Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post

giovedì 16 luglio 2026

The Jinn-Bot of Shantiport

The Jinn-Bot of Shantiport è un romanzo di Samit Basu, scrittore, regista e sceneggiatore indiano.

Il romanzo è arrivato finalista ai premi Locus, Dragon e Goodreads Choice nel 2024.

La storia è ambientata in un lontano futuro su un pianeta colonizzato dagli esseri umani, nella città di Shantiport.

Shantiport è una grande città che sta venendo lentamente inghiottita dal suo fiume, il meglio è ormai nel suo passato, con aristocrazia, mafiosi e gente comune che si dividono le ultime ricchezze e le ultime glorie.

È un luogo dove chiunque è posto sotto continua sorveglianza tramite cimici e microdroni, e la privacy è uno status quo.

I protagonisti sono Lina, umana, e Bador, scimmia robot, sorella e fratello provenienti da una famiglia vittima, una decina di anni prima, di un cambio di regime. Il loro padre si era unito alla ribellione ed era stato fatto sparire quando il Clan Tigre aveva preso il potere. La famiglia vive da reietta sociale, la madre Zohra agli arresti domiciliari e i fratelli sotto scrutinio da parte delle Tigri, una via di mezzo tra un partito politico e un'organizzazione mafiosa.

Bador è un bot, costruito dai genitori di Lina, e viene trattato come membro della famiglia a tutti gli effetti. I robot infatti vivono a Shantiport e, sebbene non abbiano gli stessi diritti degli esseri umani, sono spesso trattati alla pari. Bador però è ossessionato dai diritti dei bot, sperando in "A world where bots and intelligences aren’t just treated as people by humans who are nice, but guaranteed equals in a society by law."

La storia è una retelling fantascientifico della fiaba della Lampada di Aladino, attingendo da mito, fiabe e alta tecnologia. Lina e Bador trovano uno jinn-bot alieno capace di realizzare ogni desiderio. Lo jinn-bot funziona come un software e nella migliore tradizione cerca sempre di ingannare il suo utente. Garantisce solo tre desideri perché è la versione "free trial period" per utenti non registrati. Lina e Zohra discutono su come utilizzare questa tecnologia. Dice Lina: "You want to use him [the jinn-bot] for small bursts of advantage, not disturbing the overall equilibrium, or drawing too much attention…we should use the jinn to solve the problems we are unable to solve ourselves, systemic problems, multigenerational problems, worldwide problems that somehow humans have bene unable to solve for millennia”

Il romanzo solleva una serie di domande, dibattuta tra I suoi personaggi: cos'è meglio per migliorare il mondo, una rivoluzione radicale o piccoli cambiamenti costanti? Cosa fare se l'unica cosa che si può migliorare è la propria situazione personale e non l'intera comunità? Come accettare e giustificare le conseguenze negative dei propri cambiamenti? Come trovare un equilibrio tra un governo democraticamente eletto e uno composto solo da esperti?

lunedì 9 giugno 2025

Praticare l'invenzione al limite dell'intelligibilità


“I practice invention to the brink of intelligibility”

The Mad Man un romanzo di Samuel Delany pubblicato nel 1994.

Il romanzo esplora l’intersezione tra identità sessuale, razza, marginalità e ricerca intellettuale attraverso la figura di John Marr, studente di filosofia, nero e omosessuale, che vive nella New York dei primi anni Ottanta. Marr è impegnato nella stesura di un tesi di dottorato su Timothy Hasler, filosofo e accademico coreano-americano brutalmente assassinato nel 1973 davanti a un bar gay in circostanze mai chiarite.

Nel corso della sua indagine sulla vita e la morte del filosofo, Marr si confronta non solo con i misteri che circondano la morte di Hasler, ma anche con una progressiva identificazione con la sua figura. Questo processo lo porta a vivere esperienze sessuali sempre più estreme con vari senzatetto, nonostante la crescente consapevolezza del rischio di contrarre l’HIV, che in quegli anni cominciava a diffondersi con drammatica rapidità. The Mad Man è un libro sull’epidemia di AIDS e un modo per Delany per gestire il senso di colpa per essere sopravvissuto.

“I do not have AIDS. I am surprised that I don’t. I have had sex with men weekly, sometimes daily—without condoms—since my teens, though … it’s been—since 1980—all oral, not anal.”

Marr ha una passione per gli uomini, e li preferisce senzatetto, ubriachi, sporchi e deformi. Non è la caduta del protagonista nel peccato, ma una descrizione di come Delany/Marr viveva la sua sessualità all’epoca e della devastazione provocata dall’AIDS. Alcuni prendevano contromisure, altri si astenevano dal sesso, altri ancora (tra cui Marr) si vedevano già condannati e quindi continuavano con i rapporti sessuali.

Sebbene ci siano numerose descrizioni di atti sessuali, non è un libro (unicamente) pornografico – in 500 pagine ci sono anche discussioni di etica sessuale, sviluppo del protagonista, filosofia, un delitto da risolvere e una storia d’amore. Alcune scene del romanzo si basano su lettere realmente scritte dall’autore e raccolte in 1984: Selected Letters, conferendo alla narrazione un ulteriore livello di autenticità e riflessione autobiografica, pur mantenendo una struttura narrativa di finzione.

È il romanzo di Delany più lungo (500 e passa pagine) dopo Dhalgren, e contiene numerosi elementi: la vita academica di un ricercatore in filosofia, la vita dei senzatetto newyorkesi, la comunità gay pre e post HIV, la descrizione estremamente dettagliata di numerosi atti sessuali di vario tipo, e, infine, anche alcuni elementi di realismo magico.

La New York del romanzo è quella dei parchi dove dormono i senzatetto, dei cinema porno gay attorno a Time Square, e dei locali come il Mineshaft, noto per le sue famose “Golden Shower Nights”. (piccola curiosità il Mineshaft aveva uno stretto dress code per i suoi avventori, dress code che è stato ripreso dai Village People per il video della loro celebre YMCA.)


“…it is always odd to discover the ways in which desire fuels the systems of the world.”

La figura di Timothy Hasler è ispirata sia a Ludwig Wittgenstein che a Richard Montague, matematico e filosofo studioso di logica matematica e filosofia del linguaggio, ucciso a casa sua nel 1971 dopo aver rimorchiato degli uomini in un bar. Hasler è ispirato anche al filosofo Frank Plumpton Ramsey, anch’egli morto giovane, e traduttore in inglese di Wittgenstein.

Oltre che filosofo, Hasler è uno scrittore di fantascienza, e Marr riesce a far uscire una raccolta delle sue opere facendosi aiutare da un altro scrittore di fantascienza, Aranlyde – riprendendo il personaggio di Muels Aranlyde apparso in Empire Star, anagramma di Samuel Delany.

Il nome del protagonista è preso da una poesia di Herman Melville – John Marr and Other Sailors. Nel testo di Melville John Marr ha lasciato le vastità del mare per quelle delle praterie, ritirandosi a vivere con altri pionieri nel Far West. Purtroppo la comunità dove vive è composta da uomini chiusi, ottusi e bigotti a cui manca la voglia di divertirsi e meravigliarsi di porto in porto tipici di John Marr e degli altri marinai. Quando John Marr tenta di raccontare le sue avventure marinaie si sente rispondere “Amico, non ne sappiamo niente di queste cose, qui”. Il Marr di Melville è una figura di alienazione e irrequietezza, proprio come (ma non del tutto simile) al protagonista di The Mad Man.

Melville non è l’unico riferimento letterario. La scena con la quale il protagonista viene incaricato di indagare sulla morte di Hasler richiama quella nella quale, in Il Grande Sonno di Raymond Chandler, l’investigatore Philip Marlowe riceve l’analogo incarico.

“It is sobering to think that the Great American Novel to come will have so little to do with the famous ‘American Dream’ but will have to be far nearer a contemporary Les Misérables”

L’interesse per i senzatetto nel romanzo non è solo sessuale ma diventa punto di analisi sociale – e spiegazione dell’omicidio di Hasler. I senzatetto, categoria che comprende “bums, hoboes, and winos,” e “the marginal, the dispossessed, the underclass”, vivono al di fuori del mercato capitalista. Non possiedono nulla, solo i loro corpi e il godimento che ne possono trarre. Godimento fine a se stesso e quindi al di fuori di una logica capitalista. C’è quindi il sesso a pagamento del mercato (e i luoghi dove praticarlo, come i cinema porno o il Mineshaft) e il sesso libero dei senzatetto. Queste due economie – del piacere e della produzione o, per essere più precisi, del desiderio – si scontrano più volte. Si scopre quindi che, quando Hasler e un suo compagno sono stati in un bar dove avviene la prostituzione, l’offerta di sesso libero dei due ha ottenuto come risposta la violenza e la morte del filosofo, che si sacrifica per salvare il compagno.

