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venerdì 13 marzo 2015

L'evoluzione del design delle astronavi nella fantascienza - Gli Anni '80

Nella mia serie di post sull'evoluzione del design delle astronavi nella fantascienza, ero arrivato agli anni '70. Tocca ora agli anni '80.

E qui le cose si fanno un po' complicate. Io sono nato e cresciuto negli anni '80 (lo so, non è una cosa della quale vantarsi), e per l'eccessiva vicinanza e per mio personale coinvolgimento in quegli anni, mi è difficile mantenere la dovuta prospettiva storica. Essendo noi ancora così vicini agli anni '80, ho anche delle difficoltà a cogliere dei trend generali, come per esempio ho fatto con i razzi e i dischi volanti degli anni '50.

Proviamo lo stesso. Negli anni 80 si sono moltiplicati i film e le serie tv di fantascienza, e in proporzione si sono moltiplicati i modelli di astronavi adoperate. Cercherò di portare gli esempi più interessanti o particolari, chiedendo scusa a quei capitani le cui astronavi, per quanto degne di essere nominate, non ho preso in considerazione.

Iniziamo subito con la prima, e per ora unica, astronave con le tette, la Nell di Battle Beyond the Stars (in Italiano, I Magnifici Sette nello Spazio), orrido filmone trash, brutta copia di Guerre Stellari, che Jimmy T. Murakami e Roger Corman hanno diretto nel 1980.



È un'astronave. Color carne. Con le tette. Iniziamo bene gli anni '80, che dite?

Per fortuna Sean Connery, l'hanno successivo, ci fa dimenticare la Nell recitando nella trasposizione fantascientifica di Mezzogiorno di Fuoco, Outland (Atmosfera Zero in italiano). Nel film l'unico veicolo spaziale che compare è un semplice shuttle. Ha un ruolo marginale, ma mi è rimasto impresso per come è stato realizzato. È un ottimo esempio di funzione industriale vs forma.


Lo shuttle è composto solo da un carico attaccato a dei razzi, la superficie è ricoperta di greeble (le irregolarità che si aggiungono per rendere le superfici più dettagliate). Nel complesso risulta abbastanza inquietante, sembra un'evoluzione deviata dei moduli Eagle di Spazio 1999 (dei quali abbiamo parlato nella puntata precedente).

Nel 1982 esce La Cosa (The Thing) che in questa sede ricordiamo per il disco volante con il quale il mostro del titolo arriva sulla Terra. Il film non mostra molto l'astronave, e per godercela tutta dobbiamo vedere le foto del modellino. Lo cito qui per il disegno azteco presente sulla sua superficie, analogo a quello della nuova Enterprise di tre anni prima. Umani o alieni, per dettagliare una superficie senza aggiungere greeble si ricorre sempre allo stesso trucco.


Saltiamo un paio d'anni, e passiamo a Giochi Stellari (The Last Starfighter, regia di Nick Castle). Ricordiamo la Gunstar non solo perché è figa, ma anche perché realizzata al computer.


La compagnia Digital Productions realizzò ben 27 minuti di CGI usando un computer Cray X-MP. Leggiamo su wikipedia:

For the 300 scenes containing computer graphics in the film, each frame of the animation contained an average of 250,000 polygons, and had a resolution of 3000 × 5000 36-bit pixels. Digital Productions estimated that using computer animation required only half the time, and one half to one third the cost of traditional special effects.

Iniziamo ad abituarci: la CGI verrà sempre più utilizzata negli effetti speciali e nella realizzazione dei modelli usati nei film di fantascienza.

Nel 1985 esce 2010, il seguito di 2001: Odissea Nello Spazio. So che l'idea di un seguito del film di Kubrick suona eretica, blasfema, ridicola e qualsiasi altro aggettivo vogliate usare, ma tralasciamo il giudizio sul film e concentriamoci sull'astronave Leonov.



