lunedì 8 febbraio 2021

Memorie di un Colonnello di Soldatini, tra cybersciamanesimo e svelamento sufi

Italia, 2027. Lo storytelling è diventato una pratica quotidiana: la continua e immaginosa narrazione di ogni fatto, di sé stessi, il proprio intimo, è il mestiere di "inging" professionisti a cui i clienti si rivolgono per raccontare - e vivere le proprie vite - in modi interessanti ed eccitanti. Tale pratica ha allontanato le persone dalla realtà, le ha sospese in esistenze allucinate e soggettivi intervalli di spazio-tempo. Un tessuto inconsistente di forme e di parole. Un limbo. Un sogno. Un incubo. Un delirio. Il mondo sta finendo, sta finendo di finire. Un professore universitario con l’hobby dei wargame, a capo di un movimento clandestino, è deciso ad attuare uno strano "golpe" per salvare la società e il paese dal disastro. Ma ha bisogno del supporto mediatico di una inging di talento. Arianna è la migliore: un’influencer che ha elevato lo storytelling a vera forma d’arte. Un romanzo di fantascienza distopica, new weird e urban fantasy. Una satira sociale, un’accusa. Un romanzo che insinua il dubbio che tutto quello che ti circonda è la storia di qualcun altro, ma non è una storia vera. Potrebbe essere il tuo romanzo, se non fosse che anche tu, forse, non esisti.
Come notò Kurt Vonnegut nella sua tesi in antropologia, le persone confrontano l'arco drammatico delle opere narrative con le proprie vite, trovandole carenti e insufficienti: è per questo che amplificano i drammi per sentirsi più importanti.

Negli ultimi decenni, dal momento che i pensieri e i sentimenti individuali hanno iniziato a essere diffusi ovunque tramite i social media, ciò ha reso quasi inevitabile dover mettere su uno spettacolo più grande per il mondo intero. E peggiore è lo spettacolo più è probabile che diventi virale.

Non solo: questi finti archi narrativi che tutti dispiegano in rete formano un oceano nel quale ci aggiriamo senza guida, senza timone, navigando a vista tra opinioni e moralità contrastanti. Tutti cercano di controllare la "narrativa" invece di fare la cosa giusta: ma qual è la cosa giusta?


Memorie di un Colonnello di Soldatini (MCS) di Alessandro Forlani affronta questi argomenti dispiegando critica sociale e innovazione linguistica.

Istvan Csicsery-Ronay identifica il linguaggio come una delle sette bellezze della fantascienza. I motivi sono chiari: proponendo un mondo nuovo, o una scoperta scientifica nuova, o un marchingegno innovativo, o infine un nuovo modo di pensare, abbiamo bisogno di parole nuove per definirlo e per farvi riferimento. E più alieno è l’oggetto al quale ci si riferisce, più si avverte la necessità di un nuovo termine.

La neologia è una scienza poco frequentata, ancor di meno in ambito narrativo, ma quella che Alessandro Forlani crea nel suo romanzo è una nuova ecologia linguistica. Le parole esistono solo (e hanno senso solo) in un determinato contesto sociale (social network), e in relazione con altre parole. L’ecosistema linguistico è vivace, è selettivo (nel senso darwiniano del termine); vive di ibridazioni. Il linguaggio del romanzo si ibrida infatti con il linguaggio dei social media – altro ecosistema darwiniano, una giungla di memi e neosemi in continua evoluzione. Inging, e.fogli, no al sistema(C): l’ecosistema linguistico digitale si sostituisce a quello reale. Ho rivissuto l'esperienza di decenni di lavoro sugli ecosistemi marini, dove specie aliene aggressive soppiantavano quelle locali. In ambito marino questo è un fenomeno che si cerca di evitare (per esempio, sterilizzando la ballast water delle navi intercontinentali), mentre al contrario i social media, nel loro ambito, lo spingono al massimo.

È interessante notare di nuovo che il linguaggio usato è quello dei social media, piuttosto che quello dell’informatica o dell’ingegneria, come troviamo spesso nel cyberpunk. Tecnicamente il linguaggio dei social media funziona grazie al linguaggio informatico, che è il substrato sul quale esso "gira". Questo substrato viene ridotto a rumore di fondo in MCS – come lo è al giorno d’oggi per gli utenti di internet: la sovrastruttura neosemica sostituisce anche le fondamenta digitali.

Ritorniamo a Csicsery-Ronay: "Le neologie fittizie hanno una funzione paradossale. Evocano un senso di inevitabilità di una cosa nuova, o del nuovo discorso nel quale il neologismo è inserito. Se c'è una parola per descriverlo, deve già esistere. E così il futuro deve anche già esistere. Più è convincente nel creare un'illusione di realtà storica proiettata, maggiore è il successo della neologia. Eppure la neologia fittizia si mostra anche come finzione. Perché il futuro non può ancora esistere, lo sappiamo che la neologia è un dispositivo poetico di gioco, suggerendo che qualsiasi immaginabile futuro è sempre una costruzione poetica."

Con MCS andiamo oltre il neologismo poetico. Il linguaggio è magia. Così come gli esperti informatici dei linguaggi di programmazione sono considerati tecnosciamani, Arianna è una socialsciamana: comprende e governa i costrutti con i quali ci interfacciamo sulla rete; entra ed esce dalle varie piattaforme social come gli sciamani dell’antichità entravano e uscivano dal Mondo dei Sogni; il suo lavoro, il suo ruolo, è fare da intermediaria tra il mondo virtuale e quello reale. Non mi risulta abbia grandi conoscenze tecniche, ma queste, come abbiamo visto, non servono: Arianna di fatto manipola relazioni tra immagini e parole e hashtag, simboli, per raggiungere un determinato scopo.

