mercoledì 7 novembre 2018

The Skyborne Corsairs

The Skyborne Corsairs è un romanzo breve steampunk scritto da Alexander Rooksmoor che ho avuto il piacere di leggere e recensire. Mi sono interessato al romanzo per via del titolo: mi piacciono i dirigibili e tutto quello che vi è connesso. Pirati compresi. Se poi è anche steampunk, tanto meglio.


Anthony Cavendish sta viaggiando nel Mar Mediterraneo verso l'Algeria, dove sta per prendere il suo nuovo comando. La nave viene attaccata dai pirati del cielo, che pilotano un tipo di aereo mai visto prima. I pirati prendono tutto ciò che ha valore, uccidono chiunque cerchi di opporsi loro e rapiscono quante più donne possibili, compresa Henrietta, la moglie di Anthony.

Il nostro è piuttosto rassegnato a non veder mai più Henrietta, ma altri due passeggeri, un rivoluzionario italiano e un autore canadese, lo convincono a non arrendersi e insieme decidono di cacciare i pirati e liberare le donne.

L'ambasciatore britannico in Algeria non è in grado di aiutarli, non ufficialmente almeno. In generale i poteri in gioco nell'area (Inghilterra, Francia, Impero Ottomano) cercano di rimanere in equilibrio evitando una guerra, il che rende difficile per chiunque andare a cacciare i pirati. Il trio deve così arrangiarsi e cercare l’aiuto da Giuseppe Garibaldi e dai suoi Carbonari. Fingendo di essere impegnati in ricerche minerarie visitano una zona montuosa del Nord Africa e scoprono il nascondiglio dei pirati.

Questi bucanieri dell’aria attaccano navi di qualsiasi nazionalità e presto attirano le ire dei francesi, che attaccano la loro base con dei dirigibili. È tutto inutile, il luogo è troppo difeso: le aeronavi francesi sono distrutte e la maggior parte dei soldati viene uccisa. Alcuni vengono salvati da Cavendish e dalla sua squadra e si uniscono alla loro missione.

Arriva il giorno dell'attacco finale. I nostri eroi riescono a infliggere perdite ai pirati e ad impossessarsi della nave nemica, ma Cavendish viene messo fuori combattimento. Quando si sveglia, scopre di essere solo nella base del nemico.

L'inizio e il finale sono deludenti. Iniziamo il romanzo con l'attacco e il rapimento già avvenuti, richiamati in flashback dal protagonista. Gli eventi più interessanti sono già avvenuti, Anthony piange sua moglie come fosse già morta: il tutto non viene svolto molto bene, ed è addirittura difficile provare simpatia per questo tizio che sembra poco colpito dagli eventi.

Per fortuna il romanzo migliora nella sua metà. C'è molta azione, e anche interessante, e il lettore non si annoia mai. I personaggi sono ben sviluppati e le relazioni tra i vari gruppi sono abbastanza complicate da aggiungere un ulteriore livello di complicazione alla narrazione.

Questo romanzo è ambientato in un 1865 parallelo nel quale l'Italia non è mai stata unificata e i dirigibili sono una tecnologia comune. Garibaldi, uno degli eroi del Risorgimento italiano, appare qui come un vecchio guerriero che non ha potuto portare a termine la missione della sua vita ed è una figura piuttosto tragica.

Cavendish è il protagonista, ma non è un supereroe. È stato ferito in una precedente battaglia, quindi non è al massimo delle sue capacità. E dopo gli orrori della guerra, non ha molta voglia di lanciarsi in un’altra battaglia. Comincia a stancarsi di sangue e guerra; ha i suoi dubbi, qualche volta sbaglia e riesce anche a combinare un casino nel momento meno opportuno. Ma cerca di fare del suo meglio e ha il supporto di una forte squadra.

