venerdì 10 agosto 2018

Nathan Never: il romanzo


Sono un appassionato della serie a fumetti Nathan Never fin dagli anni ’90. Possiedo la collezione completa degli albi e, tra alti e bassi, Nathan è stato per anni un compagno di viaggi e scoperte.

Nel caso non conosciate il personaggio, ecco qua il riassunto da wikipedia:
Le avventure di Nathan Never sono ambientate in un futuro non molto lontano in un mondo sconvolto dalle terribili catastrofi del 2024 e raccontano le vicende di un detective che lavora per l'Agenzia Alfa, una delle tante agenzie private di investigazioni che si sono affiancate alla polizia nella lotta al crimine. Parte del genere umano si è trasferito su stazioni orbitanti in grado di produrre quanto serve anche alla Terra e per questo reclamano un'indipendenza che la Terra non vuole concedere arrivando così a una guerra con le stazioni orbitanti. Nathan Never vive in una megalopoli indicata come Città Est sulla costa orientale degli Stati Uniti circa un secolo dopo la grande catastrofe. Il mondo è fortemente inquinato e la società è dominata dalla tecnologia e dai mass media. Nathan Never in qualità di agente speciale è al centro di trame poliziesche classiche in uno scenario alla Blade Runner dove il protagonista non è un eroe tradizionale ma "forse è solo un essere umano in un mondo sempre meno umano" come definito dagli stessi autori. La sua vita è stata funestata da una tragedia personale causata da un criminale che gli uccide la moglie Laura e gli rapisce la figlia Ann che a seguito del trauma divenne autistica.
Potete quindi immaginare la mi gioia quando lessi che la Bonelli aveva in programma di far uscire un romanzo con lui come protagonista. 

E non vi nasconderò quanto sono rimasto perplesso nello scoprire che l’autrice, Miriam Dubini, aveva in precedenza pubblicato solo romanzi per ragazzi. E che il romanzo stesso sarebbe stato un YA che avrebbe visto come protagonista un Nathan Never adolescente. 

Non era quello che speravo. Dopotutto Nathan Never è sempre stato un fumetto adulto, con un protagonista adulto tormentato dal suo passato (la morte della moglie, il rapimento della figlia) e che nelle sue avventure affronta temi quali il rapporto dell’uomo con la memoria (storica e personale), il ruolo della tecnologia e così via. 

Per me lo scrittore ideale per un romanzo di Nathan Never sarebbe stato un Richard K. Morgan, un Neal Stephenson, un Serge Lehman (che non se lo ricorda mai nessuno). Ma la Bonelli ha scelto diversamente. Ultimamente la Bonelli ha iniziato a puntare su un pubblico più giovane, invece dei soliti 30-40 che comprano ritualmente il Tex o lo Zagor o il Nathan Never. Vogliono far conoscere i loro personaggio storici ai nuovi lettori di fumetti, e cambiare in parte i personaggi, o meglio l’angolo con il quale sono presentati, è la logica operazione da fare. 

Ci si potrebbe lamentare che un Nathan Never YA toglie spazio in libreria a un Nathan Never adulto, ma in realtà non c’è mai stata alcuna alternativa. O meglio l’alternativa era tra avere un Nathan Never YA e non avercelo affatto. E in questo caso preferisco che ci sia e tutto sommato sono contento di aver letto questo romanzo. 

Ringrazio anche il buon Zeno Saracino che con un suo post su Cronache Bizantine, riguardo un fenomeno simile che avviene in Warhammer 40k, mi ha permesso di vedere le cose nella giusta prospettiva. 

Un Nathan Never adolescente quindi. La cosa in realtà non è nuova ai lettori della serie. Ci sono state alcune storie con protagonista il Nathan Never adolescente: a Gadalas, la riserva naturale dove è cresciuto con i suoi genitori e dove ha avuto come maestro Li Xiaolong. Nella Città Est, dove ha frequentato l’Istituto Tecnico Scientifico (ITS) e da dove poi è partito per diventare Fante Spaziale. E dove poi è tornato per fare il poliziotto. Insomma tra flashback e albi fuori dalla serie regolare sappiamo quasi tutto della vita di Nathan Never. 


