mercoledì 20 maggio 2020

Alabarde Spaziali


Link per scaricare Alabarde Spaziali in pdf e epub.

Dall'introduzione di Roberto Furlani:

Era la sera del 9 marzo 2020 quando Giuseppe Conte, premier italiano, annunciava il lockdown del Paese come risposta all’epidemia di Covid-19. Un’intera Nazione, tra molte altre, che d’improvviso si ritrovava blindata, prigioniera di un virus che avrebbe rovesciato tutti i paradigmi sui quali si fondano le nostre vite e le nostre esperienze. Parliamo dell’Italia, un Paese occidentale che figura tra le prime potenze industriali del mondo e la seconda manifattura d’Europa, la quale era d’improvviso costretta a chiudere impianti e ad abbassare saracinesche. E parliamo di un popolo tradizionalmente incline alla socialità, alla tessitura di relazioni umane, le quali avrebbero dovuto per forza di cose essere differite, o quantomeno rimodulate.
Il giro di vite non risparmiava nemmeno il settore della cultura, soffocato da una situazione contingente che (comunque la si veda) risultava imperante e ineludibile.
La Cappella Underground sintetizza le anime sopra tratteggiate, soprattutto in quanto aggregatore sociale e importante nucleo culturale.
Era del tutto inevitabile che l’emergenza sanitaria si ripercuotesse pertanto anche sulle attività della Cappella, e di conseguenza sulle iniziative legate al Trieste Science+Fiction Festival, che ne resta espressione di punta, nonché uno dei riferimenti più importanti a livello nazionale e internazionale per gli appassionati di fantascienza.
Preso atto della frenata che avrebbero subito i suoi programmi, polarizzati sull’espressione cinematografica del genere fantascientifico, la squadra del TS+FF ha fatto appello ai propri concittadini più “attivi” nell’ambito sci-fi finalizzato a costruire una via alternativa (e in qualche modo praticabile) all’offerta canonica del Festival.
Il proposito era quello di fare dei canali social del TS+FF un collettore di fantascienza nelle sue forme più disparate – dalla narrativa al fumetto, dalla musica al cortometraggio – in un periodo contingentato al lockdown, con il chiaro intento di reagire in modo tangibile e costruttivo all’oppressione del confinamento.
Fortuna vuole che Trieste abbia da sempre una spiccata vocazione fantascientifica: è nel capoluogo giuliano che sono nate riviste che hanno saputo ritagliarsi uno spazio a livello nazionale (pensiamo a Il Re in Giallo e a Continuum), e sempre Trieste è la città in cui vivono autori capaci di affermarsi nell’ambito della narrativa di genere con pubblicazioni e riconoscimenti di primo piano.
Presupposti, questi, che hanno trasformato quello che avrebbe dovuto essere un diversivo da reclusione domestica in qualcosa di più strutturato. È nata così la rubrica Alabarde Spaziali, pubblicata all’interno del sito del TS+FF, nella quale sono stati proposti dieci racconti appartenenti all’immaginario del fantastico di altrettanti autori, triestini di nascita o di adozione, che sono anche delle firme riconosciute all’interno del fandom nazionale.
La risposta da parte del web è stata molto positiva, e quindi eccoci qui: quella che state leggendo è la versione ebook di Alabarde Spaziali, con un’introduzione riscritta per l’occasione.
Ma la conclusione è quella della prima volta.
Restate con noi… Si (ri)parte!

lunedì 20 aprile 2020

Babel-17



Rydra Wong è una rinomata linguista, famosa poeta e capace crittografa. L'Alleanza sta conducendo una guerra spaziale contro un non meglio precisato Invasore. Il vantaggio del nemico consiste in una serie di sabotaggi ai danni dell'Alleanza. I sabotatori comunicano con un codice chiamato Babel-17. Rydra Wong viene incaricata di decifrare il codice e smascherare i sabotatori.

Inizia così uno dei romanzi più famosi di Samuel Delany, Babel-17, scritto nel 1966 e vincitore del Premio Nebula nel 1967. Tramite le avventure di Rydra Wong l'autore rappresenta una serie di considerazioni sul linguaggio e sulla sua influenza sul nostro modo di pensare e, di conseguenza, sulla società nella quale viviamo.

La protagonista infatti si accorge che il Babel-17 non è solo un codice segreto ma un vero e proprio nuovo linguaggio. L’atto di apprenderlo la porta ad allargare la propria mente e risolvere una serie di misteri ed enigmi che minacciano la sua missione.

