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martedì 28 luglio 2026

Longer views

“Discourse says, 'You are.' Rhetoric preserves the freedom to say, 'I am not.”

Longer Views è una raccolta di saggi pubblicata nel 1996.

“Wagner/Artaud: A Play of 19th and 20th Century Critical Fictions” è stato pubblicato per la prima volta in un singolo volume da Ansatz Press nel 1988. Delany mette in relazione i due artisti come drammaturghi e teorici dell'estetica. Il pezzo non segue un ragionamento lineare ma presenta una serie di storie che si intersecano, dove sta al lettore "unire i puntini". Quello che si finisce per fare è vedere l'estetica frammentaria di Artaud in contrasto con il discorso dell'"Alta Arte" come incarnata nelle pratiche teatrali istituzionalizzate da Wagner.

“Reading at Work, and Other Activities Frowned on by Authority—A Reading of Donna Haraway’s ‘Manifesto for Cyborgs: Science, Technology, and Socialist Feminism in the 1980s’” risale al 1985 ed è un commento al testo di Haraway. Partendo dal concetto di Haraway del "cyborg come metafora" Delany arriva a quello della "metafora come cyborg": come un cyborg è in continua tensione tra la sua parte organica e quella metallica, così la metafora è in tensione tra la sua equazione logica (A come B) e la sua parte poetica che ha radici psicologiche. Entrambi, cyborg e metafora, possono rompere rigide divisioni.

“Aversion/Perversion/Diversion” è la trascrizione del discorso tenuto da Delany il 1o Novembre 1991 alla quinta "Lesbian and Gay Conference on Gay Studies" della Rutgers University. Consiste in una serie di aneddoti personali sulle esperienze queer di cui è stato testimone e protagonista, che sfatano diversi miti sulla sessualità. Per Delany qualsiasi discorso, anche e soprattutto sulla sessualità, necessita di una profonda e sofisticata comprensione storica, per evitare pregiudizi e semplificazioni.

“Shadow and Ash” (considerato dall'autore il testo più rilevante) prosegue il discorso del saggio precedente, aggiungendo note filosofiche personali e aneddoti reali e inventati. Utilizza una struttura a frammenti simile a un collage per esplorare il linguaggio, la poesia, i cliché della fantascienza e come avviene la costruzione di significato e ordine - in un testo come in una società.

"Atlantic Rose... Some Notes on Hart Crane" è uno studio della vita e dell'opera del poeta Hart Crane e in particolar modo della sua opera The Bridge. È la controparte teorica della storia in Atlantis: Model 1924, dove si immaginava un incontro tra suo padre e il poeta sul Ponte di Brooklin. È una meditazione su linguaggio, significato e identità: in particolare come l'omosessualità del poeta abbia influenzato la creazione, lettura e interpretazione delle sue opere.

L'Appendice intitolata Shadows è un articolo apparso in due parti sulla rivista Foundation (numeri 6 e 7/8 di maggio 1974 e novembre 1975 risp.). L'articolo nasce come risposta alla richiesta di un pezzo che descriva la formazione di uno scrittore di fantascienza. Ben presto il testo diventa una esplorazione dela relazione problematica tra modello e contesto attraverso aneddoti personali, finzioni speculative, aforismi e meditazioni critiche sulle opere di Wittgenstein, Quine e Chomsky. Possiamo trovare qui una precoce articolazione del problema della "risoluzione empirica" che fornisce l'"arco" epistemologico per l'intero Ritorno a Nevèrÿon.

mercoledì 3 giugno 2026

Le Interviste Silenziose di Delany

"Artists are people who rebel against the failure to create"

Silent Interviews: On Language, Race, Sex, Science Fiction, and Some Comics è una raccolta di interviste di Samuel Delany, pubblicata nel 1995 dalla Wesleyan University Press, contenente interviste all'autore risalenti agli anni 80 e 90.

Il titolo deriva dal fatto che sono interviste tenute per iscritto. O sono state effettuate direttamente per iscritto o, dopo essere state registrate, sono state trascritte, riviste e ampliate.

Gli argomenti trattati vanno dalla critica letteraria ai fumetti alle problematiche relative a sesso e razza.

What is one to ask, then, of such readers—"What is it, perhaps, to read?"?
The romantic reads for relief from the old and release into the new.
The classicist reads for instruction and delight.
The poststructuralist reads for the delight falling out of rereading and the instruction accruing to misreading.
Feminists and feminist sympathizers read alert to precisely the sort of gender skewing on which the nostalgia of our epigraph is grounded, ready to point out the split, gently here, powerfully there, in the classical world, in the unified subject, and the assumption of a transparent language on which any such self-satisfied vision of "man" (and the boy that fathers him, in our filiarchal society) must be grounded, always prepared for by (and constituted of) the shock that "you" are not "she" and (thus) "he" is not "you."
The postmodern reads for the wild and wacky that insinuates itself in the crevices and crannies of every text—that is, for elements similar to those the deconstructionist reads for, so as to display, with long face and secret smile, the text's self-subversions and thus the impossibility of our ever mastering it.

Le intervista di critica letteraria posso essere estremamente pesanti da seguire, in quanto Delany ci tiene a essere preciso e tiene il discorso a livello accademico usando parole e concetti complessi e stando ben attento a evidenziare anche le più sottili differenze e definizioni.

Il fatto di essere testi difficili è anche discusso all'interno dei testi stessi. Delany sostiene che preferisce i discorsi difficili, in quando richiedono più attenzione a essere creati e a essere recepiti, garantendo così di essere più robusti a livello di argomentazioni e che il lettore vi si dedichi completamente. Discorsi difficili, sostiene anche Delany, sono più difficili da manipolare in quanto per essere corretti hanno bisogno di una maggiore coerenza interna, cosa che di nuovo è una garanzia della robustezza delle affermazioni fatte.

Per Delany una definizione di fantascienza dovrebbe contenere caratteristiche necessarie e sufficienti per classificare un'opera come tale; egli sostiene che una tale definizione è impossibile da avere, ma questo non ci impedisce di descrivere questo genere.

La fantascienza è la letteratura dell'oggetto piuttosto che del soggetto, delle cose e delle idee piuttosto che delle persone. Il che significa per Delany che l'attenzione della fantascienza è per il world-building, i codici strutturali e l'esplorazione di idee inconsuete, piuttosto che l'interiorità psicologica della narrativa "mainstream" tradizionale.

The material conditions that I see as actually forming the way we read that is SF—that contour, constitute, and create science fiction; that constitute the discourse of science fiction—such critics try to understand in terms of material conditions that change the way we read this recognizable thing in the world that, for them, is SF. For them, an essence has been left wnchanged. For me, once those material conditions have affected the way we read, science fiction has changed.
For them, SF has a way of reading.
For me, SF is a way of reading.

Scrivendo della sua saga fantasy Return to Nevèrÿon, Delany distingue tra Vecchio e Nuovo Mercato. Il "Vecchio Mercato" è quello dove chiunque può vendere e trovare quello che preferisce, a seconda dei propri gusti personali, comprese le esperienze sessuali. Delany ha questa idea che nell'antichità le persone si trasferivano nelle città per la maggior offerta sessuale che vi trovavano rispetto alla campagna. Nella metafora editoriale, il vecchio mercato è la produzione di romanzi e riviste pulp e paperback: economici, accessibili, disponibili anche a gruppi marginalizzati.

Il Nuovo Mercato è la sua versione corporate, anestetizzata e sterilizzata; insomma la versione gentrificata della letteratura. Nella saga di Nevèrÿon, il Nuovo Mercato è progettato dai capitalisti per sostituire il Vecchio, eliminando la parte più scomoda dell'offerta (soprattutto quella sessuale).

