieme ad altre due donne: la Selvaggia Ini, la sua sadica sicaria, e Jade, la segretaria della quale è innamorata. Madame Keyne è definita come "chatja nivu", che assume molte significati: colei che non preparata il cibo al marito, colei che non si concede all'uomo, lesbica. Ma in fondo resta un'imprenditrice.

Money that goes comes back to me. And, you must admit, it costs very little. whole system of enterprise... [and] you know where most little moneys comes from, don't you? It's melted down from used collars.

Samuel Delany ha definito Neveryóna come "il libro più incompreso che abbia mai scritto". Troppi recensori e lettori hanno approcciato la lettura come se fosse una raccolta di 13 racconti e non un romanzi di 13 capitoli. La cosa deve averlo fatto arrabbiare, perché poi scrisse un saggio, A Privileged Chronicity, contenuto di The American Shore, sulla teoria narrativa dietro i fix-up 334 di Disch e la Fondazione di Asimov.


Lo sword&sorcery, con i suoi personaggi, temi e ambientazioni, viene sfruttato da Delany come strumenti di indagine sulla nascita, e quindi sui confini e limiti, di quello che convenzionalmente viene definita come “civiltà”.



(1) nel suo Of Liberation, Lost Cities, Disappearing Feminists, Forgetting, and the Ascent of Ronald Reagan: Gender in Samuel R. Delany's Neveryóna.

(2) Nevèrÿon è il nome del regno, che deriva dal rione aristocratico di Neveryóna della capitale di Kolhari… che a sua volta deriverebbe dalla città di Neveryóna ormai coperta dalle acque, forse visibile dalla dimore del Duca, forse protetta da un drago, forse custode di un favoloso tesoro.

sabato 5 febbraio 2022

Tales of Nevèrÿon: se Umberto Eco avesse scritto Conan il Barbaro


Ritorno a Nevèrÿon è la serie fantasy/sword&sorcery (anche se l'etichetta non appare da nessuna parte sui volumi) scritta da Samuel Delany tra il 1979 e il 1987; è composta da 11 tra racconti e romanzi divisa in quattro volumi: Tales of Nevèrÿon, Neveryóna, or: The Tale of Signs and Cities, Flight from Nevèrÿon e Return to Nevèrÿon (pubblicato come Bridge of Lost Desire).

È ambientata in un lontano passato (migliaia e migliaia di anni fa) in una terra non meglio precisata che potrebbe essere la Mesopotamia, l'Asia, l'Africa o il Mediterraneo.

In Nevèrÿon c’è la schiavitù, il denaro è un’invenzione recente tanto che molti si chiedono se porterà più benefici o malanni, e le banconote non sono ancora state inventate. Nelle varie storie del ciclo seguiamo la vita di Gorgik il Liberatore nella sua campagna per terminare l’istituzione della schiavitù. La società di Nevèrÿon è dominata da persone dalla pelle nera o scura mentre le popolazioni con la pelle chiara sono definite come "barbare".

Il primo libro, Tales of Nevèrÿon, è composto da cinque racconti. Sono incluse una prefazione di K. Leslie Steiner e una postfazione di S. L. Kermit, entrambi pseudonimi di Delany, che danno il contesto (fittizio) della nascita dei racconti. K. Leslie Steiner tramite il calcolo modulare (già incontrato in Triton) avrebbe tradotto un antico testo, forse il primo mai messo per iscritto, il Codex Missolonghi, ispirando Delany a scrivere le storie.

Delany's stories are, among other things, a set of elaborate and ingenuous deconstructions of an Ur text called the Culhar, that ancient, fragmented, and incomplete narrative, with its barbarians, dragons, sunken cities, reeds and memory marks, twin-bladed warrior women, child ruler, one-eyed dreamer and mysterious rubber balls.

The Tale of Gorgik (finalista Premio Nebula nel 1979) racconta la vita di Gorgik, partendo da quando ragazzo, figlio di un commerciante di schiavi della città di Kolhari, diventa schiavo lui stesso dopo un colpo di stato. Finisce prima a lavorare in miniera e poi come giocatolo sessuale di Myrgot, spia del regno. Diventa infine come uomo libero e civilizzato.

La vita di Gorgik è ispirata a quella di Frederick Douglas, schiavo di colore diventato politico americano nel 1800. Delany aggiunge un'indagine sulla sessualità di questo schiavo omosessuale e costretto a fare il tomboy per una vecchia spia.


È un racconto sulla natura del potere, come esso si manifesta, o nasconde, e come influenza la vita delle persone.

Gorgik è il "barbaro come semiotico", tanto che un commentatore ha definito il ciclo di Nevèrÿon come "Conan il Barbaro scritto da Umberto Eco".

The social hierarchy and patterns of deference to be learned here were as complex as those had to be mastered–even by a foreman–on moving into a new slave barracks in the mine….Indeed, among slaves Gorgik knew what generated such complexity: Servitude itself. The only question he could not answer here was: What were all these elegant lords and ladies slaves to?….The answer was simple: Power, pure, raw, and obsessive. But in his ignorance, young Gorgik was again closer to the lords and ladies around him than an equally young potters’ boy would have been. For it is precisely at its center that one loses the clear vision of what surrounds, what controls and contours every utterance, decides and develops every action, as the bird has no clear concept of air, though it supports her every turn, or the fish no true vision of water, though it blur all she sees. A goodly, if not frightening, number of these same lords and ladies dwelling at the court has as little idea of what shaped their every willed decision, conventional observance, and sheer, unthinking habit, as did Gorgik.

Gorgik….was, for all his unfocused thought, learning–still learning. He was learning that power–the great power that shattered lives and twisted the course of nations–was like a fog over a meadow at evening. From any distance, it seemed to have a shape, a substance, a color, an edge, yet as you approached it, it seemed to receded before you. Finally, when common sense said you were at its center, it still seemed just as far away, only by this time it was on all sides, obscuring any vision of the world beyond it.

The Tale of Old Venn racconta la vita di Norema, ragazza della isole Ulvayn a est di Kolhari, e delle lezioni che riceve dalla Vecchia Venn. Mentre la comunità dove vive Norema è costituita da pescatori che vivono sulla costa, Venn ha passato parte della sua vita con le popolazioni dell'interno, i Rulvyn, e riporta l'effetto dell'introduzione del denaro presso quei gruppi sociali. Il denaro ha cambiato lo stile di vita rulvyniano invertendo i rapporti tra uomini e donne: queste ultime, che prima lavoravano collettivamente per la comunità, ora lavorano in competizione con le altre donne e al servizio del loro uomo che si vuole arricchire.

Quello che Norema impara da Venn però non è solo i pericoli del denaro, ma un vero e proprio strumento per studiare il mondo. Ci sono specchi e i loro riflessi, e riflessi dei riflessi: nei rapporti tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra civiltà.

The men hunt geese and wild goats; the women provide the bulk of the food by growing turnips and other roots, fruits and a few leaf vegetables; […] the women do far and above more work than the men toward keeping the tribe alive. But because they do not come much to the sea and they have no fish, meat is an important food to them. Because it is an important food, the hunting men are looked upon as rather prestigious creatures. Groups of women share a single hunter, who goes out with a group of hunters and brings back meat for the women. The women make pots and baskets and clothes and jewelry, which they trade with each other; they build the houses, grow and cook the food; indeed – except for very circumscribed, prestigious decisions – the women control the tribe. Or at least they used to. […] In the Rulvyn before money, the prestige granted the hunter was a compensation for his lack of social power. Now that money has come, prestige has become a sign of social power, […] I found that since money has come, the young women are afraid of the men. The women want good hunters; but because they understand real power, they know they must have good money masters.

