giovedì 26 agosto 2021

The American Shore


Questi due testi formano una coppia interessante che si è vista raramente nell'ambito della fantascienza.

334 è opera dello scrittore Thomas M. Disch e consiste di 6 racconti e un romanzo ambientati nella New York del futuro. Ci sono personaggi ricorrenti e appartenenti alle stesse famiglie anche se di generazioni diverse (passate e future). 334 è uscito nel 1972 ed è stato pubblicato in Italia nel 1976 da Fanucci.

The American Shore è un lungo saggio di Samuel Delany su uno di questi racconti, Angouleme: un'analisi lexia per lexia (unità di costruzione del significato) del racconto dal punto di vista della critica strutturalista, seguita poi alla biografia dell'autore e al contesto nel quale ha scritto il racconto (addirittura ragionando sul colore delle pareti dove visse l'autore mentre scriveva), una storia della fantascienza e alcune riflessioni sull'origine del linguaggio, arrivando fino all'ominide che inventò le prime parole.

Altre opere simili in campo letterario sono S/Z di Roland Barthes (un'analisi del racconto Sarrasine di Balzac) e Maupassant. La semiotica del testo in esercizio di Algirdas J. Greimas (analisi del racconto I Due Amici di Maupassant).

Come dice Barthes in Morte dell'Autore, il testo non consiste in una successione lineare di parole, con un singolo significato "teologico" (dove l'autore è dio), ma uno spazio multidimensionale nel quale si scontrano numerose scritture, nessuna delle quali originale: il testo è un tessuto di citazioni, risultanti da una migliaio di fonti culturali.

Delany distingue tra letteratura ordinaria ("mundane") e letteratura fantascientifica. Mentre nella prima si forma un singolo discorso tra la narrazione e il mondo reale, nella seconda i discorsi sono ben tre: quello tra narrazione e mondo reale, tra narrazione e mondo immaginario, e infine tra mondo reale e mondo immaginario. Questi tre discorsi non sono complementari, ovvero che dati due il terzo sorge spontaneamente: ognuno è unico.

Angouleme racconta di un gruppo di bambini che decidono di commettere un omicidio. Argomento che si sarebbe potuto benissimo narrare in un testo non di fantascienza, ma che ambientato in una New York del futuro dove la storia è andata in un certo modo, dove il costume e la società si sono piegati verso una certa direzione, permette a Disch di comunicare in maniera più economica ed efficace il suo messaggio.

Se poi volete sapere il suo messaggio e il commento di Delany, dovreste leggere per intero The American Shore, anche se purtroppo non è mai stato tradotto in italiano.

Il lockdown prima del lockdown: A Song for a New Day



Nothing like it sounded now. Nothing had ever satisfied her the way writing code did, but now she was the code, and she was being overwritten.

A Song For A New Day è un romanzo che l'autrice Sarah Pinsker ha iniziato a scrivere nel 2015 ed è stato pubblicato nel settembre del 2019. Ha vinto il Premio Nebula 2020 ed è arrivato finalista ai premi Locus e Compton Crook.

Il romanzo immagina un futuro nel quale una pandemia di vaiolo e una serie di attacchi terroristici hanno costretto il governo USA a rendere illegale qualsiasi evento pubblico, compresa la musica dal vivo.

Luce Cannon è una musicista che vive in tour: quando le nuove leggi le impediscono di fare il suo mestiere mette su un giro di concerti dal vivo clandestini.

Rosemary Laws era bambina e troppo giovane per ricordare il mondo di Prima. Cresciuta in questo lockdown-immaginato-prima-del-vero-lockdown, ha contatti con la società solo tramite realtà virtuale, e anche questi ridotti al minimo possibile. Trova lavoro come recruiter per la StageHoloLive, la principale megacorp che trasmette concerti in VR. Suo compito è introdursi nei concerti clandestini, proporre contratti ai musicisti, e assistere alla chiusura della sala illegale da parte della megacorp.

Lo scontro tra Luce e Rosemary sarà inevitabile, disastroso ma segnerà l'inizio di qualcosa.