Siamo in un futuro non troppo distante da noi, dove la tecnologia ha sentire più il controllo delle nostre vite, e dove la gente vive in grandi agglomerati urbani e la natura è rimasta padrona di poche isole felici. In uno di questi luoghi magici e incontaminati, l'isola di Gadalas, ha vissuto la sua adolescenza Nathan Never, un ragazzo di quindici anni che decide di inseguire il sogno di entrare in Accademia e diventare un Fante Spaziale. Dovrà quindi trasferirsi nella lontana metropoli chiamata Città Est, per frequentare il prestigioso Technical Science Institute. Una vita nuova, fatta di nuove amicizie e nuovi amori. Un altro mondo. Il sogno, però, è destinato a trasformarsi in un incubo. Infatti Nathan, seguendo il suo ostinato senso di giustizia, si troverà invischiato in una fosca vicenda legata al mondo dei combattimenti clandestini, e sarà costretto a scontrarsi con una misteriosa creatura che sembra nutrirsi dell'energia della rete, minacciando di sprofondare il mondo nel caos. Diventerà così detective suo malgrado e dovrà districarsi in un'indagine piena di colpi di scena. Immerso in una suggestiva atmosfera cyberpunk, il romanzo racconta in prima persona le origini di un tormentato antieroe che in futuro diventerà l'anima dell'Agenzia Alfa. 

Il romanzo della Dubini racconta la prime due settimane circa di Nathan nella Città Est, all’inizio dei suoi studi nell’ITS. È un periodo mai narrato della vita di Nathan. Sui fumetti abbiamo visto il periodo precedente alla partenza ("La storia di Kathy Eller", albo numero 56, "La stagione dei dischi volanti", Almanacco della Fantascienza del 1997, e qualche flashback qua e là) e una storia ambientata al suo secondo anno all'ITS ("Il ragazzo che scoprì l'universo", Almanacco della Fantascienza del 1998). Il primo giorno di scuola ci mancava. 

Nathan deve lasciare la sua pacifica e amata Gadalas, i suoi genitori e i suoi amici d'infanzia, per trasferirsi nella megalopoli e iniziare gli studi. Ovviamente si fa subito coinvolgere in un'avventura e si trova un “caso” da risolvere: una misteriosa presenza nella rete che si nutre dell’energia delle persone. 

C’è tutto quello che ci si potrebbe aspettare: il primo amico, la ragazza che se lo rigira come un calzino, i bulli della scuola, un nemico che si rivela essere un’entità bisognosa di aiuto e, nell’ombra, il vero cattivo della storia. Non vi sto ad annoiare con la trama, leggetevelo, sono un 230 pagine che scorrono via veloci. 

È Nathan Never? Beh, ci sono molti particolari che non coincidono con quanto noto dalla serie a fumetti. Ma questo non ha importanza. La serie ci ha abituati da anni all’esistenza di universi paralleli, all'esistenza di altri Nathan. Magari non ve ne siete accorti, ma il Nathan Never protagonista dal primo albo è morto nel numero 303 della serie regolare, e al momento stiamo seguendo le avventure di un Nathan di un universo parallelo. C’è addirittura una miniserie, attualmente in corso, dove ogni albo è ambientato in una dimensione diversa, con diversi Nathan ma con un filo in comune.


Non sono certe piccole differenze che fanno il personaggio. Quindi torno a chiedermi: c’è Nathan Never in questo romanzo? 

Sì, c’è. Per quanto sia ancora adolescente questo Nathan contiene le tracce di quello che sarà da adulto. C’è già la tristezza e la dolcezza dei ricordi: sarà appena adolescente, ma è lontano da casa e ha nostalgia di Gadalas e dei vecchi amici. Come dice la sua nuova amica, la mente di Nathan qui è “un labirinto con vista sull’infinito”. 

C’è il rapporto con la tecnologia. Al momento del suo arrivo in città Nathan scopre che tutti sono collegati tramite il loro perph (personal phone, il vocabolo è la cosa più brutta che abbia mai sentito) a Knownnect, una specie di Facebook del futuro. Non ci sono like ma HYPE. La cosa interessante è che questi perph sono collegati direttamente con la fisiologia umana, e a ogni HYPE ricevuto si prova una piacevole sensazione fisica. 

Vabbè, più o meno come i like di Facebook. 

Knownnect: tutti, tutto, subito. È lo slogan di questo socia network. Nathan si sente a disagio: lui è abituato ai tempi lenti della natura, ad aspettare le onde giuste mentre fa surf, ad avere un’autodisciplina derivata dalle arti marziali. Knownnect permette anche l’XX, eXtra-Xperience, con le quali si possono vivere in streaming le avventure di qualcun altro. 