The Tale of Small Sarg racconta di Sarg, che da bambino viene preso come schiavo e finisce a fare il giocatolo sessuale di Gorgik, del quale apprendiamo che non riesce a fare sesso con una persona se non c'è un rapporto padrone/schiavitù in mezzo. I due hanno delle interessanti discussioni di carattere culturale su temi quali sessualità, dinamiche di potere e perversioni.

The Tale of Potters and Dragons racconta di tre persone: l'assassina mascherata Raven, l'apprendista vasaio Bayle e Norema, la ragazza delle Isole diventata ora la segretaria di una nobile di Kolhari. I tre fanno un lungo viaggio via mare per raggiungere la dimora di Lord Aldamir. Bayle e Norema vogliono stabilire relazioni commerciali mentre Raven è incaricata di uccidere Aldamir.
Raven proviene dal Crepaccio Ovest, una cultura dove le donne sono dominanti e gli uomini considerati creature deboli. Nel lungo viaggio in nave racconta la genesi del mondo e della prima donna secondo la propria religione, e di come l'uomo sia stato derivato dalla seconda donna creata.
Il racconto provoca ilarità e fastidio sia ai marinai che agli altri due protagonisti.
Giunti nella lontana Penisola di Garth scoprono che Lord Aldamir di fatto non esiste. Di Bayle si perdono le tracce mentre Raven e Norema decidono di viaggiare per il mondo e avere avventure.

In The Tale of Dragons and Dreamers ritroviamo Gorgik e Sarg coinvolti in una guerriglia per liberare gli schiavi. Sarg assalta da solo la fortezza di un nobile per liberare Gorgik (catturato per non chiari motivi) e gli altri schiavi, scontrandosi con la diffidenza e derisione delle persone che vuole liberare. Il rapporto tra schiavo e padrone è complicato e non tutti vogliono essere liberati. Alla fine, liberato Gorgik, i due incontrano Raven e Norema, anch'esse interessate a distruggere la schiavitù.

Con questo primo volume Delany prende tutti gli elementi tipici dello sword&sorcery (ci sono anche i draghi) e li usa per creare una serie di narrazioni sul comportamento sociale e sessuale e i giochi del linguaggio e del potere.

Autori e opere con le quali la saga di Nevèrÿon è in dialogo (per ispirazione o contrasto) e che sono stati punti di riferimento per l’autore sono The Adventures of Alyx di Joanna Russ, Memorie di Adriano di Margaret Youcenar, il Conan di Robert E. Howard, e la scrittrice danese Isak Dinesen con le sue Sette Storie Gotiche.

Tales of Nevèrÿon è stato tradotto in italiano da Roberta Rambelli e pubblicati da Armenia Editore nel 1980 col titolo Storie di Nevèrÿon.

mercoledì 14 luglio 2021

Gloriosi Bastardi

C’è una speciale relazione tra l’essere umano e lo spazio che lo circonda. E c’è una altrettanto speciale relazione tra il lettore e lo spazio come viene rappresentato in un testo (dovuto all’attività di world building) e dal testo stesso, come esso si presenta materialmente composto.

Quindi anche se il nostro mondo fantasy ha nevi perenni al nord, un deserto al sud e un oceano a ovest, la storia come è narrata inizia in una pianura, continua in un sotterraneo e finisce sulla cima di una montagna, con un movimento discesa e ascesa spaziale e metaforico. E magari i capitoli vanno diminuendo di lunghezza man mano che la storia procede.

Gloriosi Bastardi è una raccolta di sei racconti scritti da Sergio Mastrillo, Salvatore Vita e Riccardo Vezza. Ogni autore ha creato il proprio mondo e mette in scena i propri protagonisti. Per Vita è Murbion Undakar, ibrido uomo/tasso, cacciatore di taglie in un mondo dominato da una forte gerarchia fatta di Luminosi, Senatori e Arcangeli poliziotti. Per Vezza il mondo è quello famigliare della casa e della famiglia della giovane Gormlada di Valmoria – un ambiente casalingo che nasconde però intrighi e menzogne che crescono fino a raggiungere il livello di minaccia cosmica. Per Mastrillo è Bulba Bolivar, cavaliere che si muove su un mondo a scacchiera fatto di quadranti, Re e Regine, Torri e Alfieri.

È interessante vedere come questi tre mondi rappresentano la spazialità del worldbuilding e come si intrecciano tra di loro.

Il mondo dove agisce Murbion Undakar è caratterizzato da una forte verticalità. Il primo racconto “La Statua” è ambientato al cosiddetto Livello Zero e nei sotterranei giganteschi e piranesiani detti “Le Navate”. L’altro suo racconto “Cacciatori e prede” è ambientato nella Cittadella dei Luminosi, posta ad alta quota e raggiungibile solo volando, dove vivono i padroni del mondo di Wulengreim. E questi sono il primo e quinto racconto dell’antologia.

Tra di loro, tra questo contrasto di alto/basso vengono posti i racconti di Vezza. Gormlada di Valmoria, come agente del gruppo noto come Antica Consorteria della Fanciulle Pericolose, si muove in ambienti a lei vicini: nel racconto “Primo Incarico” deve compiere una missione segreta durante un ricevimento dato da sua madre nel palazzo dove vive; in “Ombre e Sangue” non ci si muove lontano da luoghi famigliari alla protagonista: la città, la sede della Consorteria etc… Sono luoghi intimi che vengono invasi da antichi culti sanguinari che lentamente cambiano la realtà e la natura delle relazioni attorno a Gormlada. Questi racconti di Vezza sono il secondo e il quarto.

Il terzo racconto è “Scacco Matto” di Mastrillo, della cui geometria a scacchi abbiamo già parlato. In questa posizione centrale la Scacchiera e i suoi intrighi fanno da perno a una struttura del tipo abisso/casa/scacchiera/casa/cielo. È una struttura che io come lettore mi sono costruito leggendo i singoli racconti e vedendo come sono disposti nell’antologia. La posizione centrale del gioco degli scacchi non è casuale: ben presto si apprende che tutti i racconti sono varie fasi di un lungo gioco messo in atto dal terribile Dio Ratto Traal Kuensuul per invadere il mondo.

Si potrebbe fare un'analisi semiotica dei vocaboli usati nei vari racconti per esprimere la spazialità, ma è caldo e quindi ve lo lascio come compito per le vacanze.

Ma c’è il sesto racconto, “L’antitesi” di Mastrillo, che ribalta le carte in tavole e capovolge la ricostruzione mentale che mi ero fatto. Non entro nei dettagli per fare spoiler (dopotutto non voglio rovinarvi il piacere di questa lettura).

Dicono i saggi che all'addensarsi delle ombre la vera luce rifulga più intensa. Non è questo il caso, lettore: se cerchi una classica avventura, di quelle con eroi dalle chiome perfette e le armature scintillanti, rimetti questo libro nello scaffale o toglilo dal carrello. Ma se vuoi scoprire l'oscurità delle Navate insieme all'ibridato Murbion Undakar, gli intrighi di corte con la bella Gormlada di Valmoria e una mortale partita di scacchi con l’irascibile cavaliere Bulba Bolivar, che non sopporta di essere fissato, allora hai scelto giusto. Non eroi ma bastardi, infidi, violenti e facili al gozzoviglio. Eppure il destino sembra credere che solo loro  possano fermare l’apocalittico trionfo del Dio-Ratto. Staremo a vedere.
Dagli autori di True Legends un romanzo collettivo che piacerà agli estimatori di Fafhrd e Grey Mouser.

