mercoledì 16 novembre 2022

The Employees: A workplace novel of the 22nd century

The Employees: A workplace novel of the 22nd century è un romanzo breve di Olga Ravn che presto verrà pubblicato in italiano da Saggiatore.

Il libro si presenta come una serie di dichiarazioni rilasciate da un non meglio precisato gruppo di dipendenti di un non meglio precisato posto di lavoro. Nel corso della lettura ci si rende conte che ci sono dipendenti umani (nati e mortali) e umanoidi (artificiali e immortali), e che l’ambiente di lavoro è un’astronave, la Six Thousand Ship.

Scopo del datore di lavoro è scoprire l’effetto che un certo numero di “oggetti” hanno sui dipendenti. Gli oggetti sembrano essere stati prelevati da un pianeta visitato; gli umani e gli umanoidi vi si affezionano fino a pregiudicare l’efficienza del loro lavoro.

La storia è tutto sommato convenzionale, quasi banale, ma raccontata in maniera obliqua, quasi a dover cercare tutti gli indizi per capire cosa stia succedendo, ma in fondo è più importante farsi prendere dal flusso di coscienza e dalla poesia del testo che cercare razionalizzazioni.

Il libro è nato da una serie di oggetti che apparivano in una mostra dell’artista Lea Guldditte Hestelund. L’artista chiese a Olga Ravn di commentare con dei testi gli oggetti e l’autrice pensò a reperti alieni raccolti su un altro pianeta.

Personalmente mi ha ricordato il film Aniara del 2018 con le sue ambientazioni dal freddo design “nordico” (il film è ambientato su un’astronave ma è stato girato in un centro commerciale svedese) e i Tropismes di Nathalie Sarraute. In biologia i Tropismi sono movimenti e crescite spontanee degli organismi in risposta a stimoli ambientali esterni, che è un po’ quello che Ravn va a studiare quando mette umani e umanoidi a contatto con gli Oggetti, finendo per parlare di cosa ci rende umani, e prendere in giro aziendalismo, capitalismo e transumanesimo.

martedì 11 ottobre 2022

La Battaglia dei Maghi Linguisti

Battle of the Linguist Mages di Scotto Moore.

Isobel è la top player di un gioco immaginario, un MMORPG a tema musicale chiamato Sparkle Dungeon. Il gioco in VR richiede la recitazione di formule magiche complicate, Isobel è talmente brava che viene assunta dagli sviluppatori per portare avanti il loro piano segreto: addestrare esseri umani nell’uso di formule magiche vere. E usarli per salvare (o conquistare?) il mondo.

Si scopre infatti che i segni di punteggiatura sono alieni in fuga dalla logosfera (già qua potete fare una pausa per contemplare il concetto), che risiedono come memi nel cervello umano e, tramite appositi comandi vocali (detti “power morphemes”) eseguono una serie di ordini che vanno dall'influenzare la mente degli altri a stordirli al teletrasporto, al viaggiare in altre dimensioni e… diventare Dio? Diventare Dio.

Eccessivo, scoppiettante, senza un attimo di respiro… anche se alla lunga troppi effetti speciali diventano stuccosi e un po’ si sente la fatica.

Scotto Moore mette qua dentro tante di quelle idee che il romanzo sembra esplodere: corporation corrotte, sette religiose da lavaggio del cervello, MMORPG e IA che diventano senzienti, viaggi in altre dimensioni… il tutto per raccontare una storia di potere e responsabilità con una protagonista fortemente sarcastica ma adorabile.

È un interessante tentativo (tra i molti) di portare meccaniche dei (video)giochi in una narrazione, penso faccia parte di quella corrente di “litRPG” che magari meno nota in Italia è comunque ben presente nel mercato anglosassone.

giovedì 28 luglio 2022

Neveryóna Or: The Tale of Signs and Cities

Neveryóna è il secondo volume del ciclo Return to Nevèrÿon di Samuel Delany. È un romanzo del 1983, e costituisce un'unica storia, al contrario del primo volume (Tales of Nevèrÿon) che era una raccolta di racconti e del quale ho scritto in passato.


Il titolo completo è “NEVERYÓNA Or: The Tale of Signs and Cities”, portando avanti la tradizione di intitolare ogni storia del ciclo con un “Tale of…”. I singoli capitoli del romanzo hanno invece titoli del tipo “Of Commerce, Capital, Myths, and Missions” o “Of Survival, Celebration, and Unlimited Semiosis” e iniziano con una citazione da autori quali Susan Sontag o R. Barthers.

