domenica 30 maggio 2021

Tropismes

Letture colte del fine settimana: Tropismes di Nathalie Sarraute, un classico della letteratura francese.

Nathalie Sarraute: per definire una sua opera Sartre ha coniato il termine antiromanzo.

Nata nel 1900 ha pubblicato la sua prima opera nel 1939. Quando le chiesero come mai non avesse iniziato a scrivere prima, rispose: “perché non avevo niente da dire” ❤

Avete presente tutto l’ambaradan su showdonttell, POV, arco del personaggio e annesso circo di maestri e maestrini? In una cinquantina di pagine Sarraute se lo piega e mette in taschino.

In biologia i Tropismi sono movimenti e crescite spontanee degli organismi in risposta a stimoli ambientali esterni.

I Tropismi di Sarraute sono la stessa cosa, ma a livello mentale inconscio. Momenti talmente rapidi che evaporano e vengono dimenticati subito, i tropismi di questa raccolta piegano il tempo passando da frazioni di secondo a pagine. Movimenti interiori che precedono (e fanno strada) parole e azioni, ben prima dell’intervento della nostra coscienza.

Sarraute: “non potevo scrivere in maniera tradizionale perché non mi permetteva di esprimere quello che provavo”. La struttura tradizionale del romanzo viene vista come rumore di fondo che impedisce di esprimersi.

Nel suo “L’Età del Sospetto” Sarraute propone la visione dello scrittore come scienziato, ovvero come continuo sperimentatore – e come scienziato deve valutare i risultati dei suoi esperimenti.


mercoledì 12 maggio 2021

Driftglass

Driftglass è la prima raccolta di racconti di Samuel Delany, e raccoglie tutte le sue storie uscite tra il 1966 e il 1970 su varie riviste e antologie. Il volume è stato pubblicato da Signet Books nel 1971. In Italia è uscito sul Robot numero 35 (Febbraio 1979) con il titolo di “Al servizio di uno strano potere”.


"The Star Pit", che apre la raccolta, è quasi un romanzo breve dalle numerose tematiche. La parte iniziale introduce il protagonista Vymes, e la comune con la quale viveva e i bambini che venivano collettivamente cresciuti. Ma la famiglia gli viene portata via da una non meglio precisata guerra e un decennio dopo troviamo Vymes come meccanico di astronavi presso lo Star Pit, il Pozzo Stellare ultima tappa prima della fine della galassia. Oltre il bordo della Via Lattea gli equipaggi umani impazziscono e soltanto alcune persone, dette “golden” dalla cintura dorata che portano, posso viaggiare tra le galassie. Il problema è che questi golden sono asociali, antipatici e crudeli. The Star Pit è una storia sui limiti, spaziali, temporali e sociali e sulla reazione dell’uomo alla loro presenza. Il racconto inizia con la descrizione di un ecologiario, una specie di mini-ecosistema autosuffciente e sigillato, ma presto capiamo che tutta la galassia, e la vita del protagonista, è un ecologiario con le stesse caratteristiche: un ambiente chiuso dove gli stessi ricorrono gli stessi elementi, utilizzati di volta in volta in maniera diversa.
The Star Pit è anche diventato un radiodramma trasmesso dalla WBAI di New York per un decina di anni in occasione della Festa del Ringraziamento.

"Dog in a Fisherman’s Net" è ambientato su un’isola greca e ha come protagonista Spyros, un pescatore il cui fratello Panos è morto in un incidente. Mentre sistemava le reti dopo una giornata di pesca un cane vi si è avvolto dentro; piuttosto che strappare le preziose reti il cane viene ucciso ma Panos finisce accoltellato nella confusione. Spyro decide che la sua vita vale più delle reti che getta e decide di abbandonare l’isola. L’ispirazione per questa storia viene da un viaggio dell’autore in Grecia, e dalla sua osservazione del paesaggio e delle genti. C’è un filo sottile di magia, più intuito che esplicato, e riferimenti ad antichi culti e riti praticati dalle donne del luogo.