Anche il finale è insoddisfacente. L'eroe è nella fortezza nemica, pronto a confrontarsi con il capo dei pirati e poi... il capitolo finisce e quello successivo è ambientato alcuni mesi più tardi. Anthony è ad Algeri e ricorda con un giornalista (figlio di uno dei suoi compagni) come sono finiti gli eventi. Non c'è nessuna battaglia di alcun tipo con il capo nemico, nessuna scoperta di quello che stava succedendo - ci viene solo detto che alcuni nobili volevano ricreare un harem onirico per i piaceri loro e delle loro mogli. Siamo informati che Anthony ha salvato Henrietta, ma in qualche modo la donna è stata sottoposta al lavaggio del cervello e ora ha come compagna un'altra schiava. Anthony continua a tenere isolate entrambe le donne per la vergogna.

Questo è un finale anticlimatico che fa il pari con l'inizio noioso. E questo è un vero peccato perché l'autore ha dimostrato in tutto il resto del romanzo che è in grado di scrivere scene, eventi e ambientazioni interessanti, quindi mi chiedo davvero cosa avesse in mente quando ha iniziato e finito la storia.

C'è un'interessante appendice di fatti storici che sono stati usati come ispirazione per la storia. Descrive anche le differenze tra la nostra storia e quella del romanzo, che mostra come l'autore abbia fatto i suoi compiti.

In conclusione, se riuscite a perdonare un inizio e una conclusione deboli, potete considerare The Skyborne Corsairs una lettura piacevole.

giovedì 27 settembre 2018

nECrONOMIA



"E così, vuoi sapere come la Necromadre ha preso il potere? Io c'ero e ho visto tutto. Ascolta.
È iniziato tutto quando si sono aperti i portali con gli altri universi. Per carità, eravamo abituati a commercianti provenienti da altri mondi che venivano a Thanatolia ad acquistare qualche antico reperto depredato dalle tombe. Ma quella volta fu diverso. Arrivò una Banca. Aprì due sedi, una ad Handelbab e una a Tijaratur. E sai cosa ha iniziato a fare? A dare soldi ai tombaroli. Finanziare lo chiamavano loro. Sono stati furbi.
Te lo spiego in maniera semplice. Loro facevano un contratto con il tombarolo. Gli davano un centinaio di astragali, con il quale il nostro avventuriero poteva comprarsi tutta l'attrezzatura che gli serviva: vanghe, picconi, spade e corazze. In cambio il tombarolo di impegnava a dare metà di quello che trovava alla Banca.
O quelli del coso, come lo chiamavano? Recupero crediti se lo veniva a prendere e nessuno lo rivedeva più.

Ora tu dirai, era un rischio per la Banca. Magari il tombarolo finiva mangiato da un macellaio dei sepolcri. O tornava a casa con due astragali perché la sepoltura era stata scarsa. Ma la Banca era furba. Prendeva il contratto e lo rivendeva. Te lo rivendeva dicendo che di sicuro, proprio così, ti convincevano che il guadagno è assicurato, di sicuro insomma ti dicevano che il tombarolo se ne sarebbe tornato con un migliaio di astragali. E loro quindi ti vendevano il contratto per mille astragali. Hai capito? La Banca aveva speso cento e ora ne guadagnava mille. Gli astragali andavano tutti nelle loro casse.

Ora il rischio era tutto sulle tue spalle. Ma alla Banca cosa gliene fregava, ormai?
No aspetta, alla Banca gliene fregava. Sai perché? Perché andava da qualche altro tizio che voleva fare i soldi senza rischiare l’osso del collo nelle fosse. E faceva una scommessa. Sai cosa scommetteva? Scommetteva che il contratto non sarebbe stato rispettato. Capisci? Prima te lo vendevano convincendoti che i tuoi mille astragali non te li toglieva nessuno, poi scommettevano contro di te.

Ma non si può dare tutta la colpa solo alla Banca, per quello che è successo. Appena si è saputo che ti davano soldi in cambio di una tua cazzo di firma, tutti si sono messi in fila davanti ai cosi, gli sportelli della Banca. Tutti a firmare e prendere il loro cazzo di denaro. E la Banca a rivendere il tuo cazzo di contratto.

E cosa credi sia successo? Non è che si diventa tombaroli dall'oggi al domani. Non hai idea di quanti siano morti. E intanto i pezzi di carta con su scritto "Contratto" hanno invaso Thanatolia. Si usavano al posto degli astragali, praticamente. Solo che in realtà non valevano una merda, perché il tombaroli che li avevano firmati erano ben che morti o alla miseria.