Continuando il discorso su Nevèrÿon, e in particolare sulla novella The Tale of Plagues and Carnivals, Delany connette l'epidemia di HIV/AIDS, la memoria storica e la fantascienza in uno spazio interstiziale di resistenza e sopravvivenza culturale. La fantascienza è uno strumento essenziale per processare crisi e cambiamenti. Non serve per prevedere il futuro ma per immaginare realtà diverse da quella dominante. Durante la crisi dell'AIDS Delany si è accorto quanto la reazione della società fosse determinata da miti preconcetti. La fantascienza gli ha permesso di costruire miti alternativi per gruppi marginalizzati.

Ma i discorsi di Delany partono anche da più lontano, dal senso stesso della letteratura e del linguaggio, dei quali espone ii due problemi principali: la verificabilità e la completezza di quanto viene espresso.

As the verifiability and exhaustiveness problems move into the political arena of accuracy, mistakes, distortions, lies, relevance, and suppression, the problem of representation becomes the linguistic bottom line at which Plato barred poets from his Republic and decided to make the heads of state philosophers—opening himself for ages to charges of selfinterested bias. But like Heraclitus, Plato was already (as Karl Popper reminded us) a prince. And that same problem is what, so recently, has caused a number of critics to suggest that all fiction is really meta-fiction: Since language (and, by extension, fiction) can't be trusted to be rigorous about the world, maybe it all must be reinterpreted to be only about other language (and other fiction).

Per Delany la base della letteratura è la frase. Se lo scrittore fosse un pittore, le sue pennellate sarebbero le frasi, non le parole: "In the sentence, that's where you'll find me."

Curiose certe "differenze" che Delany trova tra la letteratura mainstream e quella fantascientifica. Mentre (citando Willa Cather) lo scrittore di narrativa forma la sua "anima creativa" tra gli otto e i quindici anni, quando si accorge dei limiti della propria famiglia, lo scrittore di fantascienza si "forma" più tardi, tra i venti e i venticinque, quando si accorge dei limiti del Mondo. Non per niente è l'età coperta dal suo autobiografico The Motion of Light in Water.

Nell'intervista con il Comics Journal Delany spiega la genesi travagliata della graphic novel Empire, disegnata da Howard Chaykin. Delany ha grande rispetto per il fumetto, il cui linguaggio è unico sia rispetto al cinema che alla narrativa. Purtroppo per Empire l'editore aveva proprio l'intezione opposta, ovvero non creare un fumetto con tutti gli stilemi del caso, ma una graphic novel che ne nobilitasse il mezzo - cosa per Delany non necessaria e anzi quasi dannosa. Per lo stesso motivo non è mai stato interessato a continuare la collaborazione con la DC Comics su Wonder Woman, per la quale aveva scritto la sceneggiatura per due albi. Il personaggio stava cambiando, e da esperta di karate vestita con un gi (e con trame più realistiche) stava ridiventando l'eroina in costume attillato con trame eccessive, cosa che non interessava a Delany.

In the interplay of all these counterintuitive ideas, a specifically aesthetic theory might seem a risky business at first. With Nietzsche, we learned that God was dead. With Barthes, we learned that the author was dead. With Foucault we learned that man was dead. With Derrida we learned that the world is constituted of language and that language is undecidable. With de Man language reached new levels of undecidability, where it became undecidable whether or not something was undecidable. Then, with Rorty and Davidson, we learned that language doesn't exist—and Atlantis would seem to have toppled wholly into the sea!


Indice delle interviste:

Part I

1. The Semiology of Silence: The Science Fiction Studies Interview

2. Toto, We're Back! The Cottonwood Review Interview

3. Refractions of Empire: The Comics Journal Interview

4. Sword & Sorcery, S/M, and the Economics of Inadequation: The Camera Obscura Interview

5. Some Real Mothers...: The SF Eye Interview

6. Science Fiction and Criticism: The Diacritics Interview

7. Sex, Race, and Science Fiction: The Callaloo Interview




Part II

1. The Kenneth James Interview

2. The Susan Grossman Interview

3. The K. Leslie Steiner Interview

martedì 17 marzo 2026

Oscure riflessioni sull'artista da vecchio

Dark Reflections è un romanzo di Delany pubblicato nel 2007 da Carroll & Graf. Ha vinto il Stonewall Book Award e il premio della Temple University, dove Delany è stato professore per 15 anni.

Il protagonista del romanzo è Arnold Hawley, poeta, nero e alter ego dell'autore. Il romanzo è diviso in tre parti, che corrispondono a tre diversi periodi della vita di Hawley.

"In 1987's rainy October, when squirrels stopped, stared, then sprinted along the bench-backs away from the kids with the earrings, combat boots, and dog collars, who for more than fifteen years had been hanging out in Tompkins Square Park, Arnold's sixth books of poems, Beleaguered Fields, won the Alfred Proctor Prize — an award given once every three years that concerned a small circle of New York poets and men and women of letters."

Nella prima parte, "The Prize", conosciamo Hawley all'età di 52 anni, subito dopo aver vinto il prestigioso Alfred Proctor Prize per una sua raccolta di racconti. È il punto più alto della carriera dell'autore, da cui segue una lenta caduta. Ha un lavoro da cui riceve una basso stipendio che però gli da tempo per scrivere, tenendolo appena appena sopra la soglia della povertà. Hawley tenta molti anni dopo di vincere lo stesso premio, ma è incapace di realizzare di essere ormai fuori dalla realtà e dallo spirito culturale del presente, e infatti viene sonoramente sconfitto da un autore più giovane. Questa parte è stata definita da un critico "ritratto dell'artista come vecchio rimbambito".

È il ritratto di un poeta, dei suoi tentativi di costruirsi una carriera e una reputazione, di montare un prestigio attorno alla sua figura, e di come una simile crescita sia difficile se non impossibile.

"The psychological dismantling and rendering inactive of a passion such as Arnold’s is one of the most painful things the self can undergo. Only poets and a few saints can accomplish it with any ease, because it entails a revision in one’s conception of paradise as well as any entitlement the self may have to it. […] Because his firsthand experience of sex had convinced him of Aunt Bea’s rightness — that what you had never partaken of, you could not really miss (an ethical conviction that, even when, a decade later, for the company, Arnold began to go to gay bars with a few witty black male friends, he never really revised) — twenty-three-year-old Arnold Hawley returned to school and threw himself far more seriously into both his studies and his poetry."

La seconda parte, "Vashti in the Dark", ci mostra Hawley a 36 anni di vita, negli anni '70, e del suo sfortunato matrimonio con una donna, Judy, incontrata per strada. Stonewall è già successo, il movimento "black power" è all'apice, eppure Hawley si tiene in disparte e spia i luoghi di incontri omosessuali in Tomkins Square senza avere il coraggio di partecipare. Il matrimonio è di facciata per nascondere la sua omosessualità, proposto dalla donna due giorni dopo averlo conosciuto. Ma Judy ha dei grossi problemi, e si suicida mentre Hawley è fuori per incontrare altri uomini (cosa alla quale lo avevo spinto lei stessa).

“One night, when he leaned the book against the lamp’s bronze base and turned off the light on his bedside table, Arnold lay awake thinking: “How … cruel! Even if it is the most debilitating of conditions (which, were it anywhere near as common as Dr. Kinsey said, made it seem unlikely): how cruel , to take us as children and impose such isolating loneliness. Tonight, Arnold thought, in Pittsfield and in Queens and in Appleton and in Fishtown and God-knows-where-else, children are awake, in bed, as I am now, pondering their approaching deaths from this … disease, in the midst of a loneliness sharp enough to clog their ears and scatter their eyes and cloy their throat with grave dust. And, as he had not in a while, Arnold began to cry. Why, why, why lie to them as I was lied to?”

L'ultima parte, "The Book of Pictures", si concentra sulla giovinezza di Hawley, di come abbia scoperto di essere omosessuale e abbia sempre represso la cosa vedendola come malata e immorale.

Anche chiedere informazioni a un dottore risulta una cosa inutile in quanto anche il medico è di fatto ignorante in materia e gli fornisce un sacco di informazioni inutili: quella che Hawley ha è una malattia, gli omosessuali sono rarissimi da trovare ed è impossibile che una persona di colore sia gay.