La Leonov è stata creata da Albert Brenner e Syd Mead, e secondo me rappresenta bene il punto di vista americano sull'evoluzione futura del design tecnologico russo degli anni '80.
Troppo complicato? Allora mettiamola così: è puro sovietpunk, essendo un'astronave sovietica del 2010.

È brutta, come la Nostromo di Alien. Ha una sezione rotante, per generare la gravità, ben visibile dall'esterno. A pensarci bene, è proprio la sezione rotante che rende l'astronave così viva. Infine, il suo design ha ispirato le astronavi classe Omega di Babylon 5. Non male, vero?

L'anno successivo abbiamo Flight of the Navigator, con un'astronave esattamente opposta alla Leonov. Ideata da Bill Creber, e realizzata con la CGI da Jeff e Randall Kleiser, quest'astronave ha una superficie liscia, lucida, cromata, che richiama certi aspetti dell'art decò degli anni '50. La CGI permette di realizzare un velivolo che riflette l'ambiente circostante e che può cambiare forma. Di fatto anticipa di cinque anni l'effetto speciale del metallo liquido di Terminator 2.



Nel 1986 abbiamo anche la Sulaco di Aliens. L'astronave che porta i marines su LW-426 è un buon esempio di design militar-spaziale, che troverà numerose ispirazioni nei decenni successivi, specialmente nel campo dei videogiochi. Il design della Sulaco è ispirato sia a quello di un fucile sia  a quello dei sottomarini da guerra. James Cameron aveva brevemente descritto l'arrivo della Sulaco come:
a forest of antennae enter the frame, followed by the enormous bulk of the SULACO.
Ron Cobb concepì all'inizio una sfera da cui si protendevano della antenne, ma l'astronave così ideata non figurava bene sullo schermo. Si passò quindi al design che conosciamo, rigido, meccanico, che urla "esercito" da tutti i greeble.


E Star Trek? Possiamo dimenticare Star Trek? Assolutamente no. L'Enterprise non è andata in pensione negli anni '80, con ben tre film e una nuova serie televisiva, The Next Generation, iniziata nel 1987.
Ricordiamo qui Star Trek III: Alla Ricerca di Spock, perché introduce l'Uccello Predatore klingon, astronave destinata a un grande successo nel franchise di Star Trek, tanto da ricomparire in quasi tutte le successive serie televisive e film. Il Bird of Prey ricorda un uccello, con tanto di piume rappresentate sulle sue ali meccaniche. Il design deriva all'omonimo Bird of Prey romulano: infatti originariamente doveva essere un'astronave romulana rubata dai klingon.


E veniamo all'Enterprise-D, la reincarnazione degli anni '80 della celebre astronave.


Le forme dritte, nette e precise dell'Enterprise originale lasciano spazio a curve organiche. Mentre l'originale era una serie di forme geometriche attaccate assieme (cilindri, parallelepipedi, dischi), la "D" è un tutt'uno compatto dove si passa dalla sezione a disco a quella motori alle gondole di curvatura senza soluzione di continuità.

Meritano un cenno anche gli interni. Il concept originale del ponte di comando della "D" non prevedeva terminali o altro genere di interfacce con la strumentazione di bordo: i personaggi avrebbero dovuto interagire con il computer solamente tramite comandi vocali. Avevano anche immaginato di abbellire l'ambiente con delle piantine da appartamento. Sul serio. L'idea deve essere sembrata esagerata, tanto che furono introdotte le console di comando.


Il ponte di comando, comunque, con le sue superfici in legno, le sue linee curve, i suoi tappeti, non sembra essere il centro di controllo di un'astronave: l'atmosfera è molto più rilassata e informale, come si addice a un'astronave da esplorazione che porta anche delle famiglie a bordo. È stata definita una sala per cocktail spaziale, un Hotel Hilton tra le stelle.

The Next Generation introduce anche gli schermi LCARS, che anticipano di qualche decennio i touchscreen degli smartphone.


Parlando di TNG, ha senso spendere due parole per un altro paio di astronavi introdotte in questa serie.
La prima è l'astronave da battaglia romulana di classe D'deridex, dal design impressionante e dall'estetica minacciosa.



