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giovedì 30 gennaio 2014

Operazione Tifone: mini recensione


Nelle fredde e desolate notti invernali finlandesi non resta molto da fare se non leggere. O bere birra. Questa sera ho scelto la lettura: Operazione Tifone di Diego Bortolozzo.


Il racconto è ambientato durante una Seconda Guerra Mondiale alternativa, dove le armi e i mezzi delle truppe sono alimentati da caldaie a vapore. Si seguono le vicende del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, durante la campagna di Russia prima e in Germania poi. Von Stauffenberg, torturato dalle SS per aver fallito la conquista della Russia, decide di organizzare un attentato contro il Fuhrer.

Von Stauffenberg è un personaggio realmente esistito, era la mente dietro l’Operazione Valchiria che avrebbe dovuto eliminare Hitler nel 1944. È quello interpretato da Tom Cruise nel film Operazione Valchiria, per intenderci.

È quel von Stauffenberg che gli sceneggiatori del film hanno dovuto ridimensionare, perché se avessero riportato fedelmente quanto tosto era, gli spettatori non avrebbero preso seriamente il personaggio. Non è quindi uno facile da gestire.

E forse la pecca maggiore del racconto sta nel non essere entrati nel vivo di un simile personaggio e nell’averlo sfruttato appieno.

Quello che invece si apprezza molto del racconto è la narrazione degli scontri, che son ben inquadrati sia a livello di truppa sia negli esiti generali della guerra. Il Bortolozzo passa con disinvoltura dalla narrazione delle gesta dei singoli soldati al quadro generale internazionale, mantenendo sempre alto l’interesse.

Giudizio: buono, ma avrebbe meritato una lunghezza e un approfondimento maggiore.

giovedì 12 settembre 2013

La motoruota

Navigando su internet, mi sono imbattuto nella seguente fotografia:



Vista la quale, mi sono ricordato dell'analogo veicolo usato da Ray Steam in Steamboy:



Ho quindi pensato: vivo nel 2013, dov'è la mia motoruota?


L'idea di avere un mezzo di trasporto con una sola ruota, e con il pilota all'interno di essa, venne applicata alle biciclette nella seconda metà del 1800. Nel 1869 il marsigliese Rousseau crea infatti un velivolo costituito sì da due ruote, ma con la minore posta all'interno della maggiore. Non poteva sterzare ma, almeno, era dotata di freni.

Un esemplare della monoruota di Rousseau è visibile al Museo della Bicicletta di Fermo Galbiati a Milano e ne potete vedere una foto qui a sinistra.



Per tutto il resto dell'ottocento verranno proposti numerosi modelli di monoruota a pedali, fino al 1904, anno in cui la ditta piemontese Garavaglia presenta all'Esposizione di Milano la sua motoruota, mossa da un motore a quattro tempi (qui a destra).

Tale sistema di locomozione presenta una serie di problemi non banali, ai quali numerosi inventori tentarono di trovare una soluzione negli anni successivi.

Il problema maggiore è il così detto gerbiling (che non va confuso con la pratica sessuale detta gerbilling). Si ha il gerbiling quando, in caso di accelerazione o frenata improvvise, le forze applicate superano la forza di gravità: il pilota si trova quindi a girare all'interno della ruota stessa. Come uno sfortunano criceto. Potete immaginare da soli quanto imbarazzante possa essere la situazione.

Altrettanto critico, ovviamente, risulta sterzare il veicolo, cosa che spesso si ottiene, poco elegantemente, con il pilota che sposta il peso del suo corpo.

Il problema fondamentale delle monoruote è che le tre funzioni base di un veicolo, ovvero spinta, frenata e sterzo, sono fornite tutte dalla stessa superficie di contatto con l'asfalto.

Il modello proposto da D'Harlingue nel 1917 tenta di risolvere questi problemi introducendo dei pattini per evitare il gerbiling e addirittura un'elica aeronautica per sterzare (foto a sinistra). Probabilmente funzionava, anche se penso potesse essere un po' pericoloso per i passanti...

Arriviamo quindi al brevetto del 1922 dell'italiano Davide Cislaghi, poliziotto milanese che a bordo della sua motoruota percorse l'intero tratto Milano-Roma. Apprendiamo da Wikipedia:

"La motoruota esposta era del diametro di 145 cm ed era mossa da un motore a due tempi di 175 cm3 e cambio a tre velocità, dotata di sedile e di manubrio con sole funzioni d'appoggio, dato che le curve venivano eseguite inclinando il motoveicolo."