“È una scarica di adrenalina purissima. Io mi sono sentito…”
Non riesce a trovare la parola. E quando la trova non riesce a dirla.
“Come se fossi stato lì assieme a lui?” dico io (…).
Mio zio annuisce.
“Dovresti provare!”
“Preferisco il mare vero.”
Rimane un momento a riflettere sul mistero di queste parole. 

Non male anche la descrizione della Città Est, la megalopoli costruita su più livelli dove si svolgono la maggior parte della avventure della serie. 

Grumi di metallo e asfalto suppurano da un tappeto gassoso di grigio cangiante: ora più profondo, ora opalescente; torri ciclopiche di vetro nero svettano verso un cielo sferzato da una pioggia violenta e affondano lunghe radici di cemento armato al di sotto della coltre grigia, in un luogo buio e invisibile. Attorno alle costruzioni più alto s’avviluppano spire di viadotti aerei dove il traffico fluisce monotono con vene di luce rossa. La metropoli sembra sterminata, ci avviciniamo senza che riesca a definirne di confini. Il cielo non ha nessun colore, è solo il riflesso delle luci di sotto. Queste cambiano in base ai livelli. 

Bella descrizione, peccato solo che la Città Est praticamente scompare nel resto del romanzo. È un difetto che ho notato anche per altre cose che fanno da contorno al romanzo. Una volta descritta la Città Est sembra che Nathan si muova in una qualsiasi metropoli (cinese) moderna. Studia in una scuola, ma a parte i pochi studenti che conosce per nome sembra che non ci sia nessun altro. Sembra a volte che le avventure avvengano in un vuoto pneumatico attorno al protagonista. 

Sarà un adolescente distratto e chiuso nel suo mondo, forse.


Quindi cosa dire in conclusione riguardo questo romanzo? L'appassionato storico della serie a fumetti potrebbe rimanere addirittura deluso. La serie è nata e cresciuta all'interno di una continuity ben studiata dagli autori originali (il famoso trio Medda Serra e Vigna), continuity che anche se in ventisette anni di uscite a volte si è persa un po' per strada è rimasta comunque un punto di riferimento contro il quale valutare le avventura del protagonista. Questo romanzo offre poco da questo punto di vista. Ma non è stato pensato per gli appassionati storici. È stato pensato per le nuove leve. Riuscirà quindi questo Nathan Never ad attrarre una nuova generazione di appassionati? 
Ecco, sinceramente non ne ho idea, ma conoscendo a fondo la serie direi che questo periodo della vita dell'Agente Speciale Alfa è forse uno dei migliori punti di partenza per un giovane che si avvicina per la prima volta alla serie.

giovedì 9 agosto 2018

Thanatolia: due recensioni


Sono uscite le prime eutanasiastiche recensioni dell'antologia Thanatolia.

Su Heroic Fantasy Italia, Giorgio Smojver ci da il...
Benvenuti su Thanatolia, il Continente dei Morti! Con questo primo volume delle Crypt Marauders Chronicles ritorna la straordinaria tradizione dello Sword & Sorcery italiano, grazie a un manipolo di autori d’eccezione e al cupo universo condiviso che hanno saputo creare.
(vai sul sito per continuare a leggere la recensione)

Su Cronache Bizantine, Zeno Saracino ci ricorda che
Un cimitero presenta, nella sua stratificazione, nella sua diversità, nei suoi differenti quartieri e abitanti, visitatori e guardiani, la cultura della sua città, villaggio o nazione che dir si voglia.
La storia di quel luogo, quel centro urbano, viene espressa dal suo cimitero.
I cimiteri ricordano in tal senso le carote di ghiaccio estratte in Antartide, nella misura in cui rappresentano uno spaccato della storia di quella comunità, dagli albori al presente.
Senza nemmeno addentrarsi nell'aspetto artistico e/o architettonico, i cimiteri costituiscono una testimonianza storica fondamentale per una comunità, che sia una capitale o un paesino campagnolo.
(vai sul sito per continuare a leggere la recensione)

sabato 28 luglio 2018

REKKR

Vi segnalo l’uscita di REKKR, un progetto videoludico molto interessante al quale sono orgoglioso di aver dato il mio contributo.