I tre autori, complici e amici, nel 2019  hanno esordito assieme con il romanzo distopico True Legends – Reclutamento, edito da Robin Edizioni, che ha avuto un lusinghiero successo di vendite  e recensioni. Questa è la loro seconda collaborazione letteraria, frutto di oltre un anno di lavoro. Vivono a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, a Santi Cosma e Damiano e Castelforte, paesi contigui in provincia di Latina.
Sergio Mastrillo, nato nell’aprile del 1976 a Minturno (LT). Nel 2020 ha pubblicato Crazy Heroes con Edizioni Scudo.
Salvatore Vita, nato a Formia nel 1980, è appassionato di cinema, narrativa fantasy e horror, comics e manga.
Riccardo Vezza, nato a Formia (LT) il 9 gennaio 1974, è stato folgorato in gioventù da Robert E. Howard e dal suo Conan che gli ha aperto le porte della narrativa fantastica.

mercoledì 20 maggio 2020

Alabarde Spaziali


Link per scaricare Alabarde Spaziali in pdf e epub.

Dall'introduzione di Roberto Furlani:

Era la sera del 9 marzo 2020 quando Giuseppe Conte, premier italiano, annunciava il lockdown del Paese come risposta all’epidemia di Covid-19. Un’intera Nazione, tra molte altre, che d’improvviso si ritrovava blindata, prigioniera di un virus che avrebbe rovesciato tutti i paradigmi sui quali si fondano le nostre vite e le nostre esperienze. Parliamo dell’Italia, un Paese occidentale che figura tra le prime potenze industriali del mondo e la seconda manifattura d’Europa, la quale era d’improvviso costretta a chiudere impianti e ad abbassare saracinesche. E parliamo di un popolo tradizionalmente incline alla socialità, alla tessitura di relazioni umane, le quali avrebbero dovuto per forza di cose essere differite, o quantomeno rimodulate.
Il giro di vite non risparmiava nemmeno il settore della cultura, soffocato da una situazione contingente che (comunque la si veda) risultava imperante e ineludibile.
La Cappella Underground sintetizza le anime sopra tratteggiate, soprattutto in quanto aggregatore sociale e importante nucleo culturale.
Era del tutto inevitabile che l’emergenza sanitaria si ripercuotesse pertanto anche sulle attività della Cappella, e di conseguenza sulle iniziative legate al Trieste Science+Fiction Festival, che ne resta espressione di punta, nonché uno dei riferimenti più importanti a livello nazionale e internazionale per gli appassionati di fantascienza.
Preso atto della frenata che avrebbero subito i suoi programmi, polarizzati sull’espressione cinematografica del genere fantascientifico, la squadra del TS+FF ha fatto appello ai propri concittadini più “attivi” nell’ambito sci-fi finalizzato a costruire una via alternativa (e in qualche modo praticabile) all’offerta canonica del Festival.
Il proposito era quello di fare dei canali social del TS+FF un collettore di fantascienza nelle sue forme più disparate – dalla narrativa al fumetto, dalla musica al cortometraggio – in un periodo contingentato al lockdown, con il chiaro intento di reagire in modo tangibile e costruttivo all’oppressione del confinamento.
Fortuna vuole che Trieste abbia da sempre una spiccata vocazione fantascientifica: è nel capoluogo giuliano che sono nate riviste che hanno saputo ritagliarsi uno spazio a livello nazionale (pensiamo a Il Re in Giallo e a Continuum), e sempre Trieste è la città in cui vivono autori capaci di affermarsi nell’ambito della narrativa di genere con pubblicazioni e riconoscimenti di primo piano.
Presupposti, questi, che hanno trasformato quello che avrebbe dovuto essere un diversivo da reclusione domestica in qualcosa di più strutturato. È nata così la rubrica Alabarde Spaziali, pubblicata all’interno del sito del TS+FF, nella quale sono stati proposti dieci racconti appartenenti all’immaginario del fantastico di altrettanti autori, triestini di nascita o di adozione, che sono anche delle firme riconosciute all’interno del fandom nazionale.
La risposta da parte del web è stata molto positiva, e quindi eccoci qui: quella che state leggendo è la versione ebook di Alabarde Spaziali, con un’introduzione riscritta per l’occasione.
Ma la conclusione è quella della prima volta.
Restate con noi… Si (ri)parte!

domenica 9 febbraio 2020

Matrix, misticismo sufi e sword&sorcery

Quella mattinate oziose dove non hai niente di meglio da fare che combinare Matrix, misticismo Sufi e sword&sorcery...

- Vuoi vedere i nostri serpenti?
Butros non rispose subito alla domanda. Prese tempo riempiendosi una tazza di caffè e sorseggiandolo, guardando il figlio dello sceicco che gli aveva fatto la domanda.
- Non sono del tutto sicuro. Ho sempre avuto brutte esperienze con i serpenti. Ho perso cammelli e compagni di viaggio a causa dei loro morsi.
- I nostri esemplari sono chiusi nelle gabbie - disse lo sceicco. - E abbiamo tutti gli antidoti disponibili. Dopotutto, è anche per questo che teniamo i serpenti. Le danze sono solo per far contento il popolo. È nelle sostanze contenute nel veleno che si cela la vera ricchezza.
Butros finì di bere il caffè e acconsentì.
Attraversarono alcuni corridoi e si fermarono davanti a una porta chiusa con una sbarra di legno.
Khadem tolse la sbarra e aprì la porta. Sorridendo fece segno a Butros di entrare.
La Guida guardò prima lo sceicco, poi Khadem. Il movimento di una tenda attrasse la sua attenzione: da dietro un drappo vide per un attimo una figura velata spiarlo.
Attraversò la soglia. Odore di muschio, di umido, di tana. Teli colorati coprivano le finestre, gettando ombre blu gialle e verdi sulle gabbie.
Ne capì il motivo. Luce blu per i serpenti notturno, gialla per quelli del deserto, verde per quelli delle foreste. La famiglia si impegnava a tenere i suoi ospiti a loro agio.
Come avevano fatto con lui.
Fermo al centro della stanza studiò i rettili. Non si sarebbe avvicinato per nessun motivo al mondo.
Scivolavano lenti, apparendo e scomparendo tra i rami e le rocce sistemati nelle gabbie. Non si concentrò su un singolo esemplare, ma colse la visione d’insieme. Era un fluire placido ma continuo di scaglie e colori e occhi e code. Era come un unico fiume di carne rettile e lui vi si trovava immerso. Le gabbie non racchiudevano gli animali ma separavano lui dalla corrente.
Gli venne voglia di immergersi e lasciarsi trasportare in quel fiume immenso, del quale quei serpenti costituivano solo una minima frazione. Come un secchio d’acqua rispetto all’intero fiume.
Non si accorse di essersi avvicinato a una delle gabbie. Non riconobbe l’esemplare, ormai per lui un serpente era tutti i serpenti e tutti i serpenti erano un solo essere.
Gli occhi lo ignoravano, le scaglie color sabbia, rosse, argento, verdi, arancioni disegnavano strane figure che si muovevano con lo strisciare del rettile.
Lo fissò incantato abbastanza a lungo da sembrargli che non fossero le figure a muoversi, ma le scaglie a cambiare colore, tracciando nuovi simboli, raffigurando monti e dune e oceani. Il serpente, o i serpenti perché forse ce n’erano molti là dentro, avvolti nelle loro spire erano come un’immensa tavola composta da un numero infinito di quadrati, le scaglie, e come le scaglie cambiavano colore così interi mondi si materializzavano davanti ai suoi occhi.
E quella non era più la pelle di un serpente, ma era al-Lawh al-Mahfooz, le Tavole dove tutto il creato era codificato, come numeri e lettere su una tabella o i colori delle scaglie sulla pelle del serpente.
Butros sentì una mano afferrargli la spalla. Si voltò, e i serpenti erano solo serpenti, e il figlio dello sceicco lo guardava preoccupato.
- Sono affascinanti, vero?

venerdì 19 luglio 2019

Letture estive

Mi permetto di consigliarvi una paio di ebook da leggere questa estate, durante le vostre vacanze, siano esse al mare, in montagna o nei gelidi spazi interstellari.


