giovedì 6 ottobre 2016

La forma della tua morte

Il progetto dell’universo condiviso di Crypt Marauders Chronicles sta andando molto bene. Oltre a me e ad Alessandro Forlani, che ne siamo gli ideatori, si sono interessati altri scrittori, quali Laura Silvestri, Fabio Andruccioli e Domenico Mortellaro.


E visto che al momento sono quello che ha pubblicato meno racconti, è giusto che ritorni in pista con il racconto completo “La forma della tua morte”, che vi avevo anticipato qualche tempo fa.

Eccolo:

L’edificio sorgeva a dodici leghe dalla Città Est, nascosto in mezzo alle ripide colline a nord del Deserto di Cenere. Era a pianta circolare, un cilindro di pietra grigia alto quando un tempio e chiuso da un soffitto di marmo verde.
– E quello? – mi voltai per indicarlo agli altri della spedizione. – Perché non è segnato sulle mappe?
Ylana affiancò il suo cavallo al mio: – Perché, caro Karanal, non c’è niente da depredare.
Guardai la predatrice di cripte facendo scorrere lo sguardo dalle belle gambe ai seni generosi e la fissai negli occhi: – Tu ci sei stata?
La donna scosse a testa.
– Ne ho sentito parlare nelle bettole della Città Est.
– Volete che vi lasciamo soli?
V’Nigle era uno dei tre mercenari assoldati per proteggere la nostra spedizione. Le necropoli di Tanatholandia erano ricche di antichi tesori e di pericoli, antichi e immondi. Noi predatori ci consideravamo tosti, ma facevano parte della spedizione anche studiosi e mercanti, e per loro c’era bisogno di qualcuno che li proteggesse.
La carovana stava scendendo la collina, lasciandoci lassù soli.
– Mi vuoi lasciare sola con questa mezzasega? – Ylana mi mostrò la lingua. – Pensavamo di fare un salto a visitare quell’edificio.
V’Nigle guardò la fila di cavalli che si allontanava.
– Non sono previste fermate fino alla Tomba del Cavallo.
– Faremo presto – dissi – vero, Ylana?
V’Nigle guardò prima me e poi la predatrice: – Ma vi andate a fare una sveltina o volete veramente esplorare?
Era un po’ ingenuo, ma i muscoli e l’ascia bipenne che portava sulla schiena ti facevano passare la voglia di prenderlo in giro.
Ylana sorrise: – Esploreremo, che altro vuoi che facciamo? Vieni anche te, magari ci serve una mano a portare via tutto l’oro.
V’Nigle studiò il sentiero che portava dalla collina all’edificio. Lo dovette valutare sicuro: – Vado ad avvisare gli altri e vi raggiungo.
Spronò la bestia e trotterellò verso la carovana.
Rimasi solo con Ylana.
– Facciamo a chi arriva prima?
Lei non rispose, ma si lanciò giù per la collina. Guardai il sedere della predatrice rimbalzare sulla sella mentre scendeva il sentiero a rotta di collo.

Legammo i cavalli ad un albero che sorgeva in mezzo a un cimitero a metà strada tra la fine della collina e l’edificio. Girammo attorno alla costruzione. Lunghe aperture sulle sue pareti correvano dal soffitto fin ad alcuni piedi dal suolo. Anche mettendoci in piedi sui cavalli non potevamo raggiungerle. L’interno sembrava essere pieno di colonne.
Trovammo l’entrata. Era aperta e sembrava che non avesse mai avuto delle porte a chiuderla.
Restammo sulla soglia, aspettando che gli occhi si abituassero alla penombra. La luce scendeva dalle aperture e tagliava le alte colonne. L’interno era silenzioso. C’era povere, foglie e rami secchi portati dal vento.
L’interno era spoglio. C’erano solo delle tombe di marmo verde. Poche erano quelle chiuse. Le altre avevano due battenti aperti, dritti verso l’alto.
Ci avvicinammo a una di quelle tombe aperte tenendo la mano sull’elsa delle nostre spade. C’era del materiale, come pietra pomice nera, che le riempiva.
Nel materiale era scavata una sagoma umana.
Controllammo le altre tombe. Ciascuna conteneva una forma umana scavata nel materiale.
Un bussare sordo ruppe il silenzio. Ci voltammo, le spade mezze sguainate. Era V’Nigle, il pugno appoggiato allo stipite dell’ingresso.
Non era solo. Accanto a lui c'era un uomo che indossava una lunga veste blu sulla quale erano stati ricamati in oro simboli e lettere a me sconosciute. Non aveva armi, ma un libro in mano. Appesi ai suoi fianchi c'erano lenti, pinze e fiaschette di vetro.
Shotaw non era un predatore di cripte come me e Ylana. Lui era uno studioso, dell’Accademia di Handelbab. Voleva scoprire cose sulle civiltà antiche studiando le loro tombe.
C’è gente fatta così, nel mondo.
Ylana fece un cenno della mano ai due.
– Venite a vedere le tombe. Sono strane.
Shotaw si guardò attorno.
– È sicuro?
Io e Ylana ci facemmo l'occhiolino a vicenda.
– È sicuro – dissi.
Lui fece un paio di passi tra le tombe.
– Stai solo attento – aggiunse Ylana – ai ghoul.
Lo studioso si bloccò, indietreggiò e andò a sbattere contro V'Nigle. Cacciò un urletto e cadde a terra. Ridemmo tutti quanti.
Il mercenario lo aiutò ad alzarsi. Shotaw si sistemò le vesti, controllò che non avesse rotto nessuno dei suoi utensili e riprese un briciolo di dignità.