La seconda astronave è altrettanto minacciosa e inquietante, pur avendo una forma geometrica semplice. Stiamo parlando ovviamente del cubo Borg, che getta via centocinquanta anni di evoluzione del design delle astronavi. È pura funzione a scapito di qualsiasi estetica. C'è la completa assenza di direzione, ordine, gerarchia delle parti. Il cubo vola nello spazio. Fine della storia. La resistenza è inutile.


Negli anni '80 abbiamo visto un po' di tutto, e siamo passati dall'astronave con le tette al cubo Borg. In mezzo, ogni cosa possibile immaginabile. Lascio a voi ogni commento o giudizio.

lunedì 23 febbraio 2015

A volte ritornano: il Ball Tank

Uno dei primi post di questo blog è stato sulla motoruota, il curioso velivolo a motore degli inizi del secolo. Concludevo l'articolo parlando della monoruota a uso militare, e del Ball Tank costruito dai nazisti.


Ebbene, pensate un po': l'idea è tornata di moda.



Il drone qui sopra, chiamato GuardBot e in sviluppo presso una compagnia privata per conto del Marine Corp War Fighting Lab, è capace di nuotare alla velocità di 4 miglia l'ora e correre sulla spiaggia a 20 mph.



Io ne voglio uno. E voi?


lunedì 19 gennaio 2015

L'evoluzione del design delle astronavi nella fantascienza - Gli Anni '70

Continuiamo la nostra carrellata sulle astronavi della fantascienza, con particolare occhio per l'evoluzione del loro design nel corso degli anni. L'ultimo post sull'argomento aveva trattato gli anni '60... e quindi oggi parleremo degli anni '70.

La lezione di Kubrik sul realismo, o meglio, sulla preminenza della funzione sulla forma, risulta essere appresa  e messa in pratica nel corso del decennio successivo. Abbiamo quindi film quali Silent Running (1972), Dark Star (1974), Star Wars (1977) e Alien (1979) dove le astronavi hanno un aspetto vissuto e pragmatico. L'ingegneria e la produzione industriale sembrano dettare l'agenda del design delle astronavi, esattamente come l'hanno fatto, con successo, per il programma spaziale americano.

L'astronave Valley Forge di Silent Running

La Dark Star

È un periodo di delusione rispetto alle utopie sociali e scientifiche degli anni '50 e '60. Come fatto notare da Rob McLaughlin sul sito Den of Geek, l'Età dell'Acquario non si realizzò, ma si spostò invece "tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana".

Parliamo quindi delle astronavi di Guerre Stellari. Il film di George Lucas ha portato un nuovo standard nel design delle astronavi, con un'influenza duratura nella storia della fantascienza.
Il kitbashing qui viene portato a livelli completamente nuovi, e permette di raggiungere una densità del dettaglio delle superfici delle astronavi mai vista prima. Il team che si occupa degli effetti speciali battezza le irregolarità superficiali con il nome di greeble.

Abbiamo gli imponenti incrociatori imperiali, dalla forma triangolare, nei quali l'alta densità di kitbashing aiuta a rendere l'idea di un'astronave enorme e complessa.


Abbiamo il Millennium Falcon, il cui design base è quello di un disco volante, ma al quale sono inseriti numerosi dettagli e un certo livello di asimmetria; l'aspetto vissuto, con molti componenti non funzionanti, deriva direttamente dal filone di astronavi usate che abbiamo visto prendere piede agli inizi degli anni '70.


Abbiamo infine una varietà di modelli di caccia spaziali, tra i quali spiccano gli X-Wing dell'Alleanza Ribelle e i caccia imperiali TIE.




Simile uso del kitbashing sarà utilizzato per la realizzazione del Galactica (Battlestar Galactica, 1978) Non è una caso che questa serie televisiva abbia lo stesso Supervisore degli Effetti Speciali di Guerre Stellari, John Dykstra. Ma del Galactica parleremo in futuro, comparando le due versioni, quella originale e quella recente.