"Corona" ha come protagonisti Dianne Lee Morris, una telepate che sente le emozioni negative e soffre di crisi suicide, e Buddy, un giovane dalle limitate capacità mentali che si mette sempre ne guai. Entrambi trovano nella musica di Bryan Faust la gioia e la forze per resistere alle sofferenze. Forse uno dei racconti meno interessanti della raccolta.

"Aye, and Gomorrah...", vincitore del Premio Nebula, era stato pubblicato per la prima volta su Dangerous Vision di Harlam Ellison. Il protagonista è uno spaziale, che come tutti gli spaziali è stato castrato per poter operare nello spazio. Come tali gli spaziali sono oggetto del desiderio sessuale da parte dei cosiddetti frelks. Desiderio sessuale, norme sociali, convenzioni di genere vengono affrontate in questo racconto che sembra dire ancora molto: risulta attuale sia rispetto al 1967 nel quale è stato scritto che al giorno d’oggi.

In "Driftglass" alcuni umani vengono modificati con branchie e pinne per lavorare negli ambienti sottomarini. Cal Svenson è uno di loro ma a causa di un incidente nella zona del Slash è rimasto invalido. Passa la sua vita in un villaggio di pescatori ai tropici. Apprende però che un altro modificato tenterà la sua stessa impresa nello Slash, e fa amicizia con le nuove generazioni di “anfibi”. Ritorna qui il tema del limite umano, rappresentato dal punto di vista di chi è andato oltre l’uomo per un breve periodo ma quel mondo ormai gli è precluso.
You know all the Coca-Cola bottles and cut-crystal punch bowls and industrial silicon slag that goes into the sea?

I know the Coca-Cola bottles.

They break, and the tide pulls the pieces back and forth over the sandy bottom, wearing the edges, changing their shape. Sometimes chemicals in the glass react with chemicals in the ocean to change the color. Sometimes veins work their way through in patterns like snowflakes, regular and geometric; others, irregular and angled like coral. When the pieces dry, they’re milky. Put them in water and they become transparent again.
"We, in Some Strange Power’s Employ, Move on a Rigorous Line" è un tributo a Roger Zelany, che anche appare come personaggio.
'My name's Roger...' followed by something Polish and unpronounceable that began with Z and ended with Y
Gila Monster è un’enorme macchina posa cavi, che connette ogni comunità del mondo a luce e telefono. Che la comunità lo voglia o meno. E nel caso della comunità di Roger, una gang di motociclisti dell’aria, questa volontà manca del tutto. Ne nasce uno scontro mortale tra il protagonista Blacky Jones e Roger Z.

È la versione New Age di un racconto di Robert A. Heinlein del 1940, The Roads Must Roll, che racconto di uno sciopero da parte dei gestori delle strade mobili che connettono gli Stati Uniti. Ma mentre Heinlein ci parla dell’inevitabilità del progresso tecnologico (le strade sono tutte in funzione nella sua storia), Delany ci racconta di quello che succede prima, di questo Potere che si espande e copre il pianeta (si cita anche una rete globale di computer) e delle reazioni dei singoli e delle comunità locali. Solarpunk ante litteram.


"Cage of Brass" è il dialogo tra tre ospiti di una prigione dalla quale è impossibile evadere. I tre sono isolati in tre celle separate ma per la particolare configurazione del luogo possono udirsi a vicenda tramite le vibrazioni delle condutture dell’acqua. Si confessano i loro crimini mentre il protagonista Jason Cage, architetto, che ha studiato i piani di costruzione del luogo, sa come fuggire. Più che il dialogo, nel quale gli altri due tentano di convincere Cage ad aiutarli a fuggire, il racconto è interessante per il racconto del delitto di Cage, ambientato a Venezia e denso e lirico.