Così, in poco più di un mese, tutta Thanatolia era indebitata con la Banca. Gli Aurotene, i Silverai, tutti i ricconi delle due città dovevano sacchi di astragali alla Banca.
Ci fu il panico.
Tentarono di attaccare la Banca, ma quelli, cazzo, si erano portati dietro armi da altri mondi.
Eravamo disperati.
Poi arrivò lei.
Non ci ingannò. Non ci nascose la sua vera identità. Venne da noi e disse: "Fatemi vostra Regina e vi annullo tutti i debiti."
Accettammo, cos’altro potevamo fare? Lei chiuse i portali e distrusse le sedi della Banca.
Una volta distrutto il nemico, iniziò il suo Regno su noi vivi.
La Necromadre. E la sua Necrocrazia.
Handelbab si ribellò e venne distrutta. Tijaratur fu ribattezzata New Handelbab e venne stabilita per legge la parità tra i vivi e i morti.
Ora loro stanno prendendo il potere, una legge per volta, un decreto per volta, un passo dopo l'altro per rendere la Vita illegale in tutto in Necrontinente."

Fata Mysella alzò la testa dal tavolo. Con il gomito urtò una bottiglia che cadde e rotolò lungo il tavolo e andò a fermarsi contro un muro di altre bottiglie. Tutte vuote.
"Mi stavi dicendo, a proposito della Banca?"

sabato 22 settembre 2018

Selected Stories: Fantasy di Kevin J. Anderson


Kevin J. Anderson è un autore noto per la quantità inverosimile di romanzi da lui scritti ambientati in alcuni degli universi narrativi più noti e apprezzati: Dune, Guerre Stellari, Starcraft, X-Files, DC... 
O, come dice lui stesso: 

I’m known for writing giant, complicated stories with intertwined storylines and a large cast of characters, multi-volume epics that have cost the lives of many trees. 

Almeno non gli manca il senso dell'autoironia. 

La prolificità dell'autore, il suo usare spesso universi creati da altri, e, devo ammettere, quello che è riuscito a combinare con l'universo di Dune non sono elementi che, presi tutti assieme, mi hanno mai fatto vedere troppo di buon occhio il nostro KJA. 

Apro una piccola parentesi sulla prolificità. Risulta che KJA abbia scritto un 150 romanzi: siamo ben lontani dai numeri di un L. Ron Hubbard (1084), di un Isaac Asimov (506) o di un Alexander Dumas (277), ma visto che ha scritto tanto per i nerd, non faccio altro che trovarmelo sempre tra i piedi. 

E questo senza contare le storie a fumetti. 

Il volume che mi è capitato tra le mani, Selected Stories: Fantasy, è una raccolta di suoi racconti di genere fantastico, scritti negli ultimi trenta anni, spesso in collaborazione con altri autori. Sono quasi tutte storie originale, ovvero non ambientate in altri universi narrativi, anche se diverse storie sono ispirate a classici della letteratura e ai loro autori. Un paio di racconti poi sono spin-off di altri romanzi dell'autore – ma almeno sono romanzi per i quali KJA si è sforzato di creare un suo mondo narrativo.


Come appena detto, ci sono molti racconti ispirati ad altri romanzi. 

20000 Years Under The Sea è ispirato a Verne, ma con aggiunto, quanto basta, Lovecraft. Dopotutto, il Nautilus non è sommergibile? E Cthulhu non dorme nelle profondità dell'oceano? Non ci vuole molto a mettere assieme le due cose e KJA lo fa. 