Ma la magia sfugge sempre di mano. For the World is Hollow and I Have Touched the Sky, era il titolo di un episodio della serie classica di Star Trek, dove un popolo scopriva che il proprio mondo era soltanto un guscio che viaggiava tra le stelle. Allo stesso modo Alessandro Forlani ci ricorda che Il mondo è vuoto e abbiamo toccato lo schermo, e oltre quello c’è poco più del vuoto pneumatico che costituisce il cosmo. E Arianna scopre che definire le cose è crearle. Definire è limitare, circoscrivere. Come le città antiche erano fondate da un giro di aratro che le de-limitava e le de-finiva, così la realtà viene definita e di fatto fondata dagli hashtag che usiamo per taggarla. Di più: noi non tagghiamo la realtà, ma la sua rappresentazione sui social. Quando faccio la foto di un cosplay, con un filtro Instagram, e la posto su Facebook con opportuni seotag (l’evoluzione non-topologica dei geotag), quanti strati di realtà sto mettendo assieme?

L'autore qui ci dice che strato su strato, questa cipolla che è l’internet, questa torta non finisce mai, il suo fondamento ultimo è nei termini usati per definirla: #hashtag all the way down.

Tra Dio e il Suo Creato, ci ricorda un hadith, ci sono settantamila veli di luce e oscurità.

Nel X secolo il filosofo e scrittore 'Abd al-Qadir Abu Bakr al-Jurjani, nel suo I Segreti dell'Eloquenza, aveva per primo formulato la teoria che le parole non hanno alcun significato in sé, ma solo in relazione con le altre parole. In occidente ci siamo arrivati solo secoli dopo grazie al filosofo Ferdinand de Saussure, padre dello strutturalismo.


Al-Jurjani era mosso dalla necessità di dimostrare la superiorità e l'unicità del Corano, ma poteva farlo solo confrontandolo e mettendolo in contrasto con il resto della letteratura di lingua araba (e non solo) precedente e successiva al Tanzeel (la discesa del testo sacro dall'Angelo Gabriele al Profeta Muhammad).

In MCS questa rete linguistica, che di fatto si sovrappone a quella di internet, non solo finisce per sostituirsi al mondo reale. Essa è tutto quello che resta del mondo reale, essa è il mondo reale. Ma quindi come orientarsi in questo oceano, visto che lo inventiamo nel momento stesso nel quale lo esploriamo? L'autore respinge qualsiasi soluzione religiosa, constatando che "le persone si I.solavano in solitudini digitali raccomandandosi a un altro dio; tuttavia senza dentale." Non c'è alcun Corano, alcuna al-Lawh al-Mahfooz (la Tavola Protetta con incisi sopra i destini del mondo), non c'è alcun mondo reale. Cosa resta?

La protagonista Arianna incrocia, verso la fine della sua storia (qua intesa più nel senso fisico di traiettoria che in quello narrativo) autori quali Calvino, Levi, Pavese, Landolfi etc… Ecco cosa resta: altri esploratori/creatori che l'hanno preceduta nella mappatura di questo mondo linguistico, ma che l'hanno fatto per e con Amore. Impossibile non vedere qui il concetto sufi di Kashf, ovvero lo svelare la realtà (dopotutto il tessuto è un tipo di rete, no?) con il cuore piuttosto che con la mente.

Arianna vorrebbe seguire questi predecessori, ma ne viene impedita, fondamentalmente da se stessa. La sua strada diventa quindi quella della storyteller, lavorando per chi manipola la realtà e le parole per profitto. Ma così facendo perde la sua anima e diventa anche lei di plastica.

mercoledì 27 gennaio 2021

88 Names: come vivere nei videogiochi ed essere felici

Possiamo definire 88 Names di Matt Ruff la versione seria e adulta di Ready Player One, dove per “seria e adulta” intendo che non ci sono: la nostalgia degli anni 80, i videogiochi come rifugio da un futuro distopico, il destino del mondo come posta in gioco. 88 Names è un thriller ambientato nei videogiochi di un futuro molto vicino, e usa le dinamiche dei gameplay per parlare di identità, genere, tecnologia e vita digitale.

John Chu is a “sherpa”—a paid guide to online role-playing games like the popular Call to Wizardry. For a fee, he and his crew will provide you with a top-flight character equipped with the best weapons and armor, and take you dragon-slaying in the Realms of Asgarth, hunting rogue starships in the Alpha Sector, or battling hordes of undead in the zombie apocalypse.

Chu’s new client, the pseudonymous Mr. Jones, claims to be a “wealthy, famous person” with powerful enemies, and he’s offering a ridiculous amount of money for a comprehensive tour of the world of virtual-reality gaming. For Chu, this is a dream assignment, but as the tour gets underway, he begins to suspect that Mr. Jones is really North Korean dictator Kim Jong-un, whose interest in VR gaming has more to do with power than entertainment. As if that weren’t enough to deal with, Chu also has to worry about “Ms. Pang,” who may or may not be an agent of the People’s Republic of China, and his angry ex-girlfriend, Darla Jean Covington, who isn’t the type to let an international intrigue get in the way of her own plans for revenge.

What begins as a whirlwind online adventure soon spills over into the real world. Now Chu must use every trick and resource at his disposal to stay one step ahead—because in real life, there is no reset button.

Tre quarti del romanzo sono ambientati nei “more pigs” (MMORPG) giocati dal protagonista, il cui lavoro è fare da guida nei mondi virtuali a giocatori che non hanno la pazienza, il tempo o la voglia di passare ore a livellare i loro personaggi virtuali. La sua cerchia di amici e colleghi (ha una gilda che fornisce servizi sherpa) è esclusivamente online e in realtà virtuale avvengono anche i rapporti con i suoi genitori.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una vita interamente online non viene presentata come penosa o triste. John Chu ha tutta la nostra simpatia, e riesce a gestire i rapporti umani in maniera abbastanza, beh, umana, nonostante l’interfaccia della realtà virtuale. Ma questo ormai, dopo un anno di isolamento, dovremmo riuscire a farlo tutti, vero?

