lunedì 10 giugno 2019

Un paio di titoli fantasy


Vi segnalo l'uscita di questi due volumi, i testi sono da parte della Casa Editrice:


L’Era del Serpente è il grande affresco del primordiale dominio dei rettili.

Ambientata in un’epoca remotissima, eoni prima della storia conosciuta, la vicenda si svolge su una Terra che solo da poco ha conosciuto il primo vagito dell’essere umano, e sulla cui superficie domina da sempre la stirpe del Serpente, un’evoluta razza di umanoidi rettili generata in giorni senza nome dal dio Set.

Il racconto si apre con uno sguardo al magniloquente tramonto della civiltà dei Serpenti.

Dopo un apogeo durato millenni, in cui i rettili hanno raggiunto vette meravigliose di sapere arcano e tecnologico, il loro impero si avvia ad una decadenza ormai sempre più rapida, che nulla sembra in grado di fermare.

Assillati dal propagarsi di una degenerazione che ne indebolisce tanto il sangue quanto le menti, i Serpenti sono altresì assediati dal diffondersi sconcertante di esseri a loro sconosciuti, che ne insidiano il regno altrimenti incontrastato: gli uomini.

Altezzosa e sofisticata, irrigidita in rituali e convenzioni che non intende mutare, la pur superiore genia dei rettili non riesce a capacitarsi della comparsa, avvenuta in uno sconosciuto e per essa inospitale deserto polare, della stirpe umana, che agli occhi vitrei dei figli di Set appare tanto barbara quanto disgustosa.

Ciò nonostante, come colpiti da una maledizione, neanche i rutilanti eserciti di guerrieri Nath, l’elite militare del popolo rettile, riescono a fermare l’avanzata delle tribù che calano dal Nord, sciamando sulle rovine di città un tempo gloriose. La fine dei Serpenti pare inevitabile.

Eppure, è proprio al culmine di questo scontro epocale che sale al trono della ciclopica capitale dei rettili, Xyl, il potente sacerdote Salith, ultimo fra i depositari dell’antica scienza e fanatico adoratore di Set. 

Deciso a invertire le sorti del conflitto e salvare i Serpenti dall’annientamento, egli attingerà ai più abominevoli segreti della magia nera, fino a richiamare sulla Terra orrori risalenti alla fondazione del mondo, il tutto mentre attorno a lui, come in una esotica e macabra danza di sortilegi e intrighi, si dipaneranno le storie – contigue e non - del fedele discepolo Kla-lhat, dell’indolente imperatore Ktlàn, e delle figure sanguinarie e brutali dei generali umani, capitanati dall’ambiguo Tholius.

E prima che l’ultima battaglia sia combattuta, anche il mondo stesso attraverserà il suo sconvolgimento finale.



Byzantium è un compendio di racconti in sei parti, scritto da Lorenzo Camerini e Andrea Gualchierotti.

L’opera, a cavallo tra novella storica di cappa e spada e avventura Sword&Sorcery, rivisita in chiave fantastica gli scenari dell’impero bizantino, a partire dai fasti di Costantinopoli fino alle metropoli del vicino Oriente, e unisce ad essi l’accuratezza della ricostruzione storica assieme al gusto per l’esotismo.

I primi tre racconti (I Sette Dormienti – Il trionfo del Magister Militum – Le folgori della vendetta) costituiscono un trittico ambientato nel VI secolo, durante il regno di Giustiniano.

Protagonista di queste avventure è Costante, una guardia imperiale (excubitor) caduta in disgrazia a causa di un intrigo architettato da astuti rivali; ramingo per le varie province dell’impero, ha come unici compagni il desiderio di vendetta e il silenzioso unno Taluk, che lo segue nella via dell’esilio. Lungo la via del suo sanguinoso riscatto, Costante incapperà più volte nel meraviglioso e nel terribile: affronterà una stirpe mostruosa che dorme sotto le dolci colline di Efeso, scoprirà i segreti della Menorah ebraica, e assisterà al ritorno dal passato di divinità dimenticate. E la sua vicenda, che si conclude alle soglie della guerra greco-gotica che investirà l’Italia di lì a poco, rimane aperta, quasi a prefigurare un ritorno del personaggio.

I due racconti successivi (La dèa di carne – I leopardi del deserto) cambiano radicalmente scenario, e hanno per sfondo l’epoca gloriosa di Basilio II, intorno all’anno 1000, in cui dopo secoli di difficoltà l’impero ha messo argine alle invasioni, e recuperato parte delle province orientali, tra cui la Siria. Proprio qui, in una Damasco cosmopolita e caotica, si aggira la coppia di gemelli Gordias e Cosma, ladri persiani avvezzi all’avventura e al raggiro.

