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giovedì 25 gennaio 2024

Starboard Wine

Starboard Wine è stato pubblicato nel 1983 ed è una raccolta di saggi e lettere scritte da Samuel Delany nella seconda metà degli anni ‘70 riguardanti la letteratura di fantascienza.

Il sottotitolo è More Notes on the Language of Science Fiction, rendendo questo libro una specie di sequel o aggiornamento del volume del 1977 intitolato The Jewel-Hinged Jaw: Notes on the Language of Science Fiction. Inoltre i saggi sono stati scritti nello stesso periodo in cui Delany scriveva la sua monografia sul racconto Angouleme di Thomas Disch (The American Shore). In Starboard Wine i riferimenti a questi due testi sono numerosi.

I saggi riguardano vari aspetti della fantascienza, dalla sua storia al suo futuro ai profili di alcuni autori che Delany riteneva notevoli.

Delany non crede, contrariamente a molti, che la fantascienza sia nata con Frankenstein di Mary Shelley, ma con le riviste degli anni 20 e 30 di Gernsback . Due sono le motivazioni portate a sostegno di questa sua tesi. La prima è che il romanzo non si discostava come temi e stile da altri romanzi dello stesso periodo che non sono riconosciuti come fantascienza. La seconda è che tra i vari testi del 1800 riproposti dalle medesime riviste non compare Frankenstein, mentre appaiono altri precursori quali Wells e Verne.

L’unicità della fantascienza, sostiene Delany, si è fatta notare in quegli anni. Ma in cosa consiste questa unicità? Delany confronta fantascienza e letteratura, partendo da domandi quali: La fantascienza è letteratura? Delany sostiene di no – fantascienza e letteratura si leggono in maniera diversa.

"I prefer to see the differences between science fiction, fantasy, and mundane fiction largely as the differences in the conventions, interpretations, questions, expectations, and responses the various texts encourage the reader to bring to the reading"

Delany vede la fantascienza non come un genere letterario ma come un protocollo con il quale leggere certi testi (non necessariamente testi di fantascienza, come Cheap suggerisce di fare ai suoi studenti). È una lingua particolare dove le cose hanno significati leggermente diversi da quelli che intendiamo nella letteratura quotidiana (“mundane”). Ed è proprio in queste differenze tra l’ambientazione descritta nella fantascienza e il nostro mondo reale che secondo Delany sta la forza della fantascienza. Mentre ogni frase che si può trovare in un testo di “mundane fiction” può avere ancora senso se si legge in un testo di fantascienza, non vale il contrario: questo è in indizio che non si può includere la fantascienza nella letteratura, ma che il loro rapporto è più complicato.

"The writer of mundane fiction tells a story set against a more or less vividly evoked section of the given world... and these conventions... have far more to do with other works of fiction than with anything "real". The SF writer, however, creates a world"

C’è il resoconto di un esperimento interessante, dove Delany legge parola per parola un racconto di fantascienza a una persona che non ama, capisce e apprezza il genere, per studiare momento per momento cosa passi nella testa del lettore di letteratura “seria”. È un approccio al testo lettera per lettera che non si vede spesso e dà dei risultati interessanti.

"Science fiction is not about the future; it uses the future as a narrative convention to present significant distortions of the present"

Cinque saggi sono dedicati a Robert Heinlein, Joanna Russ, Theodore Sturgeon e Thomas Disch (Disch I e Disch II), dove vengono messi in rilievo pregi e difetti di questi quattro autori. Sebbene separato dal pensiero politico, Delany apprezza Heinlein per il modo con il quale ha creato e fissato i tropi della fantascienza, dal viaggio nel tempo all’esplorazione spaziale.

Quando Delany scrisse Starboard Wine la fantascienza scritta era in pieno boom con un aumento esponenziale dei titoli pubblicati rispetto agli anni precedenti. Nei saggi troviamo un sano ottimismo sul futuro del genere, sostenuto da una solida base teorica che fa riferimento ai teorici francesi (soprattutto Derrida) e dove la fantascienza viene vista come un linguaggio e, di conseguenza, qualsiasi studio del genere diventa uno studio della sua grammatica e delle sue regole linguistiche.

È un testo di 40 anni fa e molto probabilmente molte tesi sono state superate dalla critica dei decenni successivi, ma resta un punto fondamentale per capire la storia della fantascienza e la sua evoluzione.

giovedì 16 febbraio 2023

Prador Moon: granchi alieni giganti carnivori

Dopo un impegnativo Delany (Stars in my pocket like grains of sand) mi sono scelto qualcosa di più leggero: Prador Moon di Neal Asher.

L'autore me lo ero segnato perché da suoi racconti erano stati tratti tre episodi di Love, Death & Robots che mi erano piaciuti: "Snow in the Desert", "Bad Travelling" e "Mason's Rats".

Prador Moon appartiene al ciclo della Polity, che l'autore sta portando avanti da circa venti anni.

Racconta il primo contatto degli esseri umani (riuniti sotto una Polity governata dalle IA) con gli alieni Prador. Primo contatto che finisce malissimo, visto che i Prador sono granchi giganti carnivori estremamente goloso di carne umana.

I protagonisti sono Jebel Krong, marine dello spazio al quale i Prador hanno ucciso la fidanzata, e Moria Salem, donna con un impianto cibernetico illegale che le permette di eseguire calcoli difficilissimi e che si rivela essere determinante per sconfiggere la prima ondata di Prador.

Sono 250 pagine di combattimenti con ogni tipo di arma e in ogni tipo di ambiente: stazioni spaziali, foreste, battaglie tra astronavi etc...

Concordo con la frase scritta sulla wikipedia italiana: "È difficile stabilire con precisione a quale sottogenere della fantascienza appartengano le sue opere perché, nonostante i suoi lavori siano molto spesso di portata epica come avviene solitamente nella space opera, il suo stile e i suoi toni aggressivi assomigliano al cyberpunk."

"Toni aggressivi" è un eufemismo vista la macelleria che gli alieni fanno di esseri umani.

I Prador sono uno spasso. Sono semplicemente cattivi e ogni volta che pensavo avessero toccato il fondo con le loro crudeltà Asher si inventava qualche altro orrore per farmeli odiare ancora di più.

I Prador capitani sono capaci di divorare i loro stessi figli qualora questi li deludano, fanno esperimenti allucinanti sugli esseri umani e puntano al genocidio della specie umana – non per qualche motivazione politica o ideologica, ma solo perché hanno fame.

Non mi risulta che alcun romanzo di Neal Asher sia mai stato tradotto in italiano.


lunedì 19 dicembre 2022

On Basilisk Station



On Basilisk Station è il primo romanzo del così detto Honorverse, fortunata serie di romanzi dell’autore americano David Weber che comprende circa 14 titoli della serie principale e numerosissimi spinoff.

Di tutta la saga solo un racconto, Ms. Midshipwoman Harrington, è stato tradotto in italiano.
Dopo aver fatto passare per idiota un ammiraglio, la Comandante Honor Harrington viene assegnata con la sua nave HMS Fearless alla Stazione Basilisco, un luogo dove sono mandati tutti gli ufficiali caduti in disgrazia.
Il suo nuovo equipaggio la odia per l’incarico ricevuto.
Gli alieni abitanti del pianeta hanno una civiltà all’età del bronzo e fumano droghe che li trasformano in pazzi omicidi.
La principale industria locale è il contrabbando e i cartelli mercantili vogliono la sua testa.
La nazione avversaria di Haven sembra tramare qualcosa.
E per affrontare tutto questo Honor Harrington ha un solo incrociatore leggero ultracentenario con un armamento che non funziona.
Quando la situazione precipita e la Repubblica di Haven fa la sua mossa per conquistare il sistema, Honor si rimbocca le maniche e reagisce TOSTA.
(ho tradotto molti liberamente dalla quarta di copertina).

Nell’Honorverse le astronavi si comportano come velieri del 1800 – BUT IN SPACE! L’autore si è ispirato ai romanzi di Horatio Hornblower di C. S. Forester, prendendo spunti anche da personaggi reali quali Thomas Cochrane e l’Ammiraglio Nelson.

È un romanzo di poco più di 400 pagine in cui avviene una singola battaglia nave, ma che da sola merita l’intero prezzo del biglietto. Weber si prende tutto il tempo (e le pagine) che gli serve per farci conoscere i personaggi, dalla protagonista e il suo gatto alieno Nimitz, il suo equipaggio, fino agli ammiragli e ai politi nei ministeri delle due nazioni coinvolte. Tutto converge in una corsa pazzesca a colpi di cannonate spaziali per intercettare un vascello nemico, a costo di enormi sacrifici.

Dopo questo primo romanzo la serie è andata avanti. In teoria la protagonista sarebbe dovuta morire nel quinto volume, ma Weber ha fatto una serie di scelte molto discutibili e ha continuato imperterrito con romanzi sempre più lunghi nei quali succede sempre di meno, e allargando l’Honorverse con saghe e spinoff lasciati ad altri autori.

