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giovedì 28 luglio 2022

Neveryóna Or: The Tale of Signs and Cities

Neveryóna è il secondo volume del ciclo Return to Nevèrÿon di Samuel Delany. È un romanzo del 1983, e costituisce un'unica storia, al contrario del primo volume (Tales of Nevèrÿon) che era una raccolta di racconti e del quale ho scritto in passato.


Il titolo completo è “NEVERYÓNA Or: The Tale of Signs and Cities”, portando avanti la tradizione di intitolare ogni storia del ciclo con un “Tale of…”. I singoli capitoli del romanzo hanno invece titoli del tipo “Of Commerce, Capital, Myths, and Missions” o “Of Survival, Celebration, and Unlimited Semiosis” e iniziano con una citazione da autori quali Susan Sontag o R. Barthers.

Neveryóna segue le avventure di Pryn, ragazza quindicenne del villaggio di Ellemon che troviamo all'inizio del romanzo mentre cavalca un drago selvaggio. Tipico cliché del fantasy, che Delany smonta di qualsiasi carattere epico. I draghi di Nevèrÿon (2) sono deboli, una specie protetta per ordine dell'Imperatrice. Possono volare solo lanciandosi da posizione elevate. Pryn vola con una di queste creature, atterra in un luogo piano dal quale il drago non potrà più rialzarsi e, per una sorta di protesta, decide di abbandonare Ellemon e viaggiare verso sud. Visita la capitale Kolhari e altre regioni dell’Impero e fa la conoscenza con numerose culture e persone. L’ambientazione è la stessa del primo volume, una terra preistorica dove la civiltà sta appena nascendo (e invenzioni quale la scrittura o la birra sono vecchie solo di pochi decenni), e che potrebbe essere il Mediterraneo o l’Africa.

Dopo aver smontato il drago, Delany smonta il volume precedente. In Tales of Nevèrÿon avevamo lasciato Gorgik, Small Sarg, Raven e Norema uniti nella lotta contro la schiavitù. In Neveryóna Pryn incontra Norema, dalla quale veniamo a sapere che il gruppetto si è separato e ognuno è andato per la sua strada. Mentre di Gorgik e Small Sarg apprendiamo più avanti il destino, la potente e indipendente Raven non appare mai, anche se viene sempre cercata e inseguita da Pryn come esempio da seguire di indipendenza femminile.

Incontra Gorgik, nella figura di Liberatore dalla Schiavitù – anche se in effetti non lo vediamo liberare alcun schiavo (anzi ne ha uno tutto suo per il sesso). Gorgik le tiene una lezione su città e commercio e come stia avvenendo il passaggio dalla schiavitù delle catene a quella dei salari. Incontra poi Madame Keyne, imprenditrice di successo che dopo averle fatto una lezione su denaro e potere la manda a spiare Gorgik.

Infine è ospite del Duca Jue-Grutn della Penisola di Garth, che le tiene una lezione su mappe, numeri e arte.

Pryn apprende (e con tutte queste lezioni ci mancherebbe altro) come funziona la scrittura, i simboli e i segni, e quanto potenti possano essere.

In questo volume Delany ci fa vedere da numerosi punti di vista gli aspetti e l'evoluzione della produzione capitalista, un teatro dove ognuno degli attori in gioco cerca di coniugare desideri, sessualità e lavoro. Il mercato come lo vede Delany è inseparabile dalla sessualità. Il Mercato Vecchio di Kolhari è luogo di scambio di merci e di prestazioni sessuali (il Ponte dei Desideri Perduti); Madame Keyne, che già nel nome ricorda l'economista John Maynard Keynes e che rappresenta lo sviluppo del neoliberalismo, cerca di sostituire all'anarchico e sessualmente libero Mercato Vecchio il suo Mercato Nuovo, regolato e pianificato a tavolino.