Verne ritorna in Eighty Letters, Plus One, il racconto, sotto forma epistolare, de Il Giro Del Mondo In 80 Giorni narrato però dal punto di vista di vista di Herbert Fix, l'ispettore che insegue Phileas Fogg e Passepartout avendoli scambiati per dei ladri. Nulla di soprannaturale ma un semplice curiosità letteraria. 
Scientific Romance è un altro racconto senza elementi soprannaturali, ispirato alla vita di H.G. Wells. Wells, studente universitario, passa una nottata sul tetto del suo istituto assieme ad Aldous Houxely a osservare le stelle cadenti. Parlando di meteoriti, alieni e microbi gli viene in mente l'idea per un racconto. 
Canals in the Sand, invece, è una specie di prequel alla Guerra dei Mondi di Wells. L'astronomo Percival Lowell è convinto di aver visto dei canali sulla superficie di Marte e cerca di mettersi in contatto con gli alieni... 
Final Performance è ambientato a Londra nel 1613 e parla dei fantasmi che infestano il Globe Theatre, il teatro dove venivano rappresentate le opere di Shakespeare. Il Bardo non appare nel racconto – la storia si concentra su un attore ossessionato dalle voci degli attori passati, rimaste intrappolate nel legno dell'edificio. 
The Ghost of Christmas Always è l'ennesima rivisitazione del famoso Christmas Carol di Dickens, mettendo proprio Dickens come protagonista. 

KJA non si fa problemi a farsi ispirare da qualsiasi cosa. Sea Wind è ispirato alla canzone "Point of Know Return" dei Kansas, mentre Cygnus: The Sea Captain's Tale è ambientato nel mondo del suo romanzo steampunk fantasy Clockwork Angels, ispirato al concept album omonimo dei Rush. Il racconto stesso è stato scritto assieme a Neil Peart, batterista e paroliere della band. 

Naturalmente, come qualsiasi scrittore, KJA non può fare a meno di prendere ispirazione dalla sua stessa vita. Come dice lui stesso:

I grew up in a small farming town in Wisconsin, a rural culture straight out of a Ray Bradbury short story which had both charms and horrors for an imaginative young boy who wanted to be a writer. I like to say my childhood was a combination of Norman Rockwell and Norman Bates. Drawing on all those experiences, I wrote a series of short stories loosely connected to the fictional small town of Tucker’s Grove, Wisconsin. 

I racconti di Tucker's Grove sono pieni di mistero e meraviglia, si passa dalle locomotive assassine al ritorno di antichi eroi, molto spesso avendo come punto di vista proprio quello di un bambino che appena intuisce quello che sta succedendo. 

Gli altri racconti sono una bella serie di idee: mutaforma, avventure marine (KJA ne è appassionato), abiti incantati, cavalieri contro draghi e barboni troll che abitano sotto i ponti. Il problema con KJA è che mentre le sue idee sono carine, l'esecuzione spesso lascia a desiderare. Si ha sempre l'impressione che avrebbe potuto osare di più con quello che aveva in mano. Questo l'ho trovato vero per i romanzi che ho letto, ma devo dire che erano tutti tie-in. Non sto dicendo che allungare la trama annacquando le idee gli servisse a scrivere e vedere più libri, però... però ho trovato le idee dei racconti di questa antologia sviluppati meglio. 

Per concludere vi lascio a un paio di considerazioni di KJA sulla scrittura, direttamente dall'introduzione del libro: 

Tell me a story. It’s a game all writers play, an improv act. Some writers are structured; they plan thoroughly, choose carefully, write only what most inspires them, while others can be loose and nimble, reacting quickly and running with an idea, meeting the challenge at hand. When J.M. Barrie put the Llewellen Davies boys to bed and they pleaded for a story, he made up tales to order about Peter Pan and his adventures. A.A. Milne entertained his son Christopher Robin by telling stories of Winnie-the-Pooh, Rabbit, Owl, and the Hundred Acre Wood. When I was younger, I used to babysit often. Playing with rambunctious kids and trying to get them down to bed, faced with the Tell me a story. It’s a game all writers play, an improv act. Playing with rambunctious kids and trying to get them down to bed, faced with the incessant “Oh, please, can’t we stay up just a little longer?” I learned that the only way to trick them was to offer a story. “What do you want to hear?” I would ask. They wanted me to make up Star Trek stories because we had watched Star Trek before going to bed, or one time in particular I had to spinoff from a Space: 1999 episode, continuing the adventure. Other times they wanted stories about dragons or magic bicycles.
Any good babysitter— any good writer— had to fill the bill. This was good training, learning how to write a story inspired by a prompt.

venerdì 10 agosto 2018

Nathan Never: il romanzo


Sono un appassionato della serie a fumetti Nathan Never fin dagli anni ’90. Possiedo la collezione completa degli albi e, tra alti e bassi, Nathan è stato per anni un compagno di viaggi e scoperte.