Vero?

L’autore usa abbondantemente il linguaggio dei giochi di ruolo (tank, dps, etc…) e questo potrebbe respingere chi non è abituato ai “more pigs”, ma c’è un’intera appendice di spiegazione e ogni capitolo inizia con la definizione di un lemma inerente non solo i videogiochi ma anche i problemi relativi a un mondo futuro sempre online.

Questo romanzo è anche un buon punto per riflettere sul concetto di “realtà virtuale”. Senza snocciolare lunghi elenchi di opere ambientate in una realtà virtuale, prendiamo in considerazione alcune opere caposaldo. Il Neuromante (1984, William Gibson), Snow Crash (1992, Neal Stephenson), Matrix (1999, Sorelle Wachowski). Mettendo queste tre opere (e aggiungendo poi 88 Names) possiamo quasi tracciare una rotta della rappresentazione della realtà virtuale e di chi la usa nel corso dei decenni.

Il cyberspazio del Neuromante era una rappresentazione soggettiva di una serie di database, mantenuti dalle megacorp, ai quali il protagonista accedeva in maniera criminale. Solo otto anni dopo (e con la diffusione di internet e dei pc) il Metaverso è già diventato una rappresentazione oggettiva (ovvero comune a tutti gli utenti), realizzata da una singola compagnia. Qui il protagonista è uno dei creatori del Metaverso e come tale ha accesso a funzioni e possibilità proibite agli altri utenti. Con un salto di otto anni arriviamo alla Matrix dell’omonimo film. Questa realtà virtuale è stata creata per intrappolare gli esseri umani, ma mantiene caratteristiche di oggettività. Il protagonista è un hacker che scopre di essere l’eletto e di poter (semplificando il discorso) piegare la simulazione alla sua volontà. Viene in pratica riassunto l’intero percorso dal cyberspazio al metaverso (e da Case a Hiro Protagonist).

L’intero percorso è chiaro: è la storia della nostra relazione con l’Internet, o, per essere più precisi, la storia del nostro interfacciarci con il mondo informatico. E 88 Names, venti anni dopo Matrix, in epoca di fake news, TikTok e, ovviamente, mondi virtuali persistenti, porta avanti questo discorso. I mondi alternativi sono realizzati da diverse compagnie private, ma gli utenti possono passare dall’uno all’altro senza staccarsi dal computer. Il protagonista vive di videogiochi (anche se certe attività di sherpa sono considerate violazioni dell’EULA), ma vediamo che riesce a cavarsela molto bene anche nel mondo reale.

88 Names ci mostra quindi un mondo dove virtuale e reale sono adiacenti e intersecanti e, soprattutto, non in lotta tra loro.

Il libro non mi risulta che sia stato ancora tradotti in italiano, ma l’autore Matt Ruff è abbastanza tradotto in Italia e con l'adattamento televisivo di Lovecraft Country spero stia ricevendo attenzione da parte degli editori.

giovedì 14 gennaio 2021

Nova

Nova è forse il romanzo più famoso di Samuel Delany. È stato scritto tra il marzo 1966, mentre l'autore si trovava ad Atene, e il Maggio 1967. è stato pubblicato l'anno successivo dalla Doubleday. John W. Campbell (direttore di Analog) lo aveva rifiutato in quanto non riteneva che i lettori della rivista si sarebbero potuti identificare con un protagonista di colore.

Nova è stato nominato per il Premio Hugo del 1968 e per la densità e profondità del contenuti e dei temi è diventato in breve tempo un testo culto della fantascienza e precursore del cyberpunk.

Rappresenta anche la conclusione di una prima fase dello sviluppo letterario di Delany, fase iniziata nel 1962 con i Gioielli di Aptor e conclusa nel 1968 con Nova, che ne rappresenta l'apice.

Il Capitano Lorq Von Ray recluta una ciurma per condurre un'astronave all'interno di un nova, estrarvi il prezioso Illyrion e sconfiggere il suo nemico Prince Red.

Già con questa semplice frase richiamiamo in mente Giasone e gli Argonauti, le leggende del Sacro Graal, Moby Dick e il Conte di Montecristo: e infatti Delany riesce ad amalgamare in un testo relativamente breve un elevato numero di richiami mitici e allegorici.

L'inimicizia tra Von Ray e Prince Red risale a prima che della loro nascita. La famiglia Red è la più ricca e potente di Draco, una confederazione di pianeti con a capo la Terra; Lorq è l'erede della altrettanto ricca e potente famiglia Von Ray delle Pleiadi, un'alleanza di mondi che si è separata da Draco grazie alle azioni di guerra e pirateria del bis-bis nonno di Lorq. Azioni a danno delle astronavi della Red, ovviamente. Dopo alcune generazioni le due famiglia vivono in una specie di pace armata. Durante un party Lorq conosce Prince, e assieme a lui ci accorgiamo che qualcosa non va nel moccioso: il ragazzino è nato senza un braccio e ha una protesi meccanica. Ma guai a far notare la cosa o anche solo accennare alla sua mano. Prince Red va fuori di testa e diventa violento.

A distanza di anni i due si incontrano di nuovo. Prince non è affatto migliorato, resta psicopatico. Lorq si innamora della sua sorella, Rubin, e questo fa impazzire Prince che lotta con Lorq e gli lascia una cicatrice.