Neveryóna è stata definita da Joshua Yu Burnett (1) Opera della Dimenticanza. A essere dimenticate sono quasi sempre le figure femminili. Di Raven nessuno sa più niente, e molti dubitano che sia mai esistita. Di Venn, protagonista di un racconto di Tales of Nevèrÿon, e delle sue invenzioni, nessuno si ricorda più, come nessuno si ricorda che è stata la zia di Pryn a inventare il telaio.

Non se la passano bene le donne di Neveryóna. In una delle scene più strazianti di tutto il romanzo Pryn, incinta, trova ospitalità presso il villaggio di Enoch, ma l'unico ruolo che i suoi abitanti sono capaci di concepire per lei è quello di prostituta. E non per "cattiveria", ma perché "she was a foreign girl about to have a baby, and they could think of no other place for her".

Restiamo ancora un momento a Enoch. Presso il villaggio sorge il "Ponte di Belham" e la "Roccia di Venn", e (come detto sopra) nessuno si ricorda chi siano Venn e Belham. Ma c'è di più: gli abitanti del villaggio fanno uno sforzo per dimenticare il Ponte e la Roccia, in quanto una generazione prima vi fu in quel luogo uno sciopero soffocato nel sangue.

When I was a boy they called in the soldiers, and they came marching across the bridge up there, to flush out the quarry workers who’d holed up in the hills – and they killed the leaders and carried their bodies, roped to long poles, back down across it, and we hung out watching from the bushes. Everybody thought they were going to put collars back on the rest of us like there used to be in my father’s father’s time.

Anche qui oppressione capitalista e questioni di genere convergono molto facilmente. Come in altre parti del romanzo. A Kolhari Pryn viene accolta nella villa di Madame Keyne, che vive in una specie di comune assieme ad altre due donne: la Selvaggia Ini, la sua sadica sicaria, e Jade, la segretaria della quale è innamorata. Madame Keyne è definita come "chatja nivu", che assume molte significati: colei che non preparata il cibo al marito, colei che non si concede all'uomo, lesbica. Ma in fondo resta un'imprenditrice.

Money that goes comes back to me. And, you must admit, it costs very little. whole system of enterprise... [and] you know where most little moneys comes from, don't you? It's melted down from used collars.

Samuel Delany ha definito Neveryóna come "il libro più incompreso che abbia mai scritto". Troppi recensori e lettori hanno approcciato la lettura come se fosse una raccolta di 13 racconti e non un romanzi di 13 capitoli. La cosa deve averlo fatto arrabbiare, perché poi scrisse un saggio, A Privileged Chronicity, contenuto di The American Shore, sulla teoria narrativa dietro i fix-up 334 di Disch e la Fondazione di Asimov.


Lo sword&sorcery, con i suoi personaggi, temi e ambientazioni, viene sfruttato da Delany come strumenti di indagine sulla nascita, e quindi sui confini e limiti, di quello che convenzionalmente viene definita come “civiltà”.



(1) nel suo Of Liberation, Lost Cities, Disappearing Feminists, Forgetting, and the Ascent of Ronald Reagan: Gender in Samuel R. Delany's Neveryóna.

(2) Nevèrÿon è il nome del regno, che deriva dal rione aristocratico di Neveryóna della capitale di Kolhari… che a sua volta deriverebbe dalla città di Neveryóna ormai coperta dalle acque, forse visibile dalla dimore del Duca, forse protetta da un drago, forse custode di un favoloso tesoro.

sabato 5 febbraio 2022

Tales of Nevèrÿon: se Umberto Eco avesse scritto Conan il Barbaro


Ritorno a Nevèrÿon è la serie fantasy/sword&sorcery (anche se l'etichetta non appare da nessuna parte sui volumi) scritta da Samuel Delany tra il 1979 e il 1987; è composta da 11 tra racconti e romanzi divisa in quattro volumi: Tales of Nevèrÿon, Neveryóna, or: The Tale of Signs and Cities, Flight from Nevèrÿon e Return to Nevèrÿon (pubblicato come Bridge of Lost Desire).

È ambientata in un lontano passato (migliaia e migliaia di anni fa) in una terra non meglio precisata che potrebbe essere la Mesopotamia, l'Asia, l'Africa o il Mediterraneo.