Neveryóna segue le avventure di Pryn, ragazza quindicenne del villaggio di Ellemon che troviamo all'inizio del romanzo mentre cavalca un drago selvaggio. Tipico cliché del fantasy, che Delany smonta di qualsiasi carattere epico. I draghi di Nevèrÿon (2) sono deboli, una specie protetta per ordine dell'Imperatrice. Possono volare solo lanciandosi da posizione elevate. Pryn vola con una di queste creature, atterra in un luogo piano dal quale il drago non potrà più rialzarsi e, per una sorta di protesta, decide di abbandonare Ellemon e viaggiare verso sud. Visita la capitale Kolhari e altre regioni dell’Impero e fa la conoscenza con numerose culture e persone. L’ambientazione è la stessa del primo volume, una terra preistorica dove la civiltà sta appena nascendo (e invenzioni quale la scrittura o la birra sono vecchie solo di pochi decenni), e che potrebbe essere il Mediterraneo o l’Africa.

Dopo aver smontato il drago, Delany smonta il volume precedente. In Tales of Nevèrÿon avevamo lasciato Gorgik, Small Sarg, Raven e Norema uniti nella lotta contro la schiavitù. In Neveryóna Pryn incontra Norema, dalla quale veniamo a sapere che il gruppetto si è separato e ognuno è andato per la sua strada. Mentre di Gorgik e Small Sarg apprendiamo più avanti il destino, la potente e indipendente Raven non appare mai, anche se viene sempre cercata e inseguita da Pryn come esempio da seguire di indipendenza femminile.

Incontra Gorgik, nella figura di Liberatore dalla Schiavitù – anche se in effetti non lo vediamo liberare alcun schiavo (anzi ne ha uno tutto suo per il sesso). Gorgik le tiene una lezione su città e commercio e come stia avvenendo il passaggio dalla schiavitù delle catene a quella dei salari. Incontra poi Madame Keyne, imprenditrice di successo che dopo averle fatto una lezione su denaro e potere la manda a spiare Gorgik.

Infine è ospite del Duca Jue-Grutn della Penisola di Garth, che le tiene una lezione su mappe, numeri e arte.

Pryn apprende (e con tutte queste lezioni ci mancherebbe altro) come funziona la scrittura, i simboli e i segni, e quanto potenti possano essere.

In questo volume Delany ci fa vedere da numerosi punti di vista gli aspetti e l'evoluzione della produzione capitalista, un teatro dove ognuno degli attori in gioco cerca di coniugare desideri, sessualità e lavoro. Il mercato come lo vede Delany è inseparabile dalla sessualità. Il Mercato Vecchio di Kolhari è luogo di scambio di merci e di prestazioni sessuali (il Ponte dei Desideri Perduti); Madame Keyne, che già nel nome ricorda l'economista John Maynard Keynes e che rappresenta lo sviluppo del neoliberalismo, cerca di sostituire all'anarchico e sessualmente libero Mercato Vecchio il suo Mercato Nuovo, regolato e pianificato a tavolino.


Neveryóna è stata definita da Joshua Yu Burnett (1) Opera della Dimenticanza. A essere dimenticate sono quasi sempre le figure femminili. Di Raven nessuno sa più niente, e molti dubitano che sia mai esistita. Di Venn, protagonista di un racconto di Tales of Nevèrÿon, e delle sue invenzioni, nessuno si ricorda più, come nessuno si ricorda che è stata la zia di Pryn a inventare il telaio.

Non se la passano bene le donne di Neveryóna. In una delle scene più strazianti di tutto il romanzo Pryn, incinta, trova ospitalità presso il villaggio di Enoch, ma l'unico ruolo che i suoi abitanti sono capaci di concepire per lei è quello di prostituta. E non per "cattiveria", ma perché "she was a foreign girl about to have a baby, and they could think of no other place for her".

Restiamo ancora un momento a Enoch. Presso il villaggio sorge il "Ponte di Belham" e la "Roccia di Venn", e (come detto sopra) nessuno si ricorda chi siano Venn e Belham. Ma c'è di più: gli abitanti del villaggio fanno uno sforzo per dimenticare il Ponte e la Roccia, in quanto una generazione prima vi fu in quel luogo uno sciopero soffocato nel sangue.

When I was a boy they called in the soldiers, and they came marching across the bridge up there, to flush out the quarry workers who’d holed up in the hills – and they killed the leaders and carried their bodies, roped to long poles, back down across it, and we hung out watching from the bushes. Everybody thought they were going to put collars back on the rest of us like there used to be in my father’s father’s time.

Anche qui oppressione capitalista e questioni di genere convergono molto facilmente. Come in altre parti del romanzo. A Kolhari Pryn viene accolta nella villa di Madame Keyne, che vive in una specie di comune assieme ad altre due donne: la Selvaggia Ini, la sua sadica sicaria, e Jade, la segretaria della quale è innamorata. Madame Keyne è definita come "chatja nivu", che assume molte significati: colei che non preparata il cibo al marito, colei che non si concede all'uomo, lesbica. Ma in fondo resta un'imprenditrice.

Money that goes comes back to me. And, you must admit, it costs very little. whole system of enterprise... [and] you know where most little moneys comes from, don't you? It's melted down from used collars.

