giovedì 25 maggio 2017

Le astronavi di Star Trek: Discovery

È uscito da pochi giorni il trailer per la nuova serie di Star Trek, Discovery. Da quel poco che si sa, ci saranno due astronavi “protagoniste”, la USS Discovery NCC 1031 e la USS Shenzhou NCC 1227.


Vista la mia passione per le astronavi, e lo studio che ho fatto in passato sul design delle medesime nella fantascienza, mi prendo lo spazio di questo post per studiare un po’ come sono queste due nuove astronavi.

La serie è ambientata 10 anni prima della Serie Classica, ovvero negli anni 2250’ dell’universo del Star Trek originale, non quello dei nuovi film di JJ Abrams, per intenderci.

Come già con Enterprise, gli autori della serie si sono trovati a dover realizzare qualcosa di avveniristico rispetto al presente di noi telespettatori, ma che rispetti anche una certa continuity della serie. Le nuove astronavi devono quindi essere vie di mezzo tra queste due Enterprise:


Partiamo con la USS Discovery. La forma è direttamente ispirata a quella ideata da Ken Adams e Ralph McQuarrie per Star Trek: Planet of the Titans, un film mai realizzato di metà anni ‘70 (al suo posto abbiamo avuto Star Trek: The Motion Picture, ma questa è un’altra storia).
La Discovery è caratterizzata da una sezione motori a forma triangolare, mentre la sezione a disco e le gondole a curvatura sono quelle tipiche di Star Trek.

La Discovery

La nuova Enterprise per Planet of the Titans

L’astronave è piaciuta a pochi. Sul serio, si è scatenato un certo odio verso questa Discovery – ormai purtroppo su internet odiare è il passatempo principale.
I critici dicono che (1) è brutta e (2) non è un design convenzionale per un’astronave della Flotta Stellare.

Va bene che “L'uomo normale parla, il saggio tace, il fesso discute”, però due commenti vorrei farli comunque.
Intanto che sia bella o brutta è soggettivo. A me piace. Ha delle forme nette (triangolo, disco, cilindri) e concettualmente richiama il lavoro fatto da Matt Jefferies per l’Enterprise originale, composta anch’essa da forme semplici (cilindri, dischi). Lo spirito è quello della Flotta Stellare di metà 23o secolo.

Ci sono poi elementi in comune con astronavi della Federazione precedenti e successive. 

Tra le precedenti ricordiamo la USS Franklin NX-326, con la quale condivide alcuni punti del design della sezione a disco. E non ci si deve far ingannare dal fatto che la Franklin appare in uno dei film ambientati nell’Abramverse: l’astronave è stata varata prima dell’arrivo del romulano Nero dal futuro, evento che ha portato alla nascita della nuova timeline.


Tra le successive… beh nell’universo di Star Trek astronavi della Federazione con la sezione motori di forma triangolare si sono viste in Star Trek III e nell’episodio di The Next Generation “Unification”. Sono astronavi che si vedono di sfuggita nel background, ma ci sono. Sono gli stessi modelli realizzati negli anni ‘70 per Planet of Titans, che sono stati adoperati solo per usare qualche vecchio fondo di magazzino. Nondimeno rappresentano il fatto che nell'universo di Star Trek c’è una linea di design di astronavi triangolari.



E non finisce qui: nella serie Enterprise (episodi “The Expanse” e “Twilight”) appare un vascello terrestre, antecedente alla nascita della Federazione e alla creazione della Flotta Stellare, ma di forma triangolare, che con un po’ di fantasia, può essere visto come antenato della USS Discovery. Basta aggiungere una sezione a disco. 


Che poi l’aggiungere “pezzi” alle astronavi di Star Trek non è cosa nuova. Il caso che mi ha colpito di più è stato quello del refit della NX, nel quale aggiungono un’intera sezione motore per rendere l’astronave più simile alla classe Constitution.


Va poi detto che quello triangolare non è l’unico design “anomalo” della Flotta Stellare. C’è anche una lunga tradizione di astronavi sferiche, che va dalla Classe Daedalus nel 23o secolo alla Classe Olympic del 24o, entrambe derivate dagli schizzi originali di Matt Jefferies.

Passiamo adesso alla USS Shenzhou.