In "High Weir" i membri di una spedizione archeologica tra le rovine marziane impazziscono uno alla volta a causa degli ologrammi marziani conservati nelle rocce. Niente di più e niente di meno.

"Time Considered as a Helix of Semi-Precious Stones", vincitore dei Premi Hugo nel 1970 e Nebula nel 1969, ha come protagonista un criminale e camaleonte (capace di interpretare sempre personaggi nuovi) del quale si conoscono solo le iniziali H.C.E. (tratte dal Finnegans Wake). Le pietre semi preziose del titolo sono la parola in codice usata tra criminali, rinnovata ogni mese. Esse rappresentato il passare del tempo nella vita di HCE. Lo seguiamo in varie fasi della sua carriera: da giovane quando ruba un elicottero, a New York quando tenta di vendere della merce rubata, su Tritone dove ha aperto una gelateria che usa come copertura per le sue attività. Nel corso dei mesi torna a incontrare le stesse persone: l’Agente dei Servizi Speciali Maud Hinkle e il boss della mafia Arty the Hawk. Ritorna qui un concetto appena accennato in High Wier, ovvero quello dell’informazione olografica, che permette di avere tutti i dati e le proiezioni a partire da un singolo frammento.

È un racconto strano, denso: nella sola prima pagina di lettura si trovano citazioni di geometria cartesiana, Il Libro della Giungla di Kipling e James Joyce. Damon Knight, curatore della rivista Orbit, commentò il racconto dicendo: "Chip, what is this story about. It doesn't make any sense to me at all."

Non si arriva mai a una vera conclusione, si continua a girare in cerchi e cerchi. Ha un movimento a spirale. Il tempo, ci dice Delany, non è circolare, le cose non ritornano mai a essere come erano all’inizio, e anche gli schemi ricorrenti si ripresentano sempre con delle variazioni. La domanda alla quale cerca di rispondere non è “Perché le cose avvengono?” ma piuttosto “Perché avvengono sempre cose nuove?” che ha una sfumatura diversa.

"Night and the Loves of Joe Dicostanzo", il racconto che chiude l'antologia, è quasi una prova per Dhalgren. Alcuni personaggi, forse reali, forse creati dalla mente del protagonista, sono chiusi in un castello astratto e rimuginano sulla loro stessa esistenza. È il mondo visto attraverso gli occhi di uno psicotico.

Driftglass come antologia presenta una serie storie su alienazione, paura del cambiamento e dei propri limiti; tutti i protagonisti sono stranieri rispetto al luogo nel quale si trovano - l'unico a casa sua è il pescatore greco Spyros, che infatti decide di andarsene in giro per il mondo.


sabato 10 aprile 2021

Trieste, a science fiction microcosm

🚀 Nel 2020 il FantaTrieste ha partecipato all'Eurocon portando un intervento video sulla relazione tra Trieste e la fantascienza.

🎬 Quella che era nata come una semplice presentazione è diventata un vero e proprio documentario, con interviste e interventi di molti personaggi della nostra città che sono stati protagonisti della storia della fantascienza italiana.

🧩 Un lavoro collettivo che ci ha dato una grande soddisfazione, un piccolo tassello che va a contribuire al discorso sulla storia della fantascienza in questo paese.

🧬Abbiamo ora deciso di rendere il documentario disponibile a tutti. Buona visione!



 

domenica 28 marzo 2021

Pornotopia e distopia libidica in Hogg


Hogg è un romanzo che Samuel Delany ha iniziato a scrivere nel marzo del 1968 quando abitava a San Francisco e la cui prima bozza è stata finita nel giugno dello stesso anno, pochi giorni prima dei Moti di Stonewall. È rimasto come bozza scritta su blocknotes fino all'ottobre 1973 quando venne rivisto e completato.
Per i successivi 20 anni nessun editore ha avuto il coraggio di pubblicarlo.
La voce narrante è quella di un ragazzino di undici anni, chiamato solo “Cocksucker” che diventa lo schiavo sessuale di un certo Hogg, uno dei personaggi più depravati della storia della letteratura. Se conoscete personaggi peggiori, non fatemelo sapere che non ci tengo.

