lunedì 19 gennaio 2026

Lo Stretto di Messina di Delany

The Straits of Messina è una raccolta di saggi scritti da Samuel Delany con oggetto i suoi stessi romamzi.

Si intitola Stretto di Messina perché per Delany quando un autore scrive o parla dei suoi scritti rischia sempre di finire o vittime della Scilla dell’arrogante presunzione o della Cariddi dell’infantile autoironia.

Però, continua Delany, lo scrittore ama quando parlano di lui, e quindi viene qui rispolverato uno degli alter ego di Chip, la critica e studiosa K. Leslie Steiner: "Wouldn’t it be nice to have someone say all the fine and brilliant things about my work I so desperately would like to hear…?"

La raccolta è uscita nel 1989 e raccoglie testi scritti dal 1973 al 1986.



The Scorpion Garden (1973)

È un’introduzione scritta per il romanzo Hogg, mai utilizzata in quanto il romanzo all’epoca non era ancora stato pubblicato. Del romanzo ho scritto sul mio blog. Qui Delany, partendo dalla pornografia, scrive sulla condizione della donna nel patriarcato e sulla loro rappresentazione in letteratura. Ammettendo anche la sua difficoltà a rappresentare correttamente le donne:

“I am distressed when, writing a novel in which I am consciously struggling to deploy men and women characters among the incidents of my tale in some way that violates this moral template, I discover the development of what I first thought some innocent piece of stage business or décor suddenly demands the situation resolve completely faithful to this sexual determinism”


"The Scorpion Garden" Revisited: A Note on the Anti-Pornography of Samuel R. Delany, by K. Leslie Steiner (1973)

Un saggio su Hogg, e sul tipo di pornografia che esso rappresenta, anche se viene proposto qui la definizione di anti-pornografia, che sta alla pornografia come l’anti-romanzo sta al romanzo. In Hogg gli uomini sono quasi tutti mostri:

“Delany feels the presentation of any female monstrousness without a firm, fictional appeal to the sociological, economic, and psychological indignities women are forced to endure (as a political class) on every front from men, is, at this point in history, merely a politically egregious cliché. I suspect he feels, further, that since the monstrousness with which men treat women, in all walks, so outweighs those times when women are brutalized into behaving monstrously in return, that to harp on a particular monstrousness from a woman before the monstrous-ness of men is fully explored and revealed for what it is, is to render the fiction, at this particular moment, somewhat irrelevant.

Of Sex, Objects, Signs, Systems, Sales, SF, and Other Things (1975) e Some Remarks Toward a Reading of Dhalgren, by K. Leslie Steiner (1975)

Diverse considerazioni su Dhalgren con alcuni spunti interpretativi. Di Dhalgren non ho ancora scritto niente in questi miei studi su Delany, me lo lascio per ultimo come ciliegina sulla torta.


Trouble on Triton, by K. Leslie Steiner (1976)

Una recensione di Trouble on Triton.


Ruins/Foundations; or: The Fall of the Towers Twenty Years After (1981-1985)

Scritto biografico sulla vita di Delany durante la scrittura della trilogia delle Torri: il matrimonio con la poetessa Marilyn Hacker, l’incontro con il celebre poeta Auden, la sua malattina mentale e il ricovero in Ospedale psichiatrico, le sue relazioni con altri uomini. Una versione più breve di questo testo è apparsa in The Motion of Light in Water.


The Early Delany (1981)

La risposta a un panel intitolato appunto “The Early Delany”, tenuto nel 1981 a Madison, Wisconsin. Ricordando la violenza che simili divisioni (Early, Late etc…) sono rispetto alla produzione di un autore (sopratutto se fatte da critici letterari), Delany conclude che:

“The “early Delany” begins with a fiction by a nineteen-year-old who, while he loved science fiction, was certainly not (at least when he began it) planning to write it for more than one book. It ends with another by a twenty-five-year-old who, having written eight more of the things, had more or less decided he didn’t want to write any more fiction of any sort— and didn’t, for about a year.”