A 25 anni circa incontra una copia di uomini che convive. Uno dei due è un fotografo che gli mostra la sua collezioni di nudi maschili. Hawley fugge da quell'incontro reprimendo quella parte di se stesso. Sempre attorno a questa età Hawley scrive un romanzo porno gay, le avventure di un giovane siciliano durante il regno dell'Imperatore Adriano, ovvero il romanzo dal misterioso autore oggetto di Phallos.

Anni dopo Hawley trova esposto un libro fotografico del fotografo che aveva conosciuto e finalmente, rivedendo le foto, riesce ad ammettere che c'è della bellezza anche nell'omosessualità.

Hawley è il Delany di un universo parallelo, un mondo nel quale la vita dell'autore ha preso un'altra direzione.

Hawley è un poeta, omosessuale represso e non raggiunge mai la fama.

Delany è uno scrittore di prosa, non ha mai represso la sua omosessualità (come testimoniato dai suoi romanzi più espliciti) ed è diventato un Maestro della fantascienza e della letteratura americana.

Molti si sono lamentati della piega presa dalla narrativa di Delany a partire dagli anni 70/80, e questo romanzo sembra essere una risposta a quelle lamentele. Il Delany reale si è evoluto, è cresciuto come autore e come essere umano, cosa non successa a Hawley. Quest'ultimo si è tenuto fuori da qualsiasi comunità artistica, sociale, underground o altro e la sua poetica ne ha risentito diventando sterile. Cosa non successa a Delany.

lunedì 19 gennaio 2026

Lo Stretto di Messina di Delany

The Straits of Messina è una raccolta di saggi scritti da Samuel Delany con oggetto i suoi stessi romamzi.

Si intitola Stretto di Messina perché per Delany quando un autore scrive o parla dei suoi scritti rischia sempre di finire o vittime della Scilla dell’arrogante presunzione o della Cariddi dell’infantile autoironia.

Però, continua Delany, lo scrittore ama quando parlano di lui, e quindi viene qui rispolverato uno degli alter ego di Chip, la critica e studiosa K. Leslie Steiner: "Wouldn’t it be nice to have someone say all the fine and brilliant things about my work I so desperately would like to hear…?"

La raccolta è uscita nel 1989 e raccoglie testi scritti dal 1973 al 1986.



The Scorpion Garden (1973)

È un’introduzione scritta per il romanzo Hogg, mai utilizzata in quanto il romanzo all’epoca non era ancora stato pubblicato. Del romanzo ho scritto sul mio blog. Qui Delany, partendo dalla pornografia, scrive sulla condizione della donna nel patriarcato e sulla loro rappresentazione in letteratura. Ammettendo anche la sua difficoltà a rappresentare correttamente le donne:

“I am distressed when, writing a novel in which I am consciously struggling to deploy men and women characters among the incidents of my tale in some way that violates this moral template, I discover the development of what I first thought some innocent piece of stage business or décor suddenly demands the situation resolve completely faithful to this sexual determinism”


"The Scorpion Garden" Revisited: A Note on the Anti-Pornography of Samuel R. Delany, by K. Leslie Steiner (1973)

Un saggio su Hogg, e sul tipo di pornografia che esso rappresenta, anche se viene proposto qui la definizione di anti-pornografia, che sta alla pornografia come l’anti-romanzo sta al romanzo. In Hogg gli uomini sono quasi tutti mostri:

“Delany feels the presentation of any female monstrousness without a firm, fictional appeal to the sociological, economic, and psychological indignities women are forced to endure (as a political class) on every front from men, is, at this point in history, merely a politically egregious cliché. I suspect he feels, further, that since the monstrousness with which men treat women, in all walks, so outweighs those times when women are brutalized into behaving monstrously in return, that to harp on a particular monstrousness from a woman before the monstrous-ness of men is fully explored and revealed for what it is, is to render the fiction, at this particular moment, somewhat irrelevant.

Of Sex, Objects, Signs, Systems, Sales, SF, and Other Things (1975) e Some Remarks Toward a Reading of Dhalgren, by K. Leslie Steiner (1975)

Diverse considerazioni su Dhalgren con alcuni spunti interpretativi. Di Dhalgren non ho ancora scritto niente in questi miei studi su Delany, me lo lascio per ultimo come ciliegina sulla torta.


Trouble on Triton, by K. Leslie Steiner (1976)

Una recensione di Trouble on Triton.


Ruins/Foundations; or: The Fall of the Towers Twenty Years After (1981-1985)

Scritto biografico sulla vita di Delany durante la scrittura della trilogia delle Torri: il matrimonio con la poetessa Marilyn Hacker, l’incontro con il celebre poeta Auden, la sua malattina mentale e il ricovero in Ospedale psichiatrico, le sue relazioni con altri uomini. Una versione più breve di questo testo è apparsa in The Motion of Light in Water.


The Early Delany (1981)

La risposta a un panel intitolato appunto “The Early Delany”, tenuto nel 1981 a Madison, Wisconsin. Ricordando la violenza che simili divisioni (Early, Late etc…) sono rispetto alla produzione di un autore (sopratutto se fatte da critici letterari), Delany conclude che:

“The “early Delany” begins with a fiction by a nineteen-year-old who, while he loved science fiction, was certainly not (at least when he began it) planning to write it for more than one book. It ends with another by a twenty-five-year-old who, having written eight more of the things, had more or less decided he didn’t want to write any more fiction of any sort— and didn’t, for about a year.”

Tales of Nevèrÿon, by K. Leslie Steiner (1982)

Una corrosiva recensione di Tales of Nevèrÿon.


Return... by K. Leslie Steiner (1986)

La prefazione di The Bridge of Lost Desire.

mercoledì 15 ottobre 2025

Il Phallos di Delany


Phallos è un romanzo scritto da Samuel Delany e pubblicato da Bamberger Books nel 2004 e ripubblicato da Wesleyan University Press nel 2013.

Il testo è strutturato a strati.

Il primo è la ricerca, da parte di Adrian Rome, di una copia di un romanzo pornografico (intitolato "Phallos") che ricorda di aver letto da giovane. L’unica cosa che trova è la pagina web dove si discute del romanzo.

Questo è il secondo strato: un gruppo di accademici che discute online del testo, commentando e criticando il riassunto postato da uno di loro.

L’ultimo strato è il riassunto del romanzo.

"Phallos" è ambientato nel Mediterraneo durante il regno dell'imperatore romano Adriano e segue le avventure di Neoptolomus: la morte dei suoi genitori, l’essere adottato da un ricco mercante, la carriera militare e quella imprenditoriale.

Il riassunto salta le scene di sesso del protagonista con altri uomini, cosa che si distingue da altre opere simili di Delany dove invece erano descritte nei minimi dettagli (come Hogg e The Mad Man). Nella sua vita Neoptolomus incrocia più e più volte il misterioso phallos, oggetto custodito nel Tempio del Dio Senza Nome vicino all’egizia Ermopolis. Al phallos vengono attribuiti vari poteri e passa di mano in mano con furti e inganni. Il protagonista si avvicina progressivamente al vero significato di questo misterioso oggetto. All’inizio si apprende che il phallos contiene al suo interno antiche pergamene capaci di regalare una saggezza non comune; poi si scopre che gli insegnamenti sono incisi sulla superficie stessa del phallos; infine si capisce che il phallos non esiste, quelle che circolano sono solo copie, e che proprio nella sua capacità di mettere in moto storie ed eventi sta il potere del non-esistente phallos.

Tra Freud e Lacan, il phallos diventa simbolo del desiderio (che può partire solo dalla sua assenza) e di quello che può mettere in motto con la sua mancanza.

Ci sono numerosi “ritorni” nella narrazione: Neoptolomus vive e rivive gli stessi eventi a distanza di anni prima in un ruolo, poi in un altro. Sembrano esserci degli omicidi rituali (tra cui l’amato da Adriano, Antinoo): la vita riesce a essere allo stesso tempo ciclica e sorprendente.