Il romanzo è una esplorazione di universi sociali paralleli – l’autore ci tiene a far capire come funzionano le cose nelle comunità visitate, in modo da far capire per esempio l’impatto dell’AIDS sulle persone e i luoghi da lui frequentati. La città stessa diventa quindi un punto di contatto per persone appartenenti a diversi gruppi sociali (idea che Delany ha preso dal libro The Death and Life of American Cities di Jane Jacobs del 1961) perché come dice John Marr “The more different someone is from me, the more I can learn from them”. Come scritto da Delany nel saggio Times Square “given the mode of capitalism under which we live, life is at its most rewarding, productive, and pleasant when large numbers of people understand, appreciate, and seek out interclass contact and communication conducted in a mode of good will”.

Gli archetipi della New York di The Mad Man sono quelli di Sodoma e Babele, la cui distruzione Delany attribuisce non a un intervento divino ma a un collasso dei rispettivi mercati, ma anche la Città Santa, costruita secondo precise idee eteronormative: “The boys for whom society is made (as well as the City Fathers a few of those boys will manage to become) would prefer that none of these men existed. . . . ”. Comunque, qualunque sia il modo in cui nascono, le città “crescono perché le persone ci vanno per cercare sesso”.

Come finisce la storia per John Marr? C’è un lieto fine! Marr è filosoficamente alla ricerca di un “Sistema del Mondo”, una filosofia che includa ogni possibile fenomeno umano. Tale filosofia è impossibile, realizza Marr, venendo a contatto, e praticando lui stesso, varie forme di sesso estremo in una forma del tutto selvaggia, ovvero non-addomesticata o non possibile da includere in una filosofia dei fenomeni umani.

Dopo un’orgia selvaggia ispirata alla ecpirosi di Eraclito, Marr arriva vicino a essere ucciso in maniera non molto diversa da Hasler. Si salva, e finisce per fare coppia stabile e felice con Leaky – proprio come Delany ha incontrato il suo attuale compagno tra i senzatetto di New York.

Il critico Damien Broderick nel suo Reading on Starlight (1995) ha suggerito che The Mad Man è il sequel “spirituale” di Stars in My Pockets Like Grains of Sand. La relazione tra John Marr e Leaky segue gli stessi schemi di quella tra Marq Dyeth e Rat Korga, e molte delle domande poste in Star in My Pockets trovano risposta in The Mad Man.

I find myself asking: But who 𝘪𝘴 the protagonist? Is it the narrator, black graduate student John Marr? Is it the Korean-American philosopher Timothy Hasler who is the object of all John Marr's research and study?
Or is it Mad Man Mike, one of the men who names the novel, and whom Hassler has given his life to save . . .? As the writer I would hope that the text worked like a piece of cut crystal in the midst of them all, turning to reflect each one and a number of others not named here, to show their different relationships, one and another, on different levels.
(Delany su The Mad Man)

domenica 16 luglio 2023

Empire of Silence di Christopher Ruocchio.


Mi sono avvicinato alla lettura di questo tomo da 624 pagine per via dei numerosi suggerimenti che ho trovati sparsi sui social. Chi me lo consigliava diceva che prende forte ispirazione da Dune e Gene Wolfe, e quindi non me lo potevo lasciar fuggire.

L’autore è Christopher Ruocchio, che ha pubblicato questo suo primo romanzo nel 2018, il primo della serie nota come “Sun Eater”, che è già arrivata al quinto volume e che dovrebbe finire col settimo. Non mi risulta che sia stato tradotto in italiano.

La sinossi:

It was not his war.

The galaxy remembers him as a hero: the man who burned every last alien Cielcin from the sky. They remember him as a monster: the devil who destroyed a sun, casually annihilating four billion human lives—even the Emperor himself—against Imperial orders.

But Hadrian was not a hero. He was not a monster. He was not even a soldier.

On the wrong planet, at the right time, for the best reasons, Hadrian Marlowe starts down a path that can only end in fire. He flees his father and a future as a torturer only to be left stranded on a strange, backwater world.

Forced to fight as a gladiator and navigate the intrigues of a foreign planetary court, Hadrian must fight a war he did not start, for an Empire he does not love, against an enemy he will never understand.

Il libro viene presentato come le memorie di Hadrian Marlowe, scritte da lui stesso dopo essere entrato nella storia come condottiero genocida e sanguinario. Hadrian nasce da una potente famiglia di nobili di un sistema solare appartenente all’Impero Sollan. La narrazione in prima persona sotto forma di ricordi rimanda direttamente a Gene Wolfe e a Marguerite Yourcenar; Hadrian inizia dalla sua nascita nelle vasche di decantazione della famiglia Marlowe e alla sua educazione, assieme al fratello più giovane, con lo scholiasta di corte. Il padre governa con pugno di ferro il suo feudo, opprimendo i minatori di uranio; Hadrian non è della stessa pasta del padre e presto il conflitto di personalità spinge il protagonista ad andarsene dal Castello di famiglia a esplorare l’universo.

Fugge dal padre comprando un passaggio su un’astronave. Deve passare 10 anni in ibernamento per arrivare su Teukros dove potrà iniziare i suoi studi da scoliasta (scienziato e filosofo). Purtroppo qualcosa va storto e Hadrian di risveglia su un pianeta mai sentito nominare, Emesh, senza denaro. Inizia una nuova vita, prima come ladro e poi come gladiatore, con il sogno di mettere da parte abbastanza denaro da andarsene da lì. Le sue origini nobili vengono scoperte dal signore che governa il pianeta, e Hadrian entra in una serie di giochi politici e dinastici, durante i quali conosce Valka, una xenologa, che lo introduce ai misteri del Silenzio, una misteriosa specie aliena che ha colonizzato la galassia prima dell’umanità – idea considerata eretica dalla Religione Imperiale. Emesh viene attaccato dagli alieni Cielcin, e a questo punto Hadrian dovrà usare tutte le sue doti di guerriero, diplomatico e archeologo per salvare capra e cavoli: fermare la battaglia e riuscire a lasciare il pianeta.

Empire of Silence è incredibilmente derivativo. L’autore ha preso pesantemente dall’immaginario di Dune, Guerre Stellari, Book of the New Sun e Warhammer 40k. Ha preso senza vergogna, senza nascondersi: il suo scopo non è demolire certi cliché della narrativa di fantascienza (l’Impero Galattico, l’Eroe Predestinato, etc…) ma vedere come usarli per raccontare una buona storia. E allora ci sono scudi personali che obbligano a combattere all’arma bianca, gilde spaziali, Inquisitori che danno la caccia a macchine eretiche, e così via.

E sapete cosa? Funziona. La lettura è piacevole, la storia avvince, si partecipa volentieri al gioco di rimandi (ho apprezzato di più quelli sottili a Gene Wolfe); la qualità è superiore, per esempio, a tanti romanzi tie-in di Star Wars o ai prequel di Dune scritti da K.J.Anderson. C’è un amore ed empatia per le specie e le culture incontrate da Hadrian che non ho mai riscontrato in altre opere più famose. Pur essendo incredibilmente classico rispetta tutti i canoni moderni di rispetto per gli orientamenti sessuali e di genere, e riesce a imbastire una critica al sistema feudale come neanche Herbert in Dune (lo so, lo so, ora i fan di Dune mi salteranno al collo: beh leggetevi prima Empire of Silence). Se Warhammer 40k è “Allearsi coi nazisti per sconfiggere Cthulhu”, Sun Eater è “e se Anakin avesse fatto bene a diventare Darth Vader”? E qua sta il dramma di Hadrian, un personaggio che per sua indole vorrebbe tanto esplorare l’universo (si sarebbe trovato a suo agio in Star Trek) ma che si trova invece in un Impero oppressivo a combattere un nemico alieno inarrestabile.

mercoledì 22 marzo 2023

Campo Archimede


Perché leggere P.K.Dick quando posso leggere il romanzo che lo ha fatto impazzire?

Camp Concentration è un romanzo di Thomas Disch pubblicato nel 1968, tradotto in italiano come "Campo Archimede" (con una traduzione del titolo che gli toglie tutta la ambiguità).

Scherzi a parte, va comunque detto che dopo aver letto Camp Concentration Dick iniziò a mandare una serie di lettere all'FBI avvertendoli che un'organizzazione segreta stava contattando scrittori di fantascienza per convincerli a inserire messaggi segreti nelle loro opere.

La prova, sosteneva Dick, era proprio il romanzo di Disch.

Mi sono quindi avvicinato alla lettura di questo testo con molta cautela.