They call me Hogg 'cause a hog lives dirty. I don't wash none. And when I get hungry, I eat my own snot […] I don't even take my dick out my pants to piss most times, unless it's in some cunt's face. Or all over a cocksucker like you.

Hogg è un artista dello stupro, viene pagato per violentare e degradare donne che hanno fatto qualche sgarro a qualche uomo. Tra uno stupro e l'altro coinvolge Cocksucker in una serie di perversioni che comprendono pedofilia, omicidi, torture, incesti, coprofilia, necrofilia e altre cose ancora più rivoltanti.

Il grosso del romanzo riguarda gli incontri sessuali (consenzienti o meno) di Hogg e Cocksucker con una serie di personaggi a vari livelli di depravazione.

Hogg e il narratore arruolano una banda di stupratori; il protagonista finisce venduto a un certo Big Sambo, capitano di rimorchiatore che tiene la propria figlia come giocatolo sessuale. Hogg, mosso da un affetto molto malato ma comunque sincero, va a salvare il suo schiavo. Alla fine della storia il ragazzino, che non ha detto niente per tutto il romanzo, pensa di lasciare Hogg alla prima occasione.

Nel frattempo uno della banda, che si era ficcato un chiodo nel pene ( della putrefazione del quale abbiamo un resoconto dettaglio), impazzisce e fa una strage uccidendo gente a caso nelle loro abitazioni.

Hogg è un criminale, un depravato, il peggio di quello che può diventare un essere umano, interessato solo al proprio piacere personale e senza alcuna empatia nei confronti delle vittime. È cosciente di quello che rappresenta. Addirittura cerca quasi di giustificarsi. Col suo "lavoro" dice,

You ain’t droppin’ no bombs on five hundred people you ain’t never seen. You ain’t signin’ no papers that’s gonna put a thousand people who ain’t never heard your name out of a house and a job. You ain’t enjoy’ no benefits that come down to pike three years after you finished with hurtin’ folks didn’t even know existed, much less you was hurtin’ them.

Ma in realtà le sue non sono giustificazioni, la sua unica giustificazione per quello che fa è che gli andava di farlo. Però gli piace tanto parlarsi addosso.

I’ll tell you, Ray. I usually wait a little while before I call any man normal or not. And even with the waitin’, I still ain’t sure, when I get around it, if it’s a compliment.
E più avanti nel testo:
I think I ain’t never met a normal, I mean normal, man who wasn’t crazy! Loon crazy, take ’em off and put ’em away crazy, which is what they would do if there wasn’t so many of them. Every normal man—I mean sexually normal, now—man I ever met figures the whole thing runs between two points: What he wants, and what he thinks should be. Every thought in his head is directed to fixing a rule-straight line between them, and he calls that line: What Is.... That’s what a normal man thinks is reality. On the other hand, every faggot or panty-sucker, or whip jockey, or SM freak, or baby-fucker, or even a motherfucker like me, we know, man, that there is what we want, there is what should be, and there is what is: and don't none of them got anything to do with each other unless we make it.

Dopotutto anche questo tipo di chiacchiere sono una provocazione, perché come diceva Deleuze, il ragionamento stesso è una forma di violenza, e Hogg lo capisce figuratevi se si lascia sfuggire l’occasione di essere violento anche ragionando.

Hogg e Cocksucker sono due archetipi. Hogg è l’uomo-maiale che butta giù tutto (letteralmente, sul serio: letteralmente) per soddisfare i suoi sensi e la sua fame. Cocksucker è il giovane del tutto succube dell’adulto e delle sue depravazioni. Accetta, volontariamente, tutto quello che gli viene fatto e chiesto di fare. Non esprime alcun commento morale sul suo padrone. Non si può neanche parlare di Sindrome di Stoccolma, perché il narratore è così anche prima di incontrare Hogg.
Cocksucker è inquietante perché non ha paura del suo padrone, sembra partecipare volentieri: è una sfida narrativa al concetto di abuso.