Ho trovato poi assolutamente ridicolo come i cattivi di questo romanzi, la Repubblica di Haven, avessero come difetto principale l’avere un sistema di welfare (sul serio), che come tutti sanno porta inevitabilmente una nazione a diventare una oligarchia imperialista. Che sarebbe un punto di vista molto americano, solo che i “buoni” dell’Honorverse appartengono al Regno di Maticora, governato da dei nobili che per noblesse obblige giocano a fare gli ammiragli della flotta.

Gli alieni poi sono trattati come mezzi idioti e il Regno si sente in dovere di colonizzarli in quanto “se non lo fanno loro lo farebbe qualcun altro” con un atteggiamento talmente imperialista e colonialista che sarebbe comico se l’autore non sembrasse crederci veramente.

mercoledì 16 novembre 2022

The Employees: A workplace novel of the 22nd century

The Employees: A workplace novel of the 22nd century è un romanzo breve di Olga Ravn che presto verrà pubblicato in italiano da Saggiatore.

Il libro si presenta come una serie di dichiarazioni rilasciate da un non meglio precisato gruppo di dipendenti di un non meglio precisato posto di lavoro. Nel corso della lettura ci si rende conte che ci sono dipendenti umani (nati e mortali) e umanoidi (artificiali e immortali), e che l’ambiente di lavoro è un’astronave, la Six Thousand Ship.

Scopo del datore di lavoro è scoprire l’effetto che un certo numero di “oggetti” hanno sui dipendenti. Gli oggetti sembrano essere stati prelevati da un pianeta visitato; gli umani e gli umanoidi vi si affezionano fino a pregiudicare l’efficienza del loro lavoro.

La storia è tutto sommato convenzionale, quasi banale, ma raccontata in maniera obliqua, quasi a dover cercare tutti gli indizi per capire cosa stia succedendo, ma in fondo è più importante farsi prendere dal flusso di coscienza e dalla poesia del testo che cercare razionalizzazioni.

Il libro è nato da una serie di oggetti che apparivano in una mostra dell’artista Lea Guldditte Hestelund. L’artista chiese a Olga Ravn di commentare con dei testi gli oggetti e l’autrice pensò a reperti alieni raccolti su un altro pianeta.

Personalmente mi ha ricordato il film Aniara del 2018 con le sue ambientazioni dal freddo design “nordico” (il film è ambientato su un’astronave ma è stato girato in un centro commerciale svedese) e i Tropismes di Nathalie Sarraute. In biologia i Tropismi sono movimenti e crescite spontanee degli organismi in risposta a stimoli ambientali esterni, che è un po’ quello che Ravn va a studiare quando mette umani e umanoidi a contatto con gli Oggetti, finendo per parlare di cosa ci rende umani, e prendere in giro aziendalismo, capitalismo e transumanesimo.

martedì 11 ottobre 2022

La Battaglia dei Maghi Linguisti

Battle of the Linguist Mages di Scotto Moore.

Isobel è la top player di un gioco immaginario, un MMORPG a tema musicale chiamato Sparkle Dungeon. Il gioco in VR richiede la recitazione di formule magiche complicate, Isobel è talmente brava che viene assunta dagli sviluppatori per portare avanti il loro piano segreto: addestrare esseri umani nell’uso di formule magiche vere. E usarli per salvare (o conquistare?) il mondo.

Si scopre infatti che i segni di punteggiatura sono alieni in fuga dalla logosfera (già qua potete fare una pausa per contemplare il concetto), che risiedono come memi nel cervello umano e, tramite appositi comandi vocali (detti “power morphemes”) eseguono una serie di ordini che vanno dall'influenzare la mente degli altri a stordirli al teletrasporto, al viaggiare in altre dimensioni e… diventare Dio? Diventare Dio.

Eccessivo, scoppiettante, senza un attimo di respiro… anche se alla lunga troppi effetti speciali diventano stuccosi e un po’ si sente la fatica.

Scotto Moore mette qua dentro tante di quelle idee che il romanzo sembra esplodere: corporation corrotte, sette religiose da lavaggio del cervello, MMORPG e IA che diventano senzienti, viaggi in altre dimensioni… il tutto per raccontare una storia di potere e responsabilità con una protagonista fortemente sarcastica ma adorabile.

È un interessante tentativo (tra i molti) di portare meccaniche dei (video)giochi in una narrazione, penso faccia parte di quella corrente di “litRPG” che magari meno nota in Italia è comunque ben presente nel mercato anglosassone.

venerdì 17 giugno 2022

Reverse Colonization

"Reverse Colonization" di David M. Higgins studia il concetto di invasione e colonizzazione comparando le visioni della fantascienza degli anni '60 e '70 con certi discorsi politici ancora presenti al giorno d’oggi.

La narrativa della Colonizzazione Inversa avviene quando una cultura coloniale e imperialista immagina com'è il venire colonizzati e sottoposti a un impero straniero. Che solo apparentemente dovrebbe essere spunto per riflettere sul proprio potere coloniale e provare compassione verso le popolazioni schiavizzate. Al contrario, come Higgins dimostra, simili narrative rafforzano l’idea che il potere coloniale sia sotto assedio e oppresso favorendo modi di pensiero reazionari.

Il libro di Higgins è un tassello che si aggiunge a quelli di John Rieder, Istvan Csicsery-Ronay e Patricia Kerslake sui rapporti tra Fantascienza e pensiero coloniale.

lunedì 14 marzo 2022

The Galaxy and the Ground Within di Becky Chambers

The Galaxy and the Ground Within è l’ultimo della fortunata serie Wayfarer, ma il primo in assoluto che ho letto di Becky Chambers, autrice che ha vinto numerosi premi per i suoi romanzi: Hugo, Locus, Arthur C. Clarke e tanti altri.

Il genere è “space opera” che incontra lo “slice of life”: non ci sono battaglie epiche, catastrofi galattiche o l’universo da salvare, ma personaggi “umani” che si incontrano e cercano di andare d’accordo.

In GGW un inconveniente tecnico costringe tre alieni a restare fermi una manciata di giorni in una specie di motel interplanetario, posto su un pianeta sperduto sede di hub di tunnel spaziali.

Non ci sono esseri umani, sono tutti alieni, ognuno con le caratteristiche peculiari della propria biologia, cultura e storia personale.

Pei è una capitana d’astronave tosta e agguerrita appartenente agli alieni Aeluon, che comunica solo cambiando colore del viso.

Speaker è una disabile Akarak, popolo costretto a vagabondare tra le stelle visto che il loro pianeta madre è stato consumato da alieni sfruttatori. Si muove in un esoscheletro visto che non respira l’ossigeno ma il metano.

Roveg è un esiliato dei Quelin, specie di insetti che vivono in una dittatura.

Ouloo è la Laru (tipo lama senzienti a sei arti) che gestisce il motel spaziale e si trova a dover intrattenere e mettere a loro agio creature piuttosto diverse.

Può un romanzo dove i personaggi passano il tempo a chiacchierare essere interessante? Non so come ma sì, Chambers mi ha tenuto incollato con la descrizione di strane biologie, usanze ancora più strane, contrasti culturali e politici.

Mi è piaciuto l’atteggiamento della scrittrice: umile, accogliente, positivo.

Sicuramente una lettura rilassante in questo periodo.

giovedì 10 febbraio 2022

Gearbreakers: mecha giganti, ragazzini arrabbiati e amori saffici cyberpunk

It makes sense that, when the times were desperate enough, when the people were frenzied enough, at a certain point we went past praying to deities and started to build them instead.

Romanzo di debutto della scrittrice americana Zoe Hana Mikuta, Gearbreakers è una storia, nelle parole della stessa autrice, di combattimenti con la spada tra mecha giganti, ragazzini arrabbiati e amori saffici cyberpunk.

La città-stato di Godolia domina sui territori circostanti con i terribili Windup, mecha giganti da guerra impiegati per assoggettare i villaggi minerari della Badlands ed estorcere tributi. Godolia ci va giù pesante e basta che una comunità non rispetti la quota mensile o abbia un ritardo nella consegna perché si veda annichilita dai Windup.

I piloti sono esseri umani che dopo un brutale addestramento sono trasformati in cyborg con la capacità di connettersi ai mecha.

Sona Steelcrest è una Pilota di Valchirie, uno dei modelli più letali di Windup, ma segretamente brama la distruzione di Godolia: Sona infatti è l’unica superstite di un villaggio sterminato dai mecha e come profuga clandestina è riuscita ad entrare nell’Accademia Windup.

Eris Shindanai è una Gearbreaker, un’abitante delle Badlands che dedica la propria vita a combattere l’oppressione di Godolia. Eris e la sua squadra (una tra le molte) riescono a infiltrarsi nei mecha e a distruggerli dall'interno, uccidendo il Pilota e sabotando il Windup.