La Encyclopedia of Science Fiction definisce Disch come "forse il più rispettato, il meno fidato, il più invidiato e il meno letto di tutti i moderni scrittori di fantascienza di prim'ordine."

La storia di Campo Archimede è apparentemente semplice: il protagonista Louis Sacchetti (poeta, cattolico rinnegato e obiettore di coscienza) viene trasferito in una struttura segreta dell'esercito dove una non nominata organizzazione privata compie degli esperimenti sui prigionieri.

L'esperimento consiste nell'aumentare loro l'intelligenza contagiandoli con una variante della sifilide, la pallidina. Purtroppo la pallidina conduce a morte certa. Sacchetti viene contagiato, e ingaggia una battaglia filosofica con lo scienziato Skilliman.

Non vi spoiler il finale nel caso non abbiate già letto il libro.

È ricchissimo di citazioni, ho colto riferimenti a Thomas Mann, Dante, Tommaso d'Aquino, Dostoyevsky, Shakespeare, Rllke, Kafka e Wagner, anche se di sicuro altri mi sono fuggiti.

La pallidina, il suo uso e i suoi effetti ricordano quelli dell'LSD, sostanza per la quale c'era molto interesse negli anni '50 e '60. Mentre molti speravano che l'LSD avrebbe liberato la mente delle persone, Disch la metteva al centro di interessi militari e corporation. Solo negli anni '80 con lo svelamento dei documenti relativi al progetto MK Ultra abbiamo scoperto che dopotutto Disch aveva ragione.

Ci sono moltissimi riferimenti all'alchimia. Uno dei prigionieri "superintelligenti" riesce a convincere l'esercito di aver scoperto l'immortalità alchemica. I generali e gli scienziati ci cascano come peri – e ne subiscono le conseguenze. Questo ci collega all'altro tema della storia, il Faust, nelle sue varie incarnazioni (quelli di Goethe, di Manne e di Valéry). Perché (come ha fatto notare Samuel Delany commentando il romanzo) chi cerca di essere un Archimede (ovvero avere il colpo di genio) rischia di diventare un Faust, ovvero di pagare un grosso prezzo. Qua il prezzo lo pagano i prigionieri con la loro vita, ma anche gli scienziati che supponevano di poter controllare il genio che scatenavano.

E la pallidina si scatena nel mondo, grazie alla dottoressa Busk che lo diffonde... beh essendo una malattia venerea potete immaginare come.

Stars in my pocket like grains of sand

Stars in my pocket like grains of sand
è un romanzo del 1984 di Samuel Delany. È un romanzo densissimo di idee e concetti, quasi la summa dell’opera dell’autore fino a quel momento.

È un romanzo di contrasti tra famigliare e alieno, singolare e molteplice, identità e diversità, informazione e conoscenza, il mondo e il globale. È un romanzo che richiede una comprensione “multiplex” come Delany l’ha concepita nel suo romanzo Empire Star.

Andiamo con ordine, dal generale al particolare, rimanendo coscienti che taglierò fuori molte cose.

Ci sono 6000 e più mondi abitati dagli esseri umani; ogni mondo contiene numerose culture con le rispettive lingue e punti di vista.

A whole world, that’s a big place.

A tenere insieme questi mondi è il web, un’organizzazione che raccoglie e gestisce le informazioni. Lo strumento più potente del web è il GI, General Information, una specie di wikipedia che permette di scaricare qualsiasi informazione direttamente nella propria mente. È il vero collante di una galassia umana in continuo rischio di finire disgregata dalle differenze culturali; è l’interfaccia con la quale gli umani entrano in contatto gli uni con gli altri.

Il web non è perfetto. Riesce a dare rispose approssimate a molte domande difficili (“quanti esseri umani ci sono nella galassia?”) e molto spesso le sue informazioni sono obsolete o ambigue. Molti dicono che con questo romanzo Delany abbia anticipato il World Wide Web.

“People tell me I’m the guy who invented the internet. A book of mine called Stars in My Pocket Like Grains of Sand, every once in a while somebody says that’s the book that invented the internet. I don’t know. I wasn’t trying to. I was just writing about something. Whether it’s at all true or whether it’s just hyperbole that ... Never believe your own hype. That’s the way to really screw yourself over.” (da un’intervista)

Non solo non è perfetto, ma ci sono delle informazioni che non potrebbe mai fornire. A un certo punto Marq chiede a Korga che piatti le piacciano, e scopre che il suo compagno è stato educato dal web sulla cucina locale – ma solo relativamente ai nomi delle pietanze, ingredienti e preparazione, non ha idea del sapore dei cibi. Al che Marq replica: “ma il sapore è l’unica cosa che conta”.

Il linguaggio parlato dai mondi del web è l’arachnia, la cui peculiarità è di usare il genere grammaticale femminile per qualsiasi persona. Nell’arachnia sono tutte donne. Il “lui” si usa esclusivamente per una persona (maschio o femmina) che sia oggetto del proprio desiderio erotico. È una cosa che può disorientare in quanto non è chiaro mai se un personaggio sia uomo o donna, e spesso si devono raccogliere indizi spazi per sapere non solo il genere ma addirittura la specie di appartenenza. Gli esseri umani infatti convivono e si accoppiano senza problemi con numerose specie aliene, e non stiamo parlando delle belle aliene di Star Trek: parliamo di alieni non umanoidi – cosa che come possiamo intuire non ha mai fermato nessuno dal fare sesso.

In Arachnia as it is spoken on Nepiy, ‘she’ is the pronoun for all sentient individuals of whatever species who have achieved the legal status of ‘woman’. The ancient, dimorphic form ‘he’, once used exclusively for the genderal indication of males (cf. the archaic term man, pl. men), for more than a hundred-twenty years now, has been reserved for the general sexual object of ‘she’, during the period of excitation, regardless of the gender of the woman speaking or the gender of the woman referred to.

L’idea di una cultura dove non ci siano differenze di genere è venuta a Delany quando alloggiava in un hotel frequentato dai pazienti transessuali di un vicino ospedale. Mentre i primi giorni si chiedeva di che genere fossero le persone che incontrava in ascensore, dopo un po’ smise di interessarsi alla differenza, giungendo alla conclusione che il distinguere uomo/donna, maschio/femmina è relativo al contesto e all’abitudine. Tanto per fare un esempio, sul pianeta natale di Rat Korga la distinzione importante è tra persone alte e persone basse, ed è socialmente inaccettabile e considerata un perversione il sesso tra persone di altezza molto diversa.

Il viaggio tra i mondi è riservato a poche persone, “diplomatici industriali”, che hanno l’incarico di tenere in piedi le reti commerciali tra i mondi, permettendo lo scambio di materiali e tecnologie. Questi diplomatici industriali sono abituati a viaggiare tra mondi con culture e usanze molto diverse tra loro, ma sono sottoposti a un continuo “shock culturale”, data l’impossibilità di prevedere quale aspetto della cultura che visitano risulterà per loro “strano”.

During my first three years as an ID, I thought my job1 was not to be surprised at the universe’s human variety. Later I realized that it was not to be surprised that nonstop surprises would henceforth be my life

La “galassia umana” di Delany non è mai governata da un singolo imperatore, o da una singola cultura. Le culture sono sempre contestate, frammentate e confuse.

Sebbene le culture siano molteplici, ci sono due tendenze ideologiche dominanti, la Family e il Sygn.

La Family propugna una società basata su antichi standard umani, quali quello della famiglia basata su genitori e figli. E mettiamo subito in chiaro: non si tratta della visione padre-madre-figlio tradizionale terrestre del presente, visto che qualsiasi genere (e sesso) può prendere uno dei tre ruoli, e qualunque parte dei tre può essere assente. L’importante è che questi ruoli ci siano e diano significato alla famiglia e alla società.

Il Sygn invece è più anarchico, non vuole imporre nessun tipo di ordine o struttura alla società umana, la famiglia per loro è un concetto estremamente fluido.

Sono grosso modo l’applicazione su scala interstellare dei due approcci, quello dello Storicismo e quello Post-Strutturalista.

Uno dei punti di contrasto tra Family e Sygn è quello sulla natura della storia. L’ideologia della Family è basata su un’immagine del passato che deve essere ricostruita ovunque vi siano essere umani; la storia di un pianeta (la Terra) deve essere la stessa di tutti gli altri pianeti. Le sue unità di misura del mondo fisico sono le stesse adoperate ora sulla Terra.

Per il Sygn “history is what is outside, in both time and space, the current moment of home. And without history, there is no home. A second tenet: when you go to a new world, all you can take of your home is its history.” Per il Sygn nessuna ideologia può avere un ruolo centrale perché non esiste un luogo centrale dal quale governare.