Il volume è accompagnato tra tre saggi scritta da Kenneth James, Steven Shaviro, e Darieck Scott, che formano un ulteriore strato tra il lettore e il phallos. Forse il più significativo è il contributo di Shaviro che scrive che il tema di Phallos è che “there is no evading the finality of death, but in the meantime, we can learn to cultivate *ars vitae,* the art of life, the better to explore and enjoy the world in its riotous superfluity."

La visione di Delany della bella vita include il piacere sessuale, che si realizza con numerosi incontri con numerosi partner e con svariate attività. E non solo per puro edonismo, ma anche come fondamento etico e politico. Anche le pratiche sessuali più 'estreme' sono forme di civiltà e comunità.

lunedì 9 giugno 2025

Praticare l'invenzione al limite dell'intelligibilità


“I practice invention to the brink of intelligibility”

The Mad Man un romanzo di Samuel Delany pubblicato nel 1994.

Il romanzo esplora l’intersezione tra identità sessuale, razza, marginalità e ricerca intellettuale attraverso la figura di John Marr, studente di filosofia, nero e omosessuale, che vive nella New York dei primi anni Ottanta. Marr è impegnato nella stesura di un tesi di dottorato su Timothy Hasler, filosofo e accademico coreano-americano brutalmente assassinato nel 1973 davanti a un bar gay in circostanze mai chiarite.

Nel corso della sua indagine sulla vita e la morte del filosofo, Marr si confronta non solo con i misteri che circondano la morte di Hasler, ma anche con una progressiva identificazione con la sua figura. Questo processo lo porta a vivere esperienze sessuali sempre più estreme con vari senzatetto, nonostante la crescente consapevolezza del rischio di contrarre l’HIV, che in quegli anni cominciava a diffondersi con drammatica rapidità. The Mad Man è un libro sull’epidemia di AIDS e un modo per Delany per gestire il senso di colpa per essere sopravvissuto.

“I do not have AIDS. I am surprised that I don’t. I have had sex with men weekly, sometimes daily—without condoms—since my teens, though … it’s been—since 1980—all oral, not anal.”

Marr ha una passione per gli uomini, e li preferisce senzatetto, ubriachi, sporchi e deformi. Non è la caduta del protagonista nel peccato, ma una descrizione di come Delany/Marr viveva la sua sessualità all’epoca e della devastazione provocata dall’AIDS. Alcuni prendevano contromisure, altri si astenevano dal sesso, altri ancora (tra cui Marr) si vedevano già condannati e quindi continuavano con i rapporti sessuali.

Sebbene ci siano numerose descrizioni di atti sessuali, non è un libro (unicamente) pornografico – in 500 pagine ci sono anche discussioni di etica sessuale, sviluppo del protagonista, filosofia, un delitto da risolvere e una storia d’amore. Alcune scene del romanzo si basano su lettere realmente scritte dall’autore e raccolte in 1984: Selected Letters, conferendo alla narrazione un ulteriore livello di autenticità e riflessione autobiografica, pur mantenendo una struttura narrativa di finzione.

È il romanzo di Delany più lungo (500 e passa pagine) dopo Dhalgren, e contiene numerosi elementi: la vita academica di un ricercatore in filosofia, la vita dei senzatetto newyorkesi, la comunità gay pre e post HIV, la descrizione estremamente dettagliata di numerosi atti sessuali di vario tipo, e, infine, anche alcuni elementi di realismo magico.

La New York del romanzo è quella dei parchi dove dormono i senzatetto, dei cinema porno gay attorno a Time Square, e dei locali come il Mineshaft, noto per le sue famose “Golden Shower Nights”. (piccola curiosità il Mineshaft aveva uno stretto dress code per i suoi avventori, dress code che è stato ripreso dai Village People per il video della loro celebre YMCA.)


“…it is always odd to discover the ways in which desire fuels the systems of the world.”

La figura di Timothy Hasler è ispirata sia a Ludwig Wittgenstein che a Richard Montague, matematico e filosofo studioso di logica matematica e filosofia del linguaggio, ucciso a casa sua nel 1971 dopo aver rimorchiato degli uomini in un bar. Hasler è ispirato anche al filosofo Frank Plumpton Ramsey, anch’egli morto giovane, e traduttore in inglese di Wittgenstein.

Oltre che filosofo, Hasler è uno scrittore di fantascienza, e Marr riesce a far uscire una raccolta delle sue opere facendosi aiutare da un altro scrittore di fantascienza, Aranlyde – riprendendo il personaggio di Muels Aranlyde apparso in Empire Star, anagramma di Samuel Delany.

Il nome del protagonista è preso da una poesia di Herman Melville – John Marr and Other Sailors. Nel testo di Melville John Marr ha lasciato le vastità del mare per quelle delle praterie, ritirandosi a vivere con altri pionieri nel Far West. Purtroppo la comunità dove vive è composta da uomini chiusi, ottusi e bigotti a cui manca la voglia di divertirsi e meravigliarsi di porto in porto tipici di John Marr e degli altri marinai. Quando John Marr tenta di raccontare le sue avventure marinaie si sente rispondere “Amico, non ne sappiamo niente di queste cose, qui”. Il Marr di Melville è una figura di alienazione e irrequietezza, proprio come (ma non del tutto simile) al protagonista di The Mad Man.

Melville non è l’unico riferimento letterario. La scena con la quale il protagonista viene incaricato di indagare sulla morte di Hasler richiama quella nella quale, in Il Grande Sonno di Raymond Chandler, l’investigatore Philip Marlowe riceve l’analogo incarico.

“It is sobering to think that the Great American Novel to come will have so little to do with the famous ‘American Dream’ but will have to be far nearer a contemporary Les Misérables”

L’interesse per i senzatetto nel romanzo non è solo sessuale ma diventa punto di analisi sociale – e spiegazione dell’omicidio di Hasler. I senzatetto, categoria che comprende “bums, hoboes, and winos,” e “the marginal, the dispossessed, the underclass”, vivono al di fuori del mercato capitalista. Non possiedono nulla, solo i loro corpi e il godimento che ne possono trarre. Godimento fine a se stesso e quindi al di fuori di una logica capitalista. C’è quindi il sesso a pagamento del mercato (e i luoghi dove praticarlo, come i cinema porno o il Mineshaft) e il sesso libero dei senzatetto. Queste due economie – del piacere e della produzione o, per essere più precisi, del desiderio – si scontrano più volte. Si scopre quindi che, quando Hasler e un suo compagno sono stati in un bar dove avviene la prostituzione, l’offerta di sesso libero dei due ha ottenuto come risposta la violenza e la morte del filosofo, che si sacrifica per salvare il compagno.

Il romanzo è una esplorazione di universi sociali paralleli – l’autore ci tiene a far capire come funzionano le cose nelle comunità visitate, in modo da far capire per esempio l’impatto dell’AIDS sulle persone e i luoghi da lui frequentati. La città stessa diventa quindi un punto di contatto per persone appartenenti a diversi gruppi sociali (idea che Delany ha preso dal libro The Death and Life of American Cities di Jane Jacobs del 1961) perché come dice John Marr “The more different someone is from me, the more I can learn from them”. Come scritto da Delany nel saggio Times Square “given the mode of capitalism under which we live, life is at its most rewarding, productive, and pleasant when large numbers of people understand, appreciate, and seek out interclass contact and communication conducted in a mode of good will”.

Gli archetipi della New York di The Mad Man sono quelli di Sodoma e Babele, la cui distruzione Delany attribuisce non a un intervento divino ma a un collasso dei rispettivi mercati, ma anche la Città Santa, costruita secondo precise idee eteronormative: “The boys for whom society is made (as well as the City Fathers a few of those boys will manage to become) would prefer that none of these men existed. . . . ”. Comunque, qualunque sia il modo in cui nascono, le città “crescono perché le persone ci vanno per cercare sesso”.