Una volta accettato l’incarico, Wong mette su un equipaggio per la sua astronave, la Rimbaud. Assieme a un impiegato della Dogana (“Daniel D. Appleby, who seldom thought of himself by his name”) visita un locale frequentato dagli spaziali (Transport People). La cultura di questi marinai dello spazio è separata da quella di coloro che abitano sui pianeti, come scopre con un forte shock l’impiegatuccio. Modifiche del proprio corpo (piume, artigli etc…) sono considerate normali, e dato che la navigazione nell’iperspazio richiede che tre persone lavorino a stretto contatto, il matrimonio a tre viene considerato la norma.
Inutile dire che i “normali” considerano raccapriccianti certe usanze degli spaziali.

L’astronave non ha ancora lasciato l’orbita terrestre che già subisce un primo sabotaggio. Wong utilizza per la prima volta il Babel-17 e ne scopre i vantaggi: è una lingua che accresce l’intelligenza strategica delle persone e grazie ad essa la linguista riesce a salvare l’astronave.

La prima tappa sono i cantieri navali dell’Alleanza dove l’equipaggio è ospite del Barone Ver Dorco, inquietante collezionista e inventore di armi. La visita guidata del Barone alla sua raccolta di strumenti di morte è estremamente inquietante: il padrone di casa ha una raccolta imbarazzante di strumenti di morte e vede la loro costruzione come una nuova forma d'arte.

Ver Dorco viene ucciso e Wong si ritrova in fuga. Viene accolta dall’equipaggio della Tarik's Mountain, un gruppo di pirati spaziali che stanno solo occasionalmente dalla parte dell’Alleanza. Per fortuna il capitano della nave è un grande appassionato delle sue poesie e la nostra protagonista viene accolta e integrata nell’equipaggio. Durante un assalto ha modo di utilizzare di nuovo il Babel-17, pensando in questa lingua e trovando la strategia ottimale per sconfiggere i nemici.

Uno dei pirati, chiamato Butcher (macellaio), è un criminale senza nome e senza memoria, incapace di parlare (e quindi pensare) in termini di “io” o “tu”, cosa che impara dalla Wong con curiose conseguenze.

Alla fine del romanzo Wong scopre che Babel-17 è un linguaggio creato dal nemico e diffuso presso l’Alleanza allo scopo di trasformare le persone in sabotatori – la Wong stessa ne è stata vittima sabotando la sua stessa nave. Butcher, che si scopre essere figlio del Barone Ver Dorco, è stato una delle prime vittime di questa arma memetica. Rydra Wong decide di riscrivere il linguaggio conservandone gli aspetti positivi ed eliminando la sovversione autosabotativa.

Il romanzo è un’esplorazione del cosiddetto determinismo linguistico, la versione forte dell’ipotesi Sapir-Whorf. Cosa dice questa Ipotesi? Vi riporto la definizione della Wiki:

The principle of linguistic relativity holds that the structure of a language affects its speakers' world view or cognition. Popularly known as the Sapir–Whorf hypothesis, or Whorfianism, the principle is often defined to include two versions. The strong version says that language determines thought, and that linguistic categories limit and determine cognitive categories, whereas the weak version says that linguistic categories and usage only influence thought and decisions.

La versione “forte” del determinismo linguistico (ovvero che il linguaggio determina il pensiero) è stata provata essere falsa. La versione debole (che il linguaggio influenza il pensiero) è considerata più plausibile.

Ma non siamo qui per discutere di linguistica, quello che conta è l’interesse che l’autore dimostra, e ci fa provare, per i problemi della comunicazione e le relative teorie. Delany è stato per anni un forte sostenitore della versione forte dell'ipotesi di Sapir-Whorf, fino a quando ha ammesso che era fondamentalmente sbagliata.

It fails to take into account the whole economy of discourse, which is a linguistic level that accomplishes lots of the soft-edge conceptual contouring around ideas, whether we have available a one- or two-word name for it or only a set of informal many-word descriptions that are not completely fixed.
The realization of the flaws in the Sapir-Whorf, in that they caused me to begin considering the more complex linguistic mechanisms of discourse, you might say gave me my lifetime project.

Il linguaggio Babel 17 permette, a chi lo conosce, di ragionare in maniera più chiara.

Babel-17 is such and exact analytical language, it almost assures you technical mastery of any situation you look at.

Peccato che il linguaggio sia un’arma, potremmo definirlo un virus memetico, che inocula i geni della ribellione e del sabotaggio. Wong modifica il linguaggio creando il Babel-18, dove lascia implicito che la guerra finirà a breve.