Eris viene catturata da un Windup e torturata dai Piloti fino a quando Sona non la libera e assieme fuggono nelle Badlands. Una volta lì Sona deve evitare di farsi ammazzare dai Gearbreakers e conquistare la fiducia di Eris per un piano audace per mettere fine una volta per tutte al potere di Godolia.

Gearbreakers non è un romanzo che si legge per i combattimenti tra mecha, che ci sono ma non sono tanto eccitanti quanto ci si potrebbe aspettare, o per la descrizione della distopica Godolia, che in realtà neanche vediamo. Quel che piace del romanzo è l’evoluzione della relazione tra Sona e Eris, da nemiche ad amiche fino a qualcosa di più. Ognuna deve rielaborare i propri sentimenti per l’altra anche e soprattutto nel contesto di relazioni nel quale già si trovano. Eris ha un forte legame con i membri della sua squadra (le parti con i dialoghi tra lei e gli altri sono i più arguti di tutto il libro), peccato che tutti vogliano vedere Sona morta tanto che qualcuno cerca anche di ucciderla. Sona ha stabilito un rapporto di amore/odio con gli altri Piloti Windup, rapporto che ha spezzato per fuggire con Eris, e ora l’unica cosa che la muove è l’odio, un odio così forte da renderla suicida.

Because now I am in control.
Because people I have loved in the past have been hurt by this nation, and the people I love in the present have been hurt by it again, and because now I can do something to stop it.
Because you choose sides in war and I chose the one that makes me feel human, and this I will not apologize for.
I am violent. I am awful. But every vicious thing about me is mine in its entirety.
I will not die as theirs.

Il finale è aperto tanto che è già prevista la pubblicazione di un seguito, Godslayers, che dovrebbe uscire in Luglio di quest’anno.

domenica 27 giugno 2021

A Memory Called Empire di Arkady Martine

Sinossi:
Ambassador Mahit Dzmare arrives in the center of the multi-system Teixcalaanli Empire only to discover that her predecessor, the previous ambassador from their small but fiercely independent mining Station, has died. But no one will admit that his death wasn't an accident—or that Mahit might be next to die, during a time of political instability in the highest echelons of the imperial court.

Now, Mahit must discover who is behind the murder, rescue herself, and save her Station from Teixcalaan's unceasing expansion—all while navigating an alien culture that is all too seductive, engaging in intrigues of her own, and hiding a deadly technological secret—one that might spell the end of her Station and her way of life—or rescue it from annihilation.


A Memory Called Empire non è una space opera come ve la aspettereste. Sebbene narri le vicende di un vasto impero galattico, il romanzo è ambientato su un singolo pianeta, del quale si vede in dettaglio solo la sede di governo. Mancano le avventure su ampia scala spesso associate a questo sottogenere. A Memory Called Empire è meglio definito come un interstellar mystery adventure. La protagonista deve scoprire chi ha ucciso il suo predecessore alla carica di ambasciatrice della Stazione Lsel presso l’Impero Teixcalaani, evitare attentati e se può, nel frattempo, innamorarsi della sua addetta culturale e assistente Three Seagrass.

Più che esplorare lo spazio interstellare, l'autrice Arkady Martine è interessata a esplorare lo spazio culturale occupato da un Impero e la sua relazione con quello, più ridotto, all’interno del quale cerca di sopravvivere una provincia non ufficialmente ancora sottomessa.

Come persona nata e cresciuta in una regione che nell’ultimo secolo è passata sotto l’influenza di ben quattro domini culturali diversi, posso dire che questo romanzo mi ha parlato in maniera particolare.

Lunga e interessante è la relazione della fantascienza con gli imperi galattici (o interstellari, o interplanetari…): la si fa risalire al 1900, con The Struggle for Empire: A Story of the Year 2236 di Robert W. Cole, che immagina una Impero Britannico che estende la sua influenza (e la sua fame di risorse) ad altri sistemi solari. Nei decenni successivi Asimov, Herbert e Guerre Stellari hanno saldato l’archetipo dell’Impero Galattico nella nostra immaginazione.

Ma come fatto notare da Csicsery-Ronay (nel suo saggio “Science Fiction and Empire”), la fantascienza è sorta per prima nelle nazioni più imperialiste (Inghilterra e Francia) spostandosi poi in USA e Russia quando queste iniziarono le loro attività imperiali.

Per una trattazione più approfondita della relazione tra Fantascienza e Colonialismo vi invito a leggere anche il saggio Colonialism and the Emergence of Science-Fiction di John Rieder.

Quello su cui Martine pone l’accento è l’aspetto coloniale di un Impero (ammettendo che i due aspetti possano essere separati), di come questi eserciti la sua influenza militare e culturale, riversando legioni di soldati e opere di narrativa sugli stati indipendenti ai suoi confini.

Ma che cos’è un impero?

Per Edward Said l'imperialismo è "La pratica, la teoria, gli atteggiamenti di un centro metropolitano urbano che governa un territorio lontano".

La capitale dell’Impero Teixcalaani è una ecumenopoli, una città-pianeta erede di Trantor e di Coruscant. Nel linguaggio Teixcalaani si usa la stessa parola per dire “mondo”, “città” e “impero”. Quando un nuovo sistema solare viene annesso all’Impero esso di fatto inizia a esistere per il mondo. Le culture al di fuori dell’Impero, compresa quella di Mahit, sono considerate barbare.

L'Impero Teixcalaani è un patchwork di diversi imperi del passato. Linguaggio e culto derivano dall'impero azteco, l'organizzazione politica da quello cinese e bizantino. Per confronto Lsel e il suo linguaggio sono ispirati all’Armenia. In particolare, Martine si è ispirata alla conquista del regno armeno di Ani nel 1044 da parte dell’Impero Bizantino per rappresentare gli sforzi di Lsel per rimanere indipendenti.

Ma soprattutto per Martine l'Impero è una Memoria, qualcosa oggetto di una ricostruzione culturale narrativa. I funzionari che governano l’Impero sono ossessionati dalla produzione poetica delle epoche precedenti. Le avventure passate di imperatori e condottieri sono usate come termini di paragone del presente, ma sempre nella loro forma romanzata e liricizzata. L’Impero è una continua narrazione e ri-narrazione di se stesso.

It was hard for her to wrap her mind around—the very idea of Teixcalaan not being permanent, irrevocable, eternal. And she was a barbarian, a foreign particle, just a thing that loved (did she? Did she still?) the Empire’s literature and culture, it wasn’t home; it had never been the shape of the world for her like it must be for Three Seagrass, only the shape that distorted the world out of true, the warp of heavy mass pulling at the fabric of space.

Ritorniamo a Said: “ogni impero racconta a se stesso e al mondo di non essere come gli altri imperi, che la sua missione non è di saccheggiare e dominare ma di educare e liberare".

Un impero divora: è un termine usato molto spesso in riferimento ai Teixcalaanlitzlim, che inglobano pianeti per le loro risorse – nel caso della Stazione Spaziale Lsel la risorsa è il wormhole presso cui si trova.

Per entrare nel loro mondo Teixcalaani la protagonista deve cogliere rimandi e citazioni, cosa resa difficile perché spesso molte opere non sono arrivate alla “periferia” nella quale ha vissuto.

Mahit was so very tired of disambiguating between the tiny shades in meaning between one Teixcalaanli phrase and another, the effort it took to rearrange the emphasis of a sentence to render it accurate. The effort it took to keep straight what she had told Three Seagrass, what she had told Twelve Azalea, and what she hadn’t told anyone at all.

Non c’è frase detta da uno dei personaggi che non debba essere interpretata vagliata, le cui parole non debbano essere messe in relazione con la cultura Teixcalaanli e il contesto nel quale vengono dette. È una battaglia continua della protagonista, e quindi anche del lettore, con i dialoghi Teixcalaanli.

Mahit è innamorata della cultura Teixcalaanli, nonostante sia la cultura dei conquistatori e dominatori. Ma non vuole che Lsel ne diventi una colonia. Che strumenti ha per opporsi alla colonizzazione? Martine introduce subito nel romanzo il concetto di Imago, copie informatiche della mente di abitanti illustri di Lsel con i quali entrare in contatto mentale per avere aiuti. A Mahit viene impiantato l'Imago di Yskandr Aghavn, il suo predecessore. Purtroppo ci sono dei problemi e l'ambasciatrice si trova sola e senza sostegno, e parte del romanzo consiste nelle sue avventure per recuperare un chip con l'Imago perduto. L'Imago rappresenta per gli abitanti di Lsel un profondo collegamento psicologico con il loro passato. È questo collegamento che può permettere loro di sconfiggere l'Impero. L'Imperatore Six Directions (nessuna relazione con gli One Direction) infatti sta morendo e all'orizzonte si protende una devastante guerra civile. Se Six Directions riuscisse a impiantare una sua Imago in un suo clone, forse l'Impero si salverebbe.