Ci sono altri due elementi che arricchiscono questa galassia futura. Il primo sono i misteriosi alieni Xlv, con i quali l’umanità non riesce ad avere alcun genere di contatto e comunicazione. Il secondo è la “Cultural Fugue” che colpisce alcuni mondi, causandone la fine. Forse la Fuga Culturale è causata dalla disparità di punti di vista interni al mondo stesso, forse è un attacco da parte degli Xlv.

Marq Dyeth, uno dei due protagonisti, è un industriale diplomatico del pianeta Velm. Su Velm gli esseri umani convivono (e hanno relazioni amorose e sessuali) con gli alieni evelmi, che sono delle lucertole con sei zampe, tre sessi e molte bocche.

Marq appartiene alla famiglia Dyeth, anzi al flusso (stream) Dyeth, una successione di umani e evelmi cresciuti assieme a ondate generazionali successive, dove nessun individuo ha un tipo di relazione “genetica” con alcun altro. Una via di mezzo tra una famiglia adottiva e una comune hippie, per intenderci. I Dyeth discendono da Gylda Dyeth, sicaria della dittatrice Vondramach Okk, che quando si ritirò dal servizio attivo ricevette in dono il palazzo di Dyethshome nella città di Mogror su Velm.

Dyeth è un sostituto dell’autore, che più volte nelle sue biografie ha raccontato il suo spaesamento spostandosi da Harlem dove viveva alla scuola a maggioranza di bianchi vicino Park Avenue.

L’altro personaggio principale è Rat Korga, del pianeta Rhyonon. All’età di diciannove anni Korga si è sottoposto alla RAT, Radical Ansiety Termination, che gli ha tolto la coscienza e la volontà rendendolo uno schiavo.

‘Of course,’ they told him in all honesty, ‘you will be a slave.’

Passa venti anni a fare i lavori più sporchi e degradanti del pianeta.

Un giorno il pianeta Rhyonon viene distrutto (forse una Fuga Culturale, forse un attacco degli Xlv, forse qualcos’altro ancora) e Rat Korga è l’unico superstite tra miliardi di persone. Viene salvato dal web, che ricostruisce le parti danneggiate del suo corpo e gli dona nuovi occhi. Per “ripristinare” la mente di Korga manomessa dalla RAT gli vengono fatti indossare degli anelli, proprietà della dittatrice Vondramach Okk, che contengono connessioni aggiuntive. Korga ora è un essere umano funzionante, ma senza un mondo e una cultura. La sua rinascita ricorda la creazione di Frankenstein, per il modo con cui spaventa i tecnici del web che lo hanno riportato in vita.

You have taken away my world . . . . What have you given me? . . . What have you taken away? . . . I had a world. . . . What world will you give me?

Il web (da intendersi sempre come organizzazione) non sa cosa farne del potenziale di questo essere. Scopre che la sua anima gemella è proprio Marq Dyeth. Sono fatti l’uno per l’altro, ognuno soddisfa i bisogni sentimentali ed erotici dell’altro. Il web decide di farli incontrare, sperando così di controllare il potenziale del superstite, o forse incanalarlo in una direzione particolare.

Tenete presente che qua siamo appena poco oltre l’introduzione.

Rat Korga arriva su Velm e conosce Marq Dyeth. I due passano assieme un paio di giorni, molto densi di avvenimenti, di prosa e di idee. Al termine di questi due giorni tutta la popolazione di Morgre vuole conoscere Rat Korga, è diventato fetish e feticcio di un intero pianeta. Anche gli Xlv sembrano essere interessati al pianeta, visto che lo circondano con le loro astronavi.

Il web decide di portare via Korga e separare i due amanti.

Nonostante siano dei “match” perfetti, le strutture politiche e sociali al potere riescono a separare la coppia.

Il romanzo è un continuo spiazzamento, obbliga il lettore a rivedere le proprie convenzioni e credenze sui rapporti sociali, famigliari e personali. Delany scrive fantascienza PER disorientare il lettore, per catturarlo tra visioni mutuamente esclusive del mondo. È sostanzialmente il motivo per il quale scrive fantascienza – la fantascienza è un linguaggio che permette la traduzione tra mondi alternativi. Per Delany è lo specifico dominio della fantascienza obbligare a considerazioni su possibilità fisiche che il lettore potrebbe non riconoscere come possibili.

Il romanzo si conclude con un lungo monologo di Marq dove, parlando del mattino e dell’alba viste sui vari mondi visitati, traspare la sofferenza per la perdita del suo amore.

To arrive on a world at dawn, despite GI’s preliminary scatter of information, is to read the whole roster of signs you are used to for morning over the expanse of what you see, and at the same time see those meanings start to transpare as one begins to see the possibilities—a world of possibilities clear behind them

Il romanzo non risponde a troppe domande: cosa vogliono gli Xlv? Cos’è una Fuga Culturale e perché succede? Perché Rat Korga è diventato pericoloso per Velm? Delany aveva in programma di scrivere un seguito, The Splendor and Misery of Bodies, of Cities, ma abbandonò l’idea con l’avvento dell’AIDS, che distrusse e uccise molti dei suoi circoli di conoscenze ai quali si era ispirato per creare il mondo di Velm.

Perché alla fine, come dichiarato dall’autore:

"Stars" was conceived as an SF celebration of the gay world I knew, translated into space-opera terms in a story that I hoped all could read and relate to.

venerdì 19 novembre 2021

Guai su Tritone

Triton è stato scritto da Samuel Delany nel 1974 e pubblicato solo nel 1976, dopo Dhalgren.

Il titolo originale doveva essere Trouble on Triton, a imitazione del titolo dell'opera Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein.

Fu accorciato in Triton perché la casa editrice, Bantam Books, preferiva titoli di una parola (come Dune o Dhalgren). Delany aggiunse il sottotitolo "un'ambigua eterotopia", richiamando il romanzo di Ursula Le Guin "The Dispossessed, An Ambiguous Utopia". I due romanzi hanno numerosi punti in comune: entrambi mettono in scena una società "utopica" e i relativi problemi che un singolo potrebbe avere vivendoci dentro.

Delany aveva già scritto una prima stesura di Triton quando lesse Dispossessed; notando i punti in comune modificò alcuni dialoghi nel suo romanzo e aggiunse il sottotitolo col fine di mettere in dialogo i due romanzi. Dialogo che poi Delay approfondì nella sua critica "To Read The Dispossessed" (scritta nel 1977 e che potete leggere nella raccolta di saggi The Jewel-Hinged Jaw: Notes on the Language of Science Fiction) dove ne notava l’eteronormatività e metteva in dubbio la gender neutrality di Anarres (in realtà era un discorso più complicato, perché Delany leggeva il romanzo di Le Guin in confronto con la sua forma ideale).

Nel futuro c'è una guerra in corso tra le colonie sui satelliti dei giganti gassosi e il pianeta Terra. La colonia su Tritone, Tethys, è neutrale ma potrebbe presto rimanere coinvolta nel conflitto.

Quella di Tritone è una società dove le categorie dell'identità (sesso, genere, religione, età, colore della pelle etc…) possono essere scelte e cambiate a piacere. C'è la massima tolleranza per ogni forma di sessualità e famiglia e la natura fluida dell'identità viene riconosciuta e assecondata.

La libertà personale è quasi totale. C'è addirittura un settore di Tethys dove non si applica alcuna legge e nel resto della colonia le persone posso decidere da sole quali insiemi di leggi seguire.

Triton è una colonia socialista, non manca cibo e rifugio per chiunque e non ci sono tasse.

Pianeti come Terra e Marte sono invece ancora legate alle "vecchie" usanze. La Terra è ancora un patriarcato capitalista, mentre Marte sembra essere un matriarcato.

Il protagonista del romanzo è Bron Helstrom, di origine marziana, bello e biondo. Non riesce a essere felice nonostante su Tritone abbia, in teoria, tutto quello che gli serve.

È anche un insopportabile idiota. Si comporta male con le persone, soprattutto con le donne, autogiustificandosi fino all'impossibile. La sua concezione della vita si basa su potere, privilegio, discriminazione: è una specie di incel moderno, che pretende di essere amato nonostante i suoi difetti, e quando non lo è si arrabbia.

È un narcisista ossessionato dai codici e dalle convenzioni sociali. Non ha nemmeno tutta la colpa dei propri difetti: ha importato fantasie e pregiudizi dalla sua giovinezza su Marte che gli impediscono di resistere alla pressione della libertà disponibile.

Riesce a essere fuori luogo in un luogo dove c’è posto per chiunque.

Si innamora di The Spike, un'attrice di microteatro di strada, e ne diventa ossessionato. Fa licenziare una sua sottoposta solo perché teme che possa fare coppia con The Spike.