Opere che esploravano la relazione tra il linguaggio e la società erano già state scritte negli anni precedenti, quali Anthem della Ayn Rand o The Languages of Pao di Jack Vance, dove un nuovo linguaggio viene creato allo scopo di influenzare la civiltà del pianeta Pao. Si può vedere l’influenza di Heinlein e del suo speedtalk nel Babel-17, e non posso fare a meno di pensare che ci sia lo zampino anche di Damon Kinght e del suo racconto Babel II, dove tutti i linguaggi diventano incomprensibili. E sicuramente Delany ha aperto la strada per molte opere che sono state scritte successivamente: His Master's Voice di Stanislaw Lem, Native Tongue di Suzette Haden Elgin, Ratner's Star di Don DeLilllo, The Dispossessed di Ursula K. Le Guin, Embassytown di China Miéville, e il racconto "Story of Your Life" di Ted Chiang, dal quale è stato tratto il film Arrival (che poi è il film che forse ha fatto conoscere l'Ipotesi di Sapr-Whorf al grande pubblico).

Il protagonista dell’opera è Rydra Wong. Wong all’età di dodici anni conosceva sette linguaggi terrestri e cinque extra-terrestri. Suo padre era ingegnere delle comunicazioni al Centro Stellare X-11-B mentre sua madre era interprete presso la Corte dei Mondi Esterni. Un contesto famigliare propenso a far crescere un piccola linguista, indubbiamente.

Entrambi i genitori sono rimasti uccisi da un attacco degli invasori. Attacco alla quale Wong è sopravvissuta, e dopo il quale ha acquisito poteri quasi telepatici di “leggere” il linguaggio del corpo delle persone.

Wong è anche una poetessa apprezzata in tutti i mondi dell’Alleanza e sembrerebbe anche presso gli Invasori. I brani di sue opere sono tratti dagli scritti della moglie di Delany, Marilyn Hacker.

Il secondo personaggio più interessante è il Macellaio, che rappresenta la versione oscura di Rydra Wong. Il Macellaio è il figlio del Barone Ver Dorco e suo esperimento nella costruzione di una nuova generazione di androidi spia, i TW-55. Questi androidi sono capaci di adattarsi a qualsiasi circostanza facendosi passare per esseri umani grazie a una serie di discorsi preprogrammati – alla stesso modo con il quale Wong imita i linguaggi che ascolta.

Il Macellaio nasce quando uno di questi TW-55 viene rapito dagli Invasori e gli viene insegnato il Babel-17. Una combinazione letale che Rydra Wong deve sciogliere.

Ma concentrandoci solo sulla linguistica rischiamo di perdere di vista quello che è comunque un romanzo ricco di avventure, battaglie spaziali, combattimenti, poesia e storie d’amore, espresse con lo stile poetico e peculiare di Delany.

Per esempio, l’attentato contro il Barone Ver Dorco durante una cena di gala viene descritto attraverso le portate di cibo piuttosto che le descrizioni delle vittime:

The fruit platters were pushed aside by the emerging peacocks, cooked, dressed and reassembled with sugared heads, tail feathers swaying....Tureens of caldo verde crowded the wine basins….Fruit rolled over the edge.

O per esempio quanto il capitano della Tarik’s Mountain comanda le manovre di attacco a una nave nemica usando espressioni tratte dalla psicologia freudiana:

Neurotics advance. Maintain contact to avoid separation anxiety….Let the criminally insane schiz out….Neurotics proceed with delusions of grandeur….Stimulate severe depression, noncommunicative, with repressed hostility….Commence the first psychotic episode….

Rydra Wong e un membro dell’equipaggio chiamato Ron discutono a un certo punto di “Empire Star e delle altre storie di Comet Jo” scritte da Muels Aranlyde. Wong spiega che Comet Jo esiste veramente e che lo ha conosciuto, ma che le storie raccontate sono solo vagamente ispirate alla sua vita. Ron e Muels Aranlyde appaiono proprio in Empire Star di Samuel Delany… e quindi le cose sono tanto ingarbugliate che è meglio non pensarci – Il romanzo Empire Star di Delany è una cosa successa veramente nell’universo di Babel-17 oppure è la versione romanzata scritta da Muels Aranlyde (che non dimentichiamo è un anagramma di Samuel Delany)? Con Chip queste cose non sono e non possono essere mai realmente chiare.

Wong/Harker era in una relazione tripla, che includeva Muels Aranlyde/Samuel Delany, e Fobo Lombs, anagramma di Bob Folsom, che era in una relazione con Delany e Harker. La vita dell’autore viene riflessa nel romanzo. E come fatto notare, a questo punto lo spaesato e un po’ bigotto Daniel D. Appleby non è altro il classico lettore di fantascienza anni '60, abituato a protagonisti maschi bianchi etero che potrebbe trovarsi un po' a disagio con la narrativa di Delany.