Come finisce la storia per John Marr? C’è un lieto fine! Marr è filosoficamente alla ricerca di un “Sistema del Mondo”, una filosofia che includa ogni possibile fenomeno umano. Tale filosofia è impossibile, realizza Marr, venendo a contatto, e praticando lui stesso, varie forme di sesso estremo in una forma del tutto selvaggia, ovvero non-addomesticata o non possibile da includere in una filosofia dei fenomeni umani.

Dopo un’orgia selvaggia ispirata alla ecpirosi di Eraclito, Marr arriva vicino a essere ucciso in maniera non molto diversa da Hasler. Si salva, e finisce per fare coppia stabile e felice con Leaky – proprio come Delany ha incontrato il suo attuale compagno tra i senzatetto di New York.

Il critico Damien Broderick nel suo Reading on Starlight (1995) ha suggerito che The Mad Man è il sequel “spirituale” di Stars in My Pockets Like Grains of Sand. La relazione tra John Marr e Leaky segue gli stessi schemi di quella tra Marq Dyeth e Rat Korga, e molte delle domande poste in Star in My Pockets trovano risposta in The Mad Man.

I find myself asking: But who 𝘪𝘴 the protagonist? Is it the narrator, black graduate student John Marr? Is it the Korean-American philosopher Timothy Hasler who is the object of all John Marr's research and study?
Or is it Mad Man Mike, one of the men who names the novel, and whom Hassler has given his life to save . . .? As the writer I would hope that the text worked like a piece of cut crystal in the midst of them all, turning to reflect each one and a number of others not named here, to show their different relationships, one and another, on different levels.
(Delany su The Mad Man)

martedì 26 novembre 2024

They fly at Çiron

They fly at Çiron è un romanzo di Samuel Delany, pubblicato nel 1993.

È un testo con una lunga e storia di stesura.

La prima versione di They Fly At Çiron era un racconto lungo scritto nel 1962 che Delany non riuscì a pubblicare. Nel 1969 Delany diede il testo a James Salis che ne riscrisse l’inizio. Il testo uscì nel 1971 su The Magazine of Fantasy and Science Fiction con la firma di entrambi.

Nel 1991 Delany riscrisse la storia eliminando le parti aggiunte da Salis e aggiungendo nuovi personaggi. Il testo è uscito nel 1993 per la casa editrice Incunabula.

La storia inizia con il crudele Principe Nactor di Myetra che si appresta a invadere il villaggio di Çiron. Gli abitanti di Çiron sono agricoltori pacifisti che non possiedono le parole per definire “arma”, “guerra” o “arrendersi”. Sono troppo ingenui per temere qualcuno, tranne i misteriosi uomini Alati che abitano a Hi-Vator in cima alla montagna che sovrasta Çiron.

I personaggi principali sono Kire, un ufficiale di Nactor mandato in avanscoperta, e Rahm, un giovane Çironiano che ritorna da un viaggio rituale. Naä è una cantante e poetessa di Calvicon che si trova ospite dei Çironiani.

L’esercito myetrano attacca falciando gli ingenui Çironiani. Rahm, vedendo la sua compaesana Rimgia vittima di violenza semplicemente impazzisce e fa una strage di nemici, per poi scappare e trovare rifugio presso gli Alati.

Quando ritorna per aiutare Çiron viene catturato e obbligato a uccidere Kire (condannato per ribellione). Invece di Kire, Rahm uccide Nactor mentre l’esercito di Alati mette in fuga i nemici,

Çiron è una storia fantasy (ma che si comporta come una storia di fantascienza) con un protagonista che ricorda fisicamente il Conan di Howard. Delany ha sempre avuto chiare idee sulle differenze tra fantasy e fantascienza: “sword and sorcery represents what can still be imagined about the transition between a barter economy and a money economy, while science fiction represents what can be most safely imagined about the transition from a money economy to a credit economy”

Non per niente il romanza contiene il racconto di come la moneta sia stata adottata dagli Alati – ma qui c’è un twist, visto che alla fine sono ritornati al baratto. Non è interamente un’opera fantasy – i myetrani hanno armi laser e luci al neon.

Kire e Rahm non sono i soli personaggi dei quali seguiamo le vicende. Uno dei punti di vista è quello di Uk, veterano dell’esercito myetrano, attraverso i cui occhi (sorpresi e spaventati) vediamo la furia omicida di Rahm. Altro punto di vista è quello di Qualt, il ragazzo che si occupa di raccogliere e smaltire l’immondizia del villaggio. È l’intellettuale della storia, raccoglie non solo immondizia ma informazioni, e rotoli di scrittura accumulati nella storia di Çiron.

La narrazione si muove non tanto in maniera lineare quanto saltando dalla coscienza di un personaggio all’altro proponendo anche lo stesso evento o personaggio da vari punti di vista. La cosa viene quasi discussa a un certo punto: Naä racconta a Rimigia di una credenza secondo la quale ogni vita sarebbe una specie di libro del quale un Dio legge brani sparsi.

Identità e linguaggio: dare un nome alle cose viene visto come primo passo per dare loro un’identità. O, come scrisse Kathy Acker: “un nome non ti dice cosa sia qualcosa, ma piuttosto connette il fenomeno/idea a qualcos’altro. Certamente alla cultura”.

Non per niente il conquistatore Nactor dice al prigioniero Rahm: “Io sono il Principe Nactor. Non voglio sapere il tuo nome”.

martedì 10 settembre 2024

Atlantis: Three Tales

Atlantis: Three Tales è una raccolta di tre testi scritti da Samuel Delany tra la fine degli anni 80 e primi anni 90. Il libro è stato pubblicato nel 1995 dalla Incunabula, una piccola casa editrice che dalla sua fondazione nel 1992 fino a oggi ha al suo attivo solo cinque pubblicazioni. Oltre a Atlantis ha pubblicato anche They Fly at Çyron di Delany.

"Atlantis: Model 1924" racconta dell’arrivo a New York nel 1923 di Sam, personaggio modellato sul padre dell’autore. Sam, diciassettenne di colore, si trasferisce da Raleigh (North Carolina) a New York dove già abitano e lavorano alcuni suoi fratelli e sorelle. Le sue due sorelle, Corey e Elsie, sono modellate su due celebri zie di Samuel Delany, Sarah Louise Delany e Annie Elizabeth Delany, pioniere dei diritti civili, la cui storia è narrata in Having Our Say: The Delany Sisters' First 100 Years di Amy Hill Hearth.

Sam ha nella Grande Mela numerosi incontri, e molte tematiche sono toccate: razzismo, identità, arte, etc… L’incontro più importante avviene mentre attraversa a piedi il Brooklyn Bridge e incontra un vecchio poeta (forse l’autore stesso), che gli racconta di un famoso poeta di colore, Jean Toomer. L’anziano tenta di rimorchiare Sam cantandogli come New York, come qualsiasi altra città, nella memoria diventi simile ad Atlantide… ma Sam impiega un po’ troppo tempo per accorgersi delle attenzioni dell’altro e commette un paio di gaffe, che mal interpretate dall’altro lo mettono in fuga. Alla fine della storia tutti i vari punti, le tematiche e i personaggi collimano in un singolo momento di epifania per Sam.

“Forget a city in which you've once lived, and it might as well have fallen into the sea”

"Eric, Gwen, and D. H. Lawrence's Esthetic of Unrectified Feeling" è un testo autobiografico (o per meglio dire più autobiografico, visto che la distinzione tra biografia e finzione diviene sfumata), dove Delany narra le basi della sua estetica, riportandole all’incontro che ebbe a dieci anni (negli anni 50) con due persone. La prima è Eric, lattaio, che portandolo a fare un giro di ritiri dalle fattorie locali lo espose a una colorita sequenza di parolacce e bestemmie, che Sam, trova incredibilmente eccitanti. La seconda è Gwen, sua insegnante d’arte, che gli inculcò l’idea formalista che la pittura fosse basata su “Forma, linea e colore”. Entrambe queste esperienze formano i gusti artistici e sessuali di Sam.