Tales of Nevèrÿon, by K. Leslie Steiner (1982)

Una corrosiva recensione di Tales of Nevèrÿon.


Return... by K. Leslie Steiner (1986)

La prefazione di The Bridge of Lost Desire.

martedì 6 gennaio 2026

Il futuro in agguato


Il futuro in agguato

di AA.VV. a cura di Fabio Calabrese

Libro stampato, edizione illustrata, 136 pagine, dimensione 15,2 x 22,9 cm, rilegatura termica, Illustrazioni di Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri.

Edizioni Scudo:

https://innovari.wixsite.com/edizioniscudo

Amazon:

https://www.amazon.it/-/en/dp/B0GC7K5M66

Dopo la scomparsa dell’amatissimo Giovanni Mongini, Fabio Calabrese è uscito dai territori del fantasy e dell’horror per spingersi in quelli della fantascienza e questa è la seconda antologia che cura in merito, radunando i volenterosi che sono nel suo mirino.

Questa volta inizia dal presupposto che questa letteratura si sviluppi secondo due assi concettuali, il tempo e lo spazio, cioè, il futuro che ci attende – o ci minaccia – e l’esplorazione spaziale. Qui troverete entrambi ma sarà dato più risalto proprio all’idea che il futuro è già gravido di conseguenze potenziali che sono lì già bell’e pronte per prenderci di sorpresa se non ci siamo adeguatamente preparati.

Oltre al curatore, ad avvertirci del pericolo sono: Donato Altomare, Samuele Baricchi, Lorenzo Davia, Roberto Furlani, Franca Marsala, Carlo Menzinger Di Preussenthal, Paolo Ninzatti, Pierfrancesco Prosperi, Davide Stokovaz.

Da menzionare il fatto che l’antologia si apre con una chicca di un certo Hector Schmitz, meglio noto come Italo Svevo.


Sono presente in questa antologia con due racconti, "Il Disco Volante Istriano" e "La Verità del Geranio".

Dall'introduzione di Fabio Calabrese:

"Se avete letto l’antologia di fantasy Arcane visioni e misteriosi poteri, avete avuto modo di apprezzare il piglio ironico di Lorenzo Davia. Qui lo ritroviamo nel Disco volante

istriano che prende di mira il non rimpianto dittatore jugoslavo Josiph Broz Tito, che di certo non ha lasciato un buon ricordo nei triestini e negli italiani del confine orientale.

In La verità del geranio, invece, non c’è nulla di ironico, è un amaro, amarissimo apologo."

giovedì 18 dicembre 2025

Red Spider, White Web

Red Spider, White Web è un romanzo cyberpunk del 1991 considerato tra i fondamentali del genere ma che per qualche strano motivo non è mai stato tradotto in italiano.

Ma forse una ragione c’è: non è un romanzo facile, e ormai il cyberpunk ha preso un’altra strada, tanto che al giorno d’oggi pochi riconoscerebbero RSWW come appartenente a tale genere.

L’autrice è Misha Nogha Chocholak, statunitense di origini Cree, personaggio ecclettico in quanto musicista, scrittrice, poetessa, editor e musicista.

Famose sono rimaste le sue recensioni sulla rivista New Pathways, dove distruggeva materialmente i libri che non le piacevano: nel caso più famoso ha fatto sbranare un libro da un lupo, con tanto di foto pubblicata sulla rivista.

Misha viene associata a scrittrici quali Pat Cadigan, Laura J. Mixon, Lisa Mason e Sue Thomas, definite “feminist oriented cyborg writers”; è anche una rappresentante degli “ Indigenous futurisms” e inserita tra le 50 personalità chiave del cyberpunk (nell’omonimo libro a cura di Anna McFarlane, Graham J. Murphy e Lars Schmeink).

Red Spider White Web è stato pubblicato nel 1990 da Morrigan Publications in Inghilterra e nel 1999 da Wordcraft of Oregon negli Stati Uniti: sono le due uniche edizioni esistenti del libro. Nel 1991 il romanzo ha vinto il ReaderCon Novel Award ed è arrivato finalista all’Arthur C. Clarke Award.