Il romanzo è stato scritto prima della pandemia di COVID-19, ogni tanto me lo dovevo ricordare durante la lettura, ma il confronto tra quanto narrato e quanto abbiamo vissuto, e il confronto tra i punti di vista di un'artista queer e punk da un lato e di un'impiegata facente parte del sistema di sfruttamento dell'arte dall'altro, generano una serie di discorsi non banali, dove la musica cambia e connette le persone, nonostante un ambiente discografico che punta più a raggiungere un ampio pubblico che a connetterlo intimamente.

sabato 31 luglio 2021

The Tides of Lust: cercare l'ordine nel caos

Siamo negli anni '70 e l'attenzione di Samuel Delany si sposta dalla fantascienza ad altri generi. Il porno, come avevamo già visto in Hogg. Nel 1972 Delany scrive una sceneggiatura per Wonder Woman numero 202 dell'ottobre 1972 (tra l'altro è l'albo del crossover con Fafhrd e Grey Mouser).


Ma di questo magari parleremo un'altra volta.

Nel 1973 esce The Tides of Lust (anche se il titolo proposto dall'autore era Equinox), scritto in contemporanea con Dhalgren, e che con quest'ultimo e il successivo Triton forma una specie di trilogia tenuta assieme da alcuni temi.


The Tides of Lust racconta del capitano (di colore e anonimo) di una barca, The Scorpion, che con i sue due schiavi sessuali (un bambino e una bambina) arriva in una cittadina del sud-est degli Stati Uniti, si unisce in incontri sessuali più o meno pervertiti con vari brutti ceffi del posto, fino a essere testimoni dell'uccisione di due innocenti. Tutto avviene nell'arco di 24 ore dopo le quali la barca lascia il porto.

Detto così sembra la riproposta degli orrori e delle perversioni già viste in Hogg. Questa volta il tema e la struttura sono molto meglio organizzate e danno un senso agli interminabili rapporti sessuali di cui si è volenti o nolenti testimoni.

Il testo fa spesso riferimento a Faust, e ci sono almeno tre personaggi faustiani alla ricerca di una conoscenza proibita: il Capitano, Proctor (artista/scienziato/libertino) e Catherine (Duchessa di Monsalvaggio, libertina anch'ella ma che si è ritirata in una chiesa).

C'è una ricerca di ordine in un caos di accoppiamenti (consenzienti e non), ricerca di ordine anche nella struttura stessa del romanzo. Ogni capitolo porta avanti gli incontri (sessuali) dei personaggi accoppiati non solo materialmente ma anche dal punto di vista simbolico: bianco/nero, uomo/donna, genitore/fratello (per favore non chiedetemi dettagli), e in più contiene delle narrative secondarie incentrate su alcuni di loro, disposte simmetricamente nel testo.

Il senso di Tides of Lust sta nell'equilibrio stesso della sua struttura – non per niente il titolo originale sarebbe dovuto essere Equinox, equinozio, quando giorno e notte sono uguali, la conoscenza proibita è proprio l'arte che dà una struttura allo spaziotempo che circonda i personaggi e il lettore.

Come dice Proctor:

Man has devised three systems for effecting the oblivion necessary for sanity: the bourgeois preoccupation with work; the religious, moral, ethical, religious matrix; and the erotic life.

I personaggi non fanno altre che fare sesso, sono instancabili e insaziabili. Gli unici due personaggi che non ce la fanno a tenere il loro ritmo finiscono uccisi. Robby è anche arrivato in città da poco tempo e cerca una donna con la quale fare sesso. Finisce violentato da un gruppo di pescatori di colore. Peggy-Ann prova a sperimentare il sesso estremo degli altri personaggi ma ne esce devastata: ha provato ad assaggiare il frutto proibito e non le è piaciuto. Peggio: ha devastato la sua visione del mondo:

'Sometimes I think considering the world in classically theological structures is a waste of . . . ' She looked around the room. 'I shouldn't say things like that here. It's meaningless'

A cui Proctor risponde:

So. You've discovered, now, you are the sort of person who can enjoy such things as pass in these rooms only in fantasies, eh?


Peggy-Ann finirà violentata e uccisa, e per la sua morte verrà incolpato e giustiziato Robby.