Ho trovato il suo design molto deludente. Intanto è più tipico del 24o secolo di Star Trek che non del 23o. La prova? Il design è identico a quello della USS Mawson NCC 74918 creato da John Eaves per una serie di bozzetti per Deep Space Nine.


Pieno 24o secolo, mi dispiace.

Sembra proprio una mania di Star Trek: riutilizzare a oltranza modelli già disponibili. L’Enterprise NX-01 è identica alla USS Akira. La Discovery è identica a un’Enterprise che non c’è mai stata. La Shenzhou… abbiamo appena visto.

L’accusa principale che viene quindi mossa al design della Shenzhou è che non rispecchia quello della Serie Classica. E abbiamo visto che è vero. D’altra parte, riproporre un’estetica anni ’60 nel 2017 sarebbe stato solo un vuoto esercizio, una masturbazione estetica priva di vero significato. Qualcosa del genere era stato fatto in passato sia in Deep Space Nine (“Trials and Tribble-ations”) che in Enterprise (“In a Mirror, Darkly”), ma è una cosa che può reggere per un episodio, giusto per far contenti i fan. Aggrapparsi così alla continuity estetica (e narrativa, a dirla tutta) per un’intera serie alla lunga sarebbe controproducente e alienerebbe gli spettatori moderni.

Quindi ben venga il design classico della Discovery e anche quello moderno della Shenzhou. Alla fine l'importante è che il telefilm sia bello, vero?

sabato 15 aprile 2017

Vendetta Finlandese


Chi vuole eliminare il Silenzioso, agente di punta dell'intelligence finlandese? Jyrki parla poco. Niente di così strano, per un finlandese. Ma che Jyrki sia addirittura conosciuto tra i colleghi del SuPo, l'intelligence finnica, come "il Silenzioso", vorrà pur dire qualcosa... Nella sua professione, Jyrki è abituato a essere cacciatore. Da oggi, si scopre preda. Bersaglio di qualcuno capace di domare web e tecnologie. Chi vuole eliminarlo? E perché? Se vuole sopravvivere, il Silenzioso deve trovare rapide risposte. E soluzioni definitive.
Sono sempre rimasto affascinato dalla Finlandia, dai suoi paesaggi, fatti di verdi foreste (in estate) e laghi ghiacciati (in inverno), e dal suo popolo, caparbio come pochi altri. Mi è sempre mancata una scusa buona per ambientarvi un racconto. Ma forse non servono scuse per scrivere narrativa, vero?

L'occasione me l'ha fornita la collana Delos Passport, curata da Fabio Novel per le Edizioni Delos Digital.

Come spiega il Novel nella sua introduzione alla collana:
Ogni racconto (...) propone una location differente, un’ambientazione che non vuole essere uno “scenario di cartone” (fosse anche un CGI coi fiocchi), o un mero contenitore atto a contenere una pur bella e appassionante trama, ma funzionale alla stessa. In DELOS PASSPORT l’ambientazione è quindi, in uno o anche più modi, tra i protagonisti. O perché racconta qualcosa di peculiare del luogo e/o dei fatti e/o delle genti di cui si racconta. O perché il narrato, pur se in fondo adattabile anche ad altri quadri, viene qui profondamente tipicizzato da una declinazione accurata e viva nel contesto proposto.
Ispirato dai miei soggiorni lassù ho quindi scritto Vendetta Finlandese, ricco di paesaggi innevati, alta tecnologia e scenari geopolitici.

sabato 18 marzo 2017

Astronavi giapponesi

Dopo la serie di articoli sulla storia del design delle astronavi, invece di chiudere il discorso ho deciso di scrivere alcuni post su alcuni argomenti più specifici, sempre però riguardanti le astronavi della fantascienza.

Nei post ho parlato quasi prevalentemente di astronavi apparse al cinema, prendendo in considerazione per la maggior parte film hollywoodiani. Tanto per allargare il discorso, vediamo oggi quali astronavi sono state partorite dalla fantasia degli autori e dei disegnatori giapponesi.

Su internet si trova molto materiale su manga e anime, e più in generale sulla cultura giapponese. Purtroppo non ho trovato fonti che parlino nello specifico delle astronavi nella fantascienza giapponese. Per scrivere questo articolo sono ricorso ai miei ricordi d'infanzia e agli articoli relativi alle singole serie. Non arrabbiatevi quindi se non ho inserito la vostra serie anime o manga preferita.

Il discorso non può che cominciare che da Leiji Matsumoto. La tripletta Galaxy Express 999, Capital Harlock e Yamato sono la base di chiunque sia cresciuto a partire dagli anni '70. Almeno lo spero per lui.

In Galaxy Express 999 (1977) abbiamo un treno spaziale (e già con questo potrei chiudere qui il post). L'idea era venuta a Leiji leggendo il romanzo di Ginga Tetsudo no Yoru (Una Notte sul Treno della Via Lettea) dell'autore giapponese Kenji Miyazawa (1927). La locomotiva è ispirata alla JNR C62 giapponese.


 Viene la tentazione di bollare l'idea di un treno spaziale come fantasia... ma qualcuno l'ha proposto veramente: si tratta dello StarTrain capace di lanciare in orbita fino a 300000 tonnellate di materiale, anche se l'idea somiglia molto più a uno space lift che a un treno vero e proprio.


Mentre il Galaxy Express 999 era ispirato a un treno, scelta alquanto singolare per un'astronave, la Yamato (Uchu senkan Yamato, Star Blazers, 1974) è ispirata all'omonima nave da guerra giapponese affondata nel 1945.


In Capitan Harlock abbiamo l'Arcadia, o meglio le due Arcadia, la Blu e la Verde, molto diverse tra loro. L'esistenza di due Arcadia va imputata a motivi sull'uso dei diritti del modello della nave. Come apprendiamo da Wikipedia: "all'epoca l'azienda giapponese produttrice di giocattoli Takara Co., Ltd. possedeva i diritti dei modelli di Capitan Harlock mentre la rivale Bandai Co. possedeva i diritti dei modelli di Galaxy Express 999, un'altra fortunata serie di Leiji Matsumoto. Quando Harlock doveva comparire nei primi numeri di Galaxy in un cammeo, la Bandai ottenne dallo Studio Nue una versione alternativa della nave, la "Verde" appunto, per evitare pubblicità gratuita alla concorrenza "
La mia preferenza va alla versione verde, perché andare in giro con un teschio sulla prua è da veri duri.


Da notare come sia la Yamato che l'Arcadia sono astronavi con delle forme che tradiscono chiare ispirazioni navali. 
Per restare in ambito piratesco ricordiamo anche la Queen Emeraldas dell'omonima pirata, che assomiglia a un galeone appeso a un dirigibile.


Ma parlare di Matsumoto rischia di far salire troppi ricordi e l'inevitabile lacrimuccia di malinconia. Quindi lo rimettiamo in quella parte speciale del  nostro cuore e andiamo avanti...

... per fermarci poco lontano con Capitan Futuro, altra serie mitica di quegli anni, e ispirata alle storie di Edmond Hamilton degli anni '40 e '50. Quella che nei romanzi era descritta come un velivolo a forma di goccia, nell'anime di Katsumata del 1978 diventa un'astronave che prende di sicuro ispirazione alla Discovery di 2001: Odissea Nello Spazio.



Parliamo un attimo degli I-400. Niente fantascienza: si tratta di sommergibili-portaerei giapponesi della seconda guerra mondiale. Sono stati i più grandi sommergibili costruiti, almeno fino a quelli a propulsione nucleare. Ne furono costruiti solo una manciata, e nel 1944: troppo tardi per essere impiegati a dovere.
Pensateci un attimo: portaerei che trasportano aerei sotto il mare. Dal mare al cielo – è un percorso già fatto dalle (astro) navi di Leiji, e che viene seguito anche dal Gotengo (Atragon), il sottomarino (derivato dagli I-400) capace di volare e che affronta Godzilla e altri kaiju in diversi film giapponesi. Non è un'astronave, ma lo ricordiamo perché a esso si ispira invece Gohten, il velivolo spaziale usato dai terrestri per combattere contro gli alieni di Messiah 13 nel film Wakuseidaisenso della Toho. Sia la Gotengo che il Gohten hanno un'enorme trivella sulla loro prua – un design che poche astronavi possono vantare.

Il Gotengo

Il Gohten

In Knights of Sidonia (2009) appare l'omonima astronave Sidonia, una nave colonizzatrice terrestre fuggita dalla Terra devastata dagli alieni Gauna. È un colosso di 29 chilometri di lunghezza con un oceano interno e un asteroide attaccato addosso da usare come miniera. È stata concepita da Tsutomu Nihei, che ci aveva già abituato a scenari immensi e allo stesso tempo opprimenti con Blame!

La Sidonia nello spazio

Schema dell'interno della Sidonia

La città "verticale" dentro la Sidonia

Restando sempre nel campo delle astronavi gigantesche non possiamo dimenticare la Super Dimensional Fortress 1 della serie Macross (SDF-1). In Italia negli anni ottanta guardavo la serie Robotech, che è nata dalla fusione di tre anime: Macross, Southern Cross e Kiko soseiki Mospeada. Non so come o a chi è venuto in mente di fare una cosa simile, so solo che a distanza di decenni mi resta il ricordo di robotoni che si sparavano addosso, che è la cosa più importante.
La SDF-1 aveva al proprio interno un'intera città giapponese e si poteva trasformare in un robotone da combattimento. Cosa si può pretendere di più?


Per restare in tema di Robotoni mi segnalano la Base Bianca SCV-70 della serie Gundam (1979), una porta-robotoni spaziale. Da notare come non manchino una torretta e antenne varie in stile "Leiji-navale". Confesso che non ho mai seguito molto questa serie, ma da una ricerca su internet sembra che la Base Bianca non si trasformi in qualche forma di robotone. Peccato.

Per finire la serie astronavi/robot, mettiamoci dentro anche Goldrake (1975) che andava in giro a bordo di un UFO.


Tornando nell'ambito marinaro tanto caro ai giapponesi, citiamo il Nautilus e il Nuovo Nautilus di Il Mistero della Pietra Azzurra. Si tratta più che altro del "solito" sommergibile volante che tanto piace ai giapponesi, costruito su design di astronavi atlantidee.




E a questo punto mettiamoci dentro anche Blue Noah, un altro sottomarino trasformato in astronave, nell'omonima serie del 1979. 

L'elenco potrebbe essere lungo, finiamo qui citando la Nadesico della serie Kidou Senkan Nadeshiko (1996). L'anime è una citazione e parodia di moltissime serie giapponesi. La Nadesico per forma e funziona rimanda a Gundam (ha pure i colori della White Base), Macross (per come salta nell'iperspazio) e Yamato (per l'arma spaziale e perché richiama la Yamato Nadeshico, l'idea di bellezza femminile giapponese).


Viene da chiedersi come mai i giapponesi siano così fissati con i sommergibili. Ho chiesto aiuto al buon Zeno Saracino del blog Cronache Bizantine, che mi ha segnalato alcuni interessanti articoli sull'arrivo della fantascienza in Giappone. In breve, i giapponesi si sono innamorati di Verne a fine 1800, tanto che una delle serie di romanzi di maggior successo a inizio novecento dalle loro parti è stata quella di Kaitei gunkan ("La nave da battaglia sommergibile") di Oshikawa Shunro, dove appare appunto un sommergibile ultra-avveniristico. La presenza di tanti sommergibili volanti deriverebbe quindi, è l'idea che mi sono fatto, da un primo amore dei giapponesi per Verne.

mercoledì 22 febbraio 2017

Fata Mysella

"Il Mondo Antico non esisteva più, inghiottito dall'apertura dei Portali. Il denaro aveva sostituito il mana e la magia lottava contro la burocrazia per la sopravvivenza."

Ritornano per la prima volta assieme le prime tre storie di Mysella, la fata più violenta e bastarda del mondo delle fiabe.

Avventura, erotismo e ironia nelle avventure della fata più violenta e bastarda del mondo delle fiabe. Ingenue fanciulle convinte che vivranno felici e contente, principi bastardi e tutto il campionario delle fiabe rivoltato come un calzino… sporco e bucato!

In Il lato sbagliato delle fiabe Fata Mysella ha il compito di far vivere alla bella e ingenua Lorana la fiaba di Cenerentola. Mysella però è la fata più violenta e bastarda del mondo delle fiabe, e le cose non finiscono per niente bene…

Cacciatrice senza cuore di Principi Azzurri, in Prince Charming, Inc., Fata Mysella è divisa tra il giuramento di fedeltà al datore di lavoro e la sua voglia di ribellione.

Conclude D’amore e d’acciaio, dove sostituire Cupido per un giorno non dovrebbe essere un problema per Fata Mysella, ma purtroppo si trova a lavorare con una sua vecchia fiamma…

Potete acquistare l'ebook di Fata Mysella su Delos StoreAmazoniTunes e Kobo Store.

sabato 11 febbraio 2017

Il futuro nei film

Ho spesso avuto l'impressione che la nostra visione del futuro si stia "restringendo" a futuri sempre più vicini, rischiando di finire a non poter vedere oltre a un presente immediato che si estende uguale a se stesso per l'eternità.
Spinto da una certa curiosità ho preso un elenco di film di fantascienza e ho comparato l’anno nel quale sono stati realizzati con l’anno nel quale sono ambientati. Ho escluso quelli ambientati nel loro presente, e ho ottenuto così una lista di quasi 500 film.
In questo grafico potete vedere la distribuzione dei film:



Ho escluso i film ambientati in un futuro remoto quali quelli tratti da La Macchina del Tempo o da Dune. Quelli tratti dal romanzo di Wells usano le stesse date del libro, quindi diciamo che teoricamente dovrebbero riferirsi all'anno di scrittura del medesimo, il 1895. Dune l'ho escluso perché ambientato in un futuro talmente remoto da essere privo di senso: il 10191 AG, ovvero dopo il monopolio della Gilda, che da quello che risulta dalle cronologie succederà qualcosa 14000 anni nel futuro.

Ecco il grafico risultante:



Si nota subito il picco degli anni ’60: i film di quegli anni sono ambientati in media 500 anni rispetto al loro presente. C' un film degli anni '60, ovvero Journey at the Center of Time, che è ambientato nel 6967 DC e che potrebbe sballare la statistica, ma anche togliendolo il picco degli anni '60 resta.

Gli anni ’50 e ’70 invece presentano film ambientati in media 170-180 anni dopo la loro epoca.
Abbiamo un piccolo picco negli anni ’80 (+213 anni dopo in media) per poi avere un crollo negli anni ’90, dove i film presentavano un futuro in media 90 anni dopo circa attribuibile quasi sicuramente al cyberpunk.

Ritorniamo a valori “normali” negli anni 2000 (+170 anni in media) e abbiamo un piccolo calo nella decade attuale.

Ho provato anche a fare le medie per lustro invece che per decennio. Potete vedere qua sotto il grafico. Tenete conto che per esempio 1965 vuole dire i film usciti tra il 1965 e il 1970. C'è sempre un picco negli anni '60.



Risultati interessanti si hanno anche quando si va a vedere la deviazione standard della serie di dati, che come ricorda Wikipedia rappresenta "Lo scarto quadratico medio è uno dei modi per esprimere la dispersione dei dati intorno ad un indice di posizione, quale può essere, ad esempio, la media aritmetica o una sua stima."
Lo spiega bene questo grafico:

Negli anni '90 il futuro era, in media, quello di lì a 90 anni, e non ci si allontanava tanto da lì (deviazione standard più bassa) mentre per esempio negli anni '60 la dispersione del dati è maggiore: ci si immaginava più facilmente un futuro più lontano ancora rispetto alla media (deviazione standard più alta).

È una statistica relativa solo ai film. Non ho ancora trovato o raccolto abbastanza informazioni per esempio sui romanzi di fantascienza da poter fare un confronto e una verifica.

Cosa ne pensate?

mercoledì 25 gennaio 2017

Segnalazioni: Doom e Golden Axe

Vi segnalo che potete trovare in rete due miei articoli riguardanti dei videogiochi.


Il primo è la mia recensione del nuovo Doom. Sono sempre stato un grandissimo appassionato della serie – il primo Doom mi capita ancora di rigiocarlo, ogni tanto – e quindi per me era quasi obbligatorio procurarmi il nuovo titolo. Ho dovuto aspettare un bel po'. Prima per mettere da parte i soldini necessari per potermi comprare un pc nuovo: ho iniziato a risparmiare qualcosa come due anni prima che uscisse. Tutto colpa della id Software che pompa al massimo i suoi gingilli. Poi ho dovuto attendere per avere il gioco in saldo per il Black Friday 2016. Ne è valsa la pensa perché questo Doom ha soddisfatto pienamente le mie aspettative. È il degno erede del gioco originale del 1993.

Potete leggere la mia recensione sull'Horror Magazine.

L'altro articolo, uscito per l'Italian Sword&Sorcery (di cui avevo parlato anche in passato) riguarda la mitica saga di Golden Axe, che chiunque bazzicava per baretti o sale giochi negli anni '80 e '90 deve aver visto almeno una volta.
Potete leggere qua l'articolo.

Nel caso vi sia salita la nostalgia, potete trovare alcuni Golden Axe giocabili online ai seguenti siti:

Golden Axe

Golden Axe 2

Golden Axe 3



Per oggi è tutto, alla prossima!

venerdì 13 gennaio 2017

Gli Universi di Ailus. Heroic Fantasy Vol.1

Francesco La Manno e Alessandro Iascy hanno creato nel giugno dell'altro anno il sito Italian Sword and Sorcery, con l'intenzione di rilanciare l'attenzione verso questo genere in Italia. Oltre a interessanti articoli sulla storia del genere e sulle più interessanti opere S&S, Francesco e Alessandro hanno iniziato a selezionare racconti per creare delle antologie di spada & stregoneria. La prima a essere pubblicata è stata "Gli Universi di Ailus. Heroic Fantasy Vol.1", pubblicata da Ailus Editrice.


L'antologia contiene otto racconti di autori italiani e due saggi, ed è arricchita da illustrazioni di vari artisti. Questi i racconti presenti:
  • L’Uomo dal Pugnale d’Oro di Mauro Longo
  • L’Orrore Volante di Paolo Motta
  • La Cripta dell’Arcimago di Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini
  • Il Canto dell’Ultima Primavera di Donato Altomare
  • Vittime Imperiture di Alessandro Forlani
  • Il Tempio di Premaliuk di Francesco La Manno
  • Il Cavaliere Decollato di Massimiliano Gobbo
  • Ridi, Luttuosa, e Io Verrò da Te di Francesco Brandoli

L'antologia è una buona occasione per fare il punto (d'inizio?) dello Sword & Sorcery Italiano. Cosa si può trovare? I capisaldi del genere, ovvero intrepidi guerrieri che combattono negromanti e sortilegi, ci sono, e sono rivisti in chiave italica, sia prendendo spunto dall'Antico Mediterraneo (Mauro Longo) che dall'Italia Medievale (Donato Altomare e Max Gobbo), senza dimenticare un passaggio per il post-apocalittico (Paolo Motta). Assieme agli altri racconti presenti (Andrea Gualchierotti, Lorenzo Camerini, Alessandro Forlani, Francesco La Manno e Francesco Brandoli) presentano un’ampia gamma di tematiche e stili narrativi per fare felici tutti i lettori.

La mia preferenza va al racconto di Paolo Motta, L'Orrore Volante, per il semplice fatto che le due protagoniste, due bischere interessate sopratutto a fare l'amore, mangiare e guadagnare, e solo occasionalmente sconfiggere qualche nemico, sono troppo simpatiche, con la loro carica di irriverenza e sensualità.

Non me ne vogliano gli altri autori.

I due saggi sono uno su Il Signore delle Tempeste di Tanith Lee, di Stefano Sacchini, mentre l'altro, a opera di Francesco Coppola, fa il punto sul Med-Fantasy: argomento che in un'antologia come questa non poteva mancare.

Finiamo con le illustrazioni a opera di Serena Binotto, Mariacristina Denicolai, Mauro Dell’orto e Marco F. Caporale: nani, castelli e guerrieri a supporto del tema dell'antologia. Particolarmente interessanti sono Fuga, di Mariacristina Denicolai, quasi una storia a sè, e il Cavaliere Senza Testa di Marco F. Caporale, che cita il celebre Death Dealer di Franzetta aggiungendo un tocco ancora più macabro, se possibile.