Azaroth-Al-Abel, un necromante nei deserti di Thanatolia. Per lui i vivi e i morti sono pedine e il continente della putrefazione una scacchiera perfetta per portare avanti i suoi piani, in attesa del risveglio della Dormiente. Quando ecco apparire in gioco il tombarolo più furbo della regione, due possenti guerrieri d’oltremare e una sorta di mago più avvezzo a legno e ferro che non ad arcani e pozioni. Per loro, il necromante avrà un piano che si svilupperà lentamente, negli anni, segnando per sempre il mondo con un nuovo male.

Fabio è uno degli scrittori thanatolici della prima ora, con il quale abbiamo dato vita alla prima antologia Crypt Marauders Chronicles, basato sul setting creato da me e Alessandro Forlani. Con questo volume ritorna sul luogo del delitto con il suo necromante Azaroth-Al-Abel.


Andare in “insogno” è partire per un viaggio raccontato dalle sette storie di Simonetta Olivo che prendono la forma di un fix-up onirico. Storie collegate come solo i sogni sanno esserlo. Richiamandosi l’una con l’altra, costruiscono un universo immaginario nel quale la realtà dei personaggi coinvolti si manifesta come un brusco risveglio.
Gli occhi si aprono su mondi segnati, vite quasi spente, su androidi più umani degli uomini stessi, e il sogno diventa l’unica via di fuga che però può trasformarsi in un lucido ed eterno incubo.

Simo è una collega del CIF, il Collettivo Italiano di Fantascienza, fondato qualche anno fa con lo scopo di proporre un nuovo modo - collettivo e cooperativo - di scrivere e vivere la fantascienza.
Penso che il modo migliore per introdurvi questa antologia personale sia un citazione (spero) famosa: «Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?» (Morpheus)



Siamo alla fine del 21° secolo. Il mondo intero è uscito sconvolto da decenni di conflitti innescati dalle conseguenze del riscaldamento globale.
La razza umana è sopravvissuta, anche se ha dovuto rivoluzionare le proprie abitudini di vita. La popolazione superstite si è rifugiata nelle ristrette fasce climatiche considerate ancora vivibili. Per proteggersi dalle radiazioni e dalle piogge acide, le persone girano per le strade coperte da speciali indumenti.
Anche i poteri finanziari si sono dovuti adattare al nuovo contesto. Dopo aver ridotto tutto a merce, in un mondo non più capace di produrre e consumare, i loro occhi si sono posati, dove mai nessuno avrebbe immaginato.
Sotto il cielo velenoso di Asmara, nasce l’amore tra Akis e Neima. Insieme cercheranno di contrastare l’Ánemos e il nuovo mercato azionario che l’azienda ha ideato. Presto i due ragazzi si renderanno conto che è molto difficile essere felici nel presente, quando il futuro è compromesso. In un mondo completamente sbagliato, anche amare può essere pericoloso.

Dario è un altro collega del CIF, e non posso fare a meno di consigliarvi questa storia clifi (climatic fiction) di tremenda attualità.


giovedì 20 giugno 2019

Captives of the Flame: radiazioni, giungle, acrobazie e invisibilità.

The Fall of the Towers è una trilogia di romanzi post-apocalittici scritta da Samuel Delany, composta dai volumi Captives of the Flame (1963, rinominato Out of the Dead City nell’edizione del 1968), The Towers of Toron (1964) e City of a Thousand Suns (1965)


Captives of the Flame nella sua prima versione era ambientato nello stesso mondo post-atomico dei Gioielli di Aptor, anche se ogni riferimento è stato eliminato nelle edizioni successive.

Questa trilogia è considerata un Delany minore e viene spesso trascurata. I romanzi non sono l’esordio fulminante dei Gioielli, e nemmeno all’altezza dei capolavori successivi quali Nova o Dhalgren. Perché leggerli, allora? Perché bene o male contengono tutto quello che ha fatto grande Delany. La prosa, i personaggi, il modo in cui intesse la trama.

E qui di trama ne abbiamo. Arrivati a un terzo di Captives l’autore sta ancora introducendo nuovi personaggi; soprattutto sembra divertirsi a prendere i suoi protagonisti e spostarli da un ambiente a loro noto a uno completamente estraneo e vedere cosa succede.

Dopo il Grande Fuoco che ha reso inabitabile la maggior parte del pianeta, la civiltà è rinata sull’isola di Toron, che ha fondato un impero e iniziato a conquistare e colonizzare la terraferma, fermandosi al confine con la zona radioattiva, dove è stata fondata la città (poi abbandonata) di Telphar.

Il governo di Toromon percepisce la presenza di un nemico oltre la zona proibita e dichiara guerra. Non si sa esattamente contro chi, l’importante è mobilitare la popolazione e dimenticare i problemi di disoccupazione. Intanto, si viene a sapere che la guerra di Toron è solo un aspetto di una guerra tra creature cosmiche interdimensionali.

E questo è solo il primo romanzo.

È interessante rileggerlo adesso, a distanza di 50 anni, e trovarvi preoccupazioni così attuali: l’immigrazione, la disoccupazione, il ruolo della guerra come strumento di controllo sociale interno, l’influenza della tecnologia sulla società.

La trama è quella di un romanzo pulp dell’epoca, qualcosa preso da John Carter per esempio. Le descrizioni sono poetiche ma forse un po’ confuse e non trasmettono la grandezza delle idee dell’autore. C’è pochissima azione, molti dialoghi tra i personaggi; il buon Delany questa volta non è riuscito ad amalgamare bene tutti gli elementi. La storia procede in equilibrio: da un lato continui misteri e la sensazione perenne che ci sia sempre qualcos’altro che ci viene nascosto, dall’altro non c’è mai tanta confusione di trama e personaggi da voler abbandonare la lettura.

La storia è post-apocalitica, decisamente fantascientifica, ma in un setting fantasy – e l’autore si diverte giocare con i cliché di tutti e tre questi generi. Uno degli elementi più interessanti è il messaggio pacifista di Delany. La guerra dell’Impero di Toromon è inutile, è ridicola. È collegata a motivi politici interni: in un’economia basata sulla pesca, la creazione di vasche per la crescita del pesce porta a un aumento della disoccupazione. E la guerra serve proprio per far fare qualcosa a questi disoccupati.

"Because," interrupted Geryn, suddenly pointing directly at Tel's face, "we have to fight. Toromon has gotten into a situation where its excesses must be channelled toward something external. Our science has outrun our economics. Our laws have become stricter, and we say it is to stop the rising lawlessness. But it is to supply workers for the mines that the laws tighten, workers who will dig more tetron, that more citizens shall be jobless, and must therefore become lawless to survive. Ten years ago, before the aquariums, fish was five times its present price. There was perhaps four per cent unemployment in Toron. Today the prices of fish are a fifth of what they were, yet unemployment has reached twenty-five per cent of the city's populace. A quarter of our people starve. More arrive every day. What will we do with them? We will use them to fight a war. Our university turns out scientists whose science we can not use lest it put more people out of work. What will we do with them? We will use them to fight a war. Eventually the mines will flood us with tetron, too much for even the aquariums and the hydroponic gardens. It will be used for the war."
"Then what?" asked Tel.
"We do not know who or what we are fighting," repeated Geryn. "We will be fighting ourselves, but we will not know it (…)”

Chi sono i protagonisti principali del romanzo?