Mostrammo loro le tombe. Tentammo di forzare con un piede di porco una di quelle chiuse. Gli attrezzi del mestiere ce li portiamo sempre dietro. Le lastre che facevano da coperchio erano inamovibili.
V’Nigle provò a spostare quelle aperte. Spinse. Le prese a calci. Inamovibili anche quelle.
Shotaw guardò con curiosità i nostri sforzi, mentre con un lapis faceva uno schizzo dell'interno dell'edificio sul suo libro.

Fu Ylana a notarlo per prima: tutte le sagome erano diverse.
Camminammo tra le tombe, confrontando le forme contenute. Erano sagome di persone alte, basse, grasse, magre, uomini, donne, bambini.
Erano tombe fatte su misura. Alcune tombe raccontavano storie: chi era senza una gamba, chi senza un braccio. Chi senza una testa.
Alcune sagome… non erano umane.

Raggiungemmo il centro dell’edificio. Era una parete circolare, con incise sopra scritte in una lingua a me sconosciuta.
– Shotaw, questo è lavoro per te. – dissi.
Lo studioso fece il giro della parete, seguito da V’Nigle. Io e Ylana rimanemmo fermi. Negli occhi della predatrice c’era delusione. Niente tesori. Niente pericoli. Niente avventura. Era solo un cimitero inutilizzato.
Lo studioso e il mercenario tornarono dopo pochi minuti.
Shotaw sembrava soddisfatto.
– è antico Wanashita.
– Lo puoi leggere? – chiese Ylana annoiata.
– Conosco l’Alto Wanashita.
– E quindi – insistei – puoi leggerlo?
– Sta scritto se c’è un tesoro? – chiese Ylana.
– Parla della costruzione di questo cimitero. Il Re della Città di Tymhal, che penso si trovasse nel Wanash Occidentale, un giorno catturò un demone, uno dei servi della Necrom…
V’Nigle batté una mano sulla spalla dello studioso, che per poco non cadde per terra.
– Non dire quel nome. Porta male.
Shotaw guardò offeso il mercenario, poi fece spallucce e guardò me e Ylana.
– Catturò un demone. Va bene. Il Re lo costrinse a costruire un cimitero, voleva una tomba per ogni abitante della città. Visto che la città era ben popolata, il demone non voleva passare secoli a costruire tombe, così eresse questo cimitero, preparando una tomba a chiunque fosse destinato a… beh, a soggiornare qua.
– Quindi le tombe hanno la sagoma della persona alla quale sono destinate? – chiesi.
– Così sembrerebbe.
– Quindi – concluse Ylana – non ci sono tesori?
Qualcosa attirò l’attenzione dello studioso che si allontanò tra le tombe.
– No – le dissi – è un cimitero vuoto.
Ylana sorrise: – Bene, mistero risolto. Ce ne possiamo andare.
Divenne di colpo seria: – Cosa sta facendo Shotaw?
Mi voltai: lo studioso si stava spogliando. Lo raggiungemmo. Fissava una tomba.
– Che c’è? – gli chiese V’Nigle.
Shotaw puntò un dito su una tomba aperta: – Quella è la mia sagoma.
Mi sporsi oltre i battenti per vedere bene. C’era una certa somiglianza. La sagoma e Shotaw avevano in comune una testa ovale, piccole mani e gambe magre. Ma non capii da dove gli veniva tutta quella sicurezza.
Lo studioso era nudo ai piedi della tomba.
Ylana scosse la testa: – Mi pare una sciocchezza.
Guardai V’Nigle. Il mercenario teneva lo sguardo fisso nel vuoto. Sembrava ipnotizzato.
– V’Nigle – lo chiamai.
Il mercenario mollò un pugno sul battente della tomba.
– Visto? – disse con voce atona – non c’è pericolo.
Shotaw si distese nella tomba. La sagoma lo accolse, seguiva tutte le linee del suo corpo.
Poi, di colpo, i battenti si chiusero.
– Cazzo! – Ylana si buttò sulla tomba. Sguainò la spada e cercò di infilarla tra le fessure dei battenti. Io lavorai di piede di porco. Tutto inutile. Era sigillata come le altre.
Mi voltai verso il mercenario: – V’Nigle, fai qualcosa!