Wong è bisessuale e faceva parte fino a poco tempo prima di una triade poliamorosa, cosa naturale per i Trasporti ma sconvolgente per la Dogana. Il tema della sessualità è tanto importante per Delany quanto quello del linguaggio, e ovviamente le due cose sono collegate.

Imagine, in Hungarian, not being able to assign a gender to anything: he, she, it all the same word.

Come scritto da George Edgar Slusser nel suo “The Delany Intersection”, “Le parole hanno il potere di creare nuovi mondi, e allo stesso tempo di rendere il lettore consapevole della struttura sottostante il processo di costruzione”. Slusser definisce Delany come uno scrittore allo stesse tempo visionario e analitico, di “immaginazione strutturalista”. 

Cercate di tenere presente questo leggendo la sua opera, e tenete anche presente cosa ha scritto Delany stesso: “la fantascienza è un modo di gettare un’ombra di linguaggio su aree coerenti di immaginazione, spazi che altrimenti resterebbero inesplorati.” E se vi fa strano che venga gettata un’ombra invece che della luce, vi ricordo quanto scritto dall’antropologo Levi-Strauss: Musica e mitologia mettono a confronto l’uomo con oggetti virtuali dei quali solo l’ombra è reale.

Babel-17 è stato pubblicato nel 1966 dalla Ace Books (numero F-388), con copertina di Jerome Podwil. La prima edizione italiana è del 1971, Galassia numero 143 (Casa Editrice La Tribuna), tradotto da Gianni Montanari e con la copertina realizzata da Riccardo Conte. Viene poi ripubblicato nel 1988 come Classici Urania numero 130, copertina di Vicente Segrelles.

domenica 1 marzo 2020

Non con leggerezza ma calmi come montagne

Oggi è il Primo Marzo, Festa nazionale nella Corea del Sud. Il giorno è dedicato al movimento d’Indipendenza del popolo coreano contro l’Impero Giapponese, iniziato nel 1919.

Per "festeggiare" l'evento, visto che qua siamo grandi amici dei coreani, voglio condividere con voi un paio di ricordi e qualche foto.

1592. I Giapponesi hanno invaso la Corea, arrivando a mettere a ferro e fuoco la capitale Seoul. L'invasione è arrivata via mare trasportata da una flotta di 400 navi da trasporto.

Come ci ricorda Wikipedia, al momento dell'invasione, le forze navali coreane erano divise in comandi regionali. In preda al panico dopo la caduta di Busan, il Comandante della Flotta di Gyeongsang, Bak Hong, ordinò la distruzione delle sue armi e dei suoi depositi e affondò la sua flotta di 100 navi da guerra senza combattere. Allo stesso modo, dopo la caduta di Dongnae, l'Ammiraglio Won Gyun tentò di ritirare le sue navi presso Hansando, ma scambiò un gruppo di navi da pesca per la flotta giapponese. Distrusse le sue armi e i suoi depositi e fece affondare la sua flotta - proprio una brutta abitudine coreana, non vi pare? Gli rimasero solo quattro navi. Gyun chiese assistenza a Yi Sun-sin, che venne in soccorso con un totale di 85 navi, di cui 24 Panok-son, 15 Hyeop-son e 46 Pojak-son, e si dirige verso l'obiettivo.


Il 17 Giugno, dopo aver ricevuto rinforzi dalle altre province, l'Ammiragli Yi muove verso la flotta giapponese all'ancora presso la baia di Okpo.

Come ordina l'Ammiraglio ai suoi capitani: "Muovetevi non con leggerezza ma calmi come montagne".

Un totale di 91 navi coreane ingaggiano battaglia contro 50 vascelli invasori, distruggendone 26. La battaglia diventa un punto d'orgoglio dei coreani, che da secoli vengono trattati con sufficienza dai giapponesi, che non si sono mai rassegnati a sottometterli. Nel 1996 è stato aperto il Parco Commemorativo della Vittoria Navale di Opko, che ho avuto il piacere di visitate nel corso del mio ultimo viaggio in Corea.

Ho raggiunto il Parco Commemorativo partendo dalla città di Okpo e camminando per un paio d’ore su un bellissimo sentiero che segue la costa della baia.

Il pezzo forte parco è il monumento commemorativo alto 30 metri, circondato da santuari, padiglioni e un piccolo museo. Il santuario raccoglie lo spirito dell’Ammiraglio Yi Sun-sin.