Tel, il ragazzino che fugge dal padre pescatore e cerca fortuna nella capitale, dove deve vivere come immigrato clandestino.
Jon Koshar, prigioniero evaso che è in comunicazione con delle entità aliene che lo vogliono usare come pedina contro il terribile Signore delle Fiamme. Dopo un incidente si ritrova a riflettere la luce in maniera anomala, diventando traslucido (è cambiato il suo indice di rifrazione: non dimentichiamo qui il concetto di prisma ottico che ritorna nell’opera dell’autore).
Clea Koshar, sua sorella, esperta matematica.
La Duchessa di Petra, altra pedina contro il Signore delle Fiamme.
Let, fratello del Re di Toromon, che viene sequestrato dai Ribelli e portato a vivere nella Foresta, così che possa imparare la vita fuori dalla Corte. Non è un caso che sia un palindromo di un altro personaggio. Delany adora questo genere di cose (sto guardando proprio te, cara/o Grendahl) e non è l’unico caso nella trilogia.
Alter, acrobata e membro dei Ribelli. Tutte le parti acrobatiche derivano dall’esperienza stessa dell’autore, che al college praticava questa disciplina. Quando dicono “scrivi di ciò che sai”...

C’è anche questa scena, tipicamente Delanyana, dove dei personaggi discutono di narrativa. Il Principe Let si è fatto raccontare, una sera, una storia dalla zia, la Duchessa di Petra. Il giorno dopo chiama la zia per farsi dire la conclusione della storia.

"Well," said Petra, "when the guard changed, and the rope tripped him up when he was coming down the steps, the rear guard ran around to see what had happened, as planned, and they dashed through the searchlight beam, into the forest, and ..." She paused. "Anyway, one of them made it. The other two were caught and killed."
"Huh?" said Let. "Is that all?"
"That's about it," said Petra.
"What do you mean?" Let demanded. Last night's version had contained detail upon detail of the prisoners' treatment, their efforts to dig a tunnel, the precautions they took, along with an uncannily vivid description of the scenery that had made him shiver as though he had been in the leaky, rotten-walled shacks. "You can't just finish it up like that," he exclaimed.
Show, don’t tell sembra dire il piccolo Let.

Il finale (spoiler!) è amaro. Nonostante il nemico alieno, il Signore delle Fiamme, venga sconfitto, la guerra si fa comunque - appunto perché non era istigata dalla presenza di un ostile esterno, ma perché nasce dall’interno dell’Impero. I romanzi successivi approfondiranno questo eccesso, mettendo i soldati in capsule di realtà virtuale dove combattono una guerra finta ma che uccide realmente.
(fine spoiler).


Captives of the Flame è stato pubblicato nella collana Ace Double, in coppia con The Psionic Menace di Keith Woodcott (che in realtà era uno pseudonimo di John Brunner). La versione riscritta nota come Out of the Dead City è stata pubblicata da Signet Book nel 1968. The Towers of Toron è uscito nel 1964 sempre per Ace Double, in coppia con The Lunar Eye di Robert Moore Williams. City of a Thousand Suns è uscito nel 1965 sempre per la Ace Books. Il volume completo The Fall of the Towers è uscito infine nel 1970 (numero 22640 della Ace Double).

Sono usciti tutti e tre in Italia nel 1976. La Città Morta come numero 548 della collana I Libri Pocket della Longanesi, Le Torri di Toron e La Città dei Mille Soli come numeri 1 e 3 nella collana Fantapocket (sempre Longanesi). Tutti i volumi sono stati tradotti da Maria Luisa Cesa Bianchi. Lo stesso anno è uscito anche il volume unico con i tre titoli, La Caduta delle Torri, numero 21 della collana Varia.

L’inizio del romanzo:
The green of beetles' wings ... the red of polished carbuncle ... a web of silver fire. Lightning tore his eyes apart, struck deep inside his body; and he felt his bones split. Before it became pain, it was gone. And he was falling through blue smoke. The smoke was inside him, cool as blown ice. It was getting darker.
He had heard something before, a ... voice: the Lord of the Flames.... Then:
Jon Koshar shook his head, staggered forward, and went down on his knees in white sand. He blinked. He looked up. There were two shadows in front of him.
To his left a tooth of rock jutted from the sand, also casting a double shadow. He felt unreal, light. But the backs of his hands had real dirt on them, his clothes were damp with real sweat, and they clung to his back and sides. He felt immense. But that was because the horizon was so close. Above it, the sky was turquoise—which was odd because the sand was too white for it to be evening. Then he saw the City.

lunedì 10 giugno 2019

Un paio di titoli fantasy


Vi segnalo l'uscita di questi due volumi, i testi sono da parte della Casa Editrice:


L’Era del Serpente è il grande affresco del primordiale dominio dei rettili.

Ambientata in un’epoca remotissima, eoni prima della storia conosciuta, la vicenda si svolge su una Terra che solo da poco ha conosciuto il primo vagito dell’essere umano, e sulla cui superficie domina da sempre la stirpe del Serpente, un’evoluta razza di umanoidi rettili generata in giorni senza nome dal dio Set.

Il racconto si apre con uno sguardo al magniloquente tramonto della civiltà dei Serpenti.

Dopo un apogeo durato millenni, in cui i rettili hanno raggiunto vette meravigliose di sapere arcano e tecnologico, il loro impero si avvia ad una decadenza ormai sempre più rapida, che nulla sembra in grado di fermare.

Assillati dal propagarsi di una degenerazione che ne indebolisce tanto il sangue quanto le menti, i Serpenti sono altresì assediati dal diffondersi sconcertante di esseri a loro sconosciuti, che ne insidiano il regno altrimenti incontrastato: gli uomini.

Altezzosa e sofisticata, irrigidita in rituali e convenzioni che non intende mutare, la pur superiore genia dei rettili non riesce a capacitarsi della comparsa, avvenuta in uno sconosciuto e per essa inospitale deserto polare, della stirpe umana, che agli occhi vitrei dei figli di Set appare tanto barbara quanto disgustosa.

Ciò nonostante, come colpiti da una maledizione, neanche i rutilanti eserciti di guerrieri Nath, l’elite militare del popolo rettile, riescono a fermare l’avanzata delle tribù che calano dal Nord, sciamando sulle rovine di città un tempo gloriose. La fine dei Serpenti pare inevitabile.

Eppure, è proprio al culmine di questo scontro epocale che sale al trono della ciclopica capitale dei rettili, Xyl, il potente sacerdote Salith, ultimo fra i depositari dell’antica scienza e fanatico adoratore di Set. 

Deciso a invertire le sorti del conflitto e salvare i Serpenti dall’annientamento, egli attingerà ai più abominevoli segreti della magia nera, fino a richiamare sulla Terra orrori risalenti alla fondazione del mondo, il tutto mentre attorno a lui, come in una esotica e macabra danza di sortilegi e intrighi, si dipaneranno le storie – contigue e non - del fedele discepolo Kla-lhat, dell’indolente imperatore Ktlàn, e delle figure sanguinarie e brutali dei generali umani, capitanati dall’ambiguo Tholius.

E prima che l’ultima battaglia sia combattuta, anche il mondo stesso attraverserà il suo sconvolgimento finale.



Byzantium è un compendio di racconti in sei parti, scritto da Lorenzo Camerini e Andrea Gualchierotti.

L’opera, a cavallo tra novella storica di cappa e spada e avventura Sword&Sorcery, rivisita in chiave fantastica gli scenari dell’impero bizantino, a partire dai fasti di Costantinopoli fino alle metropoli del vicino Oriente, e unisce ad essi l’accuratezza della ricostruzione storica assieme al gusto per l’esotismo.

I primi tre racconti (I Sette Dormienti – Il trionfo del Magister Militum – Le folgori della vendetta) costituiscono un trittico ambientato nel VI secolo, durante il regno di Giustiniano.