Due anni dopo Guerre Stellari esce Alien, e in esso troviamo due modelli quasi archetipici di astronave: il misterioso relitto alieno, dall'aspetto tecno-organico, creato da H.G.Giger, e l'astronave Nostromo, realizzata sotto la supervisione del già noto Brian Johnson. La Nostromo ha un'aspetto industriale perché è n'impianto industriale con corridoi sporchi e male illuminati, e un equipaggio composto da burberi lavoratori. L'ambientazione industrial-spaziale è direttamente ispirata dal film Dark Star di alcuni anni prima.


La Nostromo e il suo rimorchio


Nello stesso anno di Alien esce il primo film di Star Trek, dove appare una versione aggiornata dell'Enterprise. Le gondole a curvatura non sono più cilindriche ma hanno una forma più rettangolare, e sono connesse alla sezione motori con un angolo più acuto rispetto all'originale, suggerendo maggiore dinamicità alla struttura. Le superfici guadagnano numerosi dettagli, in modo da interrompere il colore monotono.



La sezione a disco viene decorata con il cosiddetto "disegno Azteco", in modo da simulare la presenza di numerosi pannelli. Sopratutto è sparita l'enorme (e imbarazzante) antenna parabolica anteriore, sostituita da un disco luminoso: un fenomeno simile a quello che avevamo notato confrontando i razzi pre e post bellici.


In contrasto con le astronavi sporche e usate tipiche di questo decennio, ma senza dimenticare l'attenzione al dettaglio realistico, si presentano gli ambienti di Space 1999, serie realizzata da Gerry Anderson negli anni 1975-1977. La serie è il successore spirituale (per il design ma non solo) di UFO. Per Spazio 1999 Keith Wilson, nel ruolo di Production Designer,  decide di rimuovere quanto più colore possibile dalla Base Lunare Alfa, lasciando solo asettiche tonalità color beige o crema.


Impossibili da dimenticare i velivoli Eagle, realizzati da Brian Johnson: sono diversi dai tipici razzi in quanto non hanno alcuna fusoliera, giudicata inutile in assenza di atmosfera (sebbene si sono visti spesso atterrare su pianeti alieni).


Allargando il discorso oltre al semplice design delle sue astronavi, Space 1999 resta uno dei migliori esempi dell'estetica degli anni '70.

Questa lampada per esempio è diventata leggendaria:





Concludiamo gli anni '70 con la USS Cygnus di The Black Hole (1979). Per la realizzazione della Cygnus la Disney ha sovvertito il dogma di quel decennio (la funzione prima della forma) per realizzare una specie di incrocio tra una cattedrale gotica e una serra di epoca vittoriana, ricca di luci e lunghissimi corridoi.



giovedì 21 novembre 2013

L'evoluzione del design delle astronavi nella fantascienza - Gli Anni '50

Dopo il precedente articolo sul design delle astronavi dal 1800 agli anni '40, vediamo il design che avevano le astronavi negli anni '50.

In questi anni due sono i modelli maggiormente utilizzati per rappresentare le astronavi: il razzo e il disco volante. Entrambi sono entrati nell'immaginario collettivo negli anni '40, ciascuno portandosi dietro un proprio retroscena storico/culturale. 

Il razzo degli anni '50 deriva la propria immagine dal V-2 adoperato durante la Seconda Guerra Mondiale (per la cronaca, il V-2 è stato il primo oggetto costruito dall'uomo a superare l'atmosfera terrestre). Tra le opere dove sono apparsi i migliori esempi di razzi citiamo Destination Moon (1950), Rocketship X-M (1950), When Worlds Collide (1951), Abbot and Costello go to Mars (1953), 20 Million Miles to Earth (1957), Missile to Mars (1959). Molte delle opere menzionate addirittura usano filmati originali dei lanci dei V-2 per rappresentare la partenza delle loro astronavi fittizie.