Si tratta di un mod per il buon vecchio Doom, contenente 25 nuovi livelli, nuove armi, nuovi nemici, praticamente è un altro gioco che gira con il motore grafico di Doom, tanto che qui potete scaricare la versione iwad che vi permette di giocare a REKKR anche senza possedere il Doom originale (avrete comunque bisogno di un port con il motore grafico del gioco). 

L’ideatore del progetto è state Revae, che oltre a creare la maggior parte dei livelli ha realizzato tutte le nuove texture e sprite di REKKR. Il tema base è quello vichingo. Si sono quindi abbandonate le basi spaziali hi-tech del primo Doom per ambientazioni medievalizzanti e fantasy. Sotto certi aspetti REKKR ricorda più un Heretic o Hexen (altri due giochi basati sul motore di Doom) che il titolo originale. 

Il trailer

È un’opera di qualità un po’ più alta rispetto ai normali mod per Doom. Molto spesso questi sono ripetitivi, basati più su qualche quirk inserito nella programmazione che sul gameplay o sono atrocemente difficili (le così dette slaughtermaps). REKKR al contrario ha potuto contare su una brillante direzione artistica a opera di Revae, e un buon level design che combina la verosimiglianza dei luoghi (nei limiti di un motore grafico vecchio di 25 anni) con un gameplay da sparatutto. 

Il mod è anche stato segnalato da alcuni dei maggiori siti che si occupano del mondo videoludico e nerdate varie, quali Rock Paper Shotgun e VGR.

Per REKKR ho realizzato un livello, The Marketplace, l’area del mercato della ricca capitale del regno, invasa dalle orde dei mostri nemici.

Ecco qua un video con il gameplay completo del mio livello:




sabato 14 luglio 2018

Concorso Crypt Marauders Chronicles


Il progetto Crypt Marauders Chronicles è alla ricerca di un marchio!

Se vuoi provare a realizzare una tua idea, segui le linee guida che trovi qui di seguito o sul sito della casa editrice.

Obiettivo del concorso è l’ideazione di un marchio che contraddistingua il progetto editoriale a cui hanno dato vita Alessandro Forlani e Lorenzo Davia.

I racconti di “Crypt Marauders Chronicles” si svolgono nell’universo condiviso della tetra Thanatolia: un intero continente destinato a millenaria necropoli, custodito da due città mercantili (Handelbab e il porto di Tijaratur) che vivono del commercio di tesori e manufatti. Tombaroli spregiudicati, necromanti ed eccentrici avventurieri esplorano le tombe e riforniscono i mercati: ma scavare troppo a fondo può essere pericoloso, specie dove giace una terribile entità.

Il marchio dovrà rappresentare in maniera semplice ed efficace la tematica Sword&Sorcery e l’ambientazione illustrata qui sopra. Il suo utilizzo sarà prevalentemente nelle copertine dei libri e attraverso il web, compresi i social network. Non c’è preferenza tra bianco e nero, scala di grigio o colori. È importante la riconoscibilità e l’originalità. Per qualunque informazione o ulteriore linea guida, potete contattarci a watsonedizioni@gmail.com.

Il concorso è valido dal 13 al 31 Luglio 2018. Tutti gli elaborati dovranno essere inviati a watsonedizioni@gmail.com indicando come oggetto “Concorso CMC”. La mail dovrà essere corredata di immagine jpg del marchio, informazioni dell’autore (Nome, cognome, data e luogo di nascita, contatto telefonico), liberatoria per l’utilizzo dei dati, breve spiegazione sulla scelta del soggetto presentato.

Ogni partecipante riceverà gratuitamente l’ebook del libro. Il vincitore del concorso invece riceverà una copia cartacea del volume e un contributo spese pari a cento euro.

Il marchio vincitore sarà ceduto a titolo definitivo, dall’autore alla casa editrice, comprendente ogni diritto di utilizzo e riproduzione.

mercoledì 11 luglio 2018

Thanatolia

Il progetto Crypt Marauders Chronicles è nato nel Luglio del 2016 durante una chat tra me e Alessandro Forlani. 

Cercavamo qualcosa da proporre alle riviste in lingua inglese e, spero abbiate presente, iniziammo quel continuo rimpallarsi di idee e battute che tante volte finisce in niente ma che almeno una volta ogni mille produce qualcosa. Qualcosa che non si può definire ancora di concreto, ma che si sente avere un’anima. Qualcosa che potrebbe sopravvivere al di fuori di quell’incubatrice che è il dialogo tra due persone, dove spermatozoi di ispirazione cercano ovuli di idee da fecondare. 