Viene rifiutato dall'artista: lui cerca una compagna subordinata all'uomo, cosa che su Tritone è inconcepibile. Entra in crisi: si rende conto di essere talmente unico che nessuna donna potrebbe mai innamorarsi di lui. Il cambio di sesso e orientamento sessuale su Tritone sono delle operazione rapide e semplici: decide di diventare la donna che non riesce a trovare.

Da donna, ovviamente, non riesce a trovare un uomo come lui era. La sua visione della donna è quella di una persona passiva, sottoposta all'uomo, e lei ora la incarna; anche se trovasse il suo uomo ideale non potrebbe approcciarlo e dichiararsi. Rimane quindi una donna insoddisfatta perché nella sua concezione dei ruoli di genere la soddisfazione deve appartenere solo all'uomo.

Mentre Bron ha le sue crisi personali e forse (ma solo forse) incomincia a capire il problema che ha, Tritone e gli altri satelliti vincono la guerra con la Terra, la cui popolazione finisce decimata. Ma sono cose che avvengono sullo sfondo, interessano solo relativamente un egoista come Bron, che addirittura visita la terra con una delegazione di Tritoniani, viene arrestato e torturato mentre alcuni della delegazione sono uccisi. Ma lui si preoccupa solo di rimorchiare The Spike.

Fa un effetto strano: è come se in The Expanse seguissimo le vicende di un bimbominchia incel.

Come descrivere un luogo come Tritone? Delany ci inganna: mentre all'inizio sembra una distopia e l'autore inserisce elementi che ce la fanno pensare come tale (per esempio la registrazione di tutto quello che fanno i suoi abitanti) facendoci credere che Bron sia una brava persona schiacciata dalla società, mentre a un certo punto il lettore si accorge che la società è di ispirazione utopica e che è Bron quello con dei grossi problemi.

E quindi, utopia o distopia? Delany usa il termine Eterotopia, ovvero un altro luogo, un termine (e qua sto copiando da Wikipedia) coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».

Tritone è un'eterotopia, descritta nella sua tradizione letteraria (Ice Opera, presa in giro della Space Opera), nelle sue usanze esotiche ed erotiche: è un luogo al tempo stesso famigliare e diverso. L'eterotopia non è perfetta come l'utopia, che resta un modello consolatorio ma insufficiente per l'essere umano, ma è invece in costante cambiamento.

mercoledì 12 maggio 2021

Driftglass

Driftglass è la prima raccolta di racconti di Samuel Delany, e raccoglie tutte le sue storie uscite tra il 1966 e il 1970 su varie riviste e antologie. Il volume è stato pubblicato da Signet Books nel 1971. In Italia è uscito sul Robot numero 35 (Febbraio 1979) con il titolo di “Al servizio di uno strano potere”.


"The Star Pit", che apre la raccolta, è quasi un romanzo breve dalle numerose tematiche. La parte iniziale introduce il protagonista Vymes, e la comune con la quale viveva e i bambini che venivano collettivamente cresciuti. Ma la famiglia gli viene portata via da una non meglio precisata guerra e un decennio dopo troviamo Vymes come meccanico di astronavi presso lo Star Pit, il Pozzo Stellare ultima tappa prima della fine della galassia. Oltre il bordo della Via Lattea gli equipaggi umani impazziscono e soltanto alcune persone, dette “golden” dalla cintura dorata che portano, posso viaggiare tra le galassie. Il problema è che questi golden sono asociali, antipatici e crudeli. The Star Pit è una storia sui limiti, spaziali, temporali e sociali e sulla reazione dell’uomo alla loro presenza. Il racconto inizia con la descrizione di un ecologiario, una specie di mini-ecosistema autosuffciente e sigillato, ma presto capiamo che tutta la galassia, e la vita del protagonista, è un ecologiario con le stesse caratteristiche: un ambiente chiuso dove gli stessi ricorrono gli stessi elementi, utilizzati di volta in volta in maniera diversa.
The Star Pit è anche diventato un radiodramma trasmesso dalla WBAI di New York per un decina di anni in occasione della Festa del Ringraziamento.

"Dog in a Fisherman’s Net" è ambientato su un’isola greca e ha come protagonista Spyros, un pescatore il cui fratello Panos è morto in un incidente. Mentre sistemava le reti dopo una giornata di pesca un cane vi si è avvolto dentro; piuttosto che strappare le preziose reti il cane viene ucciso ma Panos finisce accoltellato nella confusione. Spyro decide che la sua vita vale più delle reti che getta e decide di abbandonare l’isola. L’ispirazione per questa storia viene da un viaggio dell’autore in Grecia, e dalla sua osservazione del paesaggio e delle genti. C’è un filo sottile di magia, più intuito che esplicato, e riferimenti ad antichi culti e riti praticati dalle donne del luogo.

"Corona" ha come protagonisti Dianne Lee Morris, una telepate che sente le emozioni negative e soffre di crisi suicide, e Buddy, un giovane dalle limitate capacità mentali che si mette sempre ne guai. Entrambi trovano nella musica di Bryan Faust la gioia e la forze per resistere alle sofferenze. Forse uno dei racconti meno interessanti della raccolta.

"Aye, and Gomorrah...", vincitore del Premio Nebula, era stato pubblicato per la prima volta su Dangerous Vision di Harlam Ellison. Il protagonista è uno spaziale, che come tutti gli spaziali è stato castrato per poter operare nello spazio. Come tali gli spaziali sono oggetto del desiderio sessuale da parte dei cosiddetti frelks. Desiderio sessuale, norme sociali, convenzioni di genere vengono affrontate in questo racconto che sembra dire ancora molto: risulta attuale sia rispetto al 1967 nel quale è stato scritto che al giorno d’oggi.

In "Driftglass" alcuni umani vengono modificati con branchie e pinne per lavorare negli ambienti sottomarini. Cal Svenson è uno di loro ma a causa di un incidente nella zona del Slash è rimasto invalido. Passa la sua vita in un villaggio di pescatori ai tropici. Apprende però che un altro modificato tenterà la sua stessa impresa nello Slash, e fa amicizia con le nuove generazioni di “anfibi”. Ritorna qui il tema del limite umano, rappresentato dal punto di vista di chi è andato oltre l’uomo per un breve periodo ma quel mondo ormai gli è precluso.
You know all the Coca-Cola bottles and cut-crystal punch bowls and industrial silicon slag that goes into the sea?

I know the Coca-Cola bottles.

They break, and the tide pulls the pieces back and forth over the sandy bottom, wearing the edges, changing their shape. Sometimes chemicals in the glass react with chemicals in the ocean to change the color. Sometimes veins work their way through in patterns like snowflakes, regular and geometric; others, irregular and angled like coral. When the pieces dry, they’re milky. Put them in water and they become transparent again.
"We, in Some Strange Power’s Employ, Move on a Rigorous Line" è un tributo a Roger Zelany, che anche appare come personaggio.
'My name's Roger...' followed by something Polish and unpronounceable that began with Z and ended with Y
Gila Monster è un’enorme macchina posa cavi, che connette ogni comunità del mondo a luce e telefono. Che la comunità lo voglia o meno. E nel caso della comunità di Roger, una gang di motociclisti dell’aria, questa volontà manca del tutto. Ne nasce uno scontro mortale tra il protagonista Blacky Jones e Roger Z.

È la versione New Age di un racconto di Robert A. Heinlein del 1940, The Roads Must Roll, che racconto di uno sciopero da parte dei gestori delle strade mobili che connettono gli Stati Uniti. Ma mentre Heinlein ci parla dell’inevitabilità del progresso tecnologico (le strade sono tutte in funzione nella sua storia), Delany ci racconta di quello che succede prima, di questo Potere che si espande e copre il pianeta (si cita anche una rete globale di computer) e delle reazioni dei singoli e delle comunità locali. Solarpunk ante litteram.


"Cage of Brass" è il dialogo tra tre ospiti di una prigione dalla quale è impossibile evadere. I tre sono isolati in tre celle separate ma per la particolare configurazione del luogo possono udirsi a vicenda tramite le vibrazioni delle condutture dell’acqua. Si confessano i loro crimini mentre il protagonista Jason Cage, architetto, che ha studiato i piani di costruzione del luogo, sa come fuggire. Più che il dialogo, nel quale gli altri due tentano di convincere Cage ad aiutarli a fuggire, il racconto è interessante per il racconto del delitto di Cage, ambientato a Venezia e denso e lirico.

In "High Weir" i membri di una spedizione archeologica tra le rovine marziane impazziscono uno alla volta a causa degli ologrammi marziani conservati nelle rocce. Niente di più e niente di meno.