Il razzo degli anni '50 è diverso da quello dei decenni precedenti. L'influenza dei V2 tedeschi è evidente: i razzi di questo periodo sono meno ovali e hanno una forma più slanciata, sparisce spesso l'antenna dalla prua e si riducono numero e dimensioni degli oblò.

 Destination Moon

Rocketship X-M

20 Million Miles to Earth


Un esempio tratto dai fumetti: la copertina di On a marché sur la Lune, albo di Tintin del 1954. L'evoluzione del design delle tute spaziali meriterebbe una serie di articoli a parte (sopratuttoquelle per i cani). 

Quello del razzo è un design che al giorno d'oggi è ormai considerato vecchio, adoperato solo in contesti retro-futuristici (Sky Captain and the World of Tomorrow) o come citazione ironica (il Planet Express di Futurama, il Repentaglia IV di Fascisti su Marte).




 Il Planet Express


I nostri valorosi si preparano a partire con il Repentaglia IV


La controparte aliena del razzo è il disco volante, entrato nell'immaginario collettivo dopo l'avvistamento del 1947 da parte Kenneth Arnold di un gruppo di oggetti volanti non identificati. I dischi volanti hanno una forma semplice, gli unici dettagli sono eventualmente delle cupole o delle file di luci. Non è visibile nessun sistema propulsivo, e la simmetria radiale non fornisce alcun senso della direzione del mezzo. Bastano questi pochi elementi per classificare immediatamente il disco volante come alieno. Dischi volanti appaiono in The Day The Earth Stood Still (1951), Invaders From Mars (1953), Earth Vs. The Flying Saucers (1956), Plan 9 From Outer Space (1959), tanto per citare alcuni esempi.

 Klaatu barada nikto... volevo dire
The Day The Earth Stood Still

Earth Vs. The Flying Saucers

 Plan 9 From Outer Space


È un design che, contrariamente a quello del razzo, non è mai invecchiato e verrà infatti ripreso e riutilizzato innumerevoli volte con innumerevoli variazioni nel corso dei decenni successivi. Dischi volanti di vario tipo appaiono in UFO (1970), Encounters of the Third Kind (1977), V (1983) e Independence Day (1996).


UFO

Encounters of the Third Kind

 V

 Independence Day


Restando negli anni '50, ricordiamo il film del 1956 The Forbidden Planet, in quanto probabilmente per la prima volta il disco volante, l'United Planet Cruiser C-57D, appartiene agli esseri umani, i buoni della storia. Fino ad allora i film mostravano quasi sempre dischi volanti alieni o dei cattivi. Come a dire che simili tecnologie sono ormai alla portata dell'uomo. Con il lancio del satellite russo Sputnik l'anno successivo, il mondo si rende invece conto che simili tecnologie sono alla portata dei sovietici. Nasce l'Era Spaziale e inizia la Corsa Allo Spazio: il volo spaziale non è più una questione di fantasia, ma diventava reale.

In questa rassegna delle astronavi degli anni '50 va citata anche la serie di articoli, pubblicata dalla rivista Collier tra il '52 e il '54, e scritti da noti scienziati spaziali quali Wernher von Braun e Willy Ley. Gli articoli sono arricchiti da una serie di disegni realizzati da alcuni dei migliori disegnatori della rivista, quali Chesley Bonestell e Fred Freeman. I velivoli rappresentati sono composti da numerose sezioni distinte quali moduli per gli astronauti, serbatoi per il combustibile e zampe per l'atterraggio.

Immagini varie tratte dalla rivista:








Un simile design non ha  molto successo nei film di fantascienza degli anni '50: astronavi simili a quelle immaginate da von Braun appaiono in The Conquest of Space (1955, qua a sinistra) e il film russo Doroga k zvezdam (1958, noto in occidenti come The Road to the Stars).







Siamo arrivati alla fine degli anni '50 e siamo tutti un po' stufi di razzi e dischi volanti. Vedremo presto cosa ci hanno portato di nuovo gli anni '60.