"Citre et Trans" è ambientato negli anni 60 in Grecia, dove Delany incontrò altri turisti e viaggiatori americani o inglesi ed ebbe diverse relazioni. È forse il più cupo dei tre testi, visto che riguarda prima uno stupro subito da Sam da parte di due marinai e poi l’uccisione di un cane da parte della sua padrona, che non voleva abbandonarlo in Grecia ai maltrattamenti dei locali.

Non c’è molta azione in questi racconti, il vero focus sono i cambiamenti che avvengono nella mente dei protagonisti, i vari Sam che sono fasi della vita e parti dell’autore Delany. La scrittura è sperimentale, con la suddivisione della narrazione in colonne parallele, note a margine, surrealismo e flusso di coscienza, tutti messi in opera per segnare l’interdipendenza tra memora, esperienza e il sé.

Delany ha scritto che Atlantis: Three Tales “is about (among other things) history, or more accurately the illusions we can have about history, especially when we have done lots and lots of research—which, when writing fiction, can never be enough…”

“Now, me . . . I’m going to originate everywhere…from now on. I’ve made up my mind to it and I’ll go on originating, all through my life, too…Every time I read a new book, every time I hear something new about history, every time I make a new friend, see a new color in the oil slicked over a puddle in the mud, a new origin joins me to make me what I am to be — what I’m always becoming. The whole of my life is origin — nowhere and everywhere.”

Le immagini che Delany usa in questi tre testi sono ispirate a due poemi: "Middle Passage" di Robert Hayden (che narra l’attraversata dell’Atlantico da parte di una nave di schiavi) e "The Bridge" Hart Crane, dedicato al Ponte di Brooklyn.

giovedì 20 giugno 2024

The Motion of Light in Water

The Motion of Light in Water: Sex and Science Fiction Writing in the East Village è l’autobiografia scritta da Samuel Delany e pubblicata nel 1988, riguardante i suoi primi 23 anni di vita, con particolare dettaglio per gli anni ’60.

Apprendiamo delle scuole e campi estivi frequentati (e le prime esperienze sessuali), la conoscenza con la poetessa Marilyn Hacker e il loro matrimonio aperto (Delany che andava a rimorchiare altri uomini con cui fare sesso) e illegale (illegale a New York, dovettero cambiare stato per potersi sposare, essendo lui di colore e lei bianca); l’inizio della sua carriera come scrittore di fantascienza (si arriva fino alla stesura di The Star Pit); il ricovero in ospedale psichiatrico a causa degi attacchi di panico in metropolitana; il suo viaggio in autostop fino in Texas dove ha lavorato come pescatore di gamberetti (l’idea era di fare esperienza per descrivere meglio l’equipaggio dell’astronave di Babel-17); la relazione a tre tra lui, sua moglie e Bob (un tizio letteralmente trovato sul marciapiede).

È un memoir scritto con la coscienza di non poter (e voler) essere completo e corretto. La prima parte è dedicata a studiare una frase che Delany ha detto a tutti per decenni, ovvero

“My father died of lung cancer in 1958 when I was seventeen.”

La frase, come lui stesso spiega, è cronologicamente sbagliata (suo padre non è morto nel 1958 ma nel 1961 e lui non aveva 17 anni quando è successo). La memoria non è quello che è successo, ma come gli sembra vero che sia accaduto, la sensazione che gli ha dato. La narrazione di The Motion non è lineare. Si fanno salti avanti e indietro, alcuni eventi vengono narrati da più punti di vista – sempre dal punto di vista di Delany, ma di volta in volta del Delany-studente, Delany-omosessuale, Delany-scrittore etc... Come scritto da un altro recensore, sembra che l’autore si sia svuotato la testa come una tasca dei pantaloni e prendendo un oggetto alla volta tenti di ricostruire un puzzle – senza nemmeno essere sicuri che il puzzle ci sia. Più volta si mette in guardi del trasformare la propria vita in una storia (so che a questo punto avrebbe senso che succeda questo e quest’altro, invece etc…)

Il sesso è esplicito, Delany affronta la cosa (nella vita come nello scritto) con la massima apertura e onestà. Non turba perché c’è o è omosessuale, ma per la facilità con la quale lo si trova, nella New York degli anni 60. Delany dimostra come gli bastasse uscire di casa (abitava nel Lower East Side) ed entro un quarto d’ora conosceva qualcuno con cui fare sesso. Per non dire della promiscuità (possibile solo prima dell’AIDS). Si imparano tutti i posti nascosti dove due uomini potevano incontrarsi e fare sesso all’epoca.

Le esplorazioni sessuali non vengono raccontate solo per il gusto di farlo, ma sono fortemente connesse con l’esplorazione della struttura sociale, sessuale e razziale degli Stati Uniti. Il sesso è una lente di ingrandimento che Delany usa per investigare la società americana.

"Whether male, female, working or middle class, the first direct sense of political power comes from apprehension of massed bodies. That I'd felt it and was frightened by it means that others had felt it too. The myth said we, as isolated perverts, were only beings of desire, manifestations of the subject (yes, gone awry, turned from it's true object, but for all that, even more purely subjective)"

Come tale The Motion… è un testo fortemente politico (viene proposto come lettura nei corsi di Gender Studies e simili). In ospedale durante una sessione di gruppo, Delany confessa di essere gay, e per farlo usa il linguaggio socialmente accettato dell’epoca per farlo, in tono vergognoso, chiedendo scusa e promettendo che sarebbe guarito.


Solo dopo essere tornato a casa si rende conto che ha usato il linguaggio di altri per condannare qualcosa in cui vedeva niente di male. L’esplorazione della sessualità e della società vanno quindi per Delany di pari passo con quella del linguaggio.

“When you talk about something openly for the first time—and that, certainly, was the first time I’d talked to a public group about being gay—for better or worse, you use the public language you’ve been given. It’s only later, alone in the night, that maybe, if you’re a writer, you ask yourself how closely that language reflects your experience. And that night I realized that language had done nothing but betray me.”

lunedì 13 maggio 2024

Return to Nevèrÿon: il gran finale

Return to Nevèrÿon è il quarto e ultimo volume dell’omonima serie di romanzi fantasy scritta da Samuel Delany. Il volume è stato pubblicato per la prima volta col titolo “The Bridge of Lost Desire” dalla casa editrice Arbor nel 1987. Il titolo cercava di nascondere i riferimenti più evidenti (almeno in copertina) al resto della serie, dato che la casa editrice dei tre libri precedenti, la Bantam Books, aveva deciso di non pubblicare più Delany dopo che nel volume Flight from Nevèrÿon aveva scritto in maniera esplicita del tema dell’AIDS ("The Tale of Plagues and Carnivals, or, Some Informal Remarks toward the Modular Calculus, Part Five").


In questo volume troviamo le tre storie finali e un’appendice.

In "The Game of Time and Pain" incontriamo di nuovo Gorgik, protagonista e/o comparsa di numerosi racconti precedenti. Qua lo incontriamo ormai quasi cinquantenne, scafato ministro della Principessa Ynelgo. Viaggiando per andare al funerale del suo nemico politico Lord Krodar, incontra un giovane barbaro e gli racconta alcuni fatti della sua vita, di come sia diventato schiavo, delle sue esperienze in schiavitù e di come una volta liberato sia diventato un ribelle in lotta contro quella istituzione disumana prima e politico dopo. Molti fatti si sovrappongono con racconti precedenti, altri sono nuovi, in particolare il suo incontro, lui schiavo in miniera, con un gruppo di turisti nobili che li affittarono per alcuni lavori nel loro accampamento.

Vede una cosa che lascia una segno indelebile: un nobile che si eccita sessualmente mettendosi un collare da schiavo. Questo genera il Gorgik una serie di pensieri su sesso, politica e potere: la sua conclusione (condividendo anche lui simili kink) è che non potrà mai essere libero dalla schiavitù finché esistono altri schiavi – da qui la sua campagna per l’abolizione dell’istituzione.