Così è stato per Thanatolia. 

Le avventure delle Crypt Marauders Chronicles si svolgono in Thanatolia, un continente utilizzato da sempre come cimitero. Vi si trovano sepolcri, cripte, sarcofagi, tombe, catacombe, mausolei, cenotafi, ossari ricchi di tesori e pericoli, che si estendono per chilometri. Sorgono al centro di un deserto fatto di cenere, le ceneri dei morti cremati da millenni…
I vivi abitano solo in due città, presenti ai capi opposti della Thanatolia, da dove partono gli avventurieri alla ricerca dei tesori. C’è un ricco mercato per i reperti, che vengono esportati in tutto il mondo, e per le mappe delle tombe e dei tesori. Nessuno sa perché le civiltà passate abbiano deciso di erigere lì le loro tombe. L’usanza è presente solo in parte nell’epoca attuale, ed è una tradizione che risale all’Antico Impero, che aveva dominato il mondo ed è crollato millenni prima.
Quelle di Thanatolia e delle Crypt Marauders Chronicles sono avventure in stile Sword&Sorcery, ma con una netta componente orrifica e raccapricciante, in cui la morte, i cadaveri, le aberrazioni e il cannibalismo la fanno da padroni. 

Custodita nelle chat di Facebook c’è la precisa genesi di questo mondo fantasy. Ma è giusto che resti un segreto tra me, Alessandro e Zuckerberg. 

Nell’agosto del 2016 rendemmo pubblica l’esistenza del progetto. E fin dall’inizio mettemmo in chiaro che 

C.M.C. è un progetto aperto: se vi stuzzica il background, e volete inoltrarvi a scrivere nella necropoli di Thanatolia, equipaggiatevi di grimorio e spada e sarete i benvenuti! Resta inteso che in calce o introduzione del racconto riconosciate a Lorenzo e me la paternità dell'idea...
Non abbiamo un avvocato a difendere il nostro concept, non crediamo all'intuizione geniale unica & irripetibile: anzi, siamo convinti "contaminati" sostenitori del melting pot! 

Poi sono successe tante cose belle. C’è stato subito molto interesse attorno a questo progetto. Vari autori hanno scritto storie ambientate in questo mondo. Il sito Heroic Fantasy Italia ha dedicato una sua sezione ai racconti di CMC e ad alcuni articoli di approfondimento. Una casa editrice, la Watson, ha mostrato il suo interesse per il progetto e per creare un’antologia di racconti ambientati in Thanatolia. 

Dopo due anni di sognare, scrivere, lavorare, PR e altro, ecco la prima antologia Thanatolica.


I racconti di “Crypt Marauders Chronicles” si svolgono nell’universo condiviso della tetra Thanatolia: un intero continente destinato a millenaria necropoli, custodito da due città mercantili (Handelbab e il porto di Tijaratur) che vivono del commercio di tesori e manufatti. Tombaroli spregiudicati, necromanti ed eccentrici avventurieri esplorano le tombe e riforniscono i mercati: ma scavare troppo a fondo può essere pericoloso, specie dove giace una terribile entità.
Crypt Marauders Chronicles è un progetto aperto: se vi stuzzica il background, e volete inoltrarvi a scrivere nella necropoli di Thanatolia, equipaggiatevi di grimorio e spada e sarete i benvenuti! Da un’idea di Lorenzo Davia e Alessandro Forlani, un universo di scrittura creativa condivisa a tema Sword&Sorcery. 

Gli autori: Laura Silvestri, Mauro Longo, Alberto Henriet, Domenico Mortellaro, Fabio Andruccioli, Andrea Atzori, Luca Mazza, Alessandro Forlani e me. Le illustrazioni sono di Alex Reale e la copertina è di Vincenzo Praticò. 