Il testo, infine, nella sua volontà di coinvolgere il lettore in questa ricerca artistica di ordine e caos (o ordine sul caos?) sfonda la quarta parete (ok, non solo quella, ci sono varie parti del corpo che vengono sfondate, ma quelle lasciamole perdere):

An interesting experience. One night reading a magazine with a blue cover from one of the U.S. universities I found a story by a woman whose name I knew because I had read a science fiction novel and some stories by her. The first paragraph had all sorts of words and colors like science fiction, so I got my mind all ready with this attention.
The story didn't mean anything to me!
I didn't know what it was about. But everything was clear and mysterious, bright and mixed up. Three pages to the end, I realized it was a story about a woman teaching school who gets one of her students to bed with her. I read it again. The story was clear. Only the first paragraph was like science fiction, and it was for the feeling, I think. My attention, you see, turned everything different.

Che è un po' quello che succede al lettore che prende in mano un libro di Delany aspettandosi fantascienza e si ritrova dentro un sadomasoporno.

"There are more of us than most of you think. Correction: there are more of us than most people who will read this will think"
"Perhaps this is a bad book"




mercoledì 21 luglio 2021

Rito di Passaggio

Rito di Passaggio di Alexei Panshin è stato pubblicato nel 1968 ed èstato vincitore del premio Nebula per il miglior romanzo e secondo classificato per il premio Hugo.

La Terra è stata distrutta dalla sovrappopolazione, i superstiti vivono sulle Astronavi e colonizzano nuovi pianeti. L’umanità si è divisa in due caste: gli abitanti delle Astronavi, detentori della scienza e della tecnica, e i mudeaters, gli abitanti delle colonie che sono tenuti a un livello di civiltà pari a quello del Far West americano.

Ogni abitante dell’Astronave, raggiunta l’età di 14 anni, viene abbandonato per un mese su un pianeta. Se sopravvive ritorna sull’astronave come un adulto.

Il romanzo è narrato in prima persona da Mia, e racconta la vita di questa ragazza dai 12 ai 14 anni fino al Rito di Passaggio: il rapporto con il padre, le sue amicizie e il primo amore. Mia e altri suoi coetanei vengono abbandonati sul pianeta Tintera dove scoprono che gli abitanti si stanno organizzando per rivoltarsi contro le Astronavi.

Ritornata a bordo parteciperà al dibattito se sterminare i tinteriani o meno. Avendo trovato delle persone buone, cambia idee sui Coloni accettandoli come esseri umani. Purtroppo la Colonia viene sterminata per decisione collettiva dell'Astronave.

Le Astronavi, con il loro stretto controllo delle nascite, comunque approvate dai genetisti di bordo, le prove di sopravvivenza per i più giovani e il razzismo nei confronti dei coloni, sono un ambiente distopico. Nonostante i temi e l'ambientazione siano piuttosto truci, è scritto in maniera molto tranquilla e pacifica.

Il romanzo è una risposta a molte opere di Heinlein delle quali mette in luce l’ipocrisia e la misoginia.

mercoledì 14 luglio 2021

Gloriosi Bastardi

C’è una speciale relazione tra l’essere umano e lo spazio che lo circonda. E c’è una altrettanto speciale relazione tra il lettore e lo spazio come viene rappresentato in un testo (dovuto all’attività di world building) e dal testo stesso, come esso si presenta materialmente composto.

Quindi anche se il nostro mondo fantasy ha nevi perenni al nord, un deserto al sud e un oceano a ovest, la storia come è narrata inizia in una pianura, continua in un sotterraneo e finisce sulla cima di una montagna, con un movimento discesa e ascesa spaziale e metaforico. E magari i capitoli vanno diminuendo di lunghezza man mano che la storia procede.

Gloriosi Bastardi è una raccolta di sei racconti scritti da Sergio Mastrillo, Salvatore Vita e Riccardo Vezza. Ogni autore ha creato il proprio mondo e mette in scena i propri protagonisti. Per Vita è Murbion Undakar, ibrido uomo/tasso, cacciatore di taglie in un mondo dominato da una forte gerarchia fatta di Luminosi, Senatori e Arcangeli poliziotti. Per Vezza il mondo è quello famigliare della casa e della famiglia della giovane Gormlada di Valmoria – un ambiente casalingo che nasconde però intrighi e menzogne che crescono fino a raggiungere il livello di minaccia cosmica. Per Mastrillo è Bulba Bolivar, cavaliere che si muove su un mondo a scacchiera fatto di quadranti, Re e Regine, Torri e Alfieri.

È interessante vedere come questi tre mondi rappresentano la spazialità del worldbuilding e come si intrecciano tra di loro.