Ricercati a causa dell’ennesimo reato, i due fratelli sono costretti a dividersi: un errore fatale, che finisce per invischiare i due nella trama di misteriosi omicidi rituali che insanguina Damasco, e che ha le sue radici addirittura nell’avvento in Siria della sanguinaria dèa Khalì. Solo uno dei due fratelli – Gordias – sopravviverà all’incontro terribile con la divinità indù, senza sapere di stare così compiendo il primo passo sulla via che nel racconto seguente (I leopardi del deserto) lo vedrà combattere per le strade di Antiochia e sui monti sperduti dell’Armenia per il titolo di Maestro degli Assassini.

Il finale dell’opera (Il Palladio di Costantinopoli) è dedicato alla caduta della gloriosa capitale bizantina.

Nel maggio del 1453 le armate turche, spropositatamente grandi, sono sul punto di prendere la città, difesa ormai da milizie sempre più evanescenti e solo pochi sognano ancora una improbabile vittoria. Fra questi, il nobile veneziano Gualtiero Camerari, che riceve dallo stesso imperatore Costantino XI Paleologo il compito di recuperare l’unico oggetto che incarna l’ultima speranza di Bisanzio: il Palladio, la mitica statua di Atena. Sepolta ai tempi della fondazione di Costantinopoli proprio al centro dell’antico foro cittadino, la reliquia pagana ha garantito per secoli la salvezza della città, proprio come aveva fatto per Roma prima della sua caduta. Così, mentre tutto intorno la guerra divampa e i nemici sono prossimi a penetrare le difese bizantine, Gualtiero viene impegnato in una corsa folle per raggiungere il nascondiglio dove giace la statua della dèa, ed evitare l’incombente rovina. Ma un traditore è nascosto fra gli ultimi servi dell’imperatore, e come la storia insegna, il valore di Gualtiero non sarà sufficiente a salvare Costantinopoli dai Turchi; cosciente di non poter piegare il destino, il veneziano si unirà così all’imperatore in un ultimo combattimento che li consegnerà alla leggenda.

Il volume presenta anche i saggi di Adriano Monti Buzzetti e Francesco La Manno.





giovedì 6 giugno 2019

I Gioielli di Aptor

I Gioielli di Aptor è la prima opera pubblicata da Samuel R. Delany, che nel corso della sua carriera vincerà 4 Premi Nebula e 2 Premi Hugo.

Studioso di matematica e letteratura, di colore, bisessuale, dislessico, scrittore di fantascienza, fantasy e saggi sul rapporto tra sessualità e società: non potevo che innamorarmi di una persona così. E dovrebbero bastare questi brevi appunti per capire che le sue storie propongono un punto di vista molto particolare e che sono una voce interessante da ascoltare nel panorama della letteratura di genere.

Assieme alla trilogia della Caduta delle Torri (1963-1965), The Jewels of Aptor fa parte della prima fase della sua carriera. , costituita da storie abbastanza convenzionali ma alle quali riesce a dare un twist personale e molto promettente.

Questo romanzo è uno science fantasy ambientato in una terra del lontano futuro, dove la tecnologia del passato è diventata magia.

L’unica civiltà sembra essere quella di Leptar, sede del culto della Dea Argo, alla quale si contrappone l’Isola di Aptor dove vivono i mostri (hic sunt leones) e si venera il nero Dio Hama.

Il protagonista è Geo, un poeta, che viene coinvolto assieme al suo forzuto amico Urson in un’avventura che lo porta sull'Isola di Aptor per rubare un potente Gioiello e liberare l’Incarnazione della Dea.

Li accompagnano nell'avventura il ladro Serpe, ragazzo dalle quattro braccia e dai poteri telepatici, e Iimmi, il marinaio che in passato era già stato ad Aptor in una precedente sfortunata spedizione.

Detta così la trama potrebbe sembrare banale, ma ben presto scopriamo che le cose non sono come sembrano. Non c’è una sola Dea Argo, ma ben tre (la giovane, la madre e la vecchia) ognuna con obiettivi diversi. E le adepte della Dea sembrano avere piani tutti loro.

La donzella in pericolo da salvare non è così in pericolo e riesce benissimo a salvarsela da sola, rubare il Gioiello e fuggire senza quasi alcun aiuto da parte dei nostri avventurieri.

Può non sembrare granché, ma in confronto alla media degli anni ’60 Delany era all'avanguardia, un passo davanti a tutti.