In Nevèrÿon c’è la schiavitù, il denaro è un’invenzione recente tanto che molti si chiedono se porterà più benefici o malanni, e le banconote non sono ancora state inventate. Nelle varie storie del ciclo seguiamo la vita di Gorgik il Liberatore nella sua campagna per terminare l’istituzione della schiavitù. La società di Nevèrÿon è dominata da persone dalla pelle nera o scura mentre le popolazioni con la pelle chiara sono definite come "barbare".

Il primo libro, Tales of Nevèrÿon, è composto da cinque racconti. Sono incluse una prefazione di K. Leslie Steiner e una postfazione di S. L. Kermit, entrambi pseudonimi di Delany, che danno il contesto (fittizio) della nascita dei racconti. K. Leslie Steiner tramite il calcolo modulare (già incontrato in Triton) avrebbe tradotto un antico testo, forse il primo mai messo per iscritto, il Codex Missolonghi, ispirando Delany a scrivere le storie.

Delany's stories are, among other things, a set of elaborate and ingenuous deconstructions of an Ur text called the Culhar, that ancient, fragmented, and incomplete narrative, with its barbarians, dragons, sunken cities, reeds and memory marks, twin-bladed warrior women, child ruler, one-eyed dreamer and mysterious rubber balls.

The Tale of Gorgik (finalista Premio Nebula nel 1979) racconta la vita di Gorgik, partendo da quando ragazzo, figlio di un commerciante di schiavi della città di Kolhari, diventa schiavo lui stesso dopo un colpo di stato. Finisce prima a lavorare in miniera e poi come giocatolo sessuale di Myrgot, spia del regno. Diventa infine come uomo libero e civilizzato.

La vita di Gorgik è ispirata a quella di Frederick Douglas, schiavo di colore diventato politico americano nel 1800. Delany aggiunge un'indagine sulla sessualità di questo schiavo omosessuale e costretto a fare il tomboy per una vecchia spia.


È un racconto sulla natura del potere, come esso si manifesta, o nasconde, e come influenza la vita delle persone.

Gorgik è il "barbaro come semiotico", tanto che un commentatore ha definito il ciclo di Nevèrÿon come "Conan il Barbaro scritto da Umberto Eco".

The social hierarchy and patterns of deference to be learned here were as complex as those had to be mastered–even by a foreman–on moving into a new slave barracks in the mine….Indeed, among slaves Gorgik knew what generated such complexity: Servitude itself. The only question he could not answer here was: What were all these elegant lords and ladies slaves to?….The answer was simple: Power, pure, raw, and obsessive. But in his ignorance, young Gorgik was again closer to the lords and ladies around him than an equally young potters’ boy would have been. For it is precisely at its center that one loses the clear vision of what surrounds, what controls and contours every utterance, decides and develops every action, as the bird has no clear concept of air, though it supports her every turn, or the fish no true vision of water, though it blur all she sees. A goodly, if not frightening, number of these same lords and ladies dwelling at the court has as little idea of what shaped their every willed decision, conventional observance, and sheer, unthinking habit, as did Gorgik.

Gorgik….was, for all his unfocused thought, learning–still learning. He was learning that power–the great power that shattered lives and twisted the course of nations–was like a fog over a meadow at evening. From any distance, it seemed to have a shape, a substance, a color, an edge, yet as you approached it, it seemed to receded before you. Finally, when common sense said you were at its center, it still seemed just as far away, only by this time it was on all sides, obscuring any vision of the world beyond it.

The Tale of Old Venn racconta la vita di Norema, ragazza della isole Ulvayn a est di Kolhari, e delle lezioni che riceve dalla Vecchia Venn. Mentre la comunità dove vive Norema è costituita da pescatori che vivono sulla costa, Venn ha passato parte della sua vita con le popolazioni dell'interno, i Rulvyn, e riporta l'effetto dell'introduzione del denaro presso quei gruppi sociali. Il denaro ha cambiato lo stile di vita rulvyniano invertendo i rapporti tra uomini e donne: queste ultime, che prima lavoravano collettivamente per la comunità, ora lavorano in competizione con le altre donne e al servizio del loro uomo che si vuole arricchire.