"Time Considered as a Helix of Semi-Precious Stones", vincitore dei Premi Hugo nel 1970 e Nebula nel 1969, ha come protagonista un criminale e camaleonte (capace di interpretare sempre personaggi nuovi) del quale si conoscono solo le iniziali H.C.E. (tratte dal Finnegans Wake). Le pietre semi preziose del titolo sono la parola in codice usata tra criminali, rinnovata ogni mese. Esse rappresentato il passare del tempo nella vita di HCE. Lo seguiamo in varie fasi della sua carriera: da giovane quando ruba un elicottero, a New York quando tenta di vendere della merce rubata, su Tritone dove ha aperto una gelateria che usa come copertura per le sue attività. Nel corso dei mesi torna a incontrare le stesse persone: l’Agente dei Servizi Speciali Maud Hinkle e il boss della mafia Arty the Hawk. Ritorna qui un concetto appena accennato in High Wier, ovvero quello dell’informazione olografica, che permette di avere tutti i dati e le proiezioni a partire da un singolo frammento.

È un racconto strano, denso: nella sola prima pagina di lettura si trovano citazioni di geometria cartesiana, Il Libro della Giungla di Kipling e James Joyce. Damon Knight, curatore della rivista Orbit, commentò il racconto dicendo: "Chip, what is this story about. It doesn't make any sense to me at all."

Non si arriva mai a una vera conclusione, si continua a girare in cerchi e cerchi. Ha un movimento a spirale. Il tempo, ci dice Delany, non è circolare, le cose non ritornano mai a essere come erano all’inizio, e anche gli schemi ricorrenti si ripresentano sempre con delle variazioni. La domanda alla quale cerca di rispondere non è “Perché le cose avvengono?” ma piuttosto “Perché avvengono sempre cose nuove?” che ha una sfumatura diversa.

"Night and the Loves of Joe Dicostanzo", il racconto che chiude l'antologia, è quasi una prova per Dhalgren. Alcuni personaggi, forse reali, forse creati dalla mente del protagonista, sono chiusi in un castello astratto e rimuginano sulla loro stessa esistenza. È il mondo visto attraverso gli occhi di uno psicotico.

Driftglass come antologia presenta una serie storie su alienazione, paura del cambiamento e dei propri limiti; tutti i protagonisti sono stranieri rispetto al luogo nel quale si trovano - l'unico a casa sua è il pescatore greco Spyros, che infatti decide di andarsene in giro per il mondo.


domenica 28 marzo 2021

Pornotopia e distopia libidica in Hogg


Hogg è un romanzo che Samuel Delany ha iniziato a scrivere nel marzo del 1968 quando abitava a San Francisco e la cui prima bozza è stata finita nel giugno dello stesso anno, pochi giorni prima dei Moti di Stonewall. È rimasto come bozza scritta su blocknotes fino all'ottobre 1973 quando venne rivisto e completato.
Per i successivi 20 anni nessun editore ha avuto il coraggio di pubblicarlo.
La voce narrante è quella di un ragazzino di undici anni, chiamato solo “Cocksucker” che diventa lo schiavo sessuale di un certo Hogg, uno dei personaggi più depravati della storia della letteratura. Se conoscete personaggi peggiori, non fatemelo sapere che non ci tengo.

They call me Hogg 'cause a hog lives dirty. I don't wash none. And when I get hungry, I eat my own snot […] I don't even take my dick out my pants to piss most times, unless it's in some cunt's face. Or all over a cocksucker like you.

Hogg è un artista dello stupro, viene pagato per violentare e degradare donne che hanno fatto qualche sgarro a qualche uomo. Tra uno stupro e l'altro coinvolge Cocksucker in una serie di perversioni che comprendono pedofilia, omicidi, torture, incesti, coprofilia, necrofilia e altre cose ancora più rivoltanti.

Il grosso del romanzo riguarda gli incontri sessuali (consenzienti o meno) di Hogg e Cocksucker con una serie di personaggi a vari livelli di depravazione.

Hogg e il narratore arruolano una banda di stupratori; il protagonista finisce venduto a un certo Big Sambo, capitano di rimorchiatore che tiene la propria figlia come giocatolo sessuale. Hogg, mosso da un affetto molto malato ma comunque sincero, va a salvare il suo schiavo. Alla fine della storia il ragazzino, che non ha detto niente per tutto il romanzo, pensa di lasciare Hogg alla prima occasione.

Nel frattempo uno della banda, che si era ficcato un chiodo nel pene ( della putrefazione del quale abbiamo un resoconto dettaglio), impazzisce e fa una strage uccidendo gente a caso nelle loro abitazioni.

Hogg è un criminale, un depravato, il peggio di quello che può diventare un essere umano, interessato solo al proprio piacere personale e senza alcuna empatia nei confronti delle vittime. È cosciente di quello che rappresenta. Addirittura cerca quasi di giustificarsi. Col suo "lavoro" dice,

You ain’t droppin’ no bombs on five hundred people you ain’t never seen. You ain’t signin’ no papers that’s gonna put a thousand people who ain’t never heard your name out of a house and a job. You ain’t enjoy’ no benefits that come down to pike three years after you finished with hurtin’ folks didn’t even know existed, much less you was hurtin’ them.

Ma in realtà le sue non sono giustificazioni, la sua unica giustificazione per quello che fa è che gli andava di farlo. Però gli piace tanto parlarsi addosso.

I’ll tell you, Ray. I usually wait a little while before I call any man normal or not. And even with the waitin’, I still ain’t sure, when I get around it, if it’s a compliment.
E più avanti nel testo:
I think I ain’t never met a normal, I mean normal, man who wasn’t crazy! Loon crazy, take ’em off and put ’em away crazy, which is what they would do if there wasn’t so many of them. Every normal man—I mean sexually normal, now—man I ever met figures the whole thing runs between two points: What he wants, and what he thinks should be. Every thought in his head is directed to fixing a rule-straight line between them, and he calls that line: What Is.... That’s what a normal man thinks is reality. On the other hand, every faggot or panty-sucker, or whip jockey, or SM freak, or baby-fucker, or even a motherfucker like me, we know, man, that there is what we want, there is what should be, and there is what is: and don't none of them got anything to do with each other unless we make it.

Dopotutto anche questo tipo di chiacchiere sono una provocazione, perché come diceva Deleuze, il ragionamento stesso è una forma di violenza, e Hogg lo capisce figuratevi se si lascia sfuggire l’occasione di essere violento anche ragionando.

Hogg e Cocksucker sono due archetipi. Hogg è l’uomo-maiale che butta giù tutto (letteralmente, sul serio: letteralmente) per soddisfare i suoi sensi e la sua fame. Cocksucker è il giovane del tutto succube dell’adulto e delle sue depravazioni. Accetta, volontariamente, tutto quello che gli viene fatto e chiesto di fare. Non esprime alcun commento morale sul suo padrone. Non si può neanche parlare di Sindrome di Stoccolma, perché il narratore è così anche prima di incontrare Hogg.
Cocksucker è inquietante perché non ha paura del suo padrone, sembra partecipare volentieri: è una sfida narrativa al concetto di abuso.

Il rapporto tra i due si rompe quando Hogg confessa che prova dell’affetto per il ragazzo, che vorrebbe prendersi una vacanza con lui. Vacanza come la intende Hogg: legare lo schiavo da qualche parte e violentarlo e farlo violentare a ciclo continuo. A quel punto Cocksucker smette di venerare Hogg e decide di lasciarlo. Come Hogg reagirà viene lasciato alla nostra immaginazione: lascerà andare il suo schiavo o lo ucciderà? Non lo sappiamo, perché il romanzo finisce con Hogg che gli chiede cosa stia pensando e lui dice la prima, ultima e unica sua battuta in tutto il libro: "Niente".

Ed è dura ammetterlo, ma a sapere che Hogg verrà lasciato da lì a breve si prova addirittura pena per lui. Dopotutto, è proprio la compassione che manca in tutto il romanzo.


Viene da chiedersi come mai l'autore, all'età di 27 anni, dopo numerosi successi in ambito fantascientifico, abbia deciso di scrivere Hogg. Ma l'autore ha fatto della defamiliarizzazione uno dei suoi tratti distintivi e credetemi non c'è nulla di più defamiliarizzante di questo romanzo.

Hogg è la rappresentazione della frustrazione dell’autore per una società maschilista, eteronormativa e omologante. Frustrazione che all'epoca, prima dei moti di Stonewall, non aveva avuto modo di manifestarsi e sfogarsi.

Le donne sono sempre vittime nel mondo di Hogg (e vedremo tra un attimo come mai sia un mondo a parte); l'autore in varie interviste ha dichiarato di aver conosciuto sia un tizio che si dichiarava essere "artista dello stupro" che una donna vittima di un gruppo di uomini pagati per violentarla.