E ho scoperto un interessante collegamento tra questo mio viaggio e il film Parasite di Bong Joon-ho, vincitore di un bel po’ di Oscar. Segue SPOILER, intesi? Quando Choi Yeon-gyo organizza alla fine del film la festa di compleanno del figlio, dà ordine che i tavoli siano disposti attorno alla tenda dove il figlio dorme proprio come le navi dell’Ammiraglio Yi Sun-sin durante la battaglia di Okpo… e visto l’esito della battaglia, forse è un bel caso di foreshadowing.

Il Santuario dell'Ammiraglio Yi Sun-sin

Il Museo

Coreani arrabbiati che attaccano gli invasori

Statua dell'Ammiraglio Yi Sun-sin

Il Monumento

Pagoda d'osservazione

Dettaglio architettonico

domenica 9 febbraio 2020

Matrix, misticismo sufi e sword&sorcery

Quella mattinate oziose dove non hai niente di meglio da fare che combinare Matrix, misticismo Sufi e sword&sorcery...

- Vuoi vedere i nostri serpenti?
Butros non rispose subito alla domanda. Prese tempo riempiendosi una tazza di caffè e sorseggiandolo, guardando il figlio dello sceicco che gli aveva fatto la domanda.
- Non sono del tutto sicuro. Ho sempre avuto brutte esperienze con i serpenti. Ho perso cammelli e compagni di viaggio a causa dei loro morsi.
- I nostri esemplari sono chiusi nelle gabbie - disse lo sceicco. - E abbiamo tutti gli antidoti disponibili. Dopotutto, è anche per questo che teniamo i serpenti. Le danze sono solo per far contento il popolo. È nelle sostanze contenute nel veleno che si cela la vera ricchezza.
Butros finì di bere il caffè e acconsentì.
Attraversarono alcuni corridoi e si fermarono davanti a una porta chiusa con una sbarra di legno.
Khadem tolse la sbarra e aprì la porta. Sorridendo fece segno a Butros di entrare.
La Guida guardò prima lo sceicco, poi Khadem. Il movimento di una tenda attrasse la sua attenzione: da dietro un drappo vide per un attimo una figura velata spiarlo.
Attraversò la soglia. Odore di muschio, di umido, di tana. Teli colorati coprivano le finestre, gettando ombre blu gialle e verdi sulle gabbie.
Ne capì il motivo. Luce blu per i serpenti notturno, gialla per quelli del deserto, verde per quelli delle foreste. La famiglia si impegnava a tenere i suoi ospiti a loro agio.
Come avevano fatto con lui.
Fermo al centro della stanza studiò i rettili. Non si sarebbe avvicinato per nessun motivo al mondo.
Scivolavano lenti, apparendo e scomparendo tra i rami e le rocce sistemati nelle gabbie. Non si concentrò su un singolo esemplare, ma colse la visione d’insieme. Era un fluire placido ma continuo di scaglie e colori e occhi e code. Era come un unico fiume di carne rettile e lui vi si trovava immerso. Le gabbie non racchiudevano gli animali ma separavano lui dalla corrente.
Gli venne voglia di immergersi e lasciarsi trasportare in quel fiume immenso, del quale quei serpenti costituivano solo una minima frazione. Come un secchio d’acqua rispetto all’intero fiume.
Non si accorse di essersi avvicinato a una delle gabbie. Non riconobbe l’esemplare, ormai per lui un serpente era tutti i serpenti e tutti i serpenti erano un solo essere.
Gli occhi lo ignoravano, le scaglie color sabbia, rosse, argento, verdi, arancioni disegnavano strane figure che si muovevano con lo strisciare del rettile.
Lo fissò incantato abbastanza a lungo da sembrargli che non fossero le figure a muoversi, ma le scaglie a cambiare colore, tracciando nuovi simboli, raffigurando monti e dune e oceani. Il serpente, o i serpenti perché forse ce n’erano molti là dentro, avvolti nelle loro spire erano come un’immensa tavola composta da un numero infinito di quadrati, le scaglie, e come le scaglie cambiavano colore così interi mondi si materializzavano davanti ai suoi occhi.
E quella non era più la pelle di un serpente, ma era al-Lawh al-Mahfooz, le Tavole dove tutto il creato era codificato, come numeri e lettere su una tabella o i colori delle scaglie sulla pelle del serpente.
Butros sentì una mano afferrargli la spalla. Si voltò, e i serpenti erano solo serpenti, e il figlio dello sceicco lo guardava preoccupato.
- Sono affascinanti, vero?

lunedì 25 novembre 2019

Empire Star


Dopo avervi parlato della Ballata di Beta-2, in un post che risale a qualche mese fa (come passa il tempo!), passo ora a commentare il successivo romanzo di Samuel Delany, Empire Star. Difficile dire da dove iniziare a descriverlo (e se lo avete letto capite quello che intendo). Mi ci sono arrovellato quasi tutta l’estate e parte dell’autunno: quella che segue è meno una recensione e più una raccolta di miei appunti per aiutarmi (e spero aiutare anche voi) a comprendere quello che ho letto. Perché, come vedremo, fare ordine nel romanzo non è cosa... semplice.