Trovo impressionante che Delany abbia scritto questo romanzo a soli venti anni. Le due isole, le due divinità, la dea dai tre volti, il viaggio in mare: viene qui mostrata una maturità e una conoscenza dei miti narrativi che non ho trovato nemmeno in autori molto più maturi. Ma nonostante tutto, l’azione non manca. I nostri incontrano vari tipi di mostri (lupi mannari, uomini-pipistrello, antiche creature marine) e attraversano una città abitata da un mostro di gelatina che agisce muovendo gli scheletri delle persone cha ha assimilato.

Si possono già identificare alcuni degli elementi che diventeranno caratteristici dell’opera di questo autore.

Il poeta come protagonista è una cosa che ritroveremo in opere successive, assieme alla figura del ladro: Delany ha sempre sostenuto che poeti e criminali hanno molto in comune, perché entrambi sono persone che vivono ai confini della società.

La coppia con l’intellettuale basso e magro e l’amico alto e muscoloso. La loro amicizia si scoprirà essere amore, ma troppo tardi, perché uno dei due è destinato a morire.

Un’altra categoria di persone che vivono ai margini della società sono i disabili: anche qui Delany rompe più di qualche schema amputando un braccio al suo protagonista e lasciandolo monco per l’ultimo terzo della storia. E non c’è nessun miracolo o tecnologia che possa riparare al danno: Geo resterà un disabile per il resto della sua vita.

C’è un personaggio di colore, Iimmi, ma sfida tutti i cliché di quegli anni: è colto (si è preso un anno sabbatico dall'università per girare il mondo) e non muore (anzi il primo a morire è un bianco di nome Whitey, LOL).

Altro tema caro all'autore è l’interpretazione del testo. Nei Gioielli di Aptor appaiono prima una poesia appartenente ai Riti di Argo (o di Hama? Non ricordo bene) ma ogni volta che viene letta o recitata alcuni versi sono cambiati, perché censurati o ricordati male. C’è anche una profezia, e nel corso del romanzo vengono proposte ben due soluzioni all’enigma che rappresenta.

Per non dire dell’interpretazione delle stesse avventure dei protagonisti, indecisi sul perché certe cose accadano, sul loro motivo e significato.

C’è una soluzione agli enigmi? Qualcosa viene lasciato all'intuizione del lettore, qualcos'altro viene spiegato esplicitamente alla fine; ma solo perché una risposta è quella finale non significa che sia quella corretta o definitiva. 

Delany è un piacere da leggere, sia in originale che tradotto. Come già detto l’autore ha più volte dichiarato di essere dislessico, e che questo lo porta a riscrivere numerose volte ogni singola pagina. Quella di Delany è un scrittura ricercata, a volte può essere di difficile comprensione: in questi casi però abbandonarsi al flussi di parole, immagini, sensazioni e colori è la cosa migliore da fare. Eccovi un piccolo assaggio tratto dall'inizio del romanzo.

Waves flung themselves at the blue evening. Low light burned on the wet hulks of ships that slipped by mossy pilings into the docks as water sloshed at the rotten stone embankment of the city.
Gangplanks, chained from wooden pullies, scraped into place on concrete blocks, and the crew, after the slow captain and the tall mate, descended raffishly along the wooden boards which sagged with the pounding of bare feet. In bawling groups,pairs, or singly they howled into the narrow waterfront streets, into the yellow light from open inn doors, the purple shadowed portals leading to dim rooms full of blue smoke and stench of burnt poppies.

The Jewels of Aptor è stato pubblicato per la prima volta dalla Ace Books nella collana Ace Double, assieme al romanzo Second Ending di James White, e per far stare il romanzo nei limiti previsti dalla casa editrice fu tagliato ben un terzo delle pagine. Tagli che vennero reintegrati nell'edizione successiva, del 1968. È uscito in Italia come primo numero della Fantacollana nel 1973 tradotto da Giampaolo Cossato e successivamente nel 1978 nella collana I Grandi della Fantascienza 8 dell’Editrice Il Picchio, tradotto da Alda Carrer.


lunedì 8 aprile 2019

Collettivo Italiano di Fantascienza

Settembre, 2017
Sono a casa che preparo i bagagli per il mio prossimo viaggio. Come al solito mi hanno dato zero preavviso: afferro abiti più o meno a caso e li getto nella valigia.
Sento un sibilo provenire dalla porta: c’è un getto di gas che entra dalla serratura.
La vista si fa sfocata, mi aggrappo sullo stipite della porta, le forze mi vengono meno: svengo.