È tipica ipocrisia imperiale e coloniale: la tecnologia per le Imago è considerata blasfema nell'Impero, i Lsel sono dei barbari a usarla, ma l'Impero stesso è pronto ad appropriarsene pur di sopravvivere. Lsel può quindi fare leva sulle Imago per ricattare i Teixcalaanlitzlim e mantenere la propria indipendenza.

“You pump the dead full of chemicals and refuse to let anything rot—people or ideas or… or bad poetry, of which there is in fact some, even in perfectly metrical verse,”

Testi che affiancherei a questo romanzo, per capirlo meglio e approfondire certi spunti:
“Culture and Imperialism” di Edward Said
“Colonialism and the Emergence of Science-Fiction” di John Rieder.
“Science Fiction and Empire” di Istvan Csicsery-Ronay
“Science Fiction and Empire” di Patricia Kerslake


mercoledì 12 maggio 2021

Driftglass

Driftglass è la prima raccolta di racconti di Samuel Delany, e raccoglie tutte le sue storie uscite tra il 1966 e il 1970 su varie riviste e antologie. Il volume è stato pubblicato da Signet Books nel 1971. In Italia è uscito sul Robot numero 35 (Febbraio 1979) con il titolo di “Al servizio di uno strano potere”.


"The Star Pit", che apre la raccolta, è quasi un romanzo breve dalle numerose tematiche. La parte iniziale introduce il protagonista Vymes, e la comune con la quale viveva e i bambini che venivano collettivamente cresciuti. Ma la famiglia gli viene portata via da una non meglio precisata guerra e un decennio dopo troviamo Vymes come meccanico di astronavi presso lo Star Pit, il Pozzo Stellare ultima tappa prima della fine della galassia. Oltre il bordo della Via Lattea gli equipaggi umani impazziscono e soltanto alcune persone, dette “golden” dalla cintura dorata che portano, posso viaggiare tra le galassie. Il problema è che questi golden sono asociali, antipatici e crudeli. The Star Pit è una storia sui limiti, spaziali, temporali e sociali e sulla reazione dell’uomo alla loro presenza. Il racconto inizia con la descrizione di un ecologiario, una specie di mini-ecosistema autosuffciente e sigillato, ma presto capiamo che tutta la galassia, e la vita del protagonista, è un ecologiario con le stesse caratteristiche: un ambiente chiuso dove gli stessi ricorrono gli stessi elementi, utilizzati di volta in volta in maniera diversa.
The Star Pit è anche diventato un radiodramma trasmesso dalla WBAI di New York per un decina di anni in occasione della Festa del Ringraziamento.

"Dog in a Fisherman’s Net" è ambientato su un’isola greca e ha come protagonista Spyros, un pescatore il cui fratello Panos è morto in un incidente. Mentre sistemava le reti dopo una giornata di pesca un cane vi si è avvolto dentro; piuttosto che strappare le preziose reti il cane viene ucciso ma Panos finisce accoltellato nella confusione. Spyro decide che la sua vita vale più delle reti che getta e decide di abbandonare l’isola. L’ispirazione per questa storia viene da un viaggio dell’autore in Grecia, e dalla sua osservazione del paesaggio e delle genti. C’è un filo sottile di magia, più intuito che esplicato, e riferimenti ad antichi culti e riti praticati dalle donne del luogo.

"Corona" ha come protagonisti Dianne Lee Morris, una telepate che sente le emozioni negative e soffre di crisi suicide, e Buddy, un giovane dalle limitate capacità mentali che si mette sempre ne guai. Entrambi trovano nella musica di Bryan Faust la gioia e la forze per resistere alle sofferenze. Forse uno dei racconti meno interessanti della raccolta.

"Aye, and Gomorrah...", vincitore del Premio Nebula, era stato pubblicato per la prima volta su Dangerous Vision di Harlam Ellison. Il protagonista è uno spaziale, che come tutti gli spaziali è stato castrato per poter operare nello spazio. Come tali gli spaziali sono oggetto del desiderio sessuale da parte dei cosiddetti frelks. Desiderio sessuale, norme sociali, convenzioni di genere vengono affrontate in questo racconto che sembra dire ancora molto: risulta attuale sia rispetto al 1967 nel quale è stato scritto che al giorno d’oggi.

In "Driftglass" alcuni umani vengono modificati con branchie e pinne per lavorare negli ambienti sottomarini. Cal Svenson è uno di loro ma a causa di un incidente nella zona del Slash è rimasto invalido. Passa la sua vita in un villaggio di pescatori ai tropici. Apprende però che un altro modificato tenterà la sua stessa impresa nello Slash, e fa amicizia con le nuove generazioni di “anfibi”. Ritorna qui il tema del limite umano, rappresentato dal punto di vista di chi è andato oltre l’uomo per un breve periodo ma quel mondo ormai gli è precluso.
You know all the Coca-Cola bottles and cut-crystal punch bowls and industrial silicon slag that goes into the sea?

I know the Coca-Cola bottles.

They break, and the tide pulls the pieces back and forth over the sandy bottom, wearing the edges, changing their shape. Sometimes chemicals in the glass react with chemicals in the ocean to change the color. Sometimes veins work their way through in patterns like snowflakes, regular and geometric; others, irregular and angled like coral. When the pieces dry, they’re milky. Put them in water and they become transparent again.
"We, in Some Strange Power’s Employ, Move on a Rigorous Line" è un tributo a Roger Zelany, che anche appare come personaggio.
'My name's Roger...' followed by something Polish and unpronounceable that began with Z and ended with Y
Gila Monster è un’enorme macchina posa cavi, che connette ogni comunità del mondo a luce e telefono. Che la comunità lo voglia o meno. E nel caso della comunità di Roger, una gang di motociclisti dell’aria, questa volontà manca del tutto. Ne nasce uno scontro mortale tra il protagonista Blacky Jones e Roger Z.

È la versione New Age di un racconto di Robert A. Heinlein del 1940, The Roads Must Roll, che racconto di uno sciopero da parte dei gestori delle strade mobili che connettono gli Stati Uniti. Ma mentre Heinlein ci parla dell’inevitabilità del progresso tecnologico (le strade sono tutte in funzione nella sua storia), Delany ci racconta di quello che succede prima, di questo Potere che si espande e copre il pianeta (si cita anche una rete globale di computer) e delle reazioni dei singoli e delle comunità locali. Solarpunk ante litteram.


"Cage of Brass" è il dialogo tra tre ospiti di una prigione dalla quale è impossibile evadere. I tre sono isolati in tre celle separate ma per la particolare configurazione del luogo possono udirsi a vicenda tramite le vibrazioni delle condutture dell’acqua. Si confessano i loro crimini mentre il protagonista Jason Cage, architetto, che ha studiato i piani di costruzione del luogo, sa come fuggire. Più che il dialogo, nel quale gli altri due tentano di convincere Cage ad aiutarli a fuggire, il racconto è interessante per il racconto del delitto di Cage, ambientato a Venezia e denso e lirico.

In "High Weir" i membri di una spedizione archeologica tra le rovine marziane impazziscono uno alla volta a causa degli ologrammi marziani conservati nelle rocce. Niente di più e niente di meno.

"Time Considered as a Helix of Semi-Precious Stones", vincitore dei Premi Hugo nel 1970 e Nebula nel 1969, ha come protagonista un criminale e camaleonte (capace di interpretare sempre personaggi nuovi) del quale si conoscono solo le iniziali H.C.E. (tratte dal Finnegans Wake). Le pietre semi preziose del titolo sono la parola in codice usata tra criminali, rinnovata ogni mese. Esse rappresentato il passare del tempo nella vita di HCE. Lo seguiamo in varie fasi della sua carriera: da giovane quando ruba un elicottero, a New York quando tenta di vendere della merce rubata, su Tritone dove ha aperto una gelateria che usa come copertura per le sue attività. Nel corso dei mesi torna a incontrare le stesse persone: l’Agente dei Servizi Speciali Maud Hinkle e il boss della mafia Arty the Hawk. Ritorna qui un concetto appena accennato in High Wier, ovvero quello dell’informazione olografica, che permette di avere tutti i dati e le proiezioni a partire da un singolo frammento.

È un racconto strano, denso: nella sola prima pagina di lettura si trovano citazioni di geometria cartesiana, Il Libro della Giungla di Kipling e James Joyce. Damon Knight, curatore della rivista Orbit, commentò il racconto dicendo: "Chip, what is this story about. It doesn't make any sense to me at all."