Il romanzo immagina una città americana del futuro occupata dal Giappone. Questa città senza nome è divisa in tre parti:
  • Mickey-san, protetta da cupole, gestita da una megacorp che richiama la Disney.
  • Dogtown, dove la classe lavoratrice vive e lavora nelle fabbriche.
  • Ded Tek: un vasto complesso industriale abbandonato, tossico, ma abitato da gang, culti e comunità di artisti.
La protagonista è Kumo, artista meticcia e mutata, ibridata geneticamente con un ghiottone; creatura difficile da catalogare in quanto contiene diversi elementi contradditori, tra voglia di comunità e di solitudine, arte e sopravvivenza, a cavallo tra diversi mondi (non è bianca, non è giapponese, non è del tutto umana).

Kumo crea illusioni olografiche che vende al Mercato, una zona di contatto tra il Ded Tek e il resto della città. La vita di Kumo è durissima. Il primo capitolo del romanzo mostra cosa succede dal suo risveglio a quando riesce a fare colazione, evitando bande di cannibali, stupratori, serial killer e zone tossiche.

Nonostante tutto Kumo vuole restare nel Ded Tek, perché è l’unico luogo dove può creare ancora Arte in maniera libera. I suoi amici/rivali/colleghi/concorrenti artisti vengono pian piano “acquistati” da Mickey-san e danno via iniziativa e creatività per avere in cambio protezione dall’inquinamento e criminalità della città.

È una profonda riflessione su cosa significa fare arte in un mondo cyberpunk, un mondo di crisi economica e sociale e avidità corporate.

Red Spider, White Web è un romanzo complicato e di difficile lettura. Se, per esempio, avete trovato ostico il Neuromante, probabilmente non sopravvivrete a RSWW. È un romanzo dove lo sporco copre quasi ogni superficie e uno alla fine se lo sente appiccicato addosso. I protagonisti sono tutti ai margini della società, ma non siamo al livello di cowboy hacker che hanno comunque un certo potere nella Rete. Qua abbiamo artisti senza quattrini in un mondo andato alla deriva.

È un libro che ripaga una lettura attenta, in quanto denso di simboli e significati (già a partire dal titolo), e, come lo hanno definito, è quello che il cyberpunk sarebbe potuto essere, se avesse preso un’altra strada, più punk che cyber.

giovedì 11 dicembre 2025

S+F 2025

Quest’anno, per motivi personali, non sono riuscito a partecipare allo S+F di Trieste e alle sue iniziative collaterali tanto quanto avrei voluto.

(e il riuscire a scrivere queste brevi note ben 3 settimane dopo l’evento la dice lunga su quanto sia stato diversamente impegnato)


Sabato 31 Ottobre ho tenuto assieme a Franco Ricciardiello il panel “Bentornati in Atlantide: quando il solarpunk incontra il sociale”, dove abbiamo discusso di fantascienza, cyberpunk, solarpunk e ribellione letteraria. Franco ha presentato la collana Nuova Atlantide (Delos) e la prossima antologia Urania Millemondi italiana, a tema Solarpunk (e che conterrà un mio racconto)

Anche quest’anno sono stato nella giuria letteraria del Premio Letterario Mondofuturo, iniziativa promossa e realizzata dall’ente nazionale di ricerca Area Science Park e da La Cappella Underground, che nasce con l’intento di suscitare l’interesse pubblico verso la ricerca, la cultura scientifica e la letteratura, utilizzando la fantascienza come catalizzatore dell’attenzione.

I 19 testi pervenuti hanno offerto uno spaccato ricco e stimolante della fantascienza italiana contemporanea. Tre sono stati i finalisti:

  • Anticaja Canaglia di Cobol Pongide ed Emiglino Cicala (Edizioni Progetto Cultura)

  • Cronache dalla deriva di Carlo Roselli (Zona 42)

  • Nero. Il complotto dei complotti di Luca Giommoni (effequ)

Il finalista è stato scelto dalla giuria scientifica composta da 50 ricercatori e ricercatrici, addetti e addette al mondo della ricerca che lavorano in Area Science Park affiancati da una giuria scientifica onoraria di cui fanno parte.