Rinvengo come da un lungo sonno in un’anonima stanza da letto. Telefono e televisore anni ’60, alle finestre tendine con disegni psichedelici.
Mi precipito fuori dalla porta. Mi trovo in una specie di villaggio turistico, con edifici in stile barocco, rinascimentale e neoclassico spesso mescolati tra di loro sulla stessa facciata, fregandosene di qualsiasi verosimiglianza storica o artistica.
Puzza di finto lontano un chilometro – peccato che io ci sia dentro.
I caffè hanno le serrande abbassate, gli ombrelloni sono chiusi, le vie deserte: realizzo con orrore che sono solo.
C’è un edificio a cupola sulla cima di una collina: sembra un luogo importante. Le porte sono aperte, l’interno sembra la stazione di controllo di una centrale nucleare.
E forse lo è.
Corro fuori, raggiungo la spiaggia. Mi allontano dal Villaggio. Sento l’acqua ribollire, ne esce una grossa sfera bianca che mi insegue.
Mi raggiunge, mi schiaccia al suolo, mi soffoca.
Sapete cosa? È il momento giusto per svenire di nuovo.

Rinvengo per la seconda volta nel corso della giornata – questa volta saldamente legato a una sedia da dentista.
Non mi ricordo di aver preso appuntamento.
Non sono solo. La donna alla mia sinistra indossa una divisa da ufficiale dell’esercito jugoslavo, quella alla mia destra un mantello rosso e una cuffia bianca.
Si presentano come Simonetta e Linda.
“Premetto subito che vedo solo quattro luci”
Le due donne si scambiano un’occhiata, perplesse.
“Stiamo mettendo su una squadra” dice Simonetta.
“Il cosplay non mi interessa” rispondo.
Scuotono la testa, deluse.
“Dicono che sei arrivato finalista alla prima edizione del Premio Urania Short” dice Linda.
“Dicono tante cose di me. Alcune sono anche false”
“Abbiamo riunito tutti i finalisti per mettere su una squadra di scrittori. Vuoi unirti a noi?”
“Ci sono i biscotti?”

Oggi
E così mi sono trovato arruolato nel CIF, il Collettivo Italiano di Fantascienza. Ma sono convinto che se chiedete agli altri membri come è andato l’arruolamento, vi racconteranno una storia diversa.
A volte la memoria gioca brutti scherzi.

Se volete saperne di più, vi invito a leggere l’intervista a testate multiple pubblicata sul blog Kipple.

Fatto? Ora vi starete chiedendo cosa abbiamo prodotto, oltre a un sacco di chiacchiere. Il risultato di un anno di sudato lavoro è disponibile in questa antologia:


Atterraggio in Italia. Perché qualcuno ha detto che gli alieni non potrebbero mai atterrare in Italia, e noi siamo convinti del contrario.

Noi del CIF siamo atterrati, siamo qui in mezzo a voi. Dovreste sentire la nostra presenza... nelle finali dei concorsi di genere fantastico, nelle migliori antologie, quando andate al lavoro, quando andate in chiesa, quando pagate le tasse…

domenica 17 marzo 2019

Star Wars: Tales of the Jedi - Knights of the Old Republic e The Freedon Nadd Uprising

Knights of the Old Republic è stata in ordine cronologica la prima serie di albi del progetto Tales of the Jedi, la cui ideazione e creazione si deve quasi esclusivamente a Tom Veitch o, come ha detto Vietch stesso "I feel pretty good about it. It was an opportunity that arose, and I proposed it, found the artists, and pretty much put the whole thing together myself. It was a great time to be doing Star Wars."

Tales of the Jedi ha posto le basi di molto di quello che conosciamo sugli Jedi e sui Sith – storia, usanze, luoghi – che sono stati poi ripresi in serie successive. Knights of the Old Republic è uscito in cinque albi tra l'ottobre 1993 e il febbraio 1994, mentre The Freedon Nadd Uprising consiste in due albi usciti nell'estate del 1994.


Onderon è un pianeta colpito da una piaga periodica: a intervalli regolari la sua orbita incrocia quella della Luna Dxun, e le mostruose creature lunari attraversano il brava spazio tra i due corpi celesti e invadono il pianeta. La popolazione si è evoluta aggregandosi in una singola città separata dal resto del mondo selvaggio da una muraglia impenetrabile. La foresta abitata dai mostri Dxuniani è diventata luogo di esilio per i criminali della città, brutti ceffi che nel corso dei secoli impararono a domare i mostri volanti, ponendo sotto assedio l'unica isola di civiltà sul pianeta.

Il Maestro Jedi Arca viene incaricato da parte della Repubblica di ristabilire la pace su Onderon. Arca decide di mandare tre suoi allievi, da lui giudicati capaci di gestire la situazione da soli. Il twi'lek Tott Doneeta e i due fratelli Kai e Ulic Qel-Droma. Appena arrivato il nostro trio incontra la Regina Amanda e si trovano subito nel bel mezzo dell'azione: i barbari attaccano il palazzo reale e rapiscono la bella figlia della Regina, la Principessa Galia – ti pareva se non c'era una principessa in mezzo, vero? I nostri prendono l'astronave, inseguono i rapitori ma vengono abbattuti.