Un'altra delle interpretazioni avanzate è che Hogg sia il mondo come lo vedono gli omofobi più estremi: un mondo di violenza, senza amore, dove nessuno è al sicuro e gli omosessuali esistono solo per distruggere l'ordine costituito.

Con Hogg Delany attacca quella che Lauren Berlant, nel suo Cruel Optimism del 2011, ha definito "la bella vita" (the good life), una fantasia de-politicizzata imposta sulla società.

È pornografico? È descritto troppo nei dettagli, e a leggerlo si prova ribrezzo piuttosto che eccitazione (almeno lo spero per voi). È anti-pornografico, comunque categoria del porno.

È scritto benissimo, dove per benissimo intendo una prosa rigorosa, dettagliata, onesta. La prosa è calma ma incessante, priva di distrazioni nella sua semplicità e chiarezza. C'è la fedele rappresentazione dei cinque sensi, così vivida che ti pare di sentire e vivere tutti gli atti commessi.
Peccato siano atti disgustosi.

Descrive tutto? No: certi eventi non sono narrati ma riportati e riassunti, come la strage omicida ascoltata alla radio. Ma la scelta su cosa mostrarci e cosa no non dipende da considerazioni morali ma estetiche, perché anche la sofferenza è un’emozione estetica. Riprende il concetto di osceno nella sua radice linguistica di ob skené, ovvero fuori scena, perché anche se il teatro greco non si faceva problemi a raccontare di cose orribili (incesti, stupri, stragi) non sempre le metteva in scena.

Hogg pone il lettore davanti a un grosso dilemma. Come valutare il testo che scrive in maniera eccellente di cose orribili? Cosa pensare di una prosa raffinata che ci descrive benissimo atti così disgustosi tanto da farci vomitare?

Hogg è ambientato in quella che l’autore ha detto essere la città di Pornotopia (riprendendo un concetto di Steven Marcus espresso in The Other Victorians del 1966), e che altri hanno chiamato Distopia Libidica. È una città senza nome dove solo i nomi di certi quartieri sono menzionati: Crawhole, Frontwater e Ellenville. È un mondo parallelo dove la depersonalizzazione attribuita a pornografia e prostituzione diventa il cuore della società. È un mondo hobbesiano dove la vita è spiacevole, grezza, e breve, e in mano a uomini-maiale. Da un certo punto di vista, è fantascienza. D'altra parte, come aveva notato Susan Sontag nel suo The Pornographic Imagination del 1967, pornografia e fantascienza sono molto simili in quanto entrambe hanno luogo in una iperrealtà.

Il porno, come ha notato J. G. Ballard lodando Hogg, è la forma più politica di narrativa, e il romanzo è fortemente politico – gli uomini sono sempre al potere, con poche concessioni alla classe sociale o al colore della pelle, e le donne sono sempre vittime.

lunedì 8 febbraio 2021

Memorie di un Colonnello di Soldatini, tra cybersciamanesimo e svelamento sufi

Italia, 2027. Lo storytelling è diventato una pratica quotidiana: la continua e immaginosa narrazione di ogni fatto, di sé stessi, il proprio intimo, è il mestiere di "inging" professionisti a cui i clienti si rivolgono per raccontare - e vivere le proprie vite - in modi interessanti ed eccitanti. Tale pratica ha allontanato le persone dalla realtà, le ha sospese in esistenze allucinate e soggettivi intervalli di spazio-tempo. Un tessuto inconsistente di forme e di parole. Un limbo. Un sogno. Un incubo. Un delirio. Il mondo sta finendo, sta finendo di finire. Un professore universitario con l’hobby dei wargame, a capo di un movimento clandestino, è deciso ad attuare uno strano "golpe" per salvare la società e il paese dal disastro. Ma ha bisogno del supporto mediatico di una inging di talento. Arianna è la migliore: un’influencer che ha elevato lo storytelling a vera forma d’arte. Un romanzo di fantascienza distopica, new weird e urban fantasy. Una satira sociale, un’accusa. Un romanzo che insinua il dubbio che tutto quello che ti circonda è la storia di qualcun altro, ma non è una storia vera. Potrebbe essere il tuo romanzo, se non fosse che anche tu, forse, non esisti.
Come notò Kurt Vonnegut nella sua tesi in antropologia, le persone confrontano l'arco drammatico delle opere narrative con le proprie vite, trovandole carenti e insufficienti: è per questo che amplificano i drammi per sentirsi più importanti.

Negli ultimi decenni, dal momento che i pensieri e i sentimenti individuali hanno iniziato a essere diffusi ovunque tramite i social media, ciò ha reso quasi inevitabile dover mettere su uno spettacolo più grande per il mondo intero. E peggiore è lo spettacolo più è probabile che diventi virale.

Non solo: questi finti archi narrativi che tutti dispiegano in rete formano un oceano nel quale ci aggiriamo senza guida, senza timone, navigando a vista tra opinioni e moralità contrastanti. Tutti cercano di controllare la "narrativa" invece di fare la cosa giusta: ma qual è la cosa giusta?


Memorie di un Colonnello di Soldatini (MCS) di Alessandro Forlani affronta questi argomenti dispiegando critica sociale e innovazione linguistica.

Istvan Csicsery-Ronay identifica il linguaggio come una delle sette bellezze della fantascienza. I motivi sono chiari: proponendo un mondo nuovo, o una scoperta scientifica nuova, o un marchingegno innovativo, o infine un nuovo modo di pensare, abbiamo bisogno di parole nuove per definirlo e per farvi riferimento. E più alieno è l’oggetto al quale ci si riferisce, più si avverte la necessità di un nuovo termine.

La neologia è una scienza poco frequentata, ancor di meno in ambito narrativo, ma quella che Alessandro Forlani crea nel suo romanzo è una nuova ecologia linguistica. Le parole esistono solo (e hanno senso solo) in un determinato contesto sociale (social network), e in relazione con altre parole. L’ecosistema linguistico è vivace, è selettivo (nel senso darwiniano del termine); vive di ibridazioni. Il linguaggio del romanzo si ibrida infatti con il linguaggio dei social media – altro ecosistema darwiniano, una giungla di memi e neosemi in continua evoluzione. Inging, e.fogli, no al sistema(C): l’ecosistema linguistico digitale si sostituisce a quello reale. Ho rivissuto l'esperienza di decenni di lavoro sugli ecosistemi marini, dove specie aliene aggressive soppiantavano quelle locali. In ambito marino questo è un fenomeno che si cerca di evitare (per esempio, sterilizzando la ballast water delle navi intercontinentali), mentre al contrario i social media, nel loro ambito, lo spingono al massimo.

È interessante notare di nuovo che il linguaggio usato è quello dei social media, piuttosto che quello dell’informatica o dell’ingegneria, come troviamo spesso nel cyberpunk. Tecnicamente il linguaggio dei social media funziona grazie al linguaggio informatico, che è il substrato sul quale esso "gira". Questo substrato viene ridotto a rumore di fondo in MCS – come lo è al giorno d’oggi per gli utenti di internet: la sovrastruttura neosemica sostituisce anche le fondamenta digitali.

Ritorniamo a Csicsery-Ronay: "Le neologie fittizie hanno una funzione paradossale. Evocano un senso di inevitabilità di una cosa nuova, o del nuovo discorso nel quale il neologismo è inserito. Se c'è una parola per descriverlo, deve già esistere. E così il futuro deve anche già esistere. Più è convincente nel creare un'illusione di realtà storica proiettata, maggiore è il successo della neologia. Eppure la neologia fittizia si mostra anche come finzione. Perché il futuro non può ancora esistere, lo sappiamo che la neologia è un dispositivo poetico di gioco, suggerendo che qualsiasi immaginabile futuro è sempre una costruzione poetica."

Con MCS andiamo oltre il neologismo poetico. Il linguaggio è magia. Così come gli esperti informatici dei linguaggi di programmazione sono considerati tecnosciamani, Arianna è una socialsciamana: comprende e governa i costrutti con i quali ci interfacciamo sulla rete; entra ed esce dalle varie piattaforme social come gli sciamani dell’antichità entravano e uscivano dal Mondo dei Sogni; il suo lavoro, il suo ruolo, è fare da intermediaria tra il mondo virtuale e quello reale. Non mi risulta abbia grandi conoscenze tecniche, ma queste, come abbiamo visto, non servono: Arianna di fatto manipola relazioni tra immagini e parole e hashtag, simboli, per raggiungere un determinato scopo.