Nero di Giommoni si è aggiudicato il premio “Per la capacità di fondere con originalità immaginario fantascientifico e critica sociale, utilizzando il complotto come giustificazione ultima di una crisi identitaria e sociale di un futuro, forse non troppo lontano. Un romanzo ironico e visionario che, tra viaggi in universi paralleli, affronta le paure del presente alla ricerca di nuove speranze.”

Una menzione speciale è andata a “La libertà è una cosa seria” di Flavia Florindi “Perché unisce la narrazione distopica con temi attuali e complessi come l'identità, le disuguaglianze, la libertà individuale e le dinamiche sociali. Per il contesto originale e simbolico in cui è ambientato il racconto, una Trieste divisa in due, una città che diventa un’efficace metafora di confini, di identità e libertà.”


I miei complimenti al vincitore, ai finalisti e a Flavia per l’ottimo lavoro svolto.

martedì 21 ottobre 2025

Sixteen ways to defend a walled city

Ogni tanto capita di trovare un romanzo con un protagonista che leggi e dici: sì, questo potrei essere io.

Sixteen ways to defend a walled city è un romanzo di K. J. Parker (pseudonimo di Tom Holt) pubblicato nel 2019.

Il protagonista è Orhan, colonnello del genio militare dell’Impero Robur. L’Impero Robur, modellato su quello dell’Antica Roma, è la principale potenza nel mondo immaginato da Parker, attiva nell’assoggettare tutti i popoli circostanti al proprio dominio. Orhan è un “milkface” e per il suo colore della pelle chiaro viene discriminato dai Robur “veri e propri” (“blueface”). Siamo al livello che le fontane pubbliche della città sono per “Robur” o per “milkface”, tanto per intenderci.

Orhan è riuscito a scalare la gerarchia militare grazie alle sue capacità ingegneristiche e al suo sapersi muovere nella burocrazia militare (come reperire e far sparire fondi, chi corrompere, che documenti falsificare… le solite secondary skills di qualsiasi ingegnere degno di questo nome.

“Of course, I never beat Ogus at anything, unless I cheated. Which I did, whenever I could. I figure, winning is winning. Cheating is just one of many ways of prevailing; just happens to be the way I’m best at.”

Per una serie di eventi Orhan si trova a capo delle difese della capitale imperiale, assediata da un esercito di “milkface” che vuole sterminare l’intera popolazione.

E qua sta il mio amore per il personaggio. Da un lato l’ingegneria scorre potente in lui, e dove lui non riesci si circonda di persona capaci. Dall’altro lato adoro la sua tenacia. Gli vengono forniti continuamente buoni motivi per abbandonare il suo ruolo e lasciare la Città alla distruzione. Dopotutto è solo un ufficiale del genio, della razza sbagliata, e gli vengono offerti salvacondotti anche per i suoi amici più cari.

E invece lui resta testardamente al suo posto. Perché sotto sotto lui alle persone ci tiene, anzi ci crede, nonostante ammetta di non capirle (e forse proprio perché non le capisce).

“If there’s one truth in this life, it’s that you simply can’t win. The most you can achieve is to make a nuisance of yourself, for a very short time.”

Per non dire niente dei due colpi di scena finali…

mercoledì 15 ottobre 2025

Il Phallos di Delany


Phallos è un romanzo scritto da Samuel Delany e pubblicato da Bamberger Books nel 2004 e ripubblicato da Wesleyan University Press nel 2013.

Il testo è strutturato a strati.

Il primo è la ricerca, da parte di Adrian Rome, di una copia di un romanzo pornografico (intitolato "Phallos") che ricorda di aver letto da giovane. L’unica cosa che trova è la pagina web dove si discute del romanzo.

Questo è il secondo strato: un gruppo di accademici che discute online del testo, commentando e criticando il riassunto postato da uno di loro.