Non che questo possa fermare dei Jedi. Il trio attacca il palazzo di uno dei signori barbari proprio in tempo per fermare le nozze tra lui, Modon Kira, e Galia. La nostra bella principessa aveva infatti iniziato a frequentare di nascosto il condottiero barbaro, che poi barbaro neanche tanto: palazzo full-optional, banchetto nuziale... insomma il matrimonio era quasi combinato, ci mancano solo i Jedi imbucati alla festa. Le cose però prendono una piega molto seria quando viene fuori che la Regina Amanda è una seguace del lato oscuro.

A questo punto non può mancare una bella battaglia campale tra forze del bene e forze del male. La Città viene conquistata, Kai perde un braccio (presto sostituito da uno robotico) e proprio quando la situazione è disperata appare Maestro Arca con la sua astronave. I nemici sono sconfitti e i nostri Jedi scoprono il centro del potere oscuro di Onderon: la tomba di Freedon Nadd (nome che trovo ridicolo e difficile da pronunciare), uno jedi passato quattro secoli prima al lato oscuro. Arca "neutralizza" il potere oscuro e sventa (per il momento) la minaccia dei Sith.

E questo solo in due albi. Gli albi successivi raccontano un'altra storia, quella di Nomi Sunrider.

Nomi è la compagna del Cavaliere Jedi Andur Sunrider. La Famiglia Sunrider lascia il loro pianeta per raggiungere Ambria, dove abita il Maetro Thon, accompagnati dalla loro figlia Vima e dal droide A-3DO. Nel Terminale Iperspaziale di Stenness sono attaccati da banditi che lavorano per un Hutt, interessati ai gioielli che l'uomo portava in dono al Maestro. Andur viene ucciso e Nomi impugnala la spada laser del marito deceduto e riesce a sconfiggere i predoni. Sola con la figlia e un droide petulante e inutile, Nomi finisce il viaggio intrapreso dal marito e raggiunge il Maestro Thon.


Maestro Thon si presenta sotto le sembianze di una bestiaccia feroce, ma sotto la dura pellaccia è un Maestro Jedi al 100% che vorrebbe prendere Nomi come sua allieva. La donna è riluttante: sente il richiamo del Lato Oscuro e di quello Luminoso, e ha paura di mettersi in mezzo. Sente il potere della spada laser, ma ha paura di usare quel potere – dopotutto suo marito è morto facendo cose da Jedi e tagliuzzare i predoni non è una cosa che abbia fatto senza ripercussioni e sensi di colpa.

A farla uscire dall'indecisione sono i predoni Hutt che attaccano il loro accampamento: al loro signore non è mai andata giù di essersi perso quei gioielli. Nomi vince ogni indecisione e, attivata la spada laser del marito, fa ragù dei nemici.

Con Nomi che inizia il suo apprendistato presso Maestro Thon finiscono i tre albi a lei dedicati e la miniserie Knights of the Old Republic.

Le avventure di Nomi e dei fratelli Qel-Droma continuano in "The Freedon Nadd Uprising", miniserie in due albi uscita nel 1994, e qua le cose iniziano a farsi interessanti.


Su Onderon un gruppo di ribelli si è riunito al seguito del Lato Oscuro e sotto le insegne dell'antico Freedon Nadd cerca di sconfiggere gli Jedi e i nuovi regnanti. C'è anche un proto-Darth Vader, Warb Null (sì, il lato oscuro dovrebbe scegliersi meglio i nomi), che però viene sistemato dopo poche pagine e quindi è come se non ci fosse mai stato.

Intanto Nomi ha continuato il suo apprendistato sul pianeta Ossus, sede di una delle maggiori scuole Jedi della Galassia. La nostra eroina si è costruita la spada laser da sola, ed è pronta per la sua prima missione da Cavaliere Jedi. Ovviamente su Onderon.

Entrano qua in scena Aleema e Satal Keto, due giovani nobili del pianeta Empress Teta (che forse vi ricorderete per la miniserie L'Alba dei Jedi), che annoiati dalla vita di corte del loro pianeta decidono di passare il tempo a studiare il Lato Oscuro della Forza – il peggio che fanno è rubare un antico libro dal Museo di Storia Antica di Corruscant. Appena i due sentono che ci sono seguaci del Lato Oscuro su Onderon prendono il loro yacht spaziale e si precipitano sul pianeta. Tira più un pelo di Sith che un'astronave.