Iniziamo dallo stesso inizio scelto dall’autore. Il protagonista Comet Jo gironzola sul suo pianeta natale, Rhys, un luogo semplice e povero, il cui unico ruolo nell’Impero Galattico è quello di produrre il tessuto plyasil. Comet Jo è fondamentalmente scontento della sua vita e del poco che il pianeta gli offre.

L’occasione per fuggire si presenta sotto la forma di un superstite di un incidente spaziale, un individuo identico a lui che gli dà un preciso incarico.
Portare un messaggio a Empire Star.
Quale messaggio? Non si sa. Questo è uno dei misteri che Jo dovrà risolvere.

Tenente ora presente che seguiranno spoiler. Parlerò liberamente di quello che succede e svelerò (o almeno cercherò di svelare) alcuni dei misteri di questa storia. Andate avanti quindi solo se avete letto il romanzo e qualcosa non vi è chiaro. Poi magari ne discutiamo.

Il viaggio di Jo verso Empire Star passa attraverso un serie di incontri con altri personaggi, incontri che gli permetteranno di crescere e ampliare la sua prospettiva in maniera prima complessa eppoi multiplessa.

Per prima cosa fa amicizia con D’kit, una specie di gattino a otto zampe e tre corna che vive su Rhys. La bestiola si affezione a Jo e lo segue ovunque.

La prima persona che incontra è la guardiana dei cancelli dello spazioporto di Rhys. Una donna calva di nome Charon, che possiede un cane chiamato 3Dog. Il riferimento a Caronte e a Cerbero è abbastanza chiaro.

Charon lo fa entrare nello spazioporto e lo indirizza verso San Severina, che gli regala un pettine e il consiglio di sistemarsi i capelli.

Comet Jo trova lavoro come aiutante su un’astronave cargo che trasporta Lll. Cosa sono i Lll? Sono creature che possiedono la capacità di costruire civiltà, non solo dal punto di vista architettonico e ingegneristico, ma anche dal punto di vista del sistema dei valori morali. Sono usati come schiavi in tutto l’Impero. La particolarità è che emettono tristezza, si diventa tristi in loro presenza, e più se ne possiedono più tristezza si prova. Quello della tristezza è un meccanismo ideato dall’Impero per evitare l’abuso di questi esseri. La proprietaria dei Lll è proprio San Severina. La donna insegna a Jo ad esprimersi bene nel linguaggio standard.

Sulla Terra Jo e Severina si separano, il nostro protagonista raggiunge Lump (acronimo di Linguistic Ubiquitous Multiplex), un’intelligenza artificiale basata sulla personalità di un Lll, Muels Aranlyde, noto scrittore (non serve che vi faccia notare che Muels Aranlyde è l’anagramma di Samuel Delany, vero?).

(La schiavitù è un tema toccato spesso dall’autore. Schiavi, ex-schiavi e schiavi in fuga sono protagonisti di The Fall of the Towers, Stars in my Pocket Like Grains of Sand, e Neveryon.)

Lump continua l’educazione di Jo facendogli abbracciare la visione complessa dell’universo.
Viaggiando nello spazio Jo si schianta contro la Cupola, una specie di centro di ricerca dedito alla raccolta di tutto il sapere dell’universo. Rischia di finire vivisezionato per approfondire le conoscenze della biologia umana, fugge e si incontra di nuovo con Lump.

In orbita attorno al Sole, Lump e Jo incontrano Ni Ty Lee, scrittore e poeta. Ni Ty Lee ha la caratteristica di aver già vissuto tutte le esperienze degli altri. È stato su Rhys, ha incontrato San Severina, ha avuto come maestro Muels Aranlyde stesso: Jo quasi impazzisce al pensiero che la sua vita non gli appartenga. Si separano, Jo viene arruolato nell’esercito imperiale, che si prepara a una violenta guerra.

A bordo dell’astronave da guerra su cui è imbarcato incontra una clandestina: la giovane Principessa dell’Impero, accompagnata dal suo Lump. La Principessa vuole andare su Empire Star per mettere fine alla schiavitù dei Lll. Jo decide di seguirla: pensa che il messaggio che deve annunciare riguardi proprio il fatto che la ragazza è venuta per liberare i Lll.