Samuel Delany ha definito Neveryóna come "il libro più incompreso che abbia mai scritto". Troppi recensori e lettori hanno approcciato la lettura come se fosse una raccolta di 13 racconti e non un romanzi di 13 capitoli. La cosa deve averlo fatto arrabbiare, perché poi scrisse un saggio, A Privileged Chronicity, contenuto di The American Shore, sulla teoria narrativa dietro i fix-up 334 di Disch e la Fondazione di Asimov.


Lo sword&sorcery, con i suoi personaggi, temi e ambientazioni, viene sfruttato da Delany come strumenti di indagine sulla nascita, e quindi sui confini e limiti, di quello che convenzionalmente viene definita come “civiltà”.



(1) nel suo Of Liberation, Lost Cities, Disappearing Feminists, Forgetting, and the Ascent of Ronald Reagan: Gender in Samuel R. Delany's Neveryóna.

(2) Nevèrÿon è il nome del regno, che deriva dal rione aristocratico di Neveryóna della capitale di Kolhari… che a sua volta deriverebbe dalla città di Neveryóna ormai coperta dalle acque, forse visibile dalla dimore del Duca, forse protetta da un drago, forse custode di un favoloso tesoro.

venerdì 17 giugno 2022

Orlanda Furiosa: appunti visivi (2)




 

Reverse Colonization

"Reverse Colonization" di David M. Higgins studia il concetto di invasione e colonizzazione comparando le visioni della fantascienza degli anni '60 e '70 con certi discorsi politici ancora presenti al giorno d’oggi.

La narrativa della Colonizzazione Inversa avviene quando una cultura coloniale e imperialista immagina com'è il venire colonizzati e sottoposti a un impero straniero. Che solo apparentemente dovrebbe essere spunto per riflettere sul proprio potere coloniale e provare compassione verso le popolazioni schiavizzate. Al contrario, come Higgins dimostra, simili narrative rafforzano l’idea che il potere coloniale sia sotto assedio e oppresso favorendo modi di pensiero reazionari.

Il libro di Higgins è un tassello che si aggiunge a quelli di John Rieder, Istvan Csicsery-Ronay e Patricia Kerslake sui rapporti tra Fantascienza e pensiero coloniale.

giovedì 16 giugno 2022

La Quinta Testa di Cerbero

Leggere qualcosa scritto da Gene Wolfe è come entrare in un labirinto poco illuminato. La quantità di impegno che chiede al lettore per capire cosa sta succedendo nella storia è strabiliante, ma d’altra parte onesta, visto che fornisce tutti i dettagli e gli indizi per decifrare gli enigmi posti.

La Quinta Testa di Cerbero non è da meno. È un trittico di storie ambientate sui pianeti gemelli Sainte Anne e Sainte Croix, colonizzati dai terrestri e dove girano storie su una precedente specie indigena di mutaforma.

Il primo racconto, omonimo della raccolta, narra l’infanzia di Numero Cinque, un clone cresciuto in un bordello che finisce per uccidere il suo padre/creatore.

Nel secondo, "“Una storia” di John V. Marsch", c’è la narrazione mitologica e onirica delle avventure di un aborigeno di Sainte Anne, avvenute prima dell’arrivo dei coloni.

L’ultimo, V.R.T., sono frammenti di diario, documenti processuali e interviste che ruotano attorno al dottor Marsch, antropologo alla ricerca di questi leggendari aborigeni nelle zone inesplorate di Sainte Anne, e già personaggio nel primo racconto nonché autore del secondo (o forse no? Non è che è stato sostituito da un aborigeno?).

I misteri non mancano. Alcuni sono posti dal testo stesso: sono mai esistiti gli aborigeni? È possibile che abbiano sostituito i coloni e di fatto tutti gli umani sui due pianeti siano in realtà alieni sotto mentite spoglie? Quanti cloni ci sono in tutto?

Altre domande sono state sollevate dai lettori e studiosi di Wolfe (c'è anche una wikipedia dedicata solo a questo romanzo). Per esempio: qual è il vero nome di Numero Cinque? Se leggete attentamente il testo lo potete scoprire (piccolo hint: trattandosi di canidi e di cloni... ma vi ho già detto troppo).



mercoledì 1 giugno 2022

Doppietta al Premio Robot

"Della mia eredità un'abominazione" è arrivato finalista al Premio Robot. Il racconto di fantascienza solarpunk è il risultato del corso di scrittura racconti di Alessandro Forlani, che ringrazio assieme al collega di studi Matteo Borile.

"Il Demone della Mecca" è invece un racconto horror (genere che frequento poco) ispirato ai miei pellegrinaggi nella Penisola Arabica e risulta tra i segnalati.



Da notare la forte presenza del Collettivo Italiano Fantascienza - CIF, questa realtà del panorama scifi italiano di cui faccio parte e che si fa sempre più notare: Emiliano Maramonte, Roberto Furlani, Simonetta Olivo e Fabio Aloisio.