Scontro finale di quattro pagine: Re Ommis (il marito della ex-Regina Amanda, altro adepto del Lato Oscuro) viene fatto fuori, ma lo spirito di Freedon Nadd fa in tempo a "legarsi" a Aleema e Satal Keto che fuggono dal pianeta. Gli Jedi, vittoriosi, spostano sulla Luna Dxun le tombe di Freedon Nadd, Re Ommis e della Regina Amanda, liberando così il pianeta dall'influenza negativa del Lato Oscuro, senza sapere che qualcosa è riuscito a fuggire.

Cosa dire di questa miniserie?

Intanto mi è piaciuto come è iniziata, trattando eventi relativamente poco importanti sulla scacchiera galattica: la famiglia Sunrider che va in vacanza da Maestro Thun, una piccola guerra su un pianeta abbastanza arretrato. Niente eventi di grande portata, ma in sette albi vengono gettate le basi per quelle che saranno una serie di interessanti (spero) avventure.

I fratelli Qel-Droma... cominciamo subito col notare che (1) sono fratelli e (2) uno dei due perde un braccio – l'imitazione del Guerre Stellari originale si fa sentire.


Nomi Sunrider è più interessante. Ha passato la sua vita come moglie di uno Jedi (ma non era proibito loro sposarsi? Boh...) e in fondo ha sempre detestato l'Ordine, che costringeva suo marito Andur a partire per lunghi periodi verso destinazioni pericolose. Scopre di avere la Forza, e si rifiuta a lungo di usarla. È proprio l'opposto di un Luke Skywalker, per il quale diventare Jedi era il fine ultimo al quale era stato predestinato. Per Nomi è diverso. Lei vorrebbe essere altro, ma non ha molte possibilità. Non è predestinata, ma obbligata (forzata!) dagli eventi a diventare una Jedi.

venerdì 21 dicembre 2018

T

Ci sono romanzi difficili da inquadrare, che vanno oltre le definizioni e convenzioni di genere. T di Alessandro Forlani è uno di questi.

C’è fantascienza, c’è fantasy, c’è horror, ma nessuno dei tre appare per quello che è veramente. E non è in un *punk qualsiasi che questo romanzo si può identifica, consentendo al limite solo l’etichetta di Forlanipunk.

E chi conosce l’autore sa di cosa parlo.

La forza del romanzo è nel suo messaggio – nell’Italia di oggi che ci viene illuminata per quello che è, immersa in questo brodo di cultura pop (o nerd, o quello che preferite) che… ma preferisco che lo leggiate e ve ne rendiate conto da soli.

Il romanzo utilizza il setting creato da me e Alessandro per le Crypt Marauder Chronicles (per la Watson è già uscita un’antologia di racconti di vari autori), ma Alessandro intreccia l’ambientazione sword&sorcery con la fantascienza sociale e la satira del nostro oggi in modo unico.

Leggetelo. È veramente un romanzo che vi farà arrabbiare: forse il più bel regalo che un libro vi può fare.


Italia, 2025. L'istituzione del Pointless Act prevede la detenzione in un carcere di oblio per un'intera generazione che ha abbandonato gli studi, il lavoro e non riesce a inserirsi nella società. Sinistri "dormitori", e un limbo di immaginari condivisi che diventa ogni giorno più reale. Una giovane ricercatrice, una giornalista freelance, un'immigrata clandestina, un docente universitario e un nerd terrorista sono vittime e oppositori dell'invisibile repressione fondata sugli studi della neuroscienziata Clara Muttertod, su avveniristiche tecnologie o su arti più spaventose. T è lo sviluppo personale di Alessandro Forlani del Progetto Thanatolia, ambientazione aperta da lui creata con Lorenzo Davia. Un romanzo distopico ed esoterico di orrori negromantici e di satira sociale. 
Alessando Forlani (Pesaro, 1972), Premio Urania 2011 e Premio Kipple 2012 con il romanzo I Senza-Tempo; Premio Urania - Stella Doppia 2013 con il racconto Materia Prima; pubblica per Delos Digital, Acheron Books e Watson Edizioni. Fra i suoi titoli principali: Eleanor Cole delle Galassie Orientali; Clara Horbiger e l'Invasione dei Seleniti; Il Mondo nel Tramonto; Xpo Ferens e Arabrab di Anubi (finalista al Premio Italia 2018 come migliore romanzo fantasy). I suoi prontuari di scrittura creativa Com'è facile scrivere difficile; Com'è facile diventare un eroe e Com'è facile vivere in Atlantide sono ormai dal 2014 fra i più venduti su Amazon.


mercoledì 7 novembre 2018

The Skyborne Corsairs

The Skyborne Corsairs è un romanzo breve steampunk scritto da Alexander Rooksmoor che ho avuto il piacere di leggere e recensire. Mi sono interessato al romanzo per via del titolo: mi piacciono i dirigibili e tutto quello che vi è connesso. Pirati compresi. Se poi è anche steampunk, tanto meglio.