Confesso che mi ha fatto uno stranissimo effetto leggere le storie degli altri autori. Anche se crei un nuovo mondo assieme a qualcun altro, non puoi fare a meno di sentirlo come tuo. Pensi di conoscerlo, pensi di sapere cosa ci sia dietro ogni curva della strada, dentro ogni tomba, oltre ogni collina. Leggendo le storie di questa antologia ho scoperto un mondo al tempo stesso famigliare e alieno. Come visitare uno stesso posto a diverse ore del giorno, o in diverse stagioni dell’anno, e trovarlo sempre diverso. Sarà la luce che cade con un altro angolo. Chissà

Tutti gli autori dell’antologia hanno portato il loro contributo unico a rendere questo mondo più vero. Più profondo. Ci hanno aggiunto simbologie e tematiche che non avrei mai pensato si potessero inserire. 

A tutti loro, al Maestro Forlani, ad Alessandro Iascy e Ivo Alemanno vanno i miei ringraziamenti.

mercoledì 4 luglio 2018

Tales of the Jedi: The Fall of the Sith Empire


Avevo lasciato Gav e Jori Daragon, i due fratelli protagonisti della miniserie The Golden Age of Sith, in una brutta situazione.

Jori è in fuga con la Starbreaker 12, sulla quale il Signore dei Sith Naga Sadow aveva nascosto un segnalatore. La rotta per la Repubblica è nota e la Guerra era imminente. Non solo: Gav è diventato allievo di Sadow e ammaliato dal Lato Oscuro della Forza sta aiutando il Sith con i preparativi dell'invasione. 

Sono andato avanti con la mia idea di ripercorrere la storia dell'universo di Guerre Stellari. The Fall of the Sith Empire è ambientato 4990 anni prima della Battaglia di Yavin, nel corso della quale venne distrutta la prima Morte Nera (forse l'avete presente, è il primo film di Guerre Stellari). 


Si inizia subito con Naga Sadow che un po' per volta seduce Gav al Lato Oscuro. Tanto per cominciare quando Naga viene raggiunto dal suo rivale Ludo Kressh per una conferenza "di pace", chiede al giovane di premere un tasto per le comunicazioni. Il comando invece fa bombardare la nave dell'avversario, rendendo Gav suo complice. 

Quando Gav esprime dei dubbi sull'invasione della Repubblica, Naga gli ricorda prontamente la miseria e i problemi passati da lui e sua sorella. La Repubblica è corrotta, meglio invaderla. 

Jori, ritornata su Koros Major, non se la passa meglio. La nostra esploratrice spaziale vorrebbe avvisare la Repubblica e la Regina Teta di Koros Major del pericolo in arrivo, ma visto che se ne era fuggita anni prima lasciandosi dietro un sacco di debiti... nessuno le crede. Jori finisce così in una colonia penale. Ma ci passa poco tempo: ruba un trasporto, ritorna su Koros Major, viene attaccata dalla polizia planetaria, si paracaduta dallo spazio... e finisce sui tetti del palazzo imperiale. Da lì a trovare l'Imperatrice Teta e informarla dei fatti – e sopratutto convincerla - il passo è breve. 

Ma è troppo tardi: la flotta di Naga Sadow attacca la Repubblica. I mondi di Corruscant, la capitale, Koros Major e Kirrek sono sotto attacco. È l'inizio di quella che nella mitologia di Guerre Stellari verrà conosciuta col nome di "The Great Hyperspace War". 

C'è una scena nell'episodio 3 dove il Senatore Palpatine cerca di sedurre Anakin Skywalker e trascinarlo al Lato Oscuro della Forza. Alle sue spalle spicca un bassorilievo che mi aveva incuriosito fin dalla prima volta che avevo visto il film. Se si cerca su internet, viene fuori che rappresenta appunto una battaglia della Great Hyperspace War. Ora lo sapete. 



A guidare l'attacco su Koros Major è proprio Gav, diventato ammiraglio della flotta di invasione di quel pianeta. Il nostro ingenuo amico inizia ad avere dei rimorsi, scende sulla superficie e incontra sua sorella. L'incontro non è dei migliori, con la scorta Massassi di Gav che viene eliminata da una Jori armata di proto-spada laser. Gav si rende conto di aver commesso una stupidaggine, ritorna sull'ammiraglia e raggiunge Naga Sadow, che si era ritirato in meditazione presso una nova instabile (a me rilassa il mare, ma non tutti sono come me). La flotta dell'Imperatrice Teta segue Gav, ingaggia battaglia con Naga, che per fuggire fa esplodere la stella. Gav muore, punizione forse eccessiva per un giovane ingenuo che comunque aveva cercato di riscattarsi.