La sua lotta l’ha portato a diventare un uomo politico, a muoversi tra i nobili della Corte che prima combatteva, fino a diventare una emanazione dell’autorità, la stessa autorità che prima manteneva la schiavitù e che adesso ne regola l’abolizione. Ma come abbiamo visto in Neveryóna: Or, The Tale of Signs and Cities (nello specifico nell’incontro tra Prynn e Lady Keynes) altre forme di schiavitù sono messe in atto, come il salario. Gli ex schiavi lavorano per salari da povertà negli slum delle città dove si sono “liberamente” potuti spostare.

Lord Krodar è il nemico politico di Gorgik, ma è anche la persona attorno la quale egli ha modellato la sua personalità politica. Ora che il suo nemico è morto Gorgik è in crisi esistenziale.
“When the old definitions are gone, he [Gorgik] thought, how we grasp about for new ones! What am I, then? And what is this ‘I’ that asks? Yet to articulate them was to be aware of the split between them, between the mystical that asked them and the historical they asked of, between the unknowable hearing them and the determinable prompting them, so that finally he came to this most primitive proposition: only when such a split opened among the variegated responses to a variegated world was there any self.”
… in un brano che riesce a comprimere Cartesio, Hegel, Heidegger, Pascal, Kant e Sant’Agostino.

"The Tale of Rumor and Desire" è un mosaico di eventi della vita di Clodon, anche lui già incontrato in precedenza (XXX), di come sia diventato un criminale, un bandito, e di come si sia prostituito per un breve periodo al Ponte del Desiderio Perduto di Kholari, capitale di Neveryon. La serie di incontri porterà Clodon a fingere di essere Gorgik per rapinare i viandanti sulle strade dell’Impero – e finisce accoltellato da altri banditi. Questo racconto tratta del desiderio (desire) e della libido (lust), con Clodon che a un certo punto della sua vita incontra una donna che incarna tutti i suoi desideri sessuali, un’attrice che lo recluta per visitare una famosa cascata dove, forse, vivono ancora i draghi. Come Gorgik spiega a Udrog in “The Game of Time and Pain”:
“Tale tellers talk of lust as a fire that makes the body shiver as though cased in ice. But it’s not the fire or the ice that characterizes desire, but the contradiction between them. Perhaps, then, we should go on calling it a pause, a split, a gap – a silence that, on either side, though it seems impassable, is one that, while we are in it and it threatens to shake us apart, it seems we will never escape.”
"The Tale of Gorgik" ripropone la prima storia del ciclo, presente nel volume “Tales of Nevèrÿon”. Rileggendola dopo aver letto tutte le altre storie vediamo come sia ad essa collegata, con i collegamenti che ovviamente a una prima lettura non potevano essere noti, e che solo dopo 11 storie ambientate in quel mondo ci risultano finalmente chiari e (finalmente) vediamo come tutte le storie in qualche modo l’hanno intersecata, ne sono state matrici o conclusioni. Il ragazzo che Gorgik vede togliersi il collare (e che lo ispira a suo modo sia politicamente che sessualmente) è proprio Clodon da giovane, il quale per un breve periodo provò a prostituirsi come “schiavo” sul Ponte del Desiderio Perduto.


Rileggiamo anche il primo incontro di Gorgik con la schiavitù: in un magazzino trova degli schiavi commerciati da suo padre, quando ripassa nello stesso posto non li trova più. In quel momento gli viene l’idea che l’essere umano è un corpo che si può trasformare in merce.

Return to Nevèrÿon viene considerate da Delany il suo magnum opus. È la sua grande epica, ma al contrario di quella Omerica, l’eroe non è focus e punto di vista della narrazione. Gorgik è un eroe del quale si parla molto, su di lui circolano molte storie, ci sono troppi imitatori per poter stabilire definitivamente chi o cosa sia – non siamo più sicuri di cosa il simbolo Gorgik vada a indicare o cosa voglia dire. Lo possiamo solo vedere (spesso di fuggita) negli incroci con tutte le altre storie. Nella saga ricorre spesso il tema del tessere e dell’intreccio, e della relativa formazione di storie e racconti.


Si esiste quando ci si può raccontare. Ma le storie non devono solo essere raccontate, devono anche essere ricordate. E per essere ricordate devono essere scritte (nella saga vediamo troppo spesso come le storie orali cambino di bocca in bocca), ma non tutti possono farlo, solo i pochi con questo potere possono. Potere e linguaggio: non per niente la saga prende spunto da due “buchi neri narrativi” nella storia degli Stati Uniti: quella della schiavitù e quella relativa all’AIDS.
“Language is first and foremost a stabilizer of behaviour, thought, and feeling, of human responses and reactions – both for groups and for individuals. Language is a stabilizer among our responses to the world and to our problems in it”

giovedì 25 gennaio 2024

Starboard Wine

Starboard Wine è stato pubblicato nel 1983 ed è una raccolta di saggi e lettere scritte da Samuel Delany nella seconda metà degli anni ‘70 riguardanti la letteratura di fantascienza.

Il sottotitolo è More Notes on the Language of Science Fiction, rendendo questo libro una specie di sequel o aggiornamento del volume del 1977 intitolato The Jewel-Hinged Jaw: Notes on the Language of Science Fiction. Inoltre i saggi sono stati scritti nello stesso periodo in cui Delany scriveva la sua monografia sul racconto Angouleme di Thomas Disch (The American Shore). In Starboard Wine i riferimenti a questi due testi sono numerosi.

I saggi riguardano vari aspetti della fantascienza, dalla sua storia al suo futuro ai profili di alcuni autori che Delany riteneva notevoli.

Delany non crede, contrariamente a molti, che la fantascienza sia nata con Frankenstein di Mary Shelley, ma con le riviste degli anni 20 e 30 di Gernsback . Due sono le motivazioni portate a sostegno di questa sua tesi. La prima è che il romanzo non si discostava come temi e stile da altri romanzi dello stesso periodo che non sono riconosciuti come fantascienza. La seconda è che tra i vari testi del 1800 riproposti dalle medesime riviste non compare Frankenstein, mentre appaiono altri precursori quali Wells e Verne.

L’unicità della fantascienza, sostiene Delany, si è fatta notare in quegli anni. Ma in cosa consiste questa unicità? Delany confronta fantascienza e letteratura, partendo da domandi quali: La fantascienza è letteratura? Delany sostiene di no – fantascienza e letteratura si leggono in maniera diversa.

"I prefer to see the differences between science fiction, fantasy, and mundane fiction largely as the differences in the conventions, interpretations, questions, expectations, and responses the various texts encourage the reader to bring to the reading"

Delany vede la fantascienza non come un genere letterario ma come un protocollo con il quale leggere certi testi (non necessariamente testi di fantascienza, come Cheap suggerisce di fare ai suoi studenti). È una lingua particolare dove le cose hanno significati leggermente diversi da quelli che intendiamo nella letteratura quotidiana (“mundane”). Ed è proprio in queste differenze tra l’ambientazione descritta nella fantascienza e il nostro mondo reale che secondo Delany sta la forza della fantascienza. Mentre ogni frase che si può trovare in un testo di “mundane fiction” può avere ancora senso se si legge in un testo di fantascienza, non vale il contrario: questo è in indizio che non si può includere la fantascienza nella letteratura, ma che il loro rapporto è più complicato.

"The writer of mundane fiction tells a story set against a more or less vividly evoked section of the given world... and these conventions... have far more to do with other works of fiction than with anything "real". The SF writer, however, creates a world"

C’è il resoconto di un esperimento interessante, dove Delany legge parola per parola un racconto di fantascienza a una persona che non ama, capisce e apprezza il genere, per studiare momento per momento cosa passi nella testa del lettore di letteratura “seria”. È un approccio al testo lettera per lettera che non si vede spesso e dà dei risultati interessanti.