Anthony Cavendish sta viaggiando nel Mar Mediterraneo verso l'Algeria, dove sta per prendere il suo nuovo comando. La nave viene attaccata dai pirati del cielo, che pilotano un tipo di aereo mai visto prima. I pirati prendono tutto ciò che ha valore, uccidono chiunque cerchi di opporsi loro e rapiscono quante più donne possibili, compresa Henrietta, la moglie di Anthony.

Il nostro è piuttosto rassegnato a non veder mai più Henrietta, ma altri due passeggeri, un rivoluzionario italiano e un autore canadese, lo convincono a non arrendersi e insieme decidono di cacciare i pirati e liberare le donne.

L'ambasciatore britannico in Algeria non è in grado di aiutarli, non ufficialmente almeno. In generale i poteri in gioco nell'area (Inghilterra, Francia, Impero Ottomano) cercano di rimanere in equilibrio evitando una guerra, il che rende difficile per chiunque andare a cacciare i pirati. Il trio deve così arrangiarsi e cercare l’aiuto da Giuseppe Garibaldi e dai suoi Carbonari. Fingendo di essere impegnati in ricerche minerarie visitano una zona montuosa del Nord Africa e scoprono il nascondiglio dei pirati.

Questi bucanieri dell’aria attaccano navi di qualsiasi nazionalità e presto attirano le ire dei francesi, che attaccano la loro base con dei dirigibili. È tutto inutile, il luogo è troppo difeso: le aeronavi francesi sono distrutte e la maggior parte dei soldati viene uccisa. Alcuni vengono salvati da Cavendish e dalla sua squadra e si uniscono alla loro missione.

Arriva il giorno dell'attacco finale. I nostri eroi riescono a infliggere perdite ai pirati e ad impossessarsi della nave nemica, ma Cavendish viene messo fuori combattimento. Quando si sveglia, scopre di essere solo nella base del nemico.

L'inizio e il finale sono deludenti. Iniziamo il romanzo con l'attacco e il rapimento già avvenuti, richiamati in flashback dal protagonista. Gli eventi più interessanti sono già avvenuti, Anthony piange sua moglie come fosse già morta: il tutto non viene svolto molto bene, ed è addirittura difficile provare simpatia per questo tizio che sembra poco colpito dagli eventi.

Per fortuna il romanzo migliora nella sua metà. C'è molta azione, e anche interessante, e il lettore non si annoia mai. I personaggi sono ben sviluppati e le relazioni tra i vari gruppi sono abbastanza complicate da aggiungere un ulteriore livello di complicazione alla narrazione.

Questo romanzo è ambientato in un 1865 parallelo nel quale l'Italia non è mai stata unificata e i dirigibili sono una tecnologia comune. Garibaldi, uno degli eroi del Risorgimento italiano, appare qui come un vecchio guerriero che non ha potuto portare a termine la missione della sua vita ed è una figura piuttosto tragica.

Cavendish è il protagonista, ma non è un supereroe. È stato ferito in una precedente battaglia, quindi non è al massimo delle sue capacità. E dopo gli orrori della guerra, non ha molta voglia di lanciarsi in un’altra battaglia. Comincia a stancarsi di sangue e guerra; ha i suoi dubbi, qualche volta sbaglia e riesce anche a combinare un casino nel momento meno opportuno. Ma cerca di fare del suo meglio e ha il supporto di una forte squadra.

Anche il finale è insoddisfacente. L'eroe è nella fortezza nemica, pronto a confrontarsi con il capo dei pirati e poi... il capitolo finisce e quello successivo è ambientato alcuni mesi più tardi. Anthony è ad Algeri e ricorda con un giornalista (figlio di uno dei suoi compagni) come sono finiti gli eventi. Non c'è nessuna battaglia di alcun tipo con il capo nemico, nessuna scoperta di quello che stava succedendo - ci viene solo detto che alcuni nobili volevano ricreare un harem onirico per i piaceri loro e delle loro mogli. Siamo informati che Anthony ha salvato Henrietta, ma in qualche modo la donna è stata sottoposta al lavaggio del cervello e ora ha come compagna un'altra schiava. Anthony continua a tenere isolate entrambe le donne per la vergogna.

Questo è un finale anticlimatico che fa il pari con l'inizio noioso. E questo è un vero peccato perché l'autore ha dimostrato in tutto il resto del romanzo che è in grado di scrivere scene, eventi e ambientazioni interessanti, quindi mi chiedo davvero cosa avesse in mente quando ha iniziato e finito la storia.