Naga Sadow ritorna con la coda tra le gambe nell'Impero Sith, dove viene accolto dal rivale Ludo Kressh (che colpo di scena, aveva finto la sua morte). Riesce a vincere a stento, uccidendo per una buona volta Ludo. Non ha tempo di prendere fiato che ecco arrivare la flotta dell'Imperatrice. Qua Naga le prende di brutto e scappa lontano lontano. 

La Grande Guerra dell'Iperspazio è finita, nonostante gli enormi sacrifici su tutti i fronti. Nella Repubblica si festeggia. Jori mette su un'officina per astronavi, mentre Naga Sadow si ritira in esilio su Yavin 4, dove progetta la sua rivincita. 

Sceneggiatura e disegni sono della stessa squadra della miniserie precedente: sceneggiatura di Kevin J. Anderson, disegni di Dario Carrasco (disegni), Ray Murtaugh (colori), Mark Heike, Bill Black e David J. Beckett (chine). 

Avevo già scritto di come i disegnatori fossero riusciti a rendere l’idea di un’antichità remota rispetto a quella dei film, cosa che si veda molto bene nel design delle astronavi, che sembrano vascelli di legno, con tanto di sartiame e personale a terra che le deve ancorare. 


Non mi ricordo però se avevo parlato dei costumi. Sembrano usciti da un fumetto di Conan, o dalla fantasia di un Moebius. I personaggi non indossano tecnologia, non ci sono quelle tute spaziali o divise tipiche di un’opera di fantascienza. In questo reparto siamo in pieno fantasy, cosa che aiuta a rendere l’idea di un passato favoloso e ormai tramontato. 

L'Imperatrice Teta

C’è anche il piccolo particolare, che mi era sfuggito leggendo The Golden Age of Sith, delle spade laser che hanno bisogno di essere collegate tramite un cavo con un alimentatore portato a tracolla dai Jedi. Poi lamentatevi che il telefonino vi si scarica. 


Per essere la Grande Guerra Iperspaziale, la guerra occupa relativamente pochi albi e viene trattata abbastanza frettolosamente, con battaglie tra astronavi e masse di eserciti dove le vicende del singolo (Jar su Koros Prime o i Jedi su Corruscant) si perdono come una particella di sodio nell’acqua minerale. Almeno però le scene di battaglia, con velieri spaziali e mostri giganti usati come tank, sono bellissime da vedere. 




Penso sempre che la cosa più interessante di una storia sia il cattivo. Com’è quindi questo Naga Sadow, il vero protagonista di queste due miniserie? Ha tutto quello che serve per rendercelo simpatico (come personaggio). Usa il lato oscuro della forza per fare cose cattive. Riesce a essere seducente, almeno nei confronti di Jor. È convinto della propria superiorità, visto che in lui scorre poco sangue Sith (sembrerebbe che i Jedi Oscuri si siano allontanati dalla Repubblica e si siano mescolati con gli alieni Sith). Fa quasi simpatia, ma solo perché a conti fatti riesce a perdere ogni singola battaglia in cui è coinvolto, e questo non lo scoraggia mai. Lui ci tenta, con ogni mezzo: tradimenti, sotterfugi, inganni, violenza bruta (come quando fa esplodere un sole), anche se alla fine, sconfitto, deve accettare la sua condizione e ritirarsi in esilio, per ricostruire le sue forze e ritornare, un giorno. 


Tra i buoni spicca invece l’Imperatrice Teta. È una sovrana-guerriera, che ha unificato il suo sistema solare sconfiggendo i ribelli e mandandoli ai lavori forzati a vita. La sua è quasi un dittatura militare: senz’altro sotto il suo impero il suo popolo è l’unico abbastanza battagliero da prepararsi all’invasione Sith e portare la guerra in casa del nemico. Per finire, l’intero sistema solare viene rinominato Empress Teta. Viva la modestia.

New Camelot su Cronache Bizantine

“New Camelot” nell'insieme è un cocktail sperimentale che soddisfa lo stomaco, ma brucia il palato: una miscela dagli accostamenti arditi, ma dove la pura quantità controbilancia eventuali difetti.
Un must per gli avvinazzati del fantasy, sconsigliato agli astemi e ai timidi.
Sul blog Cronache Bizantine potete trovare la recensione al mio primo (e per ora) unico romanzo New Camelot, scritta da Zeno Saracino.



Buona lettura!