Nel caso non conosciate il personaggio, ecco qua il riassunto da wikipedia:
Le avventure di Nathan Never sono ambientate in un futuro non molto lontano in un mondo sconvolto dalle terribili catastrofi del 2024 e raccontano le vicende di un detective che lavora per l'Agenzia Alfa, una delle tante agenzie private di investigazioni che si sono affiancate alla polizia nella lotta al crimine. Parte del genere umano si è trasferito su stazioni orbitanti in grado di produrre quanto serve anche alla Terra e per questo reclamano un'indipendenza che la Terra non vuole concedere arrivando così a una guerra con le stazioni orbitanti. Nathan Never vive in una megalopoli indicata come Città Est sulla costa orientale degli Stati Uniti circa un secolo dopo la grande catastrofe. Il mondo è fortemente inquinato e la società è dominata dalla tecnologia e dai mass media. Nathan Never in qualità di agente speciale è al centro di trame poliziesche classiche in uno scenario alla Blade Runner dove il protagonista non è un eroe tradizionale ma "forse è solo un essere umano in un mondo sempre meno umano" come definito dagli stessi autori. La sua vita è stata funestata da una tragedia personale causata da un criminale che gli uccide la moglie Laura e gli rapisce la figlia Ann che a seguito del trauma divenne autistica.
Potete quindi immaginare la mi gioia quando lessi che la Bonelli aveva in programma di far uscire un romanzo con lui come protagonista. 

E non vi nasconderò quanto sono rimasto perplesso nello scoprire che l’autrice, Miriam Dubini, aveva in precedenza pubblicato solo romanzi per ragazzi. E che il romanzo stesso sarebbe stato un YA che avrebbe visto come protagonista un Nathan Never adolescente. 

Non era quello che speravo. Dopotutto Nathan Never è sempre stato un fumetto adulto, con un protagonista adulto tormentato dal suo passato (la morte della moglie, il rapimento della figlia) e che nelle sue avventure affronta temi quali il rapporto dell’uomo con la memoria (storica e personale), il ruolo della tecnologia e così via. 

Per me lo scrittore ideale per un romanzo di Nathan Never sarebbe stato un Richard K. Morgan, un Neal Stephenson, un Serge Lehman (che non se lo ricorda mai nessuno). Ma la Bonelli ha scelto diversamente. Ultimamente la Bonelli ha iniziato a puntare su un pubblico più giovane, invece dei soliti 30-40 che comprano ritualmente il Tex o lo Zagor o il Nathan Never. Vogliono far conoscere i loro personaggio storici ai nuovi lettori di fumetti, e cambiare in parte i personaggi, o meglio l’angolo con il quale sono presentati, è la logica operazione da fare. 

Ci si potrebbe lamentare che un Nathan Never YA toglie spazio in libreria a un Nathan Never adulto, ma in realtà non c’è mai stata alcuna alternativa. O meglio l’alternativa era tra avere un Nathan Never YA e non avercelo affatto. E in questo caso preferisco che ci sia e tutto sommato sono contento di aver letto questo romanzo. 

Ringrazio anche il buon Zeno Saracino che con un suo post su Cronache Bizantine, riguardo un fenomeno simile che avviene in Warhammer 40k, mi ha permesso di vedere le cose nella giusta prospettiva. 

Un Nathan Never adolescente quindi. La cosa in realtà non è nuova ai lettori della serie. Ci sono state alcune storie con protagonista il Nathan Never adolescente: a Gadalas, la riserva naturale dove è cresciuto con i suoi genitori e dove ha avuto come maestro Li Xiaolong. Nella Città Est, dove ha frequentato l’Istituto Tecnico Scientifico (ITS) e da dove poi è partito per diventare Fante Spaziale. E dove poi è tornato per fare il poliziotto. Insomma tra flashback e albi fuori dalla serie regolare sappiamo quasi tutto della vita di Nathan Never. 