"Science fiction is not about the future; it uses the future as a narrative convention to present significant distortions of the present"

Cinque saggi sono dedicati a Robert Heinlein, Joanna Russ, Theodore Sturgeon e Thomas Disch (Disch I e Disch II), dove vengono messi in rilievo pregi e difetti di questi quattro autori. Sebbene separato dal pensiero politico, Delany apprezza Heinlein per il modo con il quale ha creato e fissato i tropi della fantascienza, dal viaggio nel tempo all’esplorazione spaziale.

Quando Delany scrisse Starboard Wine la fantascienza scritta era in pieno boom con un aumento esponenziale dei titoli pubblicati rispetto agli anni precedenti. Nei saggi troviamo un sano ottimismo sul futuro del genere, sostenuto da una solida base teorica che fa riferimento ai teorici francesi (soprattutto Derrida) e dove la fantascienza viene vista come un linguaggio e, di conseguenza, qualsiasi studio del genere diventa uno studio della sua grammatica e delle sue regole linguistiche.

È un testo di 40 anni fa e molto probabilmente molte tesi sono state superate dalla critica dei decenni successivi, ma resta un punto fondamentale per capire la storia della fantascienza e la sua evoluzione.

sabato 18 novembre 2023

Flight from Nevèrÿon

Flight from Nevèrÿon è il terzo libro del ciclo Return to Nevèrÿon dello scrittore Samuel Delany.

Avevamo lasciato il libro precedente, Neveryóna, con un ribellione di schiavi capeggiata da Gorgik il Liberatore, e l'introduzione di nuove forme di schiavitù usando lo strumento della moneta (non per niente le monete vengono coniate usando il metallo dei collari degli schiavi).

Delany, nella sua introduzione alla raccolta di racconti Alyx di Joanna Russ, suggerisce che la relazione tra fantascienza e sword&sorcery rispecchia i punti chiavi dello sviluppo di un'economia capitalista.


"Sword&sorcery rappresenta quello che, quasi sicuramente, può essere immaginato della transizione tra un’economia di scambio a una basata sulla moneta. Allo stesso modo la fantascienza rappresenta quello che, quasi sicuramente, può essere immaginato come il passaggio da un'economia basata sulla moneta a una basata sul credito."

In questo contesto il ruolo di Gorgik non è del tutto chiaro: la sua campagna darà supporto al nascente sistema capitalista o lo destabilizzerà attraverso l'alleanza tra i vecchi schiavi liberati e i nuovi schiavi salariati?

Flight from Nevèrÿon ricomincia dal libro precedente, e sotto certi aspetti continua a deludere le aspettative del lettore, pur rimanendo una saga affascinante. Non è lo sword&sorcery che ci si aspetterebbe. Anche il più "eroico" personaggio, Gorgik, non passa attraverso nessuno dei tropi che ci si aspetterebbe da un eroe: non ci sono mostri (o avversari in generale), non ci sono tesori o damigelle da salvare.

Le storie presenti in Flight from Nevèrÿon non lo vedono quasi come protagonista, ma ci concentrano su personaggi secondari appena sfiorati dalla figura del grande eroe. Questo decentramento causa anche la mancanza di un vero climax e risoluzione nelle singole storie.

"The Tale of Fog and Granite" vede un giovane contrabbandiere ricercare tutte le informazioni possibili su Gorgik: egli ne è ossessionato e si deve districare in una rete di disinformazione e imbroglioni. Tanti infatti solo coloro che sostengono di essere il Liberatore, per scopo di lucro e sesso. Gorgik è una figura che eccita gli animi, per l'autore è come se fosse il culmine di una successione di personaggi maschili, criminali (o quasi), carichi di potere ed erotismo – il marinaio Urson ne I Gioielli di Aptor, Butcher in Babel-17, il capobanda in “We, in some strange power's employ move on a rigorous line", George Harrion e Tak in Dhalgren.

Alla fine il giovano contrabbandiere viene salvato da Raven (la guerriera amazzone già apparsa in precedenti storie del ciclo) e portato al cospetto di Gorgik. Ma a quel punto il ragazzo non sa più cosa è vero e cosa è falso e dubita che quello sia il suo vero beniamino.

"The Mummer's Tale" è il racconto fatto da un attore di un teatro itinerante a un intellettuale. Protagonista del racconto è un giovane contrabbandiere (forse lo stesso del racconto precedente, forse no), con il quale l'attore ha avuto una relazione per quasi venti anni. La storia del giovane parla di criminalità e pazzia, e alla fine l'attore traccia un parallelo tra la sua e quella dell'intellettuale, che ne rimane sconvolto. L'idea alla base del parallelo è che le vicende di entrambi hanno la loro base nel desiderio sessuale.

And what my whole journey had taught me was precisely what sort of monster it was: it was made, as all such monsters are, of contradiction, supposition, miscalculation, impossibility, and ignorance.

"The Tale of Plagues and carnivals" sovrappone la diffusione dell'AIDS negli anni'80 con una pandemia che colpisce Nevèrÿon. Il testo salta dal passato immaginario al presente reale dello scrittore. Un lettore di Dhalgren pensa di vedere Gorgik in un cinema di New York, e Delany stesso incontra il luogotenente del Liberatore, Noyeed, arrivato volando su un drago fino a New York.


Realtà, finzione, significanti e significati si sovrappongono e si confondono: è la confusione e il dolore che l'autore ha provano in quegli anni.

Diseases should not become social metaphors, Sontag informed us in Illness as Metaphor. (I’ve already seen her analysis of cancer-as-social-model quoted in a discussion of AIDS.) When diseases generate such metaphors, the host of misconceptions and downright superstitions that come from taking them literally (misconceptions that, indeed, often determine the metaphors themselves in a system of reciprocal stabilization) make it impossible, both psychologically and socially—both in terms of how you feel and how others, with their feelings, treat you—to “have the disease” in a “healthy” manner.

In questo racconto si seguono diversi personaggi di Nevèrÿon. Gorgik e il suo arrivo a parlamentare con l'Imperatrice rimane sullo sfondo. Si seguono le vicende di un "Master" che racconta come abbia viaggiato in lungo e in largo raccogliendo informazioni sull'inventore Belham, districandosi anche lui tra informazioni erronee e pregiudizi (sembra che fosse il collaboratore di una inventrice, Venn, ma il Master rifiuta qualsiasi notizia su questa donna).

But there was no line direct from Able-Ani to Kolhari on my map; nor were there two lines to that small, elegant city marking two separate visits, to build two separate monuments (one stone bridge, one rock temple), twenty years apart. Sitting by my camp’s burnt-out fireplace one chill morning, before anyone else was up, I’d tried to draw in these revisions along with the dozens of other geographical corrections I’d learned about, only to realize that, as I worked with my brush at my bit of pumice-rubbed goatskin, that where, before, I’d had supreme order, now I had incompleteness and imprecision superimposed on inaccuracy and error.

Vari personaggi della città (forse alcuni delle storie precedenti, forse no) si trovano a fronteggiare la pandemia, tanto da riunirsi in un culto sotterraneo dedicato una divinità della morta invocata per liberare i loro amici ammalati.

Infine ritorna l'attore del racconto precedente, che discute con il Master di una serie di dialoghi filosofici ispirati alla sua figura, rispecchiando il rapporto tra Socrate e Platone.

Questo è stato il primo testo a narrare la pandemia di AIDS. La decisione di parlare di AIDS in quello che era considerato un genere per bambini portò la catena di librerie Barnes & Noble a bannare Delany e tutti i suoi libri per almeno un paio d'anni. L'ultimo volume del ciclo di Nevèrÿon non sarebbe uscito con la stessa casa editrice dei precedenti volumi (la Bantam Books) ma con la Arbor House.

I beg my readers not to misread fiction as fact. “The Tale of Plagues and Carnivals” is, of course, a work of imagination; and to the extent it is a document, largely what it documents is misinformation, rumor and wholly untested guesses at play through a limited social section of New York City during 1982 and 1983, mostly before the April 23, 1984 announcement of the discovery of a virus (human t-cell lymphotropic virus [HTLV-3] as the overwhelmingly probable cause of AIDS.