Facciamo ora entrare in scena l'Illyrium. È un rarissimo elemento transuranico utilizzato come fonte di energia e indispensabile per la terraformazione dei pianeti. Viene sintetizzato a grande costo o estratto nei Mondi Esterni, un vago insieme di pianeti che vivono di miniere e commercio di Illyrion, di fatto in condizioni simili a quelle delle colonie europee in Africa 

Lorq decide di scombinare l'economia galattica estraendo da una nova un'elevata quantità di Illyrion: questo farà scendere i prezzi e distruggerà Prince Red, la sua famiglia e la loro società. Il loro contrasto diventa uno scontro tra la stagnazione (rappresentata dagli interessi economici di Prince) e il rinnovamento che Lorq vuole portare, scombinando gli equilibri tra le superpotenze in gioco.

Lorq arruola un equipaggio per la sua missione. Due membri dell'equipaggio sono i co-protagonisti del romanzo.

Il primo è Pontichos Provechi (soprannominato Mouse, sorcio nella traduzione in italiano), terrestre, zingaro e musicista. Suona la siringa (sensory-syrynx), uno strumento che permette di proiettare musica, luci e odori verso altre persone. È uno strumento di arte ma anche un'arma, capace di accecare e assordare. È stata una delle ispirazioni per l'Holophonor di Futurama, assieme al Visi-Sonor di Isaac Asimov. La principale ispirazione per la siringa sembra essere stata l'OVS (Outer Space Visual Communicator) di Bill Sebastian e Sun Ra.

L'altro co-protagonista è Katin Crawford, l'intellettuale nato sulla Luna e laureato ad Harvard che ai pianeti preferisce i loro più piccoli satelliti. Katin ha intenzione di scrivere un romanzo, forma d'arte che nel futuro di Nova, il 32o secolo, è stata soppiantata dallo psicorama (una sorta di televisione che trasmette anche emozioni). Per il momento Katin ha solo raccolto decine di migliaia di appunti e teorie sulla narrazione, senza aver ancora deciso il soggetto della sua opera.

Katin e Mouse rappresentano le due anime artistiche dell'autore (in realtà, di tutti gli autori): quella istintiva e quella intellettuale.

Note to myself number five thousand three hundred and seven. Bear in mind that the novel—no matter how intimate, psychological, or subjective—is always a historical projection of its own time.” The voice played too high, and too fast. But it facilitated review. “To make my book, I must have an awareness of my time’s conception of history.

Che poi è il motivo per il quale Delany termine ogni romanzo con la data e il luogo dove è stato composto: un romanzo non si dovrebbe mai leggere, ci suggerisce, al di fuori del contesto nel quale è stato scritto, perché è un prodotto unico di quel contesto.

Altri membri dell'equipaggio sono due coppie. Sebastian, biondo e dai tratti asiatici, e Tyÿ, la donna dagli occhi del colore dell'acciaio ed esperta di Tarocchi, con il loro seguito di bestie alate. E infine Idas e Lynceos, gemelli uno nero l'altro bianco delle Colonie Esterne.

Sono coppie di opposti, che con Lorq raggiungono il numero magico di 7. L'opposto di Lorq è il suo arcinemico Prince Red, ed è interessante ricordare che le Pleiadi delle quali Lorq è originario sono note per la loro luce blu (colore opposto al rosso).

Dopo aver arruolato la ciurma, Lorq dirige la sua astronave, la Roc, su Vorpis, per convincere sua zia, Cyana Von Ray Morgan, a comunicargli le coordinate della prossima nova. Zia Cyana era una celebrità nella galassia; suo marito venne ucciso in diretta da un terrorista e la ripresa in psicorama condivise con tutti quello che provò la donna durante l’attentato (un riferimento all’uccisione di Kennedy di pochi anni antecedente alla stesura del romanzo). Su Altro Mondo per una sosta, Prince Red e Ruby fanno visita a Lorq e al suo equipaggio. La colonia si trova su fiumi di lava: durante il confronto Mouse storidisce Prince con la siringa e quello precipita nella roccia fusa.

Scappano e raggiungono finalmente la stella che potrebbe diventare nova da un momento all’altro. Prince Red, tenuto in vita dalle macchine, li raggiunge di nuovo a bordo della sua astronave, il Pappagallo Nero. Lorq si impossessa della nave di Prince, uccide il suo nemico e Ruby, e si tuffa nella nova.


Delany è sempre stato molto bravo a defamiliarizzare il lettore, creargli mondi plausibili e ricchi di dettagli ma che presentano abbastanza differenze dal nostro da creare dubbi e, quasi, ansie.

Nel futuro di Nova tutte le culture civilizzate usano i tarocchi e credono nel loro funzionamento, basando divinazione e significato sulle proiezioni psicologiche archetipiche degli arcani maggiori.

Mouse è l'unico a dubitare dei tarocchi, nonostante sia di etnia Rom che viene stereotipata dai personaggi della storia come fortemente coinvolta nella lettura delle carte.

“Mouse, the cards don’t actually predict anything. They simply propagate an educated commentary on present situations—”
“Cards aren’t educated! They’re metal and plastic. They don’t know—”
“Mouse, the seventy-eight cards of the Tarot present symbols and mythological images that have recurred and reverberated through forty-five centuries of human history. Someone who understands these symbols can construct a dialogue about a given situation. There’s nothing superstitious about it. The Book of Changes, even Chaldean Astrology only become superstitious when they are abused, employed to direct rather than guide and suggest.”
The Mouse made that sound again.
“Really, Mouse! It’s perfectly logical. You talk like somebody living a thousand years ago.”
(...)
“Come to think of it, I doubt if such fossilized ideas could have come from anywhere else but Earth. As soon as you have people from the time of the great stellar migrations, you’re dealing with cultures sophisticated enough to comprehend things like the Tarot. I wouldn’t be surprised if in some upper Mongolian desert town there isn’t someone who still thinks Earth floats in a dish on the back of an elephant who stands on a serpent coiled on a turtle swimming in the sea of forever. In a way I’m glad I wasn’t born there, fascinating place that it is. It produces some spectacular neurotics. There was one character at Harvard—” He paused and looked back at the Mouse. “You’re a funny kid. Here you are, flying this star-freighter, a product of thirty-second-century technology, and at the same time your head’s full of a whole handful of petrified ideas a thousand years out of date. Let me see what you swiped?”