Il rapporto tra i due si rompe quando Hogg confessa che prova dell’affetto per il ragazzo, che vorrebbe prendersi una vacanza con lui. Vacanza come la intende Hogg: legare lo schiavo da qualche parte e violentarlo e farlo violentare a ciclo continuo. A quel punto Cocksucker smette di venerare Hogg e decide di lasciarlo. Come Hogg reagirà viene lasciato alla nostra immaginazione: lascerà andare il suo schiavo o lo ucciderà? Non lo sappiamo, perché il romanzo finisce con Hogg che gli chiede cosa stia pensando e lui dice la prima, ultima e unica sua battuta in tutto il libro: "Niente".

Ed è dura ammetterlo, ma a sapere che Hogg verrà lasciato da lì a breve si prova addirittura pena per lui. Dopotutto, è proprio la compassione che manca in tutto il romanzo.


Viene da chiedersi come mai l'autore, all'età di 27 anni, dopo numerosi successi in ambito fantascientifico, abbia deciso di scrivere Hogg. Ma l'autore ha fatto della defamiliarizzazione uno dei suoi tratti distintivi e credetemi non c'è nulla di più defamiliarizzante di questo romanzo.

Hogg è la rappresentazione della frustrazione dell’autore per una società maschilista, eteronormativa e omologante. Frustrazione che all'epoca, prima dei moti di Stonewall, non aveva avuto modo di manifestarsi e sfogarsi.

Le donne sono sempre vittime nel mondo di Hogg (e vedremo tra un attimo come mai sia un mondo a parte); l'autore in varie interviste ha dichiarato di aver conosciuto sia un tizio che si dichiarava essere "artista dello stupro" che una donna vittima di un gruppo di uomini pagati per violentarla.

Un'altra delle interpretazioni avanzate è che Hogg sia il mondo come lo vedono gli omofobi più estremi: un mondo di violenza, senza amore, dove nessuno è al sicuro e gli omosessuali esistono solo per distruggere l'ordine costituito.

Con Hogg Delany attacca quella che Lauren Berlant, nel suo Cruel Optimism del 2011, ha definito "la bella vita" (the good life), una fantasia de-politicizzata imposta sulla società.

È pornografico? È descritto troppo nei dettagli, e a leggerlo si prova ribrezzo piuttosto che eccitazione (almeno lo spero per voi). È anti-pornografico, comunque categoria del porno.

È scritto benissimo, dove per benissimo intendo una prosa rigorosa, dettagliata, onesta. La prosa è calma ma incessante, priva di distrazioni nella sua semplicità e chiarezza. C'è la fedele rappresentazione dei cinque sensi, così vivida che ti pare di sentire e vivere tutti gli atti commessi.
Peccato siano atti disgustosi.

Descrive tutto? No: certi eventi non sono narrati ma riportati e riassunti, come la strage omicida ascoltata alla radio. Ma la scelta su cosa mostrarci e cosa no non dipende da considerazioni morali ma estetiche, perché anche la sofferenza è un’emozione estetica. Riprende il concetto di osceno nella sua radice linguistica di ob skené, ovvero fuori scena, perché anche se il teatro greco non si faceva problemi a raccontare di cose orribili (incesti, stupri, stragi) non sempre le metteva in scena.

Hogg pone il lettore davanti a un grosso dilemma. Come valutare il testo che scrive in maniera eccellente di cose orribili? Cosa pensare di una prosa raffinata che ci descrive benissimo atti così disgustosi tanto da farci vomitare?