Non si arriva mai a una vera conclusione, si continua a girare in cerchi e cerchi. Ha un movimento a spirale. Il tempo, ci dice Delany, non è circolare, le cose non ritornano mai a essere come erano all’inizio, e anche gli schemi ricorrenti si ripresentano sempre con delle variazioni. La domanda alla quale cerca di rispondere non è “Perché le cose avvengono?” ma piuttosto “Perché avvengono sempre cose nuove?” che ha una sfumatura diversa.

"Night and the Loves of Joe Dicostanzo", il racconto che chiude l'antologia, è quasi una prova per Dhalgren. Alcuni personaggi, forse reali, forse creati dalla mente del protagonista, sono chiusi in un castello astratto e rimuginano sulla loro stessa esistenza. È il mondo visto attraverso gli occhi di uno psicotico.

Driftglass come antologia presenta una serie storie su alienazione, paura del cambiamento e dei propri limiti; tutti i protagonisti sono stranieri rispetto al luogo nel quale si trovano - l'unico a casa sua è il pescatore greco Spyros, che infatti decide di andarsene in giro per il mondo.


sabato 10 aprile 2021

Trieste, a science fiction microcosm

🚀 Nel 2020 il FantaTrieste ha partecipato all'Eurocon portando un intervento video sulla relazione tra Trieste e la fantascienza.

🎬 Quella che era nata come una semplice presentazione è diventata un vero e proprio documentario, con interviste e interventi di molti personaggi della nostra città che sono stati protagonisti della storia della fantascienza italiana.

🧩 Un lavoro collettivo che ci ha dato una grande soddisfazione, un piccolo tassello che va a contribuire al discorso sulla storia della fantascienza in questo paese.

🧬Abbiamo ora deciso di rendere il documentario disponibile a tutti. Buona visione!



 

lunedì 1 marzo 2021

The Mother Code

The year is 2049. When a deadly non-viral agent intended for biowarfare spreads out of control, scientists must scramble to ensure the survival of the human race. They turn to their last resort, a plan to place genetically engineered children inside the cocoons of large-scale robots—to be incubated, birthed, and raised by machines. But there is yet one hope of preserving the human order: an intelligence programmed into these machines that renders each unique in its own right—the Mother Code.

Kai is born in America’s desert Southwest, his only companion his robotic Mother, Rho-Z. Equipped with the knowledge and motivations of a human mother, Rho-Z raises Kai and teaches him how to survive. But as children like Kai come of age, their Mothers transform too—in ways that were never predicted. And when government survivors decide that the Mothers must be destroyed, Kai is faced with a choice. Will he break the bond he shares with Rho-Z? Or will he fight to save the only parent he has ever known?

Set in a future that could be our own, The Mother Code explores what truly makes us human—and the tenuous nature of the boundaries between us and the machines we create.

L’umanità in via di estinzione per colpa di una epidemia affida a delle madri robotiche l’incarico di allevare la nuova generazione di esseri umani.

Sarebbe potuto essere un bellissimo libro denso di tematiche: l’ingegneria genetica, l’intelligenza artificiale e come ci si interfaccia ad essa, il ruolo dei genitori e la crescita dei figli…

Invece purtroppo l’ho trovato carente come punto di vista sulle IA e sulla robotica, con personaggi che non mi hanno coinvolto, per non dire della pesantezza con la quale mi sono trascinato per i capitoli dedicati alla pandemia – per i motivi che tutti potete immaginare.

Spielberg ci vuole fare un film, spero che riesca ad aggiustare il tiro.

lunedì 8 febbraio 2021

Memorie di un Colonnello di Soldatini, tra cybersciamanesimo e svelamento sufi

Italia, 2027. Lo storytelling è diventato una pratica quotidiana: la continua e immaginosa narrazione di ogni fatto, di sé stessi, il proprio intimo, è il mestiere di "inging" professionisti a cui i clienti si rivolgono per raccontare - e vivere le proprie vite - in modi interessanti ed eccitanti. Tale pratica ha allontanato le persone dalla realtà, le ha sospese in esistenze allucinate e soggettivi intervalli di spazio-tempo. Un tessuto inconsistente di forme e di parole. Un limbo. Un sogno. Un incubo. Un delirio. Il mondo sta finendo, sta finendo di finire. Un professore universitario con l’hobby dei wargame, a capo di un movimento clandestino, è deciso ad attuare uno strano "golpe" per salvare la società e il paese dal disastro. Ma ha bisogno del supporto mediatico di una inging di talento. Arianna è la migliore: un’influencer che ha elevato lo storytelling a vera forma d’arte. Un romanzo di fantascienza distopica, new weird e urban fantasy. Una satira sociale, un’accusa. Un romanzo che insinua il dubbio che tutto quello che ti circonda è la storia di qualcun altro, ma non è una storia vera. Potrebbe essere il tuo romanzo, se non fosse che anche tu, forse, non esisti.
Come notò Kurt Vonnegut nella sua tesi in antropologia, le persone confrontano l'arco drammatico delle opere narrative con le proprie vite, trovandole carenti e insufficienti: è per questo che amplificano i drammi per sentirsi più importanti.

Negli ultimi decenni, dal momento che i pensieri e i sentimenti individuali hanno iniziato a essere diffusi ovunque tramite i social media, ciò ha reso quasi inevitabile dover mettere su uno spettacolo più grande per il mondo intero. E peggiore è lo spettacolo più è probabile che diventi virale.

Non solo: questi finti archi narrativi che tutti dispiegano in rete formano un oceano nel quale ci aggiriamo senza guida, senza timone, navigando a vista tra opinioni e moralità contrastanti. Tutti cercano di controllare la "narrativa" invece di fare la cosa giusta: ma qual è la cosa giusta?


Memorie di un Colonnello di Soldatini (MCS) di Alessandro Forlani affronta questi argomenti dispiegando critica sociale e innovazione linguistica.

Istvan Csicsery-Ronay identifica il linguaggio come una delle sette bellezze della fantascienza. I motivi sono chiari: proponendo un mondo nuovo, o una scoperta scientifica nuova, o un marchingegno innovativo, o infine un nuovo modo di pensare, abbiamo bisogno di parole nuove per definirlo e per farvi riferimento. E più alieno è l’oggetto al quale ci si riferisce, più si avverte la necessità di un nuovo termine.

La neologia è una scienza poco frequentata, ancor di meno in ambito narrativo, ma quella che Alessandro Forlani crea nel suo romanzo è una nuova ecologia linguistica. Le parole esistono solo (e hanno senso solo) in un determinato contesto sociale (social network), e in relazione con altre parole. L’ecosistema linguistico è vivace, è selettivo (nel senso darwiniano del termine); vive di ibridazioni. Il linguaggio del romanzo si ibrida infatti con il linguaggio dei social media – altro ecosistema darwiniano, una giungla di memi e neosemi in continua evoluzione. Inging, e.fogli, no al sistema(C): l’ecosistema linguistico digitale si sostituisce a quello reale. Ho rivissuto l'esperienza di decenni di lavoro sugli ecosistemi marini, dove specie aliene aggressive soppiantavano quelle locali. In ambito marino questo è un fenomeno che si cerca di evitare (per esempio, sterilizzando la ballast water delle navi intercontinentali), mentre al contrario i social media, nel loro ambito, lo spingono al massimo.

È interessante notare di nuovo che il linguaggio usato è quello dei social media, piuttosto che quello dell’informatica o dell’ingegneria, come troviamo spesso nel cyberpunk. Tecnicamente il linguaggio dei social media funziona grazie al linguaggio informatico, che è il substrato sul quale esso "gira". Questo substrato viene ridotto a rumore di fondo in MCS – come lo è al giorno d’oggi per gli utenti di internet: la sovrastruttura neosemica sostituisce anche le fondamenta digitali.

Ritorniamo a Csicsery-Ronay: "Le neologie fittizie hanno una funzione paradossale. Evocano un senso di inevitabilità di una cosa nuova, o del nuovo discorso nel quale il neologismo è inserito. Se c'è una parola per descriverlo, deve già esistere. E così il futuro deve anche già esistere. Più è convincente nel creare un'illusione di realtà storica proiettata, maggiore è il successo della neologia. Eppure la neologia fittizia si mostra anche come finzione. Perché il futuro non può ancora esistere, lo sappiamo che la neologia è un dispositivo poetico di gioco, suggerendo che qualsiasi immaginabile futuro è sempre una costruzione poetica."

Con MCS andiamo oltre il neologismo poetico. Il linguaggio è magia. Così come gli esperti informatici dei linguaggi di programmazione sono considerati tecnosciamani, Arianna è una socialsciamana: comprende e governa i costrutti con i quali ci interfacciamo sulla rete; entra ed esce dalle varie piattaforme social come gli sciamani dell’antichità entravano e uscivano dal Mondo dei Sogni; il suo lavoro, il suo ruolo, è fare da intermediaria tra il mondo virtuale e quello reale. Non mi risulta abbia grandi conoscenze tecniche, ma queste, come abbiamo visto, non servono: Arianna di fatto manipola relazioni tra immagini e parole e hashtag, simboli, per raggiungere un determinato scopo.