Fossero solo i Tarocchi. Anche il concetto stesso di igiene è cambiato:

“Thanks. Just take the matter of—” Katin’s jaw staggered as his teeth crushed crystalline sugar from the linen thread—“cleanliness. There was a thousand-year period from about fifteen hundred to twenty-five hundred, when people spent an incredible amount of time and energy keeping things clean. It ended when the last communicable disease finally became not only curable, but impossible. (...). I suppose back then there was some excuse for the fetish: there seemed to have been some correlation between dirt and disease. But after contagion became an obsolescent concern, sanitation became equally obsolescent. If our man from five hundred years ago, however, saw you walking around this deck with one shoe off and one shoe on, then saw you sit down to eat with that same foot, without bothering to wash it—do you have any idea how upset he’d be?”
“No kidding?”

Per non dire di come si mangia, del quale sappiamo solo che:

“Eating, sleeping, current wages: how would I explain the present concept of these three to somebody from, say, the twenty-third century?(...) The way we handle these processes would be totally beyond the comprehension of someone from seven hundred years ago, even though he understood intravenous feeding and nutrition concentrates. Still he would have nowhere near the informational equipment to understand how everyone in this society, except the very, very rich, or the very, very poor take their daily nourishment. Half the process would seem completely incomprehensible—the other half, disgusting. Odd that drinking has remained the same"


Nel futuro di Nova sono tutti cyborg, nello specifico tutti hanno degli innesti ai polsi e sulla spina dorsale per connettersi alle macchine. Il discorso dell'interfaccia uomo/macchina viene portato da Delany a quello che probabilmente è il suo tema fondamentale, ovvero quello che del lavoro. La rivoluzione del lavoro è stata iniziata dal filosofo Ashton Clark. Prima di lui, e dell'invenzione del socket per collegarsi alle macchine, l'uomo era del tutto alienato dal suo lavoro.

As farming, hunting, and fishing became occupations of a smaller and smaller percent of the population, this separation between man’s work and the way he lived—what he ate, what he wore, where he slept—became greater and greater for more people. Ashton Clark pointed out how psychologically damaging this was to humanity. (...) If the situation of a technological society was such that there could be no direct relation between a man’s work and his modus vivendi, other than money, at least he must feel that he is directly changing things by his work, shaping things, making things that weren’t there before, moving things from one place to another. He must exert energy in his work and see these changes occur with his own eyes. Otherwise he would feel his life was futile.

L'invenzione delle connessioni permise a chiunque di collegarsi direttamente con la macchine da lavoro. Mettere in moto una macchina era come eseguire un lavoro con le proprie mani: questo portò a una diversa concezione del lavoro e a un maggiore benessere dell'umanità.

Souquet invented his plugs and sockets, and neural-response circuits, and thus the whole basic technology by which a machine could be controlled by direct nervous impulse, the same impulses that cause your hand or foot to move. There was a revolution in the concept of labor. All major industrial work began to be broken down into jobs that could be machined ‘directly’ by man. There had been factories run by a single man before, an uninvolved character who turned a switch on in the morning, slept half the day, checked a few dials at lunchtime, then turned things off before he left in the evening. Now a man went to a factory, plugged himself in, and he could push the raw materials into the factory with his left foot, shape thousands on thousands of precise parts with one hand, assemble them with the other, and shove out a line of finished products with his right foot, having inspected them all with his own eyes. And he was a much more satisfied worker. Because of its nature, most work could be converted into plug-in jobs and done much more efficiently than it had been before. In the rare cases where production was slightly less efficient, Clark pointed out the psychological benefits to the society. Ashton Clark, it has been said, was the philosopher who returned humanity to the working man.

(Tra l'altro per tenere il gioco di parole Souquet/socket il nome dell'inventore è stato tradotto in Prezà)

Nova è stato un precursore del cyberpunk, e William Gibson stesso, per il suo Neuromante, si è ispirato al romanzo, nello specifico alla connessione uomo-macchina, al gruppo di bassa estrazione sociale coinvolto in una missione per arricchirsi e sovvertire lo status quo della società; ma sono idee che hanno riverberato nella fantascienza anche in altre opere, da Guerre Stellari a Firefly.

La differenza principale con il cyberpunk è che mentre in quest'ultimo la connessione uomo-macchina è uno strumento di predominio e oppressione da parte delle élite ricche e imprenditoriali, in Nova la situazione è più sfumata. Ci sono grossi gruppi commerciali e finanziari, ma l'essere un cyborg non è l'eccezione ma la norma, anzi la norma che ti libera dal lavoro. Gli unici al di fuori di questa norma sono gli zingari, per questo trattati con sospetto da tutti.

Questo spiega anche il malessere di Prince Red. Non solo è nato senza un braccio, ma anche senza il sistema nervoso adatto a gestirlo. Come tale, non è in grado di interfacciarsi correttamente alle macchine come chiunque altro – a suo modo è un paria anche lui come gli zingari.


È sempre stato tipico di Samuel Delany prendere un genere (o sottogenere) tipico della narrativa pulp e riscriverlo. Lo ha fatto con la Space Opera (Babel-17 e Nova), lo ha fatto con lo sword&sorcery (la serie di Nevèrÿon), e lo ha fatto con la pornografia (Hogg, Mad Man).

Nella sua intervista a Block Clock, l'autore ha detto:

You do a lot better, anyway, if you take on a marginal form and write it so well that people say "Hey, you know, this is really literature," than you do if you write literature so badly that people say, "this isn't any better than science fiction or pornography.