Protagonista di queste avventure è Costante, una guardia imperiale (excubitor) caduta in disgrazia a causa di un intrigo architettato da astuti rivali; ramingo per le varie province dell’impero, ha come unici compagni il desiderio di vendetta e il silenzioso unno Taluk, che lo segue nella via dell’esilio. Lungo la via del suo sanguinoso riscatto, Costante incapperà più volte nel meraviglioso e nel terribile: affronterà una stirpe mostruosa che dorme sotto le dolci colline di Efeso, scoprirà i segreti della Menorah ebraica, e assisterà al ritorno dal passato di divinità dimenticate. E la sua vicenda, che si conclude alle soglie della guerra greco-gotica che investirà l’Italia di lì a poco, rimane aperta, quasi a prefigurare un ritorno del personaggio.

I due racconti successivi (La dèa di carne – I leopardi del deserto) cambiano radicalmente scenario, e hanno per sfondo l’epoca gloriosa di Basilio II, intorno all’anno 1000, in cui dopo secoli di difficoltà l’impero ha messo argine alle invasioni, e recuperato parte delle province orientali, tra cui la Siria. Proprio qui, in una Damasco cosmopolita e caotica, si aggira la coppia di gemelli Gordias e Cosma, ladri persiani avvezzi all’avventura e al raggiro.

Ricercati a causa dell’ennesimo reato, i due fratelli sono costretti a dividersi: un errore fatale, che finisce per invischiare i due nella trama di misteriosi omicidi rituali che insanguina Damasco, e che ha le sue radici addirittura nell’avvento in Siria della sanguinaria dèa Khalì. Solo uno dei due fratelli – Gordias – sopravviverà all’incontro terribile con la divinità indù, senza sapere di stare così compiendo il primo passo sulla via che nel racconto seguente (I leopardi del deserto) lo vedrà combattere per le strade di Antiochia e sui monti sperduti dell’Armenia per il titolo di Maestro degli Assassini.

Il finale dell’opera (Il Palladio di Costantinopoli) è dedicato alla caduta della gloriosa capitale bizantina.

Nel maggio del 1453 le armate turche, spropositatamente grandi, sono sul punto di prendere la città, difesa ormai da milizie sempre più evanescenti e solo pochi sognano ancora una improbabile vittoria. Fra questi, il nobile veneziano Gualtiero Camerari, che riceve dallo stesso imperatore Costantino XI Paleologo il compito di recuperare l’unico oggetto che incarna l’ultima speranza di Bisanzio: il Palladio, la mitica statua di Atena. Sepolta ai tempi della fondazione di Costantinopoli proprio al centro dell’antico foro cittadino, la reliquia pagana ha garantito per secoli la salvezza della città, proprio come aveva fatto per Roma prima della sua caduta. Così, mentre tutto intorno la guerra divampa e i nemici sono prossimi a penetrare le difese bizantine, Gualtiero viene impegnato in una corsa folle per raggiungere il nascondiglio dove giace la statua della dèa, ed evitare l’incombente rovina. Ma un traditore è nascosto fra gli ultimi servi dell’imperatore, e come la storia insegna, il valore di Gualtiero non sarà sufficiente a salvare Costantinopoli dai Turchi; cosciente di non poter piegare il destino, il veneziano si unirà così all’imperatore in un ultimo combattimento che li consegnerà alla leggenda.

Il volume presenta anche i saggi di Adriano Monti Buzzetti e Francesco La Manno.





giovedì 6 giugno 2019

I Gioielli di Aptor

I Gioielli di Aptor è la prima opera pubblicata da Samuel R. Delany, che nel corso della sua carriera vincerà 4 Premi Nebula e 2 Premi Hugo.

Studioso di matematica e letteratura, di colore, bisessuale, dislessico, scrittore di fantascienza, fantasy e saggi sul rapporto tra sessualità e società: non potevo che innamorarmi di una persona così. E dovrebbero bastare questi brevi appunti per capire che le sue storie propongono un punto di vista molto particolare e che sono una voce interessante da ascoltare nel panorama della letteratura di genere.

Assieme alla trilogia della Caduta delle Torri (1963-1965), The Jewels of Aptor fa parte della prima fase della sua carriera. , costituita da storie abbastanza convenzionali ma alle quali riesce a dare un twist personale e molto promettente.

Questo romanzo è uno science fantasy ambientato in una terra del lontano futuro, dove la tecnologia del passato è diventata magia.

L’unica civiltà sembra essere quella di Leptar, sede del culto della Dea Argo, alla quale si contrappone l’Isola di Aptor dove vivono i mostri (hic sunt leones) e si venera il nero Dio Hama.

Il protagonista è Geo, un poeta, che viene coinvolto assieme al suo forzuto amico Urson in un’avventura che lo porta sull'Isola di Aptor per rubare un potente Gioiello e liberare l’Incarnazione della Dea.

Li accompagnano nell'avventura il ladro Serpe, ragazzo dalle quattro braccia e dai poteri telepatici, e Iimmi, il marinaio che in passato era già stato ad Aptor in una precedente sfortunata spedizione.

Detta così la trama potrebbe sembrare banale, ma ben presto scopriamo che le cose non sono come sembrano. Non c’è una sola Dea Argo, ma ben tre (la giovane, la madre e la vecchia) ognuna con obiettivi diversi. E le adepte della Dea sembrano avere piani tutti loro.

La donzella in pericolo da salvare non è così in pericolo e riesce benissimo a salvarsela da sola, rubare il Gioiello e fuggire senza quasi alcun aiuto da parte dei nostri avventurieri.

Può non sembrare granché, ma in confronto alla media degli anni ’60 Delany era all'avanguardia, un passo davanti a tutti.

Trovo impressionante che Delany abbia scritto questo romanzo a soli venti anni. Le due isole, le due divinità, la dea dai tre volti, il viaggio in mare: viene qui mostrata una maturità e una conoscenza dei miti narrativi che non ho trovato nemmeno in autori molto più maturi. Ma nonostante tutto, l’azione non manca. I nostri incontrano vari tipi di mostri (lupi mannari, uomini-pipistrello, antiche creature marine) e attraversano una città abitata da un mostro di gelatina che agisce muovendo gli scheletri delle persone cha ha assimilato.

Si possono già identificare alcuni degli elementi che diventeranno caratteristici dell’opera di questo autore.

Il poeta come protagonista è una cosa che ritroveremo in opere successive, assieme alla figura del ladro: Delany ha sempre sostenuto che poeti e criminali hanno molto in comune, perché entrambi sono persone che vivono ai confini della società.

La coppia con l’intellettuale basso e magro e l’amico alto e muscoloso. La loro amicizia si scoprirà essere amore, ma troppo tardi, perché uno dei due è destinato a morire.

Un’altra categoria di persone che vivono ai margini della società sono i disabili: anche qui Delany rompe più di qualche schema amputando un braccio al suo protagonista e lasciandolo monco per l’ultimo terzo della storia. E non c’è nessun miracolo o tecnologia che possa riparare al danno: Geo resterà un disabile per il resto della sua vita.

C’è un personaggio di colore, Iimmi, ma sfida tutti i cliché di quegli anni: è colto (si è preso un anno sabbatico dall'università per girare il mondo) e non muore (anzi il primo a morire è un bianco di nome Whitey, LOL).

Altro tema caro all'autore è l’interpretazione del testo. Nei Gioielli di Aptor appaiono prima una poesia appartenente ai Riti di Argo (o di Hama? Non ricordo bene) ma ogni volta che viene letta o recitata alcuni versi sono cambiati, perché censurati o ricordati male. C’è anche una profezia, e nel corso del romanzo vengono proposte ben due soluzioni all’enigma che rappresenta.

Per non dire dell’interpretazione delle stesse avventure dei protagonisti, indecisi sul perché certe cose accadano, sul loro motivo e significato.

C’è una soluzione agli enigmi? Qualcosa viene lasciato all'intuizione del lettore, qualcos'altro viene spiegato esplicitamente alla fine; ma solo perché una risposta è quella finale non significa che sia quella corretta o definitiva. 