Ma la magia sfugge sempre di mano. For the World is Hollow and I Have Touched the Sky, era il titolo di un episodio della serie classica di Star Trek, dove un popolo scopriva che il proprio mondo era soltanto un guscio che viaggiava tra le stelle. Allo stesso modo Alessandro Forlani ci ricorda che Il mondo è vuoto e abbiamo toccato lo schermo, e oltre quello c’è poco più del vuoto pneumatico che costituisce il cosmo. E Arianna scopre che definire le cose è crearle. Definire è limitare, circoscrivere. Come le città antiche erano fondate da un giro di aratro che le de-limitava e le de-finiva, così la realtà viene definita e di fatto fondata dagli hashtag che usiamo per taggarla. Di più: noi non tagghiamo la realtà, ma la sua rappresentazione sui social. Quando faccio la foto di un cosplay, con un filtro Instagram, e la posto su Facebook con opportuni seotag (l’evoluzione non-topologica dei geotag), quanti strati di realtà sto mettendo assieme?

L'autore qui ci dice che strato su strato, questa cipolla che è l’internet, questa torta non finisce mai, il suo fondamento ultimo è nei termini usati per definirla: #hashtag all the way down.

Tra Dio e il Suo Creato, ci ricorda un hadith, ci sono settantamila veli di luce e oscurità.

Nel X secolo il filosofo e scrittore 'Abd al-Qadir Abu Bakr al-Jurjani, nel suo I Segreti dell'Eloquenza, aveva per primo formulato la teoria che le parole non hanno alcun significato in sé, ma solo in relazione con le altre parole. In occidente ci siamo arrivati solo secoli dopo grazie al filosofo Ferdinand de Saussure, padre dello strutturalismo.


Al-Jurjani era mosso dalla necessità di dimostrare la superiorità e l'unicità del Corano, ma poteva farlo solo confrontandolo e mettendolo in contrasto con il resto della letteratura di lingua araba (e non solo) precedente e successiva al Tanzeel (la discesa del testo sacro dall'Angelo Gabriele al Profeta Muhammad).

In MCS questa rete linguistica, che di fatto si sovrappone a quella di internet, non solo finisce per sostituirsi al mondo reale. Essa è tutto quello che resta del mondo reale, essa è il mondo reale. Ma quindi come orientarsi in questo oceano, visto che lo inventiamo nel momento stesso nel quale lo esploriamo? L'autore respinge qualsiasi soluzione religiosa, constatando che "le persone si I.solavano in solitudini digitali raccomandandosi a un altro dio; tuttavia senza dentale." Non c'è alcun Corano, alcuna al-Lawh al-Mahfooz (la Tavola Protetta con incisi sopra i destini del mondo), non c'è alcun mondo reale. Cosa resta?

La protagonista Arianna incrocia, verso la fine della sua storia (qua intesa più nel senso fisico di traiettoria che in quello narrativo) autori quali Calvino, Levi, Pavese, Landolfi etc… Ecco cosa resta: altri esploratori/creatori che l'hanno preceduta nella mappatura di questo mondo linguistico, ma che l'hanno fatto per e con Amore. Impossibile non vedere qui il concetto sufi di Kashf, ovvero lo svelare la realtà (dopotutto il tessuto è un tipo di rete, no?) con il cuore piuttosto che con la mente.

Arianna vorrebbe seguire questi predecessori, ma ne viene impedita, fondamentalmente da se stessa. La sua strada diventa quindi quella della storyteller, lavorando per chi manipola la realtà e le parole per profitto. Ma così facendo perde la sua anima e diventa anche lei di plastica.

mercoledì 27 gennaio 2021

88 Names: come vivere nei videogiochi ed essere felici

Possiamo definire 88 Names di Matt Ruff la versione seria e adulta di Ready Player One, dove per “seria e adulta” intendo che non ci sono: la nostalgia degli anni 80, i videogiochi come rifugio da un futuro distopico, il destino del mondo come posta in gioco. 88 Names è un thriller ambientato nei videogiochi di un futuro molto vicino, e usa le dinamiche dei gameplay per parlare di identità, genere, tecnologia e vita digitale.

John Chu is a “sherpa”—a paid guide to online role-playing games like the popular Call to Wizardry. For a fee, he and his crew will provide you with a top-flight character equipped with the best weapons and armor, and take you dragon-slaying in the Realms of Asgarth, hunting rogue starships in the Alpha Sector, or battling hordes of undead in the zombie apocalypse.

Chu’s new client, the pseudonymous Mr. Jones, claims to be a “wealthy, famous person” with powerful enemies, and he’s offering a ridiculous amount of money for a comprehensive tour of the world of virtual-reality gaming. For Chu, this is a dream assignment, but as the tour gets underway, he begins to suspect that Mr. Jones is really North Korean dictator Kim Jong-un, whose interest in VR gaming has more to do with power than entertainment. As if that weren’t enough to deal with, Chu also has to worry about “Ms. Pang,” who may or may not be an agent of the People’s Republic of China, and his angry ex-girlfriend, Darla Jean Covington, who isn’t the type to let an international intrigue get in the way of her own plans for revenge.

What begins as a whirlwind online adventure soon spills over into the real world. Now Chu must use every trick and resource at his disposal to stay one step ahead—because in real life, there is no reset button.

Tre quarti del romanzo sono ambientati nei “more pigs” (MMORPG) giocati dal protagonista, il cui lavoro è fare da guida nei mondi virtuali a giocatori che non hanno la pazienza, il tempo o la voglia di passare ore a livellare i loro personaggi virtuali. La sua cerchia di amici e colleghi (ha una gilda che fornisce servizi sherpa) è esclusivamente online e in realtà virtuale avvengono anche i rapporti con i suoi genitori.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una vita interamente online non viene presentata come penosa o triste. John Chu ha tutta la nostra simpatia, e riesce a gestire i rapporti umani in maniera abbastanza, beh, umana, nonostante l’interfaccia della realtà virtuale. Ma questo ormai, dopo un anno di isolamento, dovremmo riuscire a farlo tutti, vero?

Vero?

L’autore usa abbondantemente il linguaggio dei giochi di ruolo (tank, dps, etc…) e questo potrebbe respingere chi non è abituato ai “more pigs”, ma c’è un’intera appendice di spiegazione e ogni capitolo inizia con la definizione di un lemma inerente non solo i videogiochi ma anche i problemi relativi a un mondo futuro sempre online.

Questo romanzo è anche un buon punto per riflettere sul concetto di “realtà virtuale”. Senza snocciolare lunghi elenchi di opere ambientate in una realtà virtuale, prendiamo in considerazione alcune opere caposaldo. Il Neuromante (1984, William Gibson), Snow Crash (1992, Neal Stephenson), Matrix (1999, Sorelle Wachowski). Mettendo queste tre opere (e aggiungendo poi 88 Names) possiamo quasi tracciare una rotta della rappresentazione della realtà virtuale e di chi la usa nel corso dei decenni.

Il cyberspazio del Neuromante era una rappresentazione soggettiva di una serie di database, mantenuti dalle megacorp, ai quali il protagonista accedeva in maniera criminale. Solo otto anni dopo (e con la diffusione di internet e dei pc) il Metaverso è già diventato una rappresentazione oggettiva (ovvero comune a tutti gli utenti), realizzata da una singola compagnia. Qui il protagonista è uno dei creatori del Metaverso e come tale ha accesso a funzioni e possibilità proibite agli altri utenti. Con un salto di otto anni arriviamo alla Matrix dell’omonimo film. Questa realtà virtuale è stata creata per intrappolare gli esseri umani, ma mantiene caratteristiche di oggettività. Il protagonista è un hacker che scopre di essere l’eletto e di poter (semplificando il discorso) piegare la simulazione alla sua volontà. Viene in pratica riassunto l’intero percorso dal cyberspazio al metaverso (e da Case a Hiro Protagonist).

L’intero percorso è chiaro: è la storia della nostra relazione con l’Internet, o, per essere più precisi, la storia del nostro interfacciarci con il mondo informatico. E 88 Names, venti anni dopo Matrix, in epoca di fake news, TikTok e, ovviamente, mondi virtuali persistenti, porta avanti questo discorso. I mondi alternativi sono realizzati da diverse compagnie private, ma gli utenti possono passare dall’uno all’altro senza staccarsi dal computer. Il protagonista vive di videogiochi (anche se certe attività di sherpa sono considerate violazioni dell’EULA), ma vediamo che riesce a cavarsela molto bene anche nel mondo reale.

88 Names ci mostra quindi un mondo dove virtuale e reale sono adiacenti e intersecanti e, soprattutto, non in lotta tra loro.