Siamo in un futuro non troppo distante da noi, dove la tecnologia ha sentire più il controllo delle nostre vite, e dove la gente vive in grandi agglomerati urbani e la natura è rimasta padrona di poche isole felici. In uno di questi luoghi magici e incontaminati, l'isola di Gadalas, ha vissuto la sua adolescenza Nathan Never, un ragazzo di quindici anni che decide di inseguire il sogno di entrare in Accademia e diventare un Fante Spaziale. Dovrà quindi trasferirsi nella lontana metropoli chiamata Città Est, per frequentare il prestigioso Technical Science Institute. Una vita nuova, fatta di nuove amicizie e nuovi amori. Un altro mondo. Il sogno, però, è destinato a trasformarsi in un incubo. Infatti Nathan, seguendo il suo ostinato senso di giustizia, si troverà invischiato in una fosca vicenda legata al mondo dei combattimenti clandestini, e sarà costretto a scontrarsi con una misteriosa creatura che sembra nutrirsi dell'energia della rete, minacciando di sprofondare il mondo nel caos. Diventerà così detective suo malgrado e dovrà districarsi in un'indagine piena di colpi di scena. Immerso in una suggestiva atmosfera cyberpunk, il romanzo racconta in prima persona le origini di un tormentato antieroe che in futuro diventerà l'anima dell'Agenzia Alfa. 

Il romanzo della Dubini racconta la prime due settimane circa di Nathan nella Città Est, all’inizio dei suoi studi nell’ITS. È un periodo mai narrato della vita di Nathan. Sui fumetti abbiamo visto il periodo precedente alla partenza ("La storia di Kathy Eller", albo numero 56, "La stagione dei dischi volanti", Almanacco della Fantascienza del 1997, e qualche flashback qua e là) e una storia ambientata al suo secondo anno all'ITS ("Il ragazzo che scoprì l'universo", Almanacco della Fantascienza del 1998). Il primo giorno di scuola ci mancava. 

Nathan deve lasciare la sua pacifica e amata Gadalas, i suoi genitori e i suoi amici d'infanzia, per trasferirsi nella megalopoli e iniziare gli studi. Ovviamente si fa subito coinvolgere in un'avventura e si trova un “caso” da risolvere: una misteriosa presenza nella rete che si nutre dell’energia delle persone. 

C’è tutto quello che ci si potrebbe aspettare: il primo amico, la ragazza che se lo rigira come un calzino, i bulli della scuola, un nemico che si rivela essere un’entità bisognosa di aiuto e, nell’ombra, il vero cattivo della storia. Non vi sto ad annoiare con la trama, leggetevelo, sono un 230 pagine che scorrono via veloci. 

È Nathan Never? Beh, ci sono molti particolari che non coincidono con quanto noto dalla serie a fumetti. Ma questo non ha importanza. La serie ci ha abituati da anni all’esistenza di universi paralleli, all'esistenza di altri Nathan. Magari non ve ne siete accorti, ma il Nathan Never protagonista dal primo albo è morto nel numero 303 della serie regolare, e al momento stiamo seguendo le avventure di un Nathan di un universo parallelo. C’è addirittura una miniserie, attualmente in corso, dove ogni albo è ambientato in una dimensione diversa, con diversi Nathan ma con un filo in comune.


Non sono certe piccole differenze che fanno il personaggio. Quindi torno a chiedermi: c’è Nathan Never in questo romanzo? 

Sì, c’è. Per quanto sia ancora adolescente questo Nathan contiene le tracce di quello che sarà da adulto. C’è già la tristezza e la dolcezza dei ricordi: sarà appena adolescente, ma è lontano da casa e ha nostalgia di Gadalas e dei vecchi amici. Come dice la sua nuova amica, la mente di Nathan qui è “un labirinto con vista sull’infinito”. 

C’è il rapporto con la tecnologia. Al momento del suo arrivo in città Nathan scopre che tutti sono collegati tramite il loro perph (personal phone, il vocabolo è la cosa più brutta che abbia mai sentito) a Knownnect, una specie di Facebook del futuro. Non ci sono like ma HYPE. La cosa interessante è che questi perph sono collegati direttamente con la fisiologia umana, e a ogni HYPE ricevuto si prova una piacevole sensazione fisica. 

Vabbè, più o meno come i like di Facebook. 