Delany è un piacere da leggere, sia in originale che tradotto. Come già detto l’autore ha più volte dichiarato di essere dislessico, e che questo lo porta a riscrivere numerose volte ogni singola pagina. Quella di Delany è un scrittura ricercata, a volte può essere di difficile comprensione: in questi casi però abbandonarsi al flussi di parole, immagini, sensazioni e colori è la cosa migliore da fare. Eccovi un piccolo assaggio tratto dall'inizio del romanzo.

Waves flung themselves at the blue evening. Low light burned on the wet hulks of ships that slipped by mossy pilings into the docks as water sloshed at the rotten stone embankment of the city.
Gangplanks, chained from wooden pullies, scraped into place on concrete blocks, and the crew, after the slow captain and the tall mate, descended raffishly along the wooden boards which sagged with the pounding of bare feet. In bawling groups,pairs, or singly they howled into the narrow waterfront streets, into the yellow light from open inn doors, the purple shadowed portals leading to dim rooms full of blue smoke and stench of burnt poppies.

The Jewels of Aptor è stato pubblicato per la prima volta dalla Ace Books nella collana Ace Double, assieme al romanzo Second Ending di James White, e per far stare il romanzo nei limiti previsti dalla casa editrice fu tagliato ben un terzo delle pagine. Tagli che vennero reintegrati nell'edizione successiva, del 1968. È uscito in Italia come primo numero della Fantacollana nel 1973 tradotto da Giampaolo Cossato e successivamente nel 1978 nella collana I Grandi della Fantascienza 8 dell’Editrice Il Picchio, tradotto da Alda Carrer.


venerdì 21 dicembre 2018

T

Ci sono romanzi difficili da inquadrare, che vanno oltre le definizioni e convenzioni di genere. T di Alessandro Forlani è uno di questi.

C’è fantascienza, c’è fantasy, c’è horror, ma nessuno dei tre appare per quello che è veramente. E non è in un *punk qualsiasi che questo romanzo si può identifica, consentendo al limite solo l’etichetta di Forlanipunk.

E chi conosce l’autore sa di cosa parlo.

La forza del romanzo è nel suo messaggio – nell’Italia di oggi che ci viene illuminata per quello che è, immersa in questo brodo di cultura pop (o nerd, o quello che preferite) che… ma preferisco che lo leggiate e ve ne rendiate conto da soli.

Il romanzo utilizza il setting creato da me e Alessandro per le Crypt Marauder Chronicles (per la Watson è già uscita un’antologia di racconti di vari autori), ma Alessandro intreccia l’ambientazione sword&sorcery con la fantascienza sociale e la satira del nostro oggi in modo unico.

Leggetelo. È veramente un romanzo che vi farà arrabbiare: forse il più bel regalo che un libro vi può fare.


Italia, 2025. L'istituzione del Pointless Act prevede la detenzione in un carcere di oblio per un'intera generazione che ha abbandonato gli studi, il lavoro e non riesce a inserirsi nella società. Sinistri "dormitori", e un limbo di immaginari condivisi che diventa ogni giorno più reale. Una giovane ricercatrice, una giornalista freelance, un'immigrata clandestina, un docente universitario e un nerd terrorista sono vittime e oppositori dell'invisibile repressione fondata sugli studi della neuroscienziata Clara Muttertod, su avveniristiche tecnologie o su arti più spaventose. T è lo sviluppo personale di Alessandro Forlani del Progetto Thanatolia, ambientazione aperta da lui creata con Lorenzo Davia. Un romanzo distopico ed esoterico di orrori negromantici e di satira sociale. 
Alessando Forlani (Pesaro, 1972), Premio Urania 2011 e Premio Kipple 2012 con il romanzo I Senza-Tempo; Premio Urania - Stella Doppia 2013 con il racconto Materia Prima; pubblica per Delos Digital, Acheron Books e Watson Edizioni. Fra i suoi titoli principali: Eleanor Cole delle Galassie Orientali; Clara Horbiger e l'Invasione dei Seleniti; Il Mondo nel Tramonto; Xpo Ferens e Arabrab di Anubi (finalista al Premio Italia 2018 come migliore romanzo fantasy). I suoi prontuari di scrittura creativa Com'è facile scrivere difficile; Com'è facile diventare un eroe e Com'è facile vivere in Atlantide sono ormai dal 2014 fra i più venduti su Amazon.


giovedì 27 settembre 2018

nECrONOMIA



"E così, vuoi sapere come la Necromadre ha preso il potere? Io c'ero e ho visto tutto. Ascolta.
È iniziato tutto quando si sono aperti i portali con gli altri universi. Per carità, eravamo abituati a commercianti provenienti da altri mondi che venivano a Thanatolia ad acquistare qualche antico reperto depredato dalle tombe. Ma quella volta fu diverso. Arrivò una Banca. Aprì due sedi, una ad Handelbab e una a Tijaratur. E sai cosa ha iniziato a fare? A dare soldi ai tombaroli. Finanziare lo chiamavano loro. Sono stati furbi.
Te lo spiego in maniera semplice. Loro facevano un contratto con il tombarolo. Gli davano un centinaio di astragali, con il quale il nostro avventuriero poteva comprarsi tutta l'attrezzatura che gli serviva: vanghe, picconi, spade e corazze. In cambio il tombarolo di impegnava a dare metà di quello che trovava alla Banca.
O quelli del coso, come lo chiamavano? Recupero crediti se lo veniva a prendere e nessuno lo rivedeva più.

Ora tu dirai, era un rischio per la Banca. Magari il tombarolo finiva mangiato da un macellaio dei sepolcri. O tornava a casa con due astragali perché la sepoltura era stata scarsa. Ma la Banca era furba. Prendeva il contratto e lo rivendeva. Te lo rivendeva dicendo che di sicuro, proprio così, ti convincevano che il guadagno è assicurato, di sicuro insomma ti dicevano che il tombarolo se ne sarebbe tornato con un migliaio di astragali. E loro quindi ti vendevano il contratto per mille astragali. Hai capito? La Banca aveva speso cento e ora ne guadagnava mille. Gli astragali andavano tutti nelle loro casse.

Ora il rischio era tutto sulle tue spalle. Ma alla Banca cosa gliene fregava, ormai?
No aspetta, alla Banca gliene fregava. Sai perché? Perché andava da qualche altro tizio che voleva fare i soldi senza rischiare l’osso del collo nelle fosse. E faceva una scommessa. Sai cosa scommetteva? Scommetteva che il contratto non sarebbe stato rispettato. Capisci? Prima te lo vendevano convincendoti che i tuoi mille astragali non te li toglieva nessuno, poi scommettevano contro di te.

Ma non si può dare tutta la colpa solo alla Banca, per quello che è successo. Appena si è saputo che ti davano soldi in cambio di una tua cazzo di firma, tutti si sono messi in fila davanti ai cosi, gli sportelli della Banca. Tutti a firmare e prendere il loro cazzo di denaro. E la Banca a rivendere il tuo cazzo di contratto.

E cosa credi sia successo? Non è che si diventa tombaroli dall'oggi al domani. Non hai idea di quanti siano morti. E intanto i pezzi di carta con su scritto "Contratto" hanno invaso Thanatolia. Si usavano al posto degli astragali, praticamente. Solo che in realtà non valevano una merda, perché il tombaroli che li avevano firmati erano ben che morti o alla miseria.