Il libro non mi risulta che sia stato ancora tradotti in italiano, ma l’autore Matt Ruff è abbastanza tradotto in Italia e con l'adattamento televisivo di Lovecraft Country spero stia ricevendo attenzione da parte degli editori.

giovedì 14 gennaio 2021

Nova

Nova è forse il romanzo più famoso di Samuel Delany. È stato scritto tra il marzo 1966, mentre l'autore si trovava ad Atene, e il Maggio 1967. è stato pubblicato l'anno successivo dalla Doubleday. John W. Campbell (direttore di Analog) lo aveva rifiutato in quanto non riteneva che i lettori della rivista si sarebbero potuti identificare con un protagonista di colore.

Nova è stato nominato per il Premio Hugo del 1968 e per la densità e profondità del contenuti e dei temi è diventato in breve tempo un testo culto della fantascienza e precursore del cyberpunk.

Rappresenta anche la conclusione di una prima fase dello sviluppo letterario di Delany, fase iniziata nel 1962 con i Gioielli di Aptor e conclusa nel 1968 con Nova, che ne rappresenta l'apice.

Il Capitano Lorq Von Ray recluta una ciurma per condurre un'astronave all'interno di un nova, estrarvi il prezioso Illyrion e sconfiggere il suo nemico Prince Red.

Già con questa semplice frase richiamiamo in mente Giasone e gli Argonauti, le leggende del Sacro Graal, Moby Dick e il Conte di Montecristo: e infatti Delany riesce ad amalgamare in un testo relativamente breve un elevato numero di richiami mitici e allegorici.

L'inimicizia tra Von Ray e Prince Red risale a prima che della loro nascita. La famiglia Red è la più ricca e potente di Draco, una confederazione di pianeti con a capo la Terra; Lorq è l'erede della altrettanto ricca e potente famiglia Von Ray delle Pleiadi, un'alleanza di mondi che si è separata da Draco grazie alle azioni di guerra e pirateria del bis-bis nonno di Lorq. Azioni a danno delle astronavi della Red, ovviamente. Dopo alcune generazioni le due famiglia vivono in una specie di pace armata. Durante un party Lorq conosce Prince, e assieme a lui ci accorgiamo che qualcosa non va nel moccioso: il ragazzino è nato senza un braccio e ha una protesi meccanica. Ma guai a far notare la cosa o anche solo accennare alla sua mano. Prince Red va fuori di testa e diventa violento.

A distanza di anni i due si incontrano di nuovo. Prince non è affatto migliorato, resta psicopatico. Lorq si innamora della sua sorella, Rubin, e questo fa impazzire Prince che lotta con Lorq e gli lascia una cicatrice.

Facciamo ora entrare in scena l'Illyrium. È un rarissimo elemento transuranico utilizzato come fonte di energia e indispensabile per la terraformazione dei pianeti. Viene sintetizzato a grande costo o estratto nei Mondi Esterni, un vago insieme di pianeti che vivono di miniere e commercio di Illyrion, di fatto in condizioni simili a quelle delle colonie europee in Africa 

Lorq decide di scombinare l'economia galattica estraendo da una nova un'elevata quantità di Illyrion: questo farà scendere i prezzi e distruggerà Prince Red, la sua famiglia e la loro società. Il loro contrasto diventa uno scontro tra la stagnazione (rappresentata dagli interessi economici di Prince) e il rinnovamento che Lorq vuole portare, scombinando gli equilibri tra le superpotenze in gioco.

Lorq arruola un equipaggio per la sua missione. Due membri dell'equipaggio sono i co-protagonisti del romanzo.

Il primo è Pontichos Provechi (soprannominato Mouse, sorcio nella traduzione in italiano), terrestre, zingaro e musicista. Suona la siringa (sensory-syrynx), uno strumento che permette di proiettare musica, luci e odori verso altre persone. È uno strumento di arte ma anche un'arma, capace di accecare e assordare. È stata una delle ispirazioni per l'Holophonor di Futurama, assieme al Visi-Sonor di Isaac Asimov. La principale ispirazione per la siringa sembra essere stata l'OVS (Outer Space Visual Communicator) di Bill Sebastian e Sun Ra.

L'altro co-protagonista è Katin Crawford, l'intellettuale nato sulla Luna e laureato ad Harvard che ai pianeti preferisce i loro più piccoli satelliti. Katin ha intenzione di scrivere un romanzo, forma d'arte che nel futuro di Nova, il 32o secolo, è stata soppiantata dallo psicorama (una sorta di televisione che trasmette anche emozioni). Per il momento Katin ha solo raccolto decine di migliaia di appunti e teorie sulla narrazione, senza aver ancora deciso il soggetto della sua opera.

Katin e Mouse rappresentano le due anime artistiche dell'autore (in realtà, di tutti gli autori): quella istintiva e quella intellettuale.

Note to myself number five thousand three hundred and seven. Bear in mind that the novel—no matter how intimate, psychological, or subjective—is always a historical projection of its own time.” The voice played too high, and too fast. But it facilitated review. “To make my book, I must have an awareness of my time’s conception of history.

Che poi è il motivo per il quale Delany termine ogni romanzo con la data e il luogo dove è stato composto: un romanzo non si dovrebbe mai leggere, ci suggerisce, al di fuori del contesto nel quale è stato scritto, perché è un prodotto unico di quel contesto.

Altri membri dell'equipaggio sono due coppie. Sebastian, biondo e dai tratti asiatici, e Tyÿ, la donna dagli occhi del colore dell'acciaio ed esperta di Tarocchi, con il loro seguito di bestie alate. E infine Idas e Lynceos, gemelli uno nero l'altro bianco delle Colonie Esterne.

Sono coppie di opposti, che con Lorq raggiungono il numero magico di 7. L'opposto di Lorq è il suo arcinemico Prince Red, ed è interessante ricordare che le Pleiadi delle quali Lorq è originario sono note per la loro luce blu (colore opposto al rosso).

Dopo aver arruolato la ciurma, Lorq dirige la sua astronave, la Roc, su Vorpis, per convincere sua zia, Cyana Von Ray Morgan, a comunicargli le coordinate della prossima nova. Zia Cyana era una celebrità nella galassia; suo marito venne ucciso in diretta da un terrorista e la ripresa in psicorama condivise con tutti quello che provò la donna durante l’attentato (un riferimento all’uccisione di Kennedy di pochi anni antecedente alla stesura del romanzo). Su Altro Mondo per una sosta, Prince Red e Ruby fanno visita a Lorq e al suo equipaggio. La colonia si trova su fiumi di lava: durante il confronto Mouse storidisce Prince con la siringa e quello precipita nella roccia fusa.

Scappano e raggiungono finalmente la stella che potrebbe diventare nova da un momento all’altro. Prince Red, tenuto in vita dalle macchine, li raggiunge di nuovo a bordo della sua astronave, il Pappagallo Nero. Lorq si impossessa della nave di Prince, uccide il suo nemico e Ruby, e si tuffa nella nova.


Delany è sempre stato molto bravo a defamiliarizzare il lettore, creargli mondi plausibili e ricchi di dettagli ma che presentano abbastanza differenze dal nostro da creare dubbi e, quasi, ansie.

Nel futuro di Nova tutte le culture civilizzate usano i tarocchi e credono nel loro funzionamento, basando divinazione e significato sulle proiezioni psicologiche archetipiche degli arcani maggiori.

Mouse è l'unico a dubitare dei tarocchi, nonostante sia di etnia Rom che viene stereotipata dai personaggi della storia come fortemente coinvolta nella lettura delle carte.

“Mouse, the cards don’t actually predict anything. They simply propagate an educated commentary on present situations—”
“Cards aren’t educated! They’re metal and plastic. They don’t know—”
“Mouse, the seventy-eight cards of the Tarot present symbols and mythological images that have recurred and reverberated through forty-five centuries of human history. Someone who understands these symbols can construct a dialogue about a given situation. There’s nothing superstitious about it. The Book of Changes, even Chaldean Astrology only become superstitious when they are abused, employed to direct rather than guide and suggest.”
The Mouse made that sound again.
“Really, Mouse! It’s perfectly logical. You talk like somebody living a thousand years ago.”
(...)
“Come to think of it, I doubt if such fossilized ideas could have come from anywhere else but Earth. As soon as you have people from the time of the great stellar migrations, you’re dealing with cultures sophisticated enough to comprehend things like the Tarot. I wouldn’t be surprised if in some upper Mongolian desert town there isn’t someone who still thinks Earth floats in a dish on the back of an elephant who stands on a serpent coiled on a turtle swimming in the sea of forever. In a way I’m glad I wasn’t born there, fascinating place that it is. It produces some spectacular neurotics. There was one character at Harvard—” He paused and looked back at the Mouse. “You’re a funny kid. Here you are, flying this star-freighter, a product of thirty-second-century technology, and at the same time your head’s full of a whole handful of petrified ideas a thousand years out of date. Let me see what you swiped?”