A questo punto avviene la grande rivelazione del romanzo. Empire Star è un’anomalia spaziotemporale, si può usare per viaggiare nel tempo. E qui Jo mette ordine a diversi (ma non tutti) pezzi del puzzle. La Principessa è San Severina ed è Charon, in diverse fasi delle sua vita. I due si sono già incontrati in maniera non-lineare. Il Lump della Principessa diventerà il Lump da lui incontrato sulla Luna. Molti degli eventi citati perdono la loro collocazione cronologica in quanto, grazie (o per colpa) del viaggio nel tempo si perde il nesso causa-effetto che usiamo per ordinare il mondo esterno.

Il romanzo termina con immagini di altri pezzi del puzzle, alcuni facilmente sistemabili, altri meno. L’annuncio della liberazione dei Lll. Jo da vecchio che incontra il se stesso più giovane e gli conferisce l’incarico di portare il messaggio. Ma anche la morte di Jo per mano di un generale dell’esercito.

Questa la trama. Se non avete capito niente, va benissimo: Empire Star è il tipo di libro che va letto e riletto soltanto per iniziare a comprenderlo. È un puzzle e non tutti i pezzi ci vengono forniti, molti si devono ricostruire in modo multiplessuale.

Ma che cos'è questa multiplessità?

È un concetto ideato da Delany, e rappresenta il passo successivo nel percorso concettuale che parte dal “semplice” e continua con il “complesso”. Per arrivare al concetto di “multiplex” vediamo prima che significato hanno per Delany questi altri due concetti.

La caratteristica della mente Simplex è che riesce a dare una risposta unica alla domanda “qual è la cosa più importante dell’universo?”. Non ha a che fare con la stupidità o l’intelligenza della persona. Gli scienziati del Progetto, per quanto intelligenti e colti, restano comunque convinti che la cosa più importante al mondo sia la stesura della loro enciclopedia (grazie alla quale non sarà più necessario usare i Lll come schiavi, addirittura sostengono).

La mente “complex” è invece in grado di concepire le numerose relazioni di causa ed effetto che, in un determinato contesto e in una determinata visione del mondo, consentono che una certa serie di eventi possa accadere.

Veniamo ora alla mente “multiplex”. Essa è quella capace di lavorare simultaneamente con diverse interpretazioni della realtà, anche in contraddizione tra di loro. Non è la mente turbata da paradossi o da paradigmi opposti, ma quella che vive in un mondo di interpretazioni in continua evoluzione e cambiamento.


Delany nelle sue opere ha tre temi ricorrenti: personaggi “simplex” che si ritrovano in un mondo “complex”, personaggi “complex” che però scoprono che la loro interpretazione dei fatti e le loro esperienze non corrispondono a quelle degli altri, e infine personaggi che incontrano altri personaggi, più saggi, che sono a conoscenza di cose impossibili.

Personaggi dei tipi elencati sopra si trovano in tutte le sue opere, Comet Jo nel corso della sua evoluzione li impersona tutti. Risulta anche più chiaro l’incontro di Jo con il poeta. Il poeta ha una visione multiplex della vita, è capace di abbracciare altri punti di vista, compreso ovviamente anche quello di Jo.

Il punto di vista del romanzo e Jewel, un gioiello che in realtà è un tritoviano, una creatura non umana che passa la maggior parte della sua vita in stato cristallino. Jewel stesso (o stessa?) dichiara di non essere un narratore affidabile in quanto tralascia intere parti del racconto, assumendo che un lettore multiplex non avrebbe alcun problema a ricostruirle.

Le storie dei personaggi di questo romanzo si incrociano, si ripiegano su se stesse, sembra quasi all'infinito. Non potrei trovare immagine migliore che quella dello spirografo, una collezione di cerchi che si incrociano, si sovrappongono, si ripiegano su se stessi.

Il romanzo è stato scritto nell'agosto del 1965 a New York, nell'arco di undici giorni, allo scopo di guadagnare qualche soldo per pagarsi un viaggio in Europa.

Il volume è stato pubblicato per la prima volta dalla Ace Double in coppia con Tree Lord of Imeten by Tom Purdom (copertina di Jack Gaughan). Negli ultimi 50 anni è stato ripubblicato almeno una decina di volte, spesso in compagnia con altri romanzi (tipica accoppiata Empire Star/Ballad of Beta-2).

Bantam nel 1981 ha pubblicato una riedizione di alcune opere di Delany, Distant Star, comprendente Empire Star. Il disegnatore John Jude Palencar ha illustrato alcune scene del romanzo. Tali illustrazioni sono dapprima presenti singolarmente, e al termine di ciascuna sezione del libro ricombinate in un singolo cerchio.