Così, in poco più di un mese, tutta Thanatolia era indebitata con la Banca. Gli Aurotene, i Silverai, tutti i ricconi delle due città dovevano sacchi di astragali alla Banca.
Ci fu il panico.
Tentarono di attaccare la Banca, ma quelli, cazzo, si erano portati dietro armi da altri mondi.
Eravamo disperati.
Poi arrivò lei.
Non ci ingannò. Non ci nascose la sua vera identità. Venne da noi e disse: "Fatemi vostra Regina e vi annullo tutti i debiti."
Accettammo, cos’altro potevamo fare? Lei chiuse i portali e distrusse le sedi della Banca.
Una volta distrutto il nemico, iniziò il suo Regno su noi vivi.
La Necromadre. E la sua Necrocrazia.
Handelbab si ribellò e venne distrutta. Tijaratur fu ribattezzata New Handelbab e venne stabilita per legge la parità tra i vivi e i morti.
Ora loro stanno prendendo il potere, una legge per volta, un decreto per volta, un passo dopo l'altro per rendere la Vita illegale in tutto in Necrontinente."

Fata Mysella alzò la testa dal tavolo. Con il gomito urtò una bottiglia che cadde e rotolò lungo il tavolo e andò a fermarsi contro un muro di altre bottiglie. Tutte vuote.
"Mi stavi dicendo, a proposito della Banca?"

sabato 22 settembre 2018

Selected Stories: Fantasy di Kevin J. Anderson


Kevin J. Anderson è un autore noto per la quantità inverosimile di romanzi da lui scritti ambientati in alcuni degli universi narrativi più noti e apprezzati: Dune, Guerre Stellari, Starcraft, X-Files, DC... 
O, come dice lui stesso: 

I’m known for writing giant, complicated stories with intertwined storylines and a large cast of characters, multi-volume epics that have cost the lives of many trees. 

Almeno non gli manca il senso dell'autoironia. 

La prolificità dell'autore, il suo usare spesso universi creati da altri, e, devo ammettere, quello che è riuscito a combinare con l'universo di Dune non sono elementi che, presi tutti assieme, mi hanno mai fatto vedere troppo di buon occhio il nostro KJA. 

Apro una piccola parentesi sulla prolificità. Risulta che KJA abbia scritto un 150 romanzi: siamo ben lontani dai numeri di un L. Ron Hubbard (1084), di un Isaac Asimov (506) o di un Alexander Dumas (277), ma visto che ha scritto tanto per i nerd, non faccio altro che trovarmelo sempre tra i piedi. 

E questo senza contare le storie a fumetti. 

Il volume che mi è capitato tra le mani, Selected Stories: Fantasy, è una raccolta di suoi racconti di genere fantastico, scritti negli ultimi trenta anni, spesso in collaborazione con altri autori. Sono quasi tutte storie originale, ovvero non ambientate in altri universi narrativi, anche se diverse storie sono ispirate a classici della letteratura e ai loro autori. Un paio di racconti poi sono spin-off di altri romanzi dell'autore – ma almeno sono romanzi per i quali KJA si è sforzato di creare un suo mondo narrativo.


Come appena detto, ci sono molti racconti ispirati ad altri romanzi. 

20000 Years Under The Sea è ispirato a Verne, ma con aggiunto, quanto basta, Lovecraft. Dopotutto, il Nautilus non è sommergibile? E Cthulhu non dorme nelle profondità dell'oceano? Non ci vuole molto a mettere assieme le due cose e KJA lo fa. 

Verne ritorna in Eighty Letters, Plus One, il racconto, sotto forma epistolare, de Il Giro Del Mondo In 80 Giorni narrato però dal punto di vista di vista di Herbert Fix, l'ispettore che insegue Phileas Fogg e Passepartout avendoli scambiati per dei ladri. Nulla di soprannaturale ma un semplice curiosità letteraria. 
Scientific Romance è un altro racconto senza elementi soprannaturali, ispirato alla vita di H.G. Wells. Wells, studente universitario, passa una nottata sul tetto del suo istituto assieme ad Aldous Houxely a osservare le stelle cadenti. Parlando di meteoriti, alieni e microbi gli viene in mente l'idea per un racconto. 
Canals in the Sand, invece, è una specie di prequel alla Guerra dei Mondi di Wells. L'astronomo Percival Lowell è convinto di aver visto dei canali sulla superficie di Marte e cerca di mettersi in contatto con gli alieni... 
Final Performance è ambientato a Londra nel 1613 e parla dei fantasmi che infestano il Globe Theatre, il teatro dove venivano rappresentate le opere di Shakespeare. Il Bardo non appare nel racconto – la storia si concentra su un attore ossessionato dalle voci degli attori passati, rimaste intrappolate nel legno dell'edificio. 
The Ghost of Christmas Always è l'ennesima rivisitazione del famoso Christmas Carol di Dickens, mettendo proprio Dickens come protagonista. 

KJA non si fa problemi a farsi ispirare da qualsiasi cosa. Sea Wind è ispirato alla canzone "Point of Know Return" dei Kansas, mentre Cygnus: The Sea Captain's Tale è ambientato nel mondo del suo romanzo steampunk fantasy Clockwork Angels, ispirato al concept album omonimo dei Rush. Il racconto stesso è stato scritto assieme a Neil Peart, batterista e paroliere della band. 

Naturalmente, come qualsiasi scrittore, KJA non può fare a meno di prendere ispirazione dalla sua stessa vita. Come dice lui stesso:

I grew up in a small farming town in Wisconsin, a rural culture straight out of a Ray Bradbury short story which had both charms and horrors for an imaginative young boy who wanted to be a writer. I like to say my childhood was a combination of Norman Rockwell and Norman Bates. Drawing on all those experiences, I wrote a series of short stories loosely connected to the fictional small town of Tucker’s Grove, Wisconsin. 

I racconti di Tucker's Grove sono pieni di mistero e meraviglia, si passa dalle locomotive assassine al ritorno di antichi eroi, molto spesso avendo come punto di vista proprio quello di un bambino che appena intuisce quello che sta succedendo. 

Gli altri racconti sono una bella serie di idee: mutaforma, avventure marine (KJA ne è appassionato), abiti incantati, cavalieri contro draghi e barboni troll che abitano sotto i ponti. Il problema con KJA è che mentre le sue idee sono carine, l'esecuzione spesso lascia a desiderare. Si ha sempre l'impressione che avrebbe potuto osare di più con quello che aveva in mano. Questo l'ho trovato vero per i romanzi che ho letto, ma devo dire che erano tutti tie-in. Non sto dicendo che allungare la trama annacquando le idee gli servisse a scrivere e vedere più libri, però... però ho trovato le idee dei racconti di questa antologia sviluppati meglio. 

Per concludere vi lascio a un paio di considerazioni di KJA sulla scrittura, direttamente dall'introduzione del libro: 

Tell me a story. It’s a game all writers play, an improv act. Some writers are structured; they plan thoroughly, choose carefully, write only what most inspires them, while others can be loose and nimble, reacting quickly and running with an idea, meeting the challenge at hand. When J.M. Barrie put the Llewellen Davies boys to bed and they pleaded for a story, he made up tales to order about Peter Pan and his adventures. A.A. Milne entertained his son Christopher Robin by telling stories of Winnie-the-Pooh, Rabbit, Owl, and the Hundred Acre Wood. When I was younger, I used to babysit often. Playing with rambunctious kids and trying to get them down to bed, faced with the Tell me a story. It’s a game all writers play, an improv act. Playing with rambunctious kids and trying to get them down to bed, faced with the incessant “Oh, please, can’t we stay up just a little longer?” I learned that the only way to trick them was to offer a story. “What do you want to hear?” I would ask. They wanted me to make up Star Trek stories because we had watched Star Trek before going to bed, or one time in particular I had to spinoff from a Space: 1999 episode, continuing the adventure. Other times they wanted stories about dragons or magic bicycles.
Any good babysitter— any good writer— had to fill the bill. This was good training, learning how to write a story inspired by a prompt.