L'anno successivo Cislaghi si associa con Giuseppe Govetosa, udinese, con i capitali del quale realizza un nuovo modello di motoruota. A questo modello si riferisce la fotografia pubblicata in apertura al post, anche se le fonti consultate dichiarano che il pilota non sia l'inventore italiano ma un suo acquirente. Il nuovo modello possiede un diametro maggiore (170 cm) e un motore a due tempi da 350 cm3.

Nonostante la notorietà del veicolo (la notizia comparve su numerose riviste italiane e internazionali) e il prezzo non eccessivo, la motoruota si rivelò un fallimento commerciale. Non aiutò l'incidente occorso a un parente di Cislaghi a New York, che durante una prova uscì di strada e distrusse il mezzo.

Altri modelli furono proposti negli anni '30, ma presto l'interesse andò scemando, salvo alcuni ritorni di fiamma nelle decadi successive. Le soluzioni a due e quattro ruote, di fatto, presentavano meno problemi e sono state sviluppate fino ai giorni nostri.

Non potevano mancare le applicazioni militari di una simile macchina. Risale al 1918 una copertina della rivista USA The Electrical Experimenter che presenta un'enorme monoruota, chiamata Gyro-Electric Destroyer, da utilizzarsi contro le trincee nemiche. Non sembra essere una cosa molto pratica, e non solo per i già noti problemi, ma anche, mi sembra, per l'oscillazione delle celle di tiro, che di sicuro non aiuta la mira.







Nel 1933 abbiamo un articolo della rivista Popular Science su un tank monoposto e monoruota, mentre nel 1936 la stessa rivista presenta il progetto di un tank a tre posti, inventato da un ingegnere texano, tale A.J. Richardson.




I nazisti, ovviamente, non potevano essere da meno, e realizzarono un vero tank monoruota, anche se il termine monoruota forse non è il più adatto, in quanto le ruote sembrano essere due, poste ai lati dell'abitacolo. Il termine "Ball tank" gli si addice di più. Il tank, che risale al 1945, è in mostra al Museo Militare di Kubinka, in Russia. È dotato di un motore a due tempi monocilindro e possiede una corazza da 5 mm.


Il fascino di un veicolo monoruota deriva dal fatto di avere un design essenziale, ma allo stesso tempo di essere estremamente complicato nella realizzazione. Inoltre rimanda a un tempo passato nel quale si poteva ancora sperare a un'alternativa al dominio dei modelli a due o quattro ruote.

giovedì 5 settembre 2013

The Chronoscope

The Chronoscope è un cortometraggio (20'), diretto da Andrew Legge e con protagonisti Serena Brabazon e Ned Dennehy, vincitore del Best Experimental Film al Rhode Island Film Festival e il Best Short Film Award al decimo Belfast Film Festival.

È un mockumentary (un falso documentario) sulla vita della scienziata irlandese Charlotte Keppel (interpretata dalla Brabazon), che nel 1938 scopre un tipo di radiazione luminosa che viaggia... lentamente.

Nonostante l'incredulità della comunità scientifica, Charlotte riesce a creare il Cronoscopio, un dispositivo che permette di vedere nel passato. La scienziata lo vuole utilizzare per cercare la verità storica del passato, ma le immagini che raccoglie contraddicono spesso la storia “ufficiale”, mettendole contro la Chiesa e i Nazisti, interessati questi ultimi solo a mostrare al mondo la passata gloria del popolo ariano.
 
Questo cortometraggio ha uno stile brillante, e replica in maniera convincente e fedele i documentari e i film degli anni 30, al punto che non è possibile distinguere le autentiche immagini d'archivio dalle riprese moderne; molte immagini d'epoca sono state ritoccate al fine di aggiungere elementi utili alla storia, aumentando così la confusione tra reale e immaginario.

Andrew Legge non è nuovo a questo tipo di operazioni: il suo precedente The Unusual Inventions of Henry Cavendish, la storia di un giovane inventore e della sua macchina del tempo, alternava scene riprese a Dublino nel 1897 con nuovo materiale ripreso con una macchina fotografica russa Krasnogorsk da 16mm.

The Chronoscope è un mockumentario molto interessante in virtù dei suoi numerosi livelli di interpretazione. Parla del ruolo delle donne nella scienza, della responsabilità della scienza stessa verso la società e, infine, della stupidità dei nazionalismi. È un buon esempio di come un'idea fantascientifica possa essere usata in un contesto storico passato per dirci qualcosa sia su quel passato che sul nostro presente.