C'è un'interessante appendice di fatti storici che sono stati usati come ispirazione per la storia. Descrive anche le differenze tra la nostra storia e quella del romanzo, che mostra come l'autore abbia fatto i suoi compiti.

In conclusione, se riuscite a perdonare un inizio e una conclusione deboli, potete considerare The Skyborne Corsairs una lettura piacevole.

giovedì 27 settembre 2018

nECrONOMIA



"E così, vuoi sapere come la Necromadre ha preso il potere? Io c'ero e ho visto tutto. Ascolta.
È iniziato tutto quando si sono aperti i portali con gli altri universi. Per carità, eravamo abituati a commercianti provenienti da altri mondi che venivano a Thanatolia ad acquistare qualche antico reperto depredato dalle tombe. Ma quella volta fu diverso. Arrivò una Banca. Aprì due sedi, una ad Handelbab e una a Tijaratur. E sai cosa ha iniziato a fare? A dare soldi ai tombaroli. Finanziare lo chiamavano loro. Sono stati furbi.
Te lo spiego in maniera semplice. Loro facevano un contratto con il tombarolo. Gli davano un centinaio di astragali, con il quale il nostro avventuriero poteva comprarsi tutta l'attrezzatura che gli serviva: vanghe, picconi, spade e corazze. In cambio il tombarolo di impegnava a dare metà di quello che trovava alla Banca.
O quelli del coso, come lo chiamavano? Recupero crediti se lo veniva a prendere e nessuno lo rivedeva più.

Ora tu dirai, era un rischio per la Banca. Magari il tombarolo finiva mangiato da un macellaio dei sepolcri. O tornava a casa con due astragali perché la sepoltura era stata scarsa. Ma la Banca era furba. Prendeva il contratto e lo rivendeva. Te lo rivendeva dicendo che di sicuro, proprio così, ti convincevano che il guadagno è assicurato, di sicuro insomma ti dicevano che il tombarolo se ne sarebbe tornato con un migliaio di astragali. E loro quindi ti vendevano il contratto per mille astragali. Hai capito? La Banca aveva speso cento e ora ne guadagnava mille. Gli astragali andavano tutti nelle loro casse.

Ora il rischio era tutto sulle tue spalle. Ma alla Banca cosa gliene fregava, ormai?
No aspetta, alla Banca gliene fregava. Sai perché? Perché andava da qualche altro tizio che voleva fare i soldi senza rischiare l’osso del collo nelle fosse. E faceva una scommessa. Sai cosa scommetteva? Scommetteva che il contratto non sarebbe stato rispettato. Capisci? Prima te lo vendevano convincendoti che i tuoi mille astragali non te li toglieva nessuno, poi scommettevano contro di te.

Ma non si può dare tutta la colpa solo alla Banca, per quello che è successo. Appena si è saputo che ti davano soldi in cambio di una tua cazzo di firma, tutti si sono messi in fila davanti ai cosi, gli sportelli della Banca. Tutti a firmare e prendere il loro cazzo di denaro. E la Banca a rivendere il tuo cazzo di contratto.

E cosa credi sia successo? Non è che si diventa tombaroli dall'oggi al domani. Non hai idea di quanti siano morti. E intanto i pezzi di carta con su scritto "Contratto" hanno invaso Thanatolia. Si usavano al posto degli astragali, praticamente. Solo che in realtà non valevano una merda, perché il tombaroli che li avevano firmati erano ben che morti o alla miseria.

Così, in poco più di un mese, tutta Thanatolia era indebitata con la Banca. Gli Aurotene, i Silverai, tutti i ricconi delle due città dovevano sacchi di astragali alla Banca.
Ci fu il panico.
Tentarono di attaccare la Banca, ma quelli, cazzo, si erano portati dietro armi da altri mondi.
Eravamo disperati.
Poi arrivò lei.
Non ci ingannò. Non ci nascose la sua vera identità. Venne da noi e disse: "Fatemi vostra Regina e vi annullo tutti i debiti."
Accettammo, cos’altro potevamo fare? Lei chiuse i portali e distrusse le sedi della Banca.
Una volta distrutto il nemico, iniziò il suo Regno su noi vivi.
La Necromadre. E la sua Necrocrazia.
Handelbab si ribellò e venne distrutta. Tijaratur fu ribattezzata New Handelbab e venne stabilita per legge la parità tra i vivi e i morti.
Ora loro stanno prendendo il potere, una legge per volta, un decreto per volta, un passo dopo l'altro per rendere la Vita illegale in tutto in Necrontinente."

Fata Mysella alzò la testa dal tavolo. Con il gomito urtò una bottiglia che cadde e rotolò lungo il tavolo e andò a fermarsi contro un muro di altre bottiglie. Tutte vuote.
"Mi stavi dicendo, a proposito della Banca?"