Le opere di Delany (almeno fino a Nova) sono sempre state inscritte in quella New Wave americava che mirava a introdurre un'elevata qualità letteraria alla narrativa pulp. Ha sempre scritto i suo romanzi con più attenzione allo stile (definito da molti sinestesico) che non alla storia; non si è mai fatto problemi di aggiungere eventi e descrizioni che NON fanno avanzare la narrazione, solo perché belli da leggere (e da scrivere), o perché gli permettevano un descrizione plurisensoriale degli eventi e del panorama. 

Quella di Delany con la New Wave è stata comunque una relazione complicata. Come ha detto l'autore in un'intervista:

Basically, during the sixties, Moorcock and the writers associated with the New Wave did not particularly enjoy my work. Though we all got along well socially, Moorcock told me that the only book of mine he liked enough to publish himself was Empire Star—no doubt because the political allegory of North American slavery and the LII was so clear. But when Nova was reviewed in New Worlds by M. John Harrison, the basic thrust was: What a shame someone so talented is wasting his time with this far future space opera nonsense.

Si trovava tra due fuochi. L'Analog di Campbell (oltre alla questione razziale) era orientato alla fantascienza hard e razionale. New Worlds di Moorcock preferiva una fantascienza che prendesse in giro il mondo contemporaneo. Nessuna della due era orientata verso la space opera stilistica e mitologica di Delany. Poi è venuto Guerre Stellari.


Ci sono numerosi punti in comune tra Nova, e più in generale l'opera di Samuel Delany, e Star Wars, tanto che alcuni hanno anche gridato al plagio o alla citazione.

Nello specifico l'antagonista finisce bruciato nella lava incandescente, ma ritorna poi tenuto in vita dalle macchine

Gli abitanti della Federazione delle Pleiadi parlano come Maestro Yoda, ovvero mettendo il verbo alla fine delle frasi. Questo non è del tutto esatto. Il linguaggio delle Pleiadi è del tipo SOV (soggetto oggetto verbo come ordine base delle sentenze), mentre Maestro Yoda parla costruendo le frasi in OSV (oggetto soggetto verbo), anche se in maniera abbastanza inconsistente.

Begun, the Clone Wars has.

Delany stesso ha visto come un prestito la scena del bar di Mos Eisley nel primo film di Guerre Stellari, in particolare dal romanzo Babel-17 dove c'è una scena simile quando i protagonisti vanno in un locale per reclutare un equipaggio.


Nova si presenta come Space Opera, con la varietà di pianeti e loro confederazioni e le politiche e relazioni che si instaurano tra di loro; ma è una space opera atipica. C'è pochissima azione, niente battaglie spaziali ma tante discussioni filosofiche che spaziano dalla politica alla cultura. 

È difficile rispondere alla domanda "di cosa parla?" - ci sono troppi miti che si sovrappongono, gli Argonauti e Promete e Moby Dick... drammi famigliari, archetipi e proto-cyberpunk.

Delany è spesso più interessato allo stile che alla narrazione, è interessato a creare arte e immagini ed evocare intere culture con poche parole. Da lettore di scrittori modernisti quali James Joyce, T. S. Eliot e Arthur Rimbaud, Delany cerca la massima inventiva linguistica, colorata e vivida, capace di trasmettere meraviglia e tristezza. Proprio come la siringa di Mouse.

venerdì 25 dicembre 2020

Natale 2020

Natale!



Chi segue la quest Cristianesimo festeggia il momento nel quale il figlio dello sviluppatore e sysadmin globale ha iniziato la sua partita, aggiungendo nuove lore e quest al gioco stesso.

Ma essendo prossima la fine del Livello 2020 è comunque una buona occasione per tutti i giocatori di fare una pausa e dedicarsi agli affetti – membri di party, clan o gilde che siano.

Non dimentichiamo il virus che ha colpito quasi tutti i server e che ci ha costretti a rivedere il nostro stile di gioco, e che questo Natale limiterà gli spostamenti in-mappa. E facciamo un pensiero anche ai giocatori che resteranno loggati lontano dai loro clan su server diversi da quello italiano.

Pensate bene a quello che fate prima di avviare le sidequest Pranzo coi Parenti e Cenone della Vigilia: ci sono giocatori con un numero elevato di livelli o con dei debuff particolari che è meglio non esporre al pericolo di contrarre il virus; spero comunque che almeno i minigame Decorare l'Albero e Fare il Presepe vi diano delle soddisfazioni.

E vi auguro anche di trovare un ottimo loot sotto l'Albero di Natale!

È stato un anno passato a un livello di difficoltà superiore, ma che per fortuna mi ha dato anche delle soddisfazioni immense: io e Sonia abbiamo deciso di continuare la nostra partita cooperative prendendo la quest Matrimonio! <3 <3 <3

Ho anche completato la sidequest "Finalista Al Premio Urania" acquisendo diversi XP per ampliare lo skill tree "Scrittore di Fantascienza".

Passerò la Notte di Natale in singleplayer perché l'altro membro del party è impegnato in una quest relativa alla Classe Lavorativa che ha intrapreso. Quindi se vi doveste sentire soli contattatemi pure, che assieme possiamo acquisire dei Buff tutti assieme!

martedì 17 novembre 2020

Capitalpunk

È uscito Capitalpunk, il mio romanzo già finalista del Premio Urania 2019, pubblicato dalla Casa Editrice Kipple


In un mondo dove il Capitalismo è l’unica religione, la risorsa postumana  Captain Capitalism si batte per il trionfo del Libero Mercato.
Ma tra gli Esuberi e i disoccupati sorge una nuova minaccia: Democrazy, che conosce i più oscuri segreti dell’economia mondiale.

L’elemento destabilizzante dà l’avvio a una carrellata di eventi, personaggi e supereroi che immergono la storia in un immaginario pop capitalistico a tratti delirante e spassoso.