Il mondo dove agisce Murbion Undakar è caratterizzato da una forte verticalità. Il primo racconto “La Statua” è ambientato al cosiddetto Livello Zero e nei sotterranei giganteschi e piranesiani detti “Le Navate”. L’altro suo racconto “Cacciatori e prede” è ambientato nella Cittadella dei Luminosi, posta ad alta quota e raggiungibile solo volando, dove vivono i padroni del mondo di Wulengreim. E questi sono il primo e quinto racconto dell’antologia.

Tra di loro, tra questo contrasto di alto/basso vengono posti i racconti di Vezza. Gormlada di Valmoria, come agente del gruppo noto come Antica Consorteria della Fanciulle Pericolose, si muove in ambienti a lei vicini: nel racconto “Primo Incarico” deve compiere una missione segreta durante un ricevimento dato da sua madre nel palazzo dove vive; in “Ombre e Sangue” non ci si muove lontano da luoghi famigliari alla protagonista: la città, la sede della Consorteria etc… Sono luoghi intimi che vengono invasi da antichi culti sanguinari che lentamente cambiano la realtà e la natura delle relazioni attorno a Gormlada. Questi racconti di Vezza sono il secondo e il quarto.

Il terzo racconto è “Scacco Matto” di Mastrillo, della cui geometria a scacchi abbiamo già parlato. In questa posizione centrale la Scacchiera e i suoi intrighi fanno da perno a una struttura del tipo abisso/casa/scacchiera/casa/cielo. È una struttura che io come lettore mi sono costruito leggendo i singoli racconti e vedendo come sono disposti nell’antologia. La posizione centrale del gioco degli scacchi non è casuale: ben presto si apprende che tutti i racconti sono varie fasi di un lungo gioco messo in atto dal terribile Dio Ratto Traal Kuensuul per invadere il mondo.

Si potrebbe fare un'analisi semiotica dei vocaboli usati nei vari racconti per esprimere la spazialità, ma è caldo e quindi ve lo lascio come compito per le vacanze.

Ma c’è il sesto racconto, “L’antitesi” di Mastrillo, che ribalta le carte in tavole e capovolge la ricostruzione mentale che mi ero fatto. Non entro nei dettagli per fare spoiler (dopotutto non voglio rovinarvi il piacere di questa lettura).

Dicono i saggi che all'addensarsi delle ombre la vera luce rifulga più intensa. Non è questo il caso, lettore: se cerchi una classica avventura, di quelle con eroi dalle chiome perfette e le armature scintillanti, rimetti questo libro nello scaffale o toglilo dal carrello. Ma se vuoi scoprire l'oscurità delle Navate insieme all'ibridato Murbion Undakar, gli intrighi di corte con la bella Gormlada di Valmoria e una mortale partita di scacchi con l’irascibile cavaliere Bulba Bolivar, che non sopporta di essere fissato, allora hai scelto giusto. Non eroi ma bastardi, infidi, violenti e facili al gozzoviglio. Eppure il destino sembra credere che solo loro  possano fermare l’apocalittico trionfo del Dio-Ratto. Staremo a vedere.
Dagli autori di True Legends un romanzo collettivo che piacerà agli estimatori di Fafhrd e Grey Mouser.

I tre autori, complici e amici, nel 2019  hanno esordito assieme con il romanzo distopico True Legends – Reclutamento, edito da Robin Edizioni, che ha avuto un lusinghiero successo di vendite  e recensioni. Questa è la loro seconda collaborazione letteraria, frutto di oltre un anno di lavoro. Vivono a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, a Santi Cosma e Damiano e Castelforte, paesi contigui in provincia di Latina.
Sergio Mastrillo, nato nell’aprile del 1976 a Minturno (LT). Nel 2020 ha pubblicato Crazy Heroes con Edizioni Scudo.
Salvatore Vita, nato a Formia nel 1980, è appassionato di cinema, narrativa fantasy e horror, comics e manga.
Riccardo Vezza, nato a Formia (LT) il 9 gennaio 1974, è stato folgorato in gioventù da Robert E. Howard e dal suo Conan che gli ha aperto le porte della narrativa fantastica.

domenica 27 giugno 2021

A Memory Called Empire di Arkady Martine

Sinossi:
Ambassador Mahit Dzmare arrives in the center of the multi-system Teixcalaanli Empire only to discover that her predecessor, the previous ambassador from their small but fiercely independent mining Station, has died. But no one will admit that his death wasn't an accident—or that Mahit might be next to die, during a time of political instability in the highest echelons of the imperial court.