Quello che Norema impara da Venn però non è solo i pericoli del denaro, ma un vero e proprio strumento per studiare il mondo. Ci sono specchi e i loro riflessi, e riflessi dei riflessi: nei rapporti tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra civiltà.

The men hunt geese and wild goats; the women provide the bulk of the food by growing turnips and other roots, fruits and a few leaf vegetables; […] the women do far and above more work than the men toward keeping the tribe alive. But because they do not come much to the sea and they have no fish, meat is an important food to them. Because it is an important food, the hunting men are looked upon as rather prestigious creatures. Groups of women share a single hunter, who goes out with a group of hunters and brings back meat for the women. The women make pots and baskets and clothes and jewelry, which they trade with each other; they build the houses, grow and cook the food; indeed – except for very circumscribed, prestigious decisions – the women control the tribe. Or at least they used to. […] In the Rulvyn before money, the prestige granted the hunter was a compensation for his lack of social power. Now that money has come, prestige has become a sign of social power, […] I found that since money has come, the young women are afraid of the men. The women want good hunters; but because they understand real power, they know they must have good money masters.

The Tale of Small Sarg racconta di Sarg, che da bambino viene preso come schiavo e finisce a fare il giocatolo sessuale di Gorgik, del quale apprendiamo che non riesce a fare sesso con una persona se non c'è un rapporto padrone/schiavitù in mezzo. I due hanno delle interessanti discussioni di carattere culturale su temi quali sessualità, dinamiche di potere e perversioni.

The Tale of Potters and Dragons racconta di tre persone: l'assassina mascherata Raven, l'apprendista vasaio Bayle e Norema, la ragazza delle Isole diventata ora la segretaria di una nobile di Kolhari. I tre fanno un lungo viaggio via mare per raggiungere la dimora di Lord Aldamir. Bayle e Norema vogliono stabilire relazioni commerciali mentre Raven è incaricata di uccidere Aldamir.
Raven proviene dal Crepaccio Ovest, una cultura dove le donne sono dominanti e gli uomini considerati creature deboli. Nel lungo viaggio in nave racconta la genesi del mondo e della prima donna secondo la propria religione, e di come l'uomo sia stato derivato dalla seconda donna creata.
Il racconto provoca ilarità e fastidio sia ai marinai che agli altri due protagonisti.
Giunti nella lontana Penisola di Garth scoprono che Lord Aldamir di fatto non esiste. Di Bayle si perdono le tracce mentre Raven e Norema decidono di viaggiare per il mondo e avere avventure.

In The Tale of Dragons and Dreamers ritroviamo Gorgik e Sarg coinvolti in una guerriglia per liberare gli schiavi. Sarg assalta da solo la fortezza di un nobile per liberare Gorgik (catturato per non chiari motivi) e gli altri schiavi, scontrandosi con la diffidenza e derisione delle persone che vuole liberare. Il rapporto tra schiavo e padrone è complicato e non tutti vogliono essere liberati. Alla fine, liberato Gorgik, i due incontrano Raven e Norema, anch'esse interessate a distruggere la schiavitù.

Con questo primo volume Delany prende tutti gli elementi tipici dello sword&sorcery (ci sono anche i draghi) e li usa per creare una serie di narrazioni sul comportamento sociale e sessuale e i giochi del linguaggio e del potere.

Autori e opere con le quali la saga di Nevèrÿon è in dialogo (per ispirazione o contrasto) e che sono stati punti di riferimento per l’autore sono The Adventures of Alyx di Joanna Russ, Memorie di Adriano di Margaret Youcenar, il Conan di Robert E. Howard, e la scrittrice danese Isak Dinesen con le sue Sette Storie Gotiche.

Tales of Nevèrÿon è stato tradotto in italiano da Roberta Rambelli e pubblicati da Armenia Editore nel 1980 col titolo Storie di Nevèrÿon.