Lorenzo Davia ha trovato una ricetta per destrutturare il nostro modo di vivere, il mondo governato dal capitale, le sue regole, i suoi assunti, le sue disumanizzazioni e i risvolti più deliranti che ci sembrano la normalità: lo ha fatto per mezzo dell’ironia, con le salaci immagini dei rapporti umani retti dal Libero Mercato e la vertigine di quello che può essere la società del futuro dove il capitale getta le sue fondamenta.
Lo potete acquistare su Amazon e sul sito della Kipple.

E ovviamente ci sono delle persone che devo ringraziare per l'aiuto che mi hanno dato per la creazione di Capitalpunk, aiuto senza il quale dubito fortemente il romanzo sarebbe giunto finalista al Premio Urania.

Intanto Karl Marx, la cui analisi del capitalismo e della società ha acceso un faro che ci sta ancora guidando dopo tanti decenni.

Richard K. Morgan, con il quale qualche anno fa ho avuto un'interessante conversazione, in merito al suo romanzo Market Forces, su come sia possibile criticare, oggi, il capitalismo.

Sonia Chelli, per la pazienza che ha dimostrato e il supporto psicologico e spirituale nei momenti più bui della stesura.

Alessandro Forlani, il cui editing è stato fondamentale per dare il giusto ritmo e tono alla narrazione. Alessandro è un vero Maestro di scrittura. Quello che c'è di bello in Capitalpunk l'ho imparato grazie alla bravura dell'insegnate; quello che c'è di brutto è colpa della scarsità dell'allievo.

Il Collettivo Italiano di Fantascienza per i preziosi consigli che mi hanno dato la coraggiosa lettura della prima bozza del romanzo.

La giuria del Premio Urania per aver avuto tale considerazione del testo.

Lukha B. Kremo e Sandro Battisti per l'interesse che hanno mostrato per il romanzo, tanto da accoglierlo in casa Kipple.

Ksenja Laginja per la splendida copertina.

Caterina Mortillaro per la fan art di Capitan Capitalismo – vedere come le proprie creazioni prendono forma indipendentemente da chi le ha create è sempre istruttivo.

mercoledì 11 novembre 2020

The Atheist in the Attic

“Is a poet someone who wants only to describe things, while a philosopher is someone who wants to describe things so that they will reflect and even explain the differences and forces that relate them all and hold them together?
“Or sometimes tear them apart.”
La serie Outspoken Authors della PM Press è una collana di volumetti molto brevi, di formatto tascabile, ma con contenuti molto interessanti e spesso provocatori. La serie è curata dallo scrittore di fantascienza Terry Bisson, e tra gli autori pubblicati troviamo Ursula K. Le Guin, Michael Moorcock, Rudy Rucker e Joe Lansdale.


Il volume The Atheist in the Attic è stato scritto da Samuel Delany e contiene la novella omonima, il suo saggio Racism and Science Fiction del 1998 e un'intervista con Terry Bisson.


The Atheist in the Attic

Questa novella, che occupa la maggior parte del volume, narra l'incontro tra Baruch de Spinoza e Gottfried Wilhelm von Leibniz avvenuto nel novembre del 1676.

Leibniz, che all'epoca aveva trenta anni, visita la città di The Hague allo scopo di incontrare Spinoza, che di anni ne aveva quarantatré, e discutere con lui del concetto di Deus Sive Natura che aveva portato a un'accusa di ateismo verso il filosofo ebreo.

Delany immagina il testo come una memoria di Leibniz scritta decenni dopo l'incontro.

La discussione filosofica non è la parte sulla quale si concentra il testo. Delany pone la sua attenzione (e quindi anche la nostra) su numerosi altri aspetti che ruotano attorno a quell'incontro.

Intanto il contesto storico e sociale. I Paesi Bassi si stavano ancora riprendendo dal così detto rampjaar (anno del disastro) 1672, quando erano stati invasi sia dalla Francia che dall'Inghilterra, e una folla inferocita aveva aggredito e mutilato due importanti uomini politici. C'era stata una carestia e molti contadini si erano dedicati al cannibalismo per sopravvivere. Inoltre l'incontro deve essere segreto. Spinoza è ebreo e ateo: doppiamente paria, doppiamente esiliato, anche tra il suo stesso popolo. Leibniz invece è un uomo di corte e in ascesa presso gli intellettuali europei: non può rovinarsi facendosi vedere con l'altro.

Ci sono inevitabili difficoltà di comunicazione tra i due filosofi: Leibniz insiste per parlare l'Ebraico, ma non lo capisce molto bene.

Una parte rilevante del racconto riguarda aspetti di solito trascurati nei resoconti storici, quali la pulizia dei cessi, come organizzare un trasporto con cocchiere, ogni quanto lavare gli indumenti (una volta l'anno a essere generosi).

Come spesso in Delany, la narrazione ha numerosi sottotesti e ambiguità. Viene dato spazio e risalto a personaggi secondari, quali il padrone di casa che ospita Leibniz a Huege, o il garzone che gli viene assegnato. Leibniz trova sconcertante questo ragazzo, Peytor. Cosa vuole veramente dal filosofo? Un aiuto per migliorare la sua situazione? Vuole fare sesso? Vuole mangiarlo – come forse ha fatto con qualcun altro durante la carestia?

E siamo proprio sicuri che le cose siano andate come narrate? Il testo viene scritto decenni dopo l'incontro, e non sempre è chiaro quali siano i pensiero del Leibniz protagonista e quelli del Leibniz narratore, e gli eventi potrebbero essere ricordati male.

Il titolo deriva da una frase (fittizia) che Leibniz riporta aver udito da Spinoza:
Trying to arrest me for atheism, given the specificity of my arguments, is like hunting for a man hiding in the attic of a building that has none, when in truth he is sitting in the back garden of another house, working diligently on his own concerns, in another neighborhood entirely.