Hogg è ambientato in quella che l’autore ha detto essere la città di Pornotopia (riprendendo un concetto di Steven Marcus espresso in The Other Victorians del 1966), e che altri hanno chiamato Distopia Libidica. È una città senza nome dove solo i nomi di certi quartieri sono menzionati: Crawhole, Frontwater e Ellenville. È un mondo parallelo dove la depersonalizzazione attribuita a pornografia e prostituzione diventa il cuore della società. È un mondo hobbesiano dove la vita è spiacevole, grezza, e breve, e in mano a uomini-maiale. Da un certo punto di vista, è fantascienza. D'altra parte, come aveva notato Susan Sontag nel suo The Pornographic Imagination del 1967, pornografia e fantascienza sono molto simili in quanto entrambe hanno luogo in una iperrealtà.

Il porno, come ha notato J. G. Ballard lodando Hogg, è la forma più politica di narrativa, e il romanzo è fortemente politico – gli uomini sono sempre al potere, con poche concessioni alla classe sociale o al colore della pelle, e le donne sono sempre vittime.

domenica 7 marzo 2021

Fiabe della Notte Oscura: Biancalapide

Il 25 Marzo uscirà Fiabe della Notte Oscura, antologia curata da Alessandro Iascy e Giorgio Smojver. Conterrà il mio racconto Biacalapide, la rivisitazione thanatolica della fiaba di Biancaneve.


Thanatolia è l'ambientazione sword&sorcery ideata da me e Alessandro Forlani, un intero continente destinato a millenaria necropoli, custodito da due città mercantili (Handelbab e il porto di Tijaratur) che vivono del commercio di tesori e manufatti. Tombaroli spregiudicati, necromanti ed eccentrici avventurieri esplorano le tombe e riforniscono i mercati: ma scavare troppo a fondo può essere pericoloso, specie dove giace una terribile entità.

Eccovi l'incipit di Biancalapide.

Una volta mentre i fiocchi di cenere cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva seduta accanto a una finestra dalla cornice d'ebano. E per ammirare la grigia nevicata contro il cielo, vermiglio a occidente e viola come il fodero di una bara a oriente, si punse un dito e tre gocce di sangue caddero nella cenere. Il rosso era così bello su quel grigiore, che ella pensò fra sé: "Avessi un bambino bianco come le lapidi del cimitero, rosso come il sangue e nero come il buio delle cripte!" Poco tempo dopo, diede alla luce una bimba bianca come le lapidi del cimitero, dalle labbra rosse come il sangue e con i capelli neri come il buio delle cripte; e, per questo, la chiamarono Biancalapide. E, quando nacque, la regina morì. Dopo un anno, il re prese di nuovo moglie.

La descrizione di Fiabe della Notte Oscura

Da Biancaneve a Cenerentola, da Cappuccetto Rosso a Barbablù: La fiabe famose reinventate tra avventura, orrore, humor nero, sullo sfondo delle cosmogonie di H.P. Lovecraft e Clark Ashton Smith. C'era una volta… l'orrore cosmico, che s'agitava inquieto, in agguato nella notte profonda e senza fine. Le fiabe, quelle vere, popolari, fanno paura. Sono state scritte per insegnare che l'oscurità è più antica della luce e che la morte attende gli incauti, nella foresta o nelle segrete di un castello. E se le fiabe sono crudeli, i racconti dell'orrore sono spesso fiabeschi. Da un'idea di Alessandro Iascy, undici autori riscrivono le fiabe famose con toni dal romanticismo gotico all'umorismo nero, dalla pura avventura all'horror lovecraftiano, e le reinventano sullo sfondo dei miti di orrore. Storie di Andrea Berneschi, Angelo Berti, Francesco Corigliano, Enzo Conti, Lorenzo Davia, Cristiano Fighera, Nicola Lombardi, Laura Silvestri, Giorgio Smojver, Mala Spina, Yuri Zanelli.