Now, Mahit must discover who is behind the murder, rescue herself, and save her Station from Teixcalaan's unceasing expansion—all while navigating an alien culture that is all too seductive, engaging in intrigues of her own, and hiding a deadly technological secret—one that might spell the end of her Station and her way of life—or rescue it from annihilation.


A Memory Called Empire non è una space opera come ve la aspettereste. Sebbene narri le vicende di un vasto impero galattico, il romanzo è ambientato su un singolo pianeta, del quale si vede in dettaglio solo la sede di governo. Mancano le avventure su ampia scala spesso associate a questo sottogenere. A Memory Called Empire è meglio definito come un interstellar mystery adventure. La protagonista deve scoprire chi ha ucciso il suo predecessore alla carica di ambasciatrice della Stazione Lsel presso l’Impero Teixcalaani, evitare attentati e se può, nel frattempo, innamorarsi della sua addetta culturale e assistente Three Seagrass.

Più che esplorare lo spazio interstellare, l'autrice Arkady Martine è interessata a esplorare lo spazio culturale occupato da un Impero e la sua relazione con quello, più ridotto, all’interno del quale cerca di sopravvivere una provincia non ufficialmente ancora sottomessa.

Come persona nata e cresciuta in una regione che nell’ultimo secolo è passata sotto l’influenza di ben quattro domini culturali diversi, posso dire che questo romanzo mi ha parlato in maniera particolare.

Lunga e interessante è la relazione della fantascienza con gli imperi galattici (o interstellari, o interplanetari…): la si fa risalire al 1900, con The Struggle for Empire: A Story of the Year 2236 di Robert W. Cole, che immagina una Impero Britannico che estende la sua influenza (e la sua fame di risorse) ad altri sistemi solari. Nei decenni successivi Asimov, Herbert e Guerre Stellari hanno saldato l’archetipo dell’Impero Galattico nella nostra immaginazione.

Ma come fatto notare da Csicsery-Ronay (nel suo saggio “Science Fiction and Empire”), la fantascienza è sorta per prima nelle nazioni più imperialiste (Inghilterra e Francia) spostandosi poi in USA e Russia quando queste iniziarono le loro attività imperiali.

Per una trattazione più approfondita della relazione tra Fantascienza e Colonialismo vi invito a leggere anche il saggio Colonialism and the Emergence of Science-Fiction di John Rieder.

Quello su cui Martine pone l’accento è l’aspetto coloniale di un Impero (ammettendo che i due aspetti possano essere separati), di come questi eserciti la sua influenza militare e culturale, riversando legioni di soldati e opere di narrativa sugli stati indipendenti ai suoi confini.

Ma che cos’è un impero?

Per Edward Said l'imperialismo è "La pratica, la teoria, gli atteggiamenti di un centro metropolitano urbano che governa un territorio lontano".

La capitale dell’Impero Teixcalaani è una ecumenopoli, una città-pianeta erede di Trantor e di Coruscant. Nel linguaggio Teixcalaani si usa la stessa parola per dire “mondo”, “città” e “impero”. Quando un nuovo sistema solare viene annesso all’Impero esso di fatto inizia a esistere per il mondo. Le culture al di fuori dell’Impero, compresa quella di Mahit, sono considerate barbare.

L'Impero Teixcalaani è un patchwork di diversi imperi del passato. Linguaggio e culto derivano dall'impero azteco, l'organizzazione politica da quello cinese e bizantino. Per confronto Lsel e il suo linguaggio sono ispirati all’Armenia. In particolare, Martine si è ispirata alla conquista del regno armeno di Ani nel 1044 da parte dell’Impero Bizantino per rappresentare gli sforzi di Lsel per rimanere indipendenti.

Ma soprattutto per Martine l'Impero è una Memoria, qualcosa oggetto di una ricostruzione culturale narrativa. I funzionari che governano l’Impero sono ossessionati dalla produzione poetica delle epoche precedenti. Le avventure passate di imperatori e condottieri sono usate come termini di paragone del presente, ma sempre nella loro forma romanzata e liricizzata. L’Impero è una continua narrazione e ri-narrazione di se stesso.