Racism and Science Fiction

Questo articolo, pubblicato nel 1998, contiene le riflessioni di Delany sull'argomento. L'autore mette subito in chiaro che secondo lui il razzismo è un sistema che esclude certe persone su basi arbitrarie, piuttosto che un comportamento tenuto da singoli individui. Delany viene spesso considerato il primo autore di fantascienza di colore, ma lui rigetta questa definizione, citando altri autori di colore venuti prima di lui, e meno noti, quali Martin Delany (non un parente) o George Schuyler.

Anche se a prima vista potrebbe sembrare altrimenti, è un testo in forte dialogo con il precedente e il curatore della collana ha fatto molto bene a mettere entrambi assieme.

L'articolo è disponibile anche online a questo link e vi invito a leggerlo per farvi una vostra opinione.

giovedì 15 ottobre 2020

Crociata o jihad?

Questo articolo (che vi consiglio di leggere) pubblicato su Al Jazeera e dedicato al trailer del nuovo Dune mi ha fornito qualche spunto di riflessione. Seguendo le discussioni su internet devo dire che raramente ho visto tanta gente accanirsi per un termine usato in un trailer.

Abbiamo pazienza di aspettare di vedere il film? In realtà no.

Jihad è un termine arabo che significa “sforzo”, “lotta”, intesa sia come lotta spirituale per migliorare se stessi che come guerra per la causa di Dio. Ha subito diversi slittamenti di significato nel corso dei secoli, mettendo l’accento prima sulla guerra “materiale”, poi su quella spirituale (interna) e, in seguito ai movimenti anti-imperialisti iniziati nel 19° secolo, ritornando al significato di sforzo esterno contro un nemico oppressore. Come notato nell’articolo, quando Frank Herbert stava lavorando su Dune, c’erano delle jihad in corso contro le forse imperialiste e oppressive delle potenze occidentali.

Frank Herbert usa il termine “jihad” una ventina di volte in Dune, e “crociata” solo una volta. Definisce jihad come “crociata fanatica, crociata religiosa”, come se il termine “crociata” non avesse già questi significati. D’altra parte in italiano il termine crociata viene usato anche senza significati religiosi, somigliando quindi più al senso classico di jihad.

by Carlos NCT

Perché l’autore usa il termine jihad? Beh, terminologia di origine araba (e persiana, e turca) e concetti religiosi islamici fanno già parte dell’Impero, volendo indicare un futuro dove culture diverse da quella occidentale sono diventate dominanti. Ma usa anche l’arabo per indicare (come dice in un’intervista riportata anche nell’articolo) al lettore che la storia è ambientata in un luogo e in un tempo molto lontani.

Da questo punti di vista somiglia all’uso del latino nella saga del Nuovo Sole di Gene Wolfe: ambientata in un futuro remoto, l’autore usa il latino per rendere l’idea di una lingua antica rispetto al presente vissuto dal protagonista, anche se veniamo informati che non è il vero latino ma un’altra lingua futura che si è estinta molto prima dell’inizio del primo romanzo.

In Dune sono due le jihad: quella del passato contro le macchine e quella futura di Muad’dib. Il termine applicato alla prima è molto congruo. Contrariamente a quanto narrato da Brian Herbert e Kevin J. Anderson, la lotta contro le macchine non era intesa come una guerra contro nazisti robotici spaziali, ma contro un sistema automatico che indeboliva lo spirito dell’uomo. Jihad Butleriana quindi era un movimento di miglioramento spirituale – una vera jihad spirituale quindi.

La Jihad di Muad’dib, d’altra parte, ha visto la sovrapposizione di due spinte: quella dei Fremen, bloccati su un pianeta sfruttato dalle Grandi Case, e quella di rinnovamento dell’Impero, visto ormai come decadente e soffocante nei confronti di tutta l’umanità. La jihad dei Fremen ha diffuso la religione di Muad’dib nell’Impero, rinnovandolo. Un rinnovamento doloroso ma forse necessario.

by Matthew W. Waggle

Il trailer usa il termine crociata e questo ha fatto arrabbiare molti. Jihad ha assunto una connotazione negativa in occidente, connotazione che non si vuole dare, mi pare di capire, alla jihad di Paul Atreides. Deduco che le guerre di Muad’dib saranno presentate come una cosa giusta, positiva. A tali guerre viene dato il termine crociata. Come dire: crociata buona, jihad cattiva. Che è una semplificazione che temo non renda giustizia e nessuno dei due termini.

Ci si addentra qui nei problemi dell'adattamento di un romanzo in un film. Il romanzo usa il temine jihad per determinati motivi (esposti sia da me che dall'articolo), mentre il film usa il termine crociata. Ma i due termini non sono equivalenti. Fanno riferimento a contesti storici, religiosi e sociali completamente diversi. Sono due termini che indicano due cose diverse, e usare uno piuttosto che l'altro ha delle implicazioni.

È un equilibrio tra diverse forze divergenti: la fedeltà al testo originale (dove jihad ha un senso), la fedeltà ai significati del termine (dove jihad a quasi lo stesso senso) e l'uso che se ne fa correntemente. In questo caso potrebbe aver vinto il senso (negativo) attuale. Ma già questo (con)valida il senso attuale, negando quindi quello originale più positivo (inteso anche da Herbert). È una scelta che possiamo definire quasi politica. Togliere l'arabo (o l'Islam) da un adattamento di Dune vuole dire togliere il ruolo che queste due culture hanno nel contesto della storia, ovvero dare un giudizio sul ruolo che potrebbero avere in futuro, che in fondo è un giudizio sul ruolo che si vuole che abbiano adesso - come vedete usare un termine piuttosto che l'altro non è indifferente.