Quello che è interessante è che alcune illustrazioni sono ripetute su più cerchi, perché relative a più personaggi che si incrociano in tempi diversi della loro linea temporale (spero che sia chiaro).



Non finisce qui. Nel 1983 la Bantam pubblica il paperback di Distant Star, togliendo le illustrazioni ma lasciando le didascalie, che appaiono come “appunti” per ricostruire le varie trame. Sono testi non scritti da Delany, presenti per errore, ma che costituiscono una mappa delle storie del romanzo.


Tradotto in italiano da Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, il libro è uscito per la prima volta nel 1977 sul numero 13 della rivista Robot (Armenia), e nel 1992 in Stelle Lontane, edizione italiana del Distant Star nominato sopra.

giovedì 24 ottobre 2019

Zaineb Tehrani - la Sceriffa Velata


Finalmente, dopo un lungo travaglio, è uscita la mia raccolta di racconti Weird Western intitolata Zaineb Tehrani.

Il primo racconto, La Vendetta dello Stregone, uscì come ebook singolo nel 2017 prima per le Edizioni Imperium di Diego Bortolozzo e poi per la Collana Imperium Horror della Delos.

Grazie all'interesse e allo stimolo di Alessandro Iascy e Ivan Alemanno, nell'anno successivo ho scritto altre nove storie aventi per protagonista la stessa Sceriffa Velata. Tutte le storie sono ora state raccolte nel volume omonimo uscito per la Watson.

Zaineb Tehrani è nata nella Persia del 1800 ed è cresciuta nel rispetto dell’Islam. Da giovane dimostra un’insaziabile curiosità e suo padre, un ricco commerciante, le insegna a leggere. Zaineb impara anche l’inglese e grazie ai contatti di suo padre s’innamora e divora le dime novels con protagonisti cowboy e fuorilegge degli Stati Uniti d’America. Ma, nella chiusa e tradizionalista Persia, una ragazza non ha speranza di trovare le stessa libertà delle praterie americane. Per tenerla lontano dai fanatici religiosi, suo padre la porta con sé in un viaggio d’affari in America. Si realizza così il sogno della giovane: visitare il Far West. Divenuta sceriffa di Doomtown per un suo capriccio, scopre di credere veramente nei valori dell’Ordine e della Legge. Ma nella violenta Frontiera popolata da mostri e stregoni, quale giustizia può prevalere? La Sceriffa Velata deve decidere tra la Legge degli Uomini, quella di Allah e la sua coscienza.

Ho presentato il volume allo Stranimondi qualche settimana fa. Ero emozionato e confesso che non mi ricordo niente di quello che ho detto. Il discorso di presentazione, almeno nei piani originali, avrebbe dovuto essere qualcosa così.

Sono nato e vivo tutt’ora in una città di confine dove, essendo io stesso figlio di esuli, ho sempre trovato un po’ difficile sentirmi a casa. Per questo mi sono sempre piaciuti gli outsider, i personaggi fuori posto, quelli che devono lottare per trovare il loro posto nel mondo.

Ed è proprio nel Nuovo Mondo che Zaineb Tehrani, la protagonista di questa antologia, deve trovare il suo posto. Fuggita dalla rigida ortodossia religiosa persiana, Zaineb veste i panni di una sceriffa nel Far West americano di metà ottocento. All’inizio per gioco, ispirata dai racconti dime novels che leggeva di nascosto da bambina. Ma quando scopre che mali oscuri si diffondono nella Frontiera Americana, decide di iniziare la sua jihad personale contro i demoni.

Zaineb Tehrani è un personaggio completamente fuori contesto, che si trova spesso indeciso tra la Legge degli Uomini, quella di Allah e la sua coscienza. È una figura ispirata alle molte donne che ho conosciuto nei miei viaggi in Medio Oriente (e che almeno una delle quali ho sposato), persone che mi hanno sorpreso per il modo disinvolto con il quale si muovono tra mondi diversi.

Nei dieci racconti di questa antologia la nostra sceriffa dovrà difendere Doomtown dalla maledizione di uno stregone navajo e affrontare orribili mostri nati dalla magia nera dei nativi e dall'ingordigia degli uomini bianchi. Rivivremo con lei la sua infanzia in Persia e i suoi primi scontri con i demoni delle sterminate praterie nel Nuovo Mondo. Zaineb scoprirà l'esistenza di una confraternita di Maghi, l'Ordine di Salomone, dei quali dovrà sventare i complotti.
Infine la Sceriffa Velata dovrà affrontare lo jinn che la perseguita dalla sua infanzia.

La copertina è della bravissima Pamela Łuniewska.

La recensione di Infiniti Mondi: LINK

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