It was hard for her to wrap her mind around—the very idea of Teixcalaan not being permanent, irrevocable, eternal. And she was a barbarian, a foreign particle, just a thing that loved (did she? Did she still?) the Empire’s literature and culture, it wasn’t home; it had never been the shape of the world for her like it must be for Three Seagrass, only the shape that distorted the world out of true, the warp of heavy mass pulling at the fabric of space.

Ritorniamo a Said: “ogni impero racconta a se stesso e al mondo di non essere come gli altri imperi, che la sua missione non è di saccheggiare e dominare ma di educare e liberare".

Un impero divora: è un termine usato molto spesso in riferimento ai Teixcalaanlitzlim, che inglobano pianeti per le loro risorse – nel caso della Stazione Spaziale Lsel la risorsa è il wormhole presso cui si trova.

Per entrare nel loro mondo Teixcalaani la protagonista deve cogliere rimandi e citazioni, cosa resa difficile perché spesso molte opere non sono arrivate alla “periferia” nella quale ha vissuto.

Mahit was so very tired of disambiguating between the tiny shades in meaning between one Teixcalaanli phrase and another, the effort it took to rearrange the emphasis of a sentence to render it accurate. The effort it took to keep straight what she had told Three Seagrass, what she had told Twelve Azalea, and what she hadn’t told anyone at all.

Non c’è frase detta da uno dei personaggi che non debba essere interpretata vagliata, le cui parole non debbano essere messe in relazione con la cultura Teixcalaanli e il contesto nel quale vengono dette. È una battaglia continua della protagonista, e quindi anche del lettore, con i dialoghi Teixcalaanli.

Mahit è innamorata della cultura Teixcalaanli, nonostante sia la cultura dei conquistatori e dominatori. Ma non vuole che Lsel ne diventi una colonia. Che strumenti ha per opporsi alla colonizzazione? Martine introduce subito nel romanzo il concetto di Imago, copie informatiche della mente di abitanti illustri di Lsel con i quali entrare in contatto mentale per avere aiuti. A Mahit viene impiantato l'Imago di Yskandr Aghavn, il suo predecessore. Purtroppo ci sono dei problemi e l'ambasciatrice si trova sola e senza sostegno, e parte del romanzo consiste nelle sue avventure per recuperare un chip con l'Imago perduto. L'Imago rappresenta per gli abitanti di Lsel un profondo collegamento psicologico con il loro passato. È questo collegamento che può permettere loro di sconfiggere l'Impero. L'Imperatore Six Directions (nessuna relazione con gli One Direction) infatti sta morendo e all'orizzonte si protende una devastante guerra civile. Se Six Directions riuscisse a impiantare una sua Imago in un suo clone, forse l'Impero si salverebbe.

È tipica ipocrisia imperiale e coloniale: la tecnologia per le Imago è considerata blasfema nell'Impero, i Lsel sono dei barbari a usarla, ma l'Impero stesso è pronto ad appropriarsene pur di sopravvivere. Lsel può quindi fare leva sulle Imago per ricattare i Teixcalaanlitzlim e mantenere la propria indipendenza.

“You pump the dead full of chemicals and refuse to let anything rot—people or ideas or… or bad poetry, of which there is in fact some, even in perfectly metrical verse,”

Testi che affiancherei a questo romanzo, per capirlo meglio e approfondire certi spunti:
“Culture and Imperialism” di Edward Said
“Colonialism and the Emergence of Science-Fiction” di John Rieder.
“Science Fiction and Empire” di Istvan Csicsery-Ronay
“Science Fiction and Empire” di Patricia Kerslake


domenica 13 giugno 2021

Space and Place: the Perspective of Experience.

Che cos'è lo spazio? Cos'è il luogo? Come si relaziona, come occupa l'essere umano questi due ambiti dell'esistenza?

Space and Place: the Perspective of Experience è un saggio di Yi-Fu Tuan che raccoglie la conoscenza scientifica, le tradizioni di vari popoli, l'esperienza personale dell'autore sul non banale, dato sempre per scontato, rapporto tra l'essere umano e lo spazio che lo circonda.

Come la persona umana, che è assieme animale, fantasista e computer, ha esperienza e capisce il mondo è il tema del libro.