Knownnect: tutti, tutto, subito. È lo slogan di questo socia network. Nathan si sente a disagio: lui è abituato ai tempi lenti della natura, ad aspettare le onde giuste mentre fa surf, ad avere un’autodisciplina derivata dalle arti marziali. Knownnect permette anche l’XX, eXtra-Xperience, con le quali si possono vivere in streaming le avventure di qualcun altro. 

“È una scarica di adrenalina purissima. Io mi sono sentito…”
Non riesce a trovare la parola. E quando la trova non riesce a dirla.
“Come se fossi stato lì assieme a lui?” dico io (…).
Mio zio annuisce.
“Dovresti provare!”
“Preferisco il mare vero.”
Rimane un momento a riflettere sul mistero di queste parole. 

Non male anche la descrizione della Città Est, la megalopoli costruita su più livelli dove si svolgono la maggior parte della avventure della serie. 

Grumi di metallo e asfalto suppurano da un tappeto gassoso di grigio cangiante: ora più profondo, ora opalescente; torri ciclopiche di vetro nero svettano verso un cielo sferzato da una pioggia violenta e affondano lunghe radici di cemento armato al di sotto della coltre grigia, in un luogo buio e invisibile. Attorno alle costruzioni più alto s’avviluppano spire di viadotti aerei dove il traffico fluisce monotono con vene di luce rossa. La metropoli sembra sterminata, ci avviciniamo senza che riesca a definirne di confini. Il cielo non ha nessun colore, è solo il riflesso delle luci di sotto. Queste cambiano in base ai livelli. 

Bella descrizione, peccato solo che la Città Est praticamente scompare nel resto del romanzo. È un difetto che ho notato anche per altre cose che fanno da contorno al romanzo. Una volta descritta la Città Est sembra che Nathan si muova in una qualsiasi metropoli (cinese) moderna. Studia in una scuola, ma a parte i pochi studenti che conosce per nome sembra che non ci sia nessun altro. Sembra a volte che le avventure avvengano in un vuoto pneumatico attorno al protagonista. 

Sarà un adolescente distratto e chiuso nel suo mondo, forse.


Quindi cosa dire in conclusione riguardo questo romanzo? L'appassionato storico della serie a fumetti potrebbe rimanere addirittura deluso. La serie è nata e cresciuta all'interno di una continuity ben studiata dagli autori originali (il famoso trio Medda Serra e Vigna), continuity che anche se in ventisette anni di uscite a volte si è persa un po' per strada è rimasta comunque un punto di riferimento contro il quale valutare le avventura del protagonista. Questo romanzo offre poco da questo punto di vista. Ma non è stato pensato per gli appassionati storici. È stato pensato per le nuove leve. Riuscirà quindi questo Nathan Never ad attrarre una nuova generazione di appassionati? 
Ecco, sinceramente non ne ho idea, ma conoscendo a fondo la serie direi che questo periodo della vita dell'Agente Speciale Alfa è forse uno dei migliori punti di partenza per un giovane che si avvicina per la prima volta alla serie.

giovedì 9 agosto 2018

Thanatolia: due recensioni


Sono uscite le prime eutanasiastiche recensioni dell'antologia Thanatolia.

Su Heroic Fantasy Italia, Giorgio Smojver ci da il...
Benvenuti su Thanatolia, il Continente dei Morti! Con questo primo volume delle Crypt Marauders Chronicles ritorna la straordinaria tradizione dello Sword & Sorcery italiano, grazie a un manipolo di autori d’eccezione e al cupo universo condiviso che hanno saputo creare.
(vai sul sito per continuare a leggere la recensione)

Su Cronache Bizantine, Zeno Saracino ci ricorda che
Un cimitero presenta, nella sua stratificazione, nella sua diversità, nei suoi differenti quartieri e abitanti, visitatori e guardiani, la cultura della sua città, villaggio o nazione che dir si voglia.
La storia di quel luogo, quel centro urbano, viene espressa dal suo cimitero.
I cimiteri ricordano in tal senso le carote di ghiaccio estratte in Antartide, nella misura in cui rappresentano uno spaccato della storia di quella comunità, dagli albori al presente.
Senza nemmeno addentrarsi nell'aspetto artistico e/o architettonico, i cimiteri costituiscono una testimonianza storica fondamentale per una comunità, che sia una capitale o un paesino campagnolo.
(vai sul sito per continuare a leggere la recensione)

sabato 28 luglio 2018

REKKR

Vi segnalo l’uscita di REKKR, un progetto videoludico molto interessante al quale sono orgoglioso di aver dato il mio contributo.