Ma la magia sfugge sempre di mano. For the World is Hollow and I Have Touched the Sky, era il titolo di un episodio della serie classica di Star Trek, dove un popolo scopriva che il proprio mondo era soltanto un guscio che viaggiava tra le stelle. Allo stesso modo Alessandro Forlani ci ricorda che Il mondo è vuoto e abbiamo toccato lo schermo, e oltre quello c’è poco più del vuoto pneumatico che costituisce il cosmo. E Arianna scopre che definire le cose è crearle. Definire è limitare, circoscrivere. Come le città antiche erano fondate da un giro di aratro che le de-limitava e le de-finiva, così la realtà viene definita e di fatto fondata dagli hashtag che usiamo per taggarla. Di più: noi non tagghiamo la realtà, ma la sua rappresentazione sui social. Quando faccio la foto di un cosplay, con un filtro Instagram, e la posto su Facebook con opportuni seotag (l’evoluzione non-topologica dei geotag), quanti strati di realtà sto mettendo assieme?

L'autore qui ci dice che strato su strato, questa cipolla che è l’internet, questa torta non finisce mai, il suo fondamento ultimo è nei termini usati per definirla: #hashtag all the way down.

Tra Dio e il Suo Creato, ci ricorda un hadith, ci sono settantamila veli di luce e oscurità.

Nel X secolo il filosofo e scrittore 'Abd al-Qadir Abu Bakr al-Jurjani, nel suo I Segreti dell'Eloquenza, aveva per primo formulato la teoria che le parole non hanno alcun significato in sé, ma solo in relazione con le altre parole. In occidente ci siamo arrivati solo secoli dopo grazie al filosofo Ferdinand de Saussure, padre dello strutturalismo.


Al-Jurjani era mosso dalla necessità di dimostrare la superiorità e l'unicità del Corano, ma poteva farlo solo confrontandolo e mettendolo in contrasto con il resto della letteratura di lingua araba (e non solo) precedente e successiva al Tanzeel (la discesa del testo sacro dall'Angelo Gabriele al Profeta Muhammad).

In MCS questa rete linguistica, che di fatto si sovrappone a quella di internet, non solo finisce per sostituirsi al mondo reale. Essa è tutto quello che resta del mondo reale, essa è il mondo reale. Ma quindi come orientarsi in questo oceano, visto che lo inventiamo nel momento stesso nel quale lo esploriamo? L'autore respinge qualsiasi soluzione religiosa, constatando che "le persone si I.solavano in solitudini digitali raccomandandosi a un altro dio; tuttavia senza dentale." Non c'è alcun Corano, alcuna al-Lawh al-Mahfooz (la Tavola Protetta con incisi sopra i destini del mondo), non c'è alcun mondo reale. Cosa resta?

La protagonista Arianna incrocia, verso la fine della sua storia (qua intesa più nel senso fisico di traiettoria che in quello narrativo) autori quali Calvino, Levi, Pavese, Landolfi etc… Ecco cosa resta: altri esploratori/creatori che l'hanno preceduta nella mappatura di questo mondo linguistico, ma che l'hanno fatto per e con Amore. Impossibile non vedere qui il concetto sufi di Kashf, ovvero lo svelare la realtà (dopotutto il tessuto è un tipo di rete, no?) con il cuore piuttosto che con la mente.

Arianna vorrebbe seguire questi predecessori, ma ne viene impedita, fondamentalmente da se stessa. La sua strada diventa quindi quella della storyteller, lavorando per chi manipola la realtà e le parole per profitto. Ma così facendo perde la sua anima e diventa anche lei di plastica.

mercoledì 27 gennaio 2021

88 Names: come vivere nei videogiochi ed essere felici

Possiamo definire 88 Names di Matt Ruff la versione seria e adulta di Ready Player One, dove per “seria e adulta” intendo che non ci sono: la nostalgia degli anni 80, i videogiochi come rifugio da un futuro distopico, il destino del mondo come posta in gioco. 88 Names è un thriller ambientato nei videogiochi di un futuro molto vicino, e usa le dinamiche dei gameplay per parlare di identità, genere, tecnologia e vita digitale.

John Chu is a “sherpa”—a paid guide to online role-playing games like the popular Call to Wizardry. For a fee, he and his crew will provide you with a top-flight character equipped with the best weapons and armor, and take you dragon-slaying in the Realms of Asgarth, hunting rogue starships in the Alpha Sector, or battling hordes of undead in the zombie apocalypse.

Chu’s new client, the pseudonymous Mr. Jones, claims to be a “wealthy, famous person” with powerful enemies, and he’s offering a ridiculous amount of money for a comprehensive tour of the world of virtual-reality gaming. For Chu, this is a dream assignment, but as the tour gets underway, he begins to suspect that Mr. Jones is really North Korean dictator Kim Jong-un, whose interest in VR gaming has more to do with power than entertainment. As if that weren’t enough to deal with, Chu also has to worry about “Ms. Pang,” who may or may not be an agent of the People’s Republic of China, and his angry ex-girlfriend, Darla Jean Covington, who isn’t the type to let an international intrigue get in the way of her own plans for revenge.

What begins as a whirlwind online adventure soon spills over into the real world. Now Chu must use every trick and resource at his disposal to stay one step ahead—because in real life, there is no reset button.

Tre quarti del romanzo sono ambientati nei “more pigs” (MMORPG) giocati dal protagonista, il cui lavoro è fare da guida nei mondi virtuali a giocatori che non hanno la pazienza, il tempo o la voglia di passare ore a livellare i loro personaggi virtuali. La sua cerchia di amici e colleghi (ha una gilda che fornisce servizi sherpa) è esclusivamente online e in realtà virtuale avvengono anche i rapporti con i suoi genitori.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una vita interamente online non viene presentata come penosa o triste. John Chu ha tutta la nostra simpatia, e riesce a gestire i rapporti umani in maniera abbastanza, beh, umana, nonostante l’interfaccia della realtà virtuale. Ma questo ormai, dopo un anno di isolamento, dovremmo riuscire a farlo tutti, vero?

Vero?

L’autore usa abbondantemente il linguaggio dei giochi di ruolo (tank, dps, etc…) e questo potrebbe respingere chi non è abituato ai “more pigs”, ma c’è un’intera appendice di spiegazione e ogni capitolo inizia con la definizione di un lemma inerente non solo i videogiochi ma anche i problemi relativi a un mondo futuro sempre online.

Questo romanzo è anche un buon punto per riflettere sul concetto di “realtà virtuale”. Senza snocciolare lunghi elenchi di opere ambientate in una realtà virtuale, prendiamo in considerazione alcune opere caposaldo. Il Neuromante (1984, William Gibson), Snow Crash (1992, Neal Stephenson), Matrix (1999, Sorelle Wachowski). Mettendo queste tre opere (e aggiungendo poi 88 Names) possiamo quasi tracciare una rotta della rappresentazione della realtà virtuale e di chi la usa nel corso dei decenni.

Il cyberspazio del Neuromante era una rappresentazione soggettiva di una serie di database, mantenuti dalle megacorp, ai quali il protagonista accedeva in maniera criminale. Solo otto anni dopo (e con la diffusione di internet e dei pc) il Metaverso è già diventato una rappresentazione oggettiva (ovvero comune a tutti gli utenti), realizzata da una singola compagnia. Qui il protagonista è uno dei creatori del Metaverso e come tale ha accesso a funzioni e possibilità proibite agli altri utenti. Con un salto di otto anni arriviamo alla Matrix dell’omonimo film. Questa realtà virtuale è stata creata per intrappolare gli esseri umani, ma mantiene caratteristiche di oggettività. Il protagonista è un hacker che scopre di essere l’eletto e di poter (semplificando il discorso) piegare la simulazione alla sua volontà. Viene in pratica riassunto l’intero percorso dal cyberspazio al metaverso (e da Case a Hiro Protagonist).

L’intero percorso è chiaro: è la storia della nostra relazione con l’Internet, o, per essere più precisi, la storia del nostro interfacciarci con il mondo informatico. E 88 Names, venti anni dopo Matrix, in epoca di fake news, TikTok e, ovviamente, mondi virtuali persistenti, porta avanti questo discorso. I mondi alternativi sono realizzati da diverse compagnie private, ma gli utenti possono passare dall’uno all’altro senza staccarsi dal computer. Il protagonista vive di videogiochi (anche se certe attività di sherpa sono considerate violazioni dell’EULA), ma vediamo che riesce a cavarsela molto bene anche nel mondo reale.

88 Names ci mostra quindi un mondo dove virtuale e reale sono adiacenti e intersecanti e, soprattutto, non in lotta tra loro.

Il libro non mi risulta che sia stato ancora tradotti in italiano, ma l’autore Matt Ruff è abbastanza tradotto in Italia e con l'adattamento televisivo di Lovecraft Country spero stia ricevendo attenzione da parte degli editori.