Che cos'è un luogo? Che cosa gli dà la sua identità che lo contraddistingue dal generico spazio?

I fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg visitano il Castello di Kronber e riflettono come il sapere che quello è il "castello di Amleto" cambi la visione che si ha del luogo, anche se Amleto è un personaggio immaginario. Cambia, possiamo dire in modo quantico?, il modo di vedere le rocce e le forme del castello.

Lo spazio dove si vive influenza il nostro modo di concepire se stessi e l'universo. I Pigmei del Congo che vivono tutta la loro vita nella foresta, senza mai vedere il cielo, senza mai vedere uno spazio aperto, vivono in un luogo che non cambia – hanno una concezione del tutto diversa del tempo e la loro mitologia è priva di qualsiasi storia sull'inizio del mondo e la sua fine.

Come ha scritto Mary McCarthy: Due pescatori seduti vicini sulla spiaggia sembrano naturali, due poeti che meditano sui loro versi alla stessa distanza già occupano spazio.

Ma cosa sono spazio e luogo?

Lo spazio è libertà, ma anche pericolo. È un foglio bianco sul quale deve essere messo un significato. Si può associare la foresta allo spazio? La foresta è piena di oggetti (alberi), lo sguardo ne è limitato: è una regione di possibilità. Ritorna l'esempio dei Pigmei del Congo: i loro villaggi non hanno templi o sedi di culto, è la foresta stessa attorno al villaggio a contenere il sacro.

L'essere umano si muove nello spazio, ne fa esperienza, apprendimento. Lo organizza nella sua mente tramite i sensi, principalmente la vista, solo in secondo luogo con gli altri quattro.

Come ha scritto Susanne Langer: Il mondo della fisica è essenzialmente il mondo reale costruito tramite astrazioni matematiche, e il mondo dei sensi è il mondo reale costruito tramite astrazioni che gli organi di senso ci forniscono.

Esistono diversi tipi di spazi: c'è quello mitologico, che sottende a uno schema concettuale dell'esistenza: c'è quello pragmatico, dove vi avvengono le attività pratiche. Per le popolazioni di cacciatori lo spazio si divide in "range" e "estate" (ho preferito non tradurre i termini originali). "Range" è lo spazio per la caccia, per la sopravvivenza, è dove si corre.

"Estate"è lo spazio sociale, per sedersi e riposarsi. È dove si dorme e si sogna.

Lo spazio mitologico stesso può essere di due tipi: una zona sconosciuta attorno allo spazio pragmatico conosciuto, oppure una componente spaziale separata della visione del mondo. Hic sunt leones vs Paradiso.

Luogo è lo spazio chiuso e umanizzato. Il luogo è centro calmo sede di valori. Già a livello animale i luoghi sono centri di sentito valore dove alcuni bisogni biologici (cibo, sicurezza) sono soddisfatti.

Il luogo è un tipo di oggetto. Luoghi e oggetti definiscono lo spazio, dandogli personalità geometrica.

Il luogo è una pausa nel movimento, anche solo movimento visivo. Il panorama è fatto di luoghi.

L'essere umano necessita di spazio e di luogo.

Yi-Fu Tuan passa poi ad analizzare la relazione tra l'uomo e gli edifici, le città e le nazioni dove vive.

Edifici e monumenti sono il testo base per tramandare tradizioni e una visione della realtà.

Il villaggio, separato dalla natura, diventa un luogo. La città, evoluzione del villaggio, perde parte della sua identità frammentandosi in luoghi separati (i rioni, il porto, il salotto buono etc...) e ridiventa spazio.

Connesso con i concetti di spazio e luogo è quello di tempo. Anzi possiamo percepire solo tempo e spazio nello stesso istante, muovendoci.

Yi-Fu Tuan riporta l'esempio, semplice ma illuminante, del manager che per passare da un ufficio all'altro (distanti pochi metri) ci mette anni di carriera. E allontanandoci dal proprio luogo (casa, città, nazione) si viaggia indietro nel tempo: popoli percepiti come esotici non hanno Storia, e luoghi lontani sono "senza tempo". "Noi" siamo sempre "qui". "Loro" sono sempre "là". Vicinanza e distanza dipendono tanto dalla distanza geografica che dall'intimità interpersonale.

Una lettura interessantissima su un argomento che molti trascurano spesso.