L’ultimo strato è il riassunto del romanzo.

"Phallos" è ambientato nel Mediterraneo durante il regno dell'imperatore romano Adriano e segue le avventure di Neoptolomus: la morte dei suoi genitori, l’essere adottato da un ricco mercante, la carriera militare e quella imprenditoriale.

Il riassunto salta le scene di sesso del protagonista con altri uomini, cosa che si distingue da altre opere simili di Delany dove invece erano descritte nei minimi dettagli (come Hogg e The Mad Man). Nella sua vita Neoptolomus incrocia più e più volte il misterioso phallos, oggetto custodito nel Tempio del Dio Senza Nome vicino all’egizia Ermopolis. Al phallos vengono attribuiti vari poteri e passa di mano in mano con furti e inganni. Il protagonista si avvicina progressivamente al vero significato di questo misterioso oggetto. All’inizio si apprende che il phallos contiene al suo interno antiche pergamene capaci di regalare una saggezza non comune; poi si scopre che gli insegnamenti sono incisi sulla superficie stessa del phallos; infine si capisce che il phallos non esiste, quelle che circolano sono solo copie, e che proprio nella sua capacità di mettere in moto storie ed eventi sta il potere del non-esistente phallos.

Tra Freud e Lacan, il phallos diventa simbolo del desiderio (che può partire solo dalla sua assenza) e di quello che può mettere in motto con la sua mancanza.

Ci sono numerosi “ritorni” nella narrazione: Neoptolomus vive e rivive gli stessi eventi a distanza di anni prima in un ruolo, poi in un altro. Sembrano esserci degli omicidi rituali (tra cui l’amato da Adriano, Antinoo): la vita riesce a essere allo stesso tempo ciclica e sorprendente.

Il volume è accompagnato tra tre saggi scritta da Kenneth James, Steven Shaviro, e Darieck Scott, che formano un ulteriore strato tra il lettore e il phallos. Forse il più significativo è il contributo di Shaviro che scrive che il tema di Phallos è che “there is no evading the finality of death, but in the meantime, we can learn to cultivate *ars vitae,* the art of life, the better to explore and enjoy the world in its riotous superfluity."

La visione di Delany della bella vita include il piacere sessuale, che si realizza con numerosi incontri con numerosi partner e con svariate attività. E non solo per puro edonismo, ma anche come fondamento etico e politico. Anche le pratiche sessuali più 'estreme' sono forme di civiltà e comunità.

lunedì 29 settembre 2025

Eroi e Dei

Ecco la nuova antologia Edizioni Scudo, Eroi e Dei, che oltre a tanti bravi autori contiene i miei due racconti "La Torre di Babele" e "Urbanopsia".

La Torre di Babele è una storia fantasy ambientata in un universo geocentrico dove alberi a vela solcano mari di etere. Un gruppo di pescatori di perle si imbatte in una leggendaria costruzione biblica...

Urbanopsia è l'autopsia di una città morta da parte di intelligenze extradimensionali.


Eroi e Dei

di AA. VV. a cura di Fabio Calabrese

Libro stampato, edizione illustrata, 152 pagine, dimensione 15,2 x 22,9 cm, rilegatura termica, illustrazioni a colori.

Edizioni Scudo:

https://innovari.wixsite.com/edizioniscudo

Amazon:

https://www.amazon.it/dp/B0FSZ3SG1Y

Dei e sedicenti Dei si alternano a imprese epiche e leggendarie, in questa antologia curata da Fabio Calabrese che di sua mano aggiunge anche un piccolo saggio sulla natura degli elfi. E come sempre il segno del fantasy degli autori italiani imperversa su misteriosi poteri e arcane visioni che ci intrigano e ci ipnotizzano.

Quindi, oltre al curatore troverete anche racconti di : Lorenzo Davia, Alberto Henriet, Mariangela Mariga, Carlo Menzinger Di Preussenthal, Paolo Ninzatti, Fabiana Redivo, Paolo Secondini, Luca Nisi e Luigi Valerio.