Fossero solo i Tarocchi. Anche il concetto stesso di igiene è cambiato:

“Thanks. Just take the matter of—” Katin’s jaw staggered as his teeth crushed crystalline sugar from the linen thread—“cleanliness. There was a thousand-year period from about fifteen hundred to twenty-five hundred, when people spent an incredible amount of time and energy keeping things clean. It ended when the last communicable disease finally became not only curable, but impossible. (...). I suppose back then there was some excuse for the fetish: there seemed to have been some correlation between dirt and disease. But after contagion became an obsolescent concern, sanitation became equally obsolescent. If our man from five hundred years ago, however, saw you walking around this deck with one shoe off and one shoe on, then saw you sit down to eat with that same foot, without bothering to wash it—do you have any idea how upset he’d be?”
“No kidding?”

Per non dire di come si mangia, del quale sappiamo solo che:

“Eating, sleeping, current wages: how would I explain the present concept of these three to somebody from, say, the twenty-third century?(...) The way we handle these processes would be totally beyond the comprehension of someone from seven hundred years ago, even though he understood intravenous feeding and nutrition concentrates. Still he would have nowhere near the informational equipment to understand how everyone in this society, except the very, very rich, or the very, very poor take their daily nourishment. Half the process would seem completely incomprehensible—the other half, disgusting. Odd that drinking has remained the same"


Nel futuro di Nova sono tutti cyborg, nello specifico tutti hanno degli innesti ai polsi e sulla spina dorsale per connettersi alle macchine. Il discorso dell'interfaccia uomo/macchina viene portato da Delany a quello che probabilmente è il suo tema fondamentale, ovvero quello che del lavoro. La rivoluzione del lavoro è stata iniziata dal filosofo Ashton Clark. Prima di lui, e dell'invenzione del socket per collegarsi alle macchine, l'uomo era del tutto alienato dal suo lavoro.

As farming, hunting, and fishing became occupations of a smaller and smaller percent of the population, this separation between man’s work and the way he lived—what he ate, what he wore, where he slept—became greater and greater for more people. Ashton Clark pointed out how psychologically damaging this was to humanity. (...) If the situation of a technological society was such that there could be no direct relation between a man’s work and his modus vivendi, other than money, at least he must feel that he is directly changing things by his work, shaping things, making things that weren’t there before, moving things from one place to another. He must exert energy in his work and see these changes occur with his own eyes. Otherwise he would feel his life was futile.

L'invenzione delle connessioni permise a chiunque di collegarsi direttamente con la macchine da lavoro. Mettere in moto una macchina era come eseguire un lavoro con le proprie mani: questo portò a una diversa concezione del lavoro e a un maggiore benessere dell'umanità.

Souquet invented his plugs and sockets, and neural-response circuits, and thus the whole basic technology by which a machine could be controlled by direct nervous impulse, the same impulses that cause your hand or foot to move. There was a revolution in the concept of labor. All major industrial work began to be broken down into jobs that could be machined ‘directly’ by man. There had been factories run by a single man before, an uninvolved character who turned a switch on in the morning, slept half the day, checked a few dials at lunchtime, then turned things off before he left in the evening. Now a man went to a factory, plugged himself in, and he could push the raw materials into the factory with his left foot, shape thousands on thousands of precise parts with one hand, assemble them with the other, and shove out a line of finished products with his right foot, having inspected them all with his own eyes. And he was a much more satisfied worker. Because of its nature, most work could be converted into plug-in jobs and done much more efficiently than it had been before. In the rare cases where production was slightly less efficient, Clark pointed out the psychological benefits to the society. Ashton Clark, it has been said, was the philosopher who returned humanity to the working man.

(Tra l'altro per tenere il gioco di parole Souquet/socket il nome dell'inventore è stato tradotto in Prezà)

Nova è stato un precursore del cyberpunk, e William Gibson stesso, per il suo Neuromante, si è ispirato al romanzo, nello specifico alla connessione uomo-macchina, al gruppo di bassa estrazione sociale coinvolto in una missione per arricchirsi e sovvertire lo status quo della società; ma sono idee che hanno riverberato nella fantascienza anche in altre opere, da Guerre Stellari a Firefly.

La differenza principale con il cyberpunk è che mentre in quest'ultimo la connessione uomo-macchina è uno strumento di predominio e oppressione da parte delle élite ricche e imprenditoriali, in Nova la situazione è più sfumata. Ci sono grossi gruppi commerciali e finanziari, ma l'essere un cyborg non è l'eccezione ma la norma, anzi la norma che ti libera dal lavoro. Gli unici al di fuori di questa norma sono gli zingari, per questo trattati con sospetto da tutti.

Questo spiega anche il malessere di Prince Red. Non solo è nato senza un braccio, ma anche senza il sistema nervoso adatto a gestirlo. Come tale, non è in grado di interfacciarsi correttamente alle macchine come chiunque altro – a suo modo è un paria anche lui come gli zingari.


È sempre stato tipico di Samuel Delany prendere un genere (o sottogenere) tipico della narrativa pulp e riscriverlo. Lo ha fatto con la Space Opera (Babel-17 e Nova), lo ha fatto con lo sword&sorcery (la serie di Nevèrÿon), e lo ha fatto con la pornografia (Hogg, Mad Man).

Nella sua intervista a Block Clock, l'autore ha detto:

You do a lot better, anyway, if you take on a marginal form and write it so well that people say "Hey, you know, this is really literature," than you do if you write literature so badly that people say, "this isn't any better than science fiction or pornography.

Le opere di Delany (almeno fino a Nova) sono sempre state inscritte in quella New Wave americava che mirava a introdurre un'elevata qualità letteraria alla narrativa pulp. Ha sempre scritto i suo romanzi con più attenzione allo stile (definito da molti sinestesico) che non alla storia; non si è mai fatto problemi di aggiungere eventi e descrizioni che NON fanno avanzare la narrazione, solo perché belli da leggere (e da scrivere), o perché gli permettevano un descrizione plurisensoriale degli eventi e del panorama. 

Quella di Delany con la New Wave è stata comunque una relazione complicata. Come ha detto l'autore in un'intervista:

Basically, during the sixties, Moorcock and the writers associated with the New Wave did not particularly enjoy my work. Though we all got along well socially, Moorcock told me that the only book of mine he liked enough to publish himself was Empire Star—no doubt because the political allegory of North American slavery and the LII was so clear. But when Nova was reviewed in New Worlds by M. John Harrison, the basic thrust was: What a shame someone so talented is wasting his time with this far future space opera nonsense.

Si trovava tra due fuochi. L'Analog di Campbell (oltre alla questione razziale) era orientato alla fantascienza hard e razionale. New Worlds di Moorcock preferiva una fantascienza che prendesse in giro il mondo contemporaneo. Nessuna della due era orientata verso la space opera stilistica e mitologica di Delany. Poi è venuto Guerre Stellari.


Ci sono numerosi punti in comune tra Nova, e più in generale l'opera di Samuel Delany, e Star Wars, tanto che alcuni hanno anche gridato al plagio o alla citazione.

Nello specifico l'antagonista finisce bruciato nella lava incandescente, ma ritorna poi tenuto in vita dalle macchine

Gli abitanti della Federazione delle Pleiadi parlano come Maestro Yoda, ovvero mettendo il verbo alla fine delle frasi. Questo non è del tutto esatto. Il linguaggio delle Pleiadi è del tipo SOV (soggetto oggetto verbo come ordine base delle sentenze), mentre Maestro Yoda parla costruendo le frasi in OSV (oggetto soggetto verbo), anche se in maniera abbastanza inconsistente.

Begun, the Clone Wars has.

Delany stesso ha visto come un prestito la scena del bar di Mos Eisley nel primo film di Guerre Stellari, in particolare dal romanzo Babel-17 dove c'è una scena simile quando i protagonisti vanno in un locale per reclutare un equipaggio.


Nova si presenta come Space Opera, con la varietà di pianeti e loro confederazioni e le politiche e relazioni che si instaurano tra di loro; ma è una space opera atipica. C'è pochissima azione, niente battaglie spaziali ma tante discussioni filosofiche che spaziano dalla politica alla cultura. 

È difficile rispondere alla domanda "di cosa parla?" - ci sono troppi miti che si sovrappongono, gli Argonauti e Promete e Moby Dick... drammi famigliari, archetipi e proto-cyberpunk.

Delany è spesso più interessato allo stile che alla narrazione, è interessato a creare arte e immagini ed evocare intere culture con poche parole. Da lettore di scrittori modernisti quali James Joyce, T. S. Eliot e Arthur Rimbaud, Delany cerca la massima inventiva linguistica, colorata e vivida, capace di trasmettere meraviglia e tristezza. Proprio come la siringa di Mouse.