La copertina è della bravissima Silvia Perosino.

lunedì 1 marzo 2021

The Mother Code

The year is 2049. When a deadly non-viral agent intended for biowarfare spreads out of control, scientists must scramble to ensure the survival of the human race. They turn to their last resort, a plan to place genetically engineered children inside the cocoons of large-scale robots—to be incubated, birthed, and raised by machines. But there is yet one hope of preserving the human order: an intelligence programmed into these machines that renders each unique in its own right—the Mother Code.

Kai is born in America’s desert Southwest, his only companion his robotic Mother, Rho-Z. Equipped with the knowledge and motivations of a human mother, Rho-Z raises Kai and teaches him how to survive. But as children like Kai come of age, their Mothers transform too—in ways that were never predicted. And when government survivors decide that the Mothers must be destroyed, Kai is faced with a choice. Will he break the bond he shares with Rho-Z? Or will he fight to save the only parent he has ever known?

Set in a future that could be our own, The Mother Code explores what truly makes us human—and the tenuous nature of the boundaries between us and the machines we create.

L’umanità in via di estinzione per colpa di una epidemia affida a delle madri robotiche l’incarico di allevare la nuova generazione di esseri umani.

Sarebbe potuto essere un bellissimo libro denso di tematiche: l’ingegneria genetica, l’intelligenza artificiale e come ci si interfaccia ad essa, il ruolo dei genitori e la crescita dei figli…

Invece purtroppo l’ho trovato carente come punto di vista sulle IA e sulla robotica, con personaggi che non mi hanno coinvolto, per non dire della pesantezza con la quale mi sono trascinato per i capitoli dedicati alla pandemia – per i motivi che tutti potete immaginare.

Spielberg ci vuole fare un film, spero che riesca ad aggiustare il tiro.

Secoli di infanzia

L'enfant et la vie familiale sous l'ancien régime di Philippe Ariès è un saggio degli anni 60 e molte sue tesi sono state confutate nei decenni successivi (per esempio in Medieval Children di Nicholas Orme), ma è stata comunque una lettura interessante per le molte nozioni ancora valide; ho anche imparato molte cose divertenti.

* Dall’Antica Grecia fino al 1600, le età dell’uomo erano: infanzia (ætas infantis 0-7 anni), fanciullezza (ætas puerilis 7-14 anni), adolescenza (ætas adolescentis 7-30 anni), gioventù/giovinezza (ætas iuventatis 30-50 anni), senilità (ætas senectutis 50-80 anni) e vecchiaia (ætas veteris, tutto quel che resta). I gruppi di età sono creati attorno e in conseguenza alle istituzioni di una cultura.

* Per esempio, la Maturità è stata introdotta solo a partire dal 17° secolo, per ragioni connesse con la nascita degli Stati-Nazione; l’Adolescenza come noi la intendiamo adesso è invece un’invenzione conseguenza dell’introduzione degli eserciti nazionali con il servizio di leva.

* Fino al 17° secolo circa gli adulti giocavano tanto quanto i bambini. Giochi, giocattoli e attività “passavano” dagli adulti di un secolo ai bambini del secolo successivo. Il cerchio (proprio quello dell’hula hoop) era un gioco praticato anche e soprattutto dagli adulti nel 16° secolo, confinato poi alle generazioni più giovani.

* Re Luigi XIII all’età di 2 o 3 anni si divertiva a fare l’elicottero con il pisellino davanti ai nobili e ai servi. Fin qui passi. Ma nobili e servi si divertivano a giocare con il pisellino del futuro Re. I concetti di “innocenza” e “sessualità” non erano gli stessi di adesso.

* Nel medioevo le Università non avevano delle vere e proprie aule a disposizione per le lezioni. Il docente, quasi un libero professionista, doveva affittare le sale, e spesso si finiva a fare lezione in bordello perché costava meno.

* Solo a partire dal 17o secolo venne messa in pratica l'idea che lo studente dovesse essere presente alle lezioni sobrio e disarmato. Le scuole (anche quelle per bambini) avevano un'armeria per raccogliere le armi (spade e pistole) degli studenti.