Si tratta di un mod per il buon vecchio Doom, contenente 25 nuovi livelli, nuove armi, nuovi nemici, praticamente è un altro gioco che gira con il motore grafico di Doom, tanto che qui potete scaricare la versione iwad che vi permette di giocare a REKKR anche senza possedere il Doom originale (avrete comunque bisogno di un port con il motore grafico del gioco). 

L’ideatore del progetto è state Revae, che oltre a creare la maggior parte dei livelli ha realizzato tutte le nuove texture e sprite di REKKR. Il tema base è quello vichingo. Si sono quindi abbandonate le basi spaziali hi-tech del primo Doom per ambientazioni medievalizzanti e fantasy. Sotto certi aspetti REKKR ricorda più un Heretic o Hexen (altri due giochi basati sul motore di Doom) che il titolo originale. 

Il trailer

È un’opera di qualità un po’ più alta rispetto ai normali mod per Doom. Molto spesso questi sono ripetitivi, basati più su qualche quirk inserito nella programmazione che sul gameplay o sono atrocemente difficili (le così dette slaughtermaps). REKKR al contrario ha potuto contare su una brillante direzione artistica a opera di Revae, e un buon level design che combina la verosimiglianza dei luoghi (nei limiti di un motore grafico vecchio di 25 anni) con un gameplay da sparatutto. 

Il mod è anche stato segnalato da alcuni dei maggiori siti che si occupano del mondo videoludico e nerdate varie, quali Rock Paper Shotgun e VGR.

Per REKKR ho realizzato un livello, The Marketplace, l’area del mercato della ricca capitale del regno, invasa dalle orde dei mostri nemici.

Ecco qua un video con il gameplay completo del mio livello:




sabato 14 luglio 2018

Concorso Crypt Marauders Chronicles


Il progetto Crypt Marauders Chronicles è alla ricerca di un marchio!

Se vuoi provare a realizzare una tua idea, segui le linee guida che trovi qui di seguito o sul sito della casa editrice.

Obiettivo del concorso è l’ideazione di un marchio che contraddistingua il progetto editoriale a cui hanno dato vita Alessandro Forlani e Lorenzo Davia.

I racconti di “Crypt Marauders Chronicles” si svolgono nell’universo condiviso della tetra Thanatolia: un intero continente destinato a millenaria necropoli, custodito da due città mercantili (Handelbab e il porto di Tijaratur) che vivono del commercio di tesori e manufatti. Tombaroli spregiudicati, necromanti ed eccentrici avventurieri esplorano le tombe e riforniscono i mercati: ma scavare troppo a fondo può essere pericoloso, specie dove giace una terribile entità.

Il marchio dovrà rappresentare in maniera semplice ed efficace la tematica Sword&Sorcery e l’ambientazione illustrata qui sopra. Il suo utilizzo sarà prevalentemente nelle copertine dei libri e attraverso il web, compresi i social network. Non c’è preferenza tra bianco e nero, scala di grigio o colori. È importante la riconoscibilità e l’originalità. Per qualunque informazione o ulteriore linea guida, potete contattarci a watsonedizioni@gmail.com.

Il concorso è valido dal 13 al 31 Luglio 2018. Tutti gli elaborati dovranno essere inviati a watsonedizioni@gmail.com indicando come oggetto “Concorso CMC”. La mail dovrà essere corredata di immagine jpg del marchio, informazioni dell’autore (Nome, cognome, data e luogo di nascita, contatto telefonico), liberatoria per l’utilizzo dei dati, breve spiegazione sulla scelta del soggetto presentato.

Ogni partecipante riceverà gratuitamente l’ebook del libro. Il vincitore del concorso invece riceverà una copia cartacea del volume e un contributo spese pari a cento euro.

Il marchio vincitore sarà ceduto a titolo definitivo, dall’autore alla casa editrice, comprendente ogni diritto di utilizzo e riproduzione.