Ma quello restò immobile a fissare il vuoto.
Ylana appoggiò l’orecchio sulla tomba. Scosse la testa. Si rialzò e si diresse verso l’uscita.
– E lo lasciamo la dentro? – chiesi.
– Cazzo, no! Raggiungiamo gli altri. Li facciamo tornare indietro e tutti assieme apriamo quella tomba.
Fece due passi, gli cadde l’occhio su una tomba. Si bloccò. Si portò una mano alla bocca per trattenere un grido. Non l’avevo mai vista così spaventata.
– Che c’è?
Puntò il dito sulla tomba. Mi avvicinai e guardai la sagoma all’interno. Era di una donna. Non mi fermai a studiare la sagoma e a confrontarla con Ylana.
– Non mi pare proprio che sia la tua. – tagliai corto. Le misi una mano sulla spalla per farla girare. Ylana si svincolò. Fece un paio di passi verso la tomba.
– È la mia. Lo so e basta.
Là vicino c'era una tomba chiusa. Si sedette e iniziò a sciogliere i lacci degli stivali. Continuava a fissare la tomba aperta.
Mi portai tra Ylana e la tomba. Le afferrai le spalle, volevo fermarla a costo di picchiarla.
Due forti braccia afferrarono me per le spalle e mi fecero volare contro una colonna. Il colpo mi stordì per un attimo, poi fui in piedi con la spada sguainata. V’Nigle impugnava la sua ascia. Dietro di lui Ylana, a piedi nudi, si stava abbassando le corte brache che indossava.
Mi avventai contro il mercenario. Bloccò un mio fendente con la sua ascia, scartai di lato e lo superai.
Ylana si era liberata della camicia e nuda camminava verso la tomba. I seni le ondeggiarono sul petto quando scavalcò il bordo di marmo.
Ero a un passo da lei quando sentii qualcosa fendere l'aria. Mi abbassai, l'ascia roteò sopra la mia testa. Colpii alla cieca con un calcio, mandai a terra il mercenario.
Mi rialzai.
Ylana era distesa nella tomba. Urlai il suo nome. Lei mi guardò, sembrava sorpresa di trovarsi lì.
Poi i battenti si chiusero.
Colpii la tomba fino a spezzare la spada. Gettai il mozzicone. Mi inginocchiai e attaccai le fessure con le unghie.
– Karanal – era V’Nigle che mi chiamava.
Afferrai il mozzicone di spada e mi voltai. Il mercenario era immobile. Puntava l’ascia verso una tomba: – Quella mi sembra proprio la tua sagoma.
Evitai di guardarla. Indietreggiai.
– Non puoi fuggire al tuo destino.
Il mercenario si avvicinava passo dopo passo. Sapevo che era troppo forte per me.
Mi mossi tra le tombe in modo da tenere sempre una colonna tra me e V’Nigle. Le tombe di Shotaw, Ylana e la mia erano tutte vicine. Quindi… quindi avevo un solo modo per salvarmi.
Cercai tra le tombe. La trovai. Mi fermai.
Quando V’Nigle era a un passo da me, gliela indicai: – Questa è la tua, V’Nigle.
Lui si bloccò, guardò la tomba.
– Non pensare che te la caverai così.
Fece un passo verso di me, parve bloccarsi. Combatteva contro una forza che gli impediva di raggiungermi.
Mollò l’ascia.
– La tua tomba è là, senti che ti chiama. Non lo puoi negare.
Si strappò l'armatura di dosso. Gettò la sacca, il cinturone, si stracciò i vestiti. Si distese nella tomba. Mi lanciò un'ultima occhiata di odio.
– Non lo puoi negare.
La tomba si chiuse su di lui.

Scappai fuori, presi il mio cavallo e tornai in città.
Adesso sono in questa bettola, domani una nave mi porterà nelle Terre Occidentali.
Non so perché il cimitero fece quell’effetto su V’Nigle. Ma so che la mia tomba mi chiama anche adesso. È là, pronta ad accogliermi. Conosce tutte le forme del mio corpo, ogni osso che sporge, ogni accumulo di grasso… tutta la mia vita. Ed è la mia morte.
Mi chiama, e la tentazione di raggiungerla è forte, spero di poter resistere.

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