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giovedì 18 giugno 2026

Le misteriose incisioni in Calle del Ghetto, Muggia

Muggia è una piccola cittadina a sud di Trieste, al confine con la Slovenia.

Le suo origini risalgono a un antico castelliere costruito nel VIII-VII secolo a.C. I romani conquistarono il territorio nel 178 a.C. e vi costruirono un insediamento, Castrum Muglae. Nel 1420 Muggia divenne parte della Repubblica di Venezia.

Una casa di Muggia presenta un mistero che nessuno è riuscito a risolvere.

Sulla parete esterna c'è una scacchiera di iscrizioni, con 63 pietre, disposte su 8 righe, incise con vari simboli: una seppia, un levriero, un cervo, un polpo, un centauro, figure umane in varie pose, un cavaliere a cavallo, un drago che affronta un serpente, una croce, una torre circondata da mura, uno scudo che ricorda la moderna bandiera croata, il leone di San Marco e una coppa affiancata da animali e motivi floreali.



(immagini e foto di Alessandro Mlach)

É presente una scritta che fa riferimento al mese di Marzo o Maggio (al mese de mazo) del 1429. Le incisioni sono state scoperte nel 1939 rimuovendo l'intonaco durante lavori sulla facciata dell'edificio.

Sono state fatte diverse ipotesi, nessuna risolutiva.

L'edificio si trova in Calle del Ghetto, e il riferimento al Ghetto ha fatto pensare a un'associazione con un'eventuale comunità ebraica là presente. Sull'edificio del comune di Muggia in effetti c'è una targa che recita

QUI DUCE IUDAEOS VENETO MIGRARE SENATU
PRAETOR ET OMNE PROCUL IUSSIT ABIRE NEFAS
HAEC BONDUMERUS NOBIS MONUMENTA RELIQUIT
ANDREAS MERITIS CLARIOR IPSE SUIS
ANNO DNI MDXXXII

Che si può tradurre come: Andreas Bondumerus, il pretore [sindaco], che su richiesta del Senato veneziano aveva cacciato gli ebrei e rimosso ogni viltà, e che per i suoi meriti è ancora più famoso, ci ha lasciato questo monumento. Nell'anno del Signore 1532.

Di questa targa ne parla anche Sigmund Freud in una delle sue lettere. Purtroppo quando Freud visitò Muggia le iscrizioni erano ancora coperte. Chissà cosa ne avrebbe pensato.

Le cronache del 1556 fanno riferimento a un ebreo chiamato Gioseffo da Muggia, la cui moglie si ammalò di peste a Capodistria.

L'associazione però non regge, perché quei simboli non sono solitamente associati all'Ebraismo e non mi risulta che siano mai stati usati su case di altri ghetti.

Potrebbero essere dei simboli araldici, ma non si ha notizia di famiglie nobili con questi simboli nell'area. Sarebbe da chiedersi come mai si trovano tutti sulla stessa facciata: potrebbe essere stato un edificio pubblico e quelle famiglie I finanziatori dell'opera. Peccato che, come detto, non risultano famiglie con quei simboli araldici (a parte lo scudo con scacchiera e la torre circondata da un muro) e l'edificio non mi risulta che avesse alcuna funzione pubblica.

Potrebbe essere che le pietre decorate appartenessero a un altro edificio, e siano stato riutilizzate per costruire l'attuale casa in Calle del Ghetto. Simili incisioni di solito provengono da edifici importanti quali chiese o castelli. In effetti nel periodo 1300/1400 ci furono diversi lavori di costruzione e ricostruzione di mura, torri e fortificazioni, mentre il nucleo originario di Muggia Vecchia andava perdendo importanza e veniva pian piano abbandonato. Che le pietre misteriose provengano da qualche fortificazione del vecchio Castrum Muglae?

Di solito in questi casi si va a vedere simboli simili che si trovano nella stessa area.

Il carso sloveno ha una lunga tradizione di simboli incisi sulle opere in pietra, tradizione che è continuata fino a inizio del 1900. Ivan Pertot, nel suo libro Kamnita dediščina Krasa, fornisce una lista di tali simboli con il loro possibile significato.

Il fiore a sei petali è un simbolo antichissimo presente in tutta Europa. Secondo antiche tradizioni slave, questo simbolo è associato al dio Kresnik, dio delle tempeste, e veniva apposto sulle case per proteggerle dai fulmini. Se invece aveva quattro petali era la Croce di Svetovid, antica divinità slava a quattro teste.

La Stella polare del mattino e della sera era un segno a forma decagonale, composto dall’unione di due stelle a cinque punte, ossia da due stelle polari. Esso rappresenta il pianeta Venere, che appare in cielo come la stella più luminosa del mattino e della sera, soprattutto d'estate, e rappresenta la dea della fecondità.

L'arcolaio era una ruota con incisi numeri o fiori attorcigliati. A seconda delle fonti rappresenta la religiosità della famiglia sulla cui casa veniva inciso o l'augurio a una stirpe longeva.

Spirali venivano incise per far girare la testa agli spiriti cattivi.

Il gallo veniva inciso perché con il suo canto scacciava le tenebre.

La felce aveva usi magici di protezione contro malattie e incendi. Veniva incisa spesso a formare il numero 34 le cui cifre sommate danno il numero magico 7.



(foto di Boris Čok)

Non c'è ovviamente una chiara corrispondenza tra questi simboli e quelli della casa di Calle del Ghetto, a parte il fiore a sei petali.

lunedì 15 giugno 2026

Solarpunk – Nuovi sguardi sul domani


Arriva in edicola a luglio 2026 un numero speciale di Urania Mondadori di 400 pagine a cura di Franco Ricciardiello, interamente dedicato alla fantascienza solarpunk.

Dieci racconti inediti di undici tra autrici e autori italiani, con un’importante appendice critica che ricapitola il movimento e il genere solarpunk, dalle origini.

Dieci storie in cui il futuro è “andato bene”: dove l’umanità ha preso una strada in armonia con l’ecosistema, con economie, tecnologie e società più giuste, eque, naturali, pacifiche.

“Solarpunk. Nuovi sguardi sul domani” contiene racconti ambientati in varie parti d’Italia, con personaggi che, tra nuove tecnologie, viaggi interstellari, spedizioni esplorative e difficoltà quotidiane, ci conducono per mano alla scoperta di futuri possibili e non catastrofici

Questo è il solarpunk: un esperimento creativo, una fantascienza non distopica che sceglie la speranza contro l’apatia.

Immaginiamo quello che vorremmo, basandoci su studi, pratiche e ricerche, per costruire alternative e possibilità.

Un’uscita Mondadori Urania è per noi un’occasione preziosa per la condivisione del messaggio più importante del solarpunk: un altro mondo è possibile.

Si può e si deve reagire alla disperazione, lavorando per uscire dal disastro in cui ci troviamo oggi.

Il volume ha un costo contenuto (€ 9,90), verrà distribuito soltanto nelle edicole (quindi non in libreria), e sarà disponibile in teoria fino a settembre – ma la distribuzione in edicola non è metodica, quindi consideriamo luglio come finestra di tempo principale per trovare il libro con più facilità.

“Solarpunk” Urania esce a luglio, ma è meglio cercarlo da subito!

Consigliamo di prenotare sin da ora una copia della raccolta: rivolgiti al tuo edicolante di fiducia e chiedigli di ordinarla (magari mostrandogli anche la copertina) per avere la certezza che ti arrivi nei tempi e senza problemi.

È l’Urania Speciale, supplemento a Urania n. 1752, luglio 2026

Grazie!

Ecco l’indice del volume:

Introduzione, di Franco Ricciardiello
Lorenzo Davia, Non è l’assenza di conflitto
Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Gong
Giovanna Repetto, Fare cerchio
Irene Drago, Semina di ossa e terra
Franco Ricciardiello, Tre lezioni di tenebre per il mercoledì
Fulvio Gatti, Diagramma di flusso con svarione
Giulia Abbate, Eloisa e la bomba
Flavio Torba. Memetica del collasso
Romina Braggion, Cartolina dal Lago Maggiore
Silvia Treves, Gomma
Appendice saggistica: Franco Ricciardiello e Giulia Abbate, Nuovi sguardi sul domani

Questa uscita è un ulteriore segno del fatto che il solarpunk è divenuto una realtà acquisita all’interno dell’editoria italiana; anche la frequenza con cui librerie, associazioni e università sollecitano la presenza di Solarpunk Italia a convegni, presentazioni, congressi testimonia quanto in profondità sia giunta l’opera di divulgazione della nostra redazione e dei collaboratori fissi di questo sito.

Esistono oramai una platea di autori e autrici, e un pubblico di lettori ricettivi, che hanno compreso come il destino della fantascienza sia legato alla sua capacità di rinnovarsi, di svincolarsi dalle sabbie mobili della contemporanea narrazione distopica, di immaginare un futuro partendo da premesse narrative nuove.





giovedì 4 giugno 2026

Strani incontri nello spazio e nel tempo

È uscita la nuova antologia delle Edizioni Scudo, Strani incontri nello spazio e nel tempo, a cura di Fabio Calabrese.

Contiene il mio racconto "Il Drago nello Stadio".

Dall'introduzione:

"Lorenzo Davia stavolta è presente con Il drago dello stadio. Il riferimento al drago può farci pensare a un’opera di fantasy, ma ci accorgiamo presto che non è così, si tratta di science fiction per di più basata su una speculazione molto ardita, quella di una Terra occupata da un’unica città infinita, per di più divisa in vari settori che periodicamente si trasformano."


Libro stampato, edizione illustrata a colori, 196 pagine, dimensione 15,2 x 22,9 cm, rilegatura termica, copertina di Giorgio Sangiorgi e illustrazioni di Luca Oleastri e Giorgio Sangiorgi.

Edizioni Scudo:

https://innovari.wixsite.com/edizioniscudo

Amazon:

https://www.amazon.it/Strani-incontri-nello.../dp/B0H2PJF9TC

Ora che Fabio Calabrese ha trovato un nuovo modo di esprimere il suo amore per la fantascienza e per il fantastico, continua nella sua ormai inarrestabile crociata volta a offrire spazi di espressione agli autori del genere.

Oltre alle consuete avventure in ogni dove e altro quando, però, questa antologia è dedicata a un’iniziativa di qualche anno fa di Edizioni Scudo, la International Time Rescue. Un mondo narrativo di cui apparve un’antologia di racconti che narrano le peripezie degli agenti di questa organizzazione benefica, che sfrutta la tecnologia dei viaggi del tempo per portare un po’ di sollievo alle persone che la storia dell’umanità ha bistrattato ingiustamente.

Oltre al curatore, questa volta gli autori dispersi nello spazio-tempo sono: Giorgio Sangiorgi, Kenji Albani, Luigi Valerio, Andrea Coco, Lorenzo Davia, G. e Carlo Menzinger Di Preussenthal.

mercoledì 3 giugno 2026

Le Interviste Silenziose di Delany

"Artists are people who rebel against the failure to create"

Silent Interviews: On Language, Race, Sex, Science Fiction, and Some Comics è una raccolta di interviste di Samuel Delany, pubblicata nel 1995 dalla Wesleyan University Press, contenente interviste all'autore risalenti agli anni 80 e 90.

Il titolo deriva dal fatto che sono interviste tenute per iscritto. O sono state effettuate direttamente per iscritto o, dopo essere state registrate, sono state trascritte, riviste e ampliate.

Gli argomenti trattati vanno dalla critica letteraria ai fumetti alle problematiche relative a sesso e razza.

What is one to ask, then, of such readers—"What is it, perhaps, to read?"?
The romantic reads for relief from the old and release into the new.
The classicist reads for instruction and delight.
The poststructuralist reads for the delight falling out of rereading and the instruction accruing to misreading.
Feminists and feminist sympathizers read alert to precisely the sort of gender skewing on which the nostalgia of our epigraph is grounded, ready to point out the split, gently here, powerfully there, in the classical world, in the unified subject, and the assumption of a transparent language on which any such self-satisfied vision of "man" (and the boy that fathers him, in our filiarchal society) must be grounded, always prepared for by (and constituted of) the shock that "you" are not "she" and (thus) "he" is not "you."
The postmodern reads for the wild and wacky that insinuates itself in the crevices and crannies of every text—that is, for elements similar to those the deconstructionist reads for, so as to display, with long face and secret smile, the text's self-subversions and thus the impossibility of our ever mastering it.

Le intervista di critica letteraria posso essere estremamente pesanti da seguire, in quanto Delany ci tiene a essere preciso e tiene il discorso a livello accademico usando parole e concetti complessi e stando ben attento a evidenziare anche le più sottili differenze e definizioni.

Il fatto di essere testi difficili è anche discusso all'interno dei testi stessi. Delany sostiene che preferisce i discorsi difficili, in quando richiedono più attenzione a essere creati e a essere recepiti, garantendo così di essere più robusti a livello di argomentazioni e che il lettore vi si dedichi completamente. Discorsi difficili, sostiene anche Delany, sono più difficili da manipolare in quanto per essere corretti hanno bisogno di una maggiore coerenza interna, cosa che di nuovo è una garanzia della robustezza delle affermazioni fatte.

Per Delany una definizione di fantascienza dovrebbe contenere caratteristiche necessarie e sufficienti per classificare un'opera come tale; egli sostiene che una tale definizione è impossibile da avere, ma questo non ci impedisce di descrivere questo genere.

La fantascienza è la letteratura dell'oggetto piuttosto che del soggetto, delle cose e delle idee piuttosto che delle persone. Il che significa per Delany che l'attenzione della fantascienza è per il world-building, i codici strutturali e l'esplorazione di idee inconsuete, piuttosto che l'interiorità psicologica della narrativa "mainstream" tradizionale.

The material conditions that I see as actually forming the way we read that is SF—that contour, constitute, and create science fiction; that constitute the discourse of science fiction—such critics try to understand in terms of material conditions that change the way we read this recognizable thing in the world that, for them, is SF. For them, an essence has been left wnchanged. For me, once those material conditions have affected the way we read, science fiction has changed.
For them, SF has a way of reading.
For me, SF is a way of reading.

Scrivendo della sua saga fantasy Return to Nevèrÿon, Delany distingue tra Vecchio e Nuovo Mercato. Il "Vecchio Mercato" è quello dove chiunque può vendere e trovare quello che preferisce, a seconda dei propri gusti personali, comprese le esperienze sessuali. Delany ha questa idea che nell'antichità le persone si trasferivano nelle città per la maggior offerta sessuale che vi trovavano rispetto alla campagna. Nella metafora editoriale, il vecchio mercato è la produzione di romanzi e riviste pulp e paperback: economici, accessibili, disponibili anche a gruppi marginalizzati.

Il Nuovo Mercato è la sua versione corporate, anestetizzata e sterilizzata; insomma la versione gentrificata della letteratura. Nella saga di Nevèrÿon, il Nuovo Mercato è progettato dai capitalisti per sostituire il Vecchio, eliminando la parte più scomoda dell'offerta (soprattutto quella sessuale).

Continuando il discorso su Nevèrÿon, e in particolare sulla novella The Tale of Plagues and Carnivals, Delany connette l'epidemia di HIV/AIDS, la memoria storica e la fantascienza in uno spazio interstiziale di resistenza e sopravvivenza culturale. La fantascienza è uno strumento essenziale per processare crisi e cambiamenti. Non serve per prevedere il futuro ma per immaginare realtà diverse da quella dominante. Durante la crisi dell'AIDS Delany si è accorto quanto la reazione della società fosse determinata da miti preconcetti. La fantascienza gli ha permesso di costruire miti alternativi per gruppi marginalizzati.

Ma i discorsi di Delany partono anche da più lontano, dal senso stesso della letteratura e del linguaggio, dei quali espone ii due problemi principali: la verificabilità e la completezza di quanto viene espresso.

As the verifiability and exhaustiveness problems move into the political arena of accuracy, mistakes, distortions, lies, relevance, and suppression, the problem of representation becomes the linguistic bottom line at which Plato barred poets from his Republic and decided to make the heads of state philosophers—opening himself for ages to charges of selfinterested bias. But like Heraclitus, Plato was already (as Karl Popper reminded us) a prince. And that same problem is what, so recently, has caused a number of critics to suggest that all fiction is really meta-fiction: Since language (and, by extension, fiction) can't be trusted to be rigorous about the world, maybe it all must be reinterpreted to be only about other language (and other fiction).

Per Delany la base della letteratura è la frase. Se lo scrittore fosse un pittore, le sue pennellate sarebbero le frasi, non le parole: "In the sentence, that's where you'll find me."

Curiose certe "differenze" che Delany trova tra la letteratura mainstream e quella fantascientifica. Mentre (citando Willa Cather) lo scrittore di narrativa forma la sua "anima creativa" tra gli otto e i quindici anni, quando si accorge dei limiti della propria famiglia, lo scrittore di fantascienza si "forma" più tardi, tra i venti e i venticinque, quando si accorge dei limiti del Mondo. Non per niente è l'età coperta dal suo autobiografico The Motion of Light in Water.

Nell'intervista con il Comics Journal Delany spiega la genesi travagliata della graphic novel Empire, disegnata da Howard Chaykin. Delany ha grande rispetto per il fumetto, il cui linguaggio è unico sia rispetto al cinema che alla narrativa. Purtroppo per Empire l'editore aveva proprio l'intezione opposta, ovvero non creare un fumetto con tutti gli stilemi del caso, ma una graphic novel che ne nobilitasse il mezzo - cosa per Delany non necessaria e anzi quasi dannosa. Per lo stesso motivo non è mai stato interessato a continuare la collaborazione con la DC Comics su Wonder Woman, per la quale aveva scritto la sceneggiatura per due albi. Il personaggio stava cambiando, e da esperta di karate vestita con un gi (e con trame più realistiche) stava ridiventando l'eroina in costume attillato con trame eccessive, cosa che non interessava a Delany.

In the interplay of all these counterintuitive ideas, a specifically aesthetic theory might seem a risky business at first. With Nietzsche, we learned that God was dead. With Barthes, we learned that the author was dead. With Foucault we learned that man was dead. With Derrida we learned that the world is constituted of language and that language is undecidable. With de Man language reached new levels of undecidability, where it became undecidable whether or not something was undecidable. Then, with Rorty and Davidson, we learned that language doesn't exist—and Atlantis would seem to have toppled wholly into the sea!


Indice delle interviste:

Part I

1. The Semiology of Silence: The Science Fiction Studies Interview

2. Toto, We're Back! The Cottonwood Review Interview

3. Refractions of Empire: The Comics Journal Interview

4. Sword & Sorcery, S/M, and the Economics of Inadequation: The Camera Obscura Interview

5. Some Real Mothers...: The SF Eye Interview

6. Science Fiction and Criticism: The Diacritics Interview

7. Sex, Race, and Science Fiction: The Callaloo Interview




Part II

1. The Kenneth James Interview

2. The Susan Grossman Interview

3. The K. Leslie Steiner Interview

lunedì 1 giugno 2026

Unicorno cercasi. Tremila anni di avvistamenti non confermati

Tremila anni di storia del più celebre animale mai esistito: dagli errori di traduzione biblici agli arazzi medievali, dai falsi corni di narvalo venduti a peso d'oro fino agli unicorni arcobaleno di Starbucks. Un viaggio tra